• LA LISTA DELLA SPESA
  • olio EVO
  • cipolla
  • aglio
  • spallette di coniglio
  • alloro
  • timo
  • rosmarino
  • vino rosso
  • sale
  • olive taggiasche
  • pinoli

Come avevo promesso questo sarà un post sulle vacanze, ovviamente le mie. Quest’anno, nonostante i sempre troppo pochi giorni di pausa che ci possiamo permettere, siamo riusciti a fare una triplice vacanza, complice un colpetto di fortuna (aka il posticipo dell’inizio lavorativo). Non escludo di riuscire a fare una quarta mini-vacanzina da qualche amica, se la fortuna mi assisterà nuovamente, ma non voglio attirarmi cattivi numi, quindi non proseguirò oltre. Parliamo invece del passato, che così andiamo sul sicuro!

Le tanto attese vacanze sono cominciate con un week-end veronese: Verona ci ha accolto con un caldissimo sole, la sua pacata quiete e il suo italicissimo centro storico, da percorrere con calma, alla ricerca della sua storia o di un po’ d’ombra. Qui sotto potete vedere qualche scorcio caratteristico veronese: partendo da in alto a sinistra, in senso orario, vedete Ponte Pietra, la Torre dei Lombardi, una veduta dall’alto, l’Arena e una vista sull’Adige.

Come già vi dicevo nello scorso post, Verona è stata la nostra base operativa per un impegno a cui tenevo moltissimo: il concerto di Ben Harper al Castello Scaligero di Villafranca di Verona. È stato senza alcuna ombra di dubbio il concerto più bello, suggestivo, toccante ed incredibile al quale io abbia mai assistito (in cuor mio ho già deciso che ci saranno altri concerti di Ben nel mio futuro, e che gli cucinerò qualcosa da lanciargli sul palco… dopo DUE ORE E MEZZA di concerto uno avrà pur il diritto a riprendersi da un giustificato calo di zuccheri?!), e al solo pensiero ho davvero ancora la pelle d’oca: trovate qui la sua esecuzione (proprio quella a cui ho assistito) di Where could I go? cantata in parte senza amplificazione… senza parole, eh?! Qui sotto, invece, potete vedere qualche foto scattata al concerto, insieme ad un’immagine del Castello Scaligero e di una dei fantastici poliziotti a cavallo incontrati per le strade di Verona… e se vanno al galoppo, sono guai!

Poi, dopo un brevissimo ritorno torinese (una giornata appena, per un compleanno e per qualche commissione, valigie comprese), ci siamo messi in viaggio per Berlino: auto, metro, treno, bus, aereo, metro e siamo arrivati… pare una transoceanica, e invece siamo rimasti in Europa: magie delle compagnie low cost!

Ma per Berlino valeva la pena anche di aggiungere un tratto in nave al nostro già travagliato viaggio: è bellissima, ricca e vibrante di storia recentissima, piena di vita, pulsante di modernità, un tripudio di vetro e acciaio che abbaglia alla luce di agosto.

Qui sotto potete vedere alcuni degli scorci e dei monumenti che più mi hanno colpito. Partendo da in alto a sinistra, in senso orario, potete vedere: l’ “imbuto” della cupola del Reichstag, il Reichstag, l’orologio universale di Alexander Platz, la copertura del Sony Center, Postdamer Platz (quella che più si è conquistata un posto nel mio cuore) di sera, una veduta argentea della Sprea dalla torre della tv, le porte di Brandeburgo, le stele del Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa e Postdamer Platz di giorno.

Quando parlavo di storia recente che ancora si respira a Berlino mi riferivo, ovviamente, al Muro. Qui sotto vi lascio alcune immagini per me significative del Muro e di ciò che ad esso è legato. Partendo da in alto a sinistra, in senso orario vedete: una delle opere più famose della East Side Gallery raffigurante una Trabant che sfonda il Muro (una galleria d’arte a cielo aperto, costituita solo da murales eseguiti sull’ex muro di Berlino); il “Curriculum vitae” del muro, con il numero delle persone che hanno perso la vita nel tentativo di passare da una parte all’altra del Muro suddivise anno per anno (in totale sono state 136); il solco che delimita, nella normale pavimentazione stradale, il tracciato del muro; il Muro in Postdamer Platz (no, non è alto come i palazzi… è solo un effetto ottico dato dallo scatto dal basso); il cartello che segnalava l’uscita dal settore americano di Berlino (foto scattata al museo del Checkpoint Charlie); un’opera della East Side Gallery; una Trabant; un’altra bellissima opera della East Side Gallery, quasi al tramonto.

E non poteva ovviamente mancare una, se pur piccola, parentesi culinaria. A Berlino si può trovare veramente qualsiasi cosa da mangiare, di qualsiasi nazionalità ed origine, mentre il vero ed unico piatto tipico berlinese (gran parte della cucina che noi consideriamo genericamente “tedesca” è in realtà originaria della Baviera) è il currywurst, un wurstel aromatizzato al curry (non tutti sono già aromatizzati, ma alcuni sono giallognoli per questo motivo) servito con una salsa simile al ketchup e aromatizzata al curry, con una generosa spolverata di curry in cima. Se vi state chiedendo come faccia il curry ad essere tipico berlinese, non lo chiedete a me, perché non lo so… ma mi adeguo assaggiando tutto, e non era affatto male! Ovviamente potete trovare in ogni dove degli ottimi bretzel (il mio motto era “almeno un bretzel al giorno”), litri e litri di Pils (le Weiss è meglio farle fare ai bavaresi), e potrete mangiare i migliori kebap e falafel della vostra vita (grazie alla fortissima comunità turca di Berlino), o almeno per me è stato così. Poi, come ripeto, Berlino è città cosmopolita, quindi non faticherete a trovare noodles, sushi, pasta (anche se quelle che ho visto erano un po’ inquietanti), pizza (incredibilmente di aspetto decente.. sul gusto non mi pronuncio, perché è un mio imperativo quello di non mangiare cibo italiano all’estero, perché preferisco assaggiare il cibo locale), pita, fajitas o quel che di più strambo vi salti in mente.

Qui sotto vedete una carrellata di ciò che ho visto, ma soprattutto mangiato (ovviamente non comprende tutto ciò che ho ingurgitato, ma ne dà un “assaggio”); dall’altro a sinistra, in senso orario, vedete: apfelstrudel con salsa alla vaniglia, la cioccolateria Fassbender & Raush in Gendarmenmarkt, due birre Erdinger (ormai mezze scolate), l’imbracatura con cui baldi giovani cuociono Rostbratwurst per strada, Salzkartoffeln (cioè patate bollite) con formaggio fresco, panna acida ed erba cipollina, una donut (moooolto americana, ma anche a Berlino impazzano), il famoso currywurst e l’uomo che trasporta i bretzel.

Detto ciò, passiamo all’ultimo stralcio delle mie vacanze: 5 giorni trascorsi nel relax totale ad Albenga, una piccola e bellissima cittadina del Ponente ligure. Dal momento che qui non ho scattato alcuna foto, impegnata com’ero a stramazzare in spiaggia, a leggere libri gialli e a strafogarmi di focaccia e altre prelibatezze, vi lascio con qualcosa di meglio di una semplice foto (nonostante Albenga meriti tutte le foto del mondo): una ricettina ligure che ho preparato qualche tempo fa, il coniglio alla ligure.

Coniglio alla ligure

Di
Pubblicata:

  • Resa: 2 Persone servite
  • Cottura: 30 minuti

Ingredienti

Istruzioni

  1. Mettete in una padella un filo di olio extra-vergine d’oliva e, quando sarà caldo, fatevi rosolare lo spicchio d’aglio e la cipolla finemente tritata finché quest’ultima non sarà appassita.
  2. Mettete ora le spallette di coniglio e fatele rosolare, finché prenderanno colore; aggiustate di sale e aggiungete l’alloro, il timo e il rosmarino.
  3. Sfumate con un bicchiere di vino rosso e, quando sarà evaporato, aggiungete le olive taggiasche e i pinoli. Mettete il coperchio e portate il coniglio a cottura (le carni dovranno essere morbide e staccarsi con facilità dall’osso), controllando di quando in quando: se vedete che il coniglio è troppo secco, aggiungete dell’acqua o del brodo di carne.
  4. Per le spallette ci vorranno circa 20 minuti di cottura, se decidete di mettere altri pezzi più carnosi sarà necessario un tempo maggiore. Servite il coniglio ben caldo, condito con il sughetto di cottura.
  5. Io ho accompagnato le spallette di coniglio alla ligure con delle patatine novelle: le ho lavate, tagliate a metà (o in 3 parti per quelle più grosse) e fatte saltare in padella con olio extra-vergine d’oliva, aglio, sale e rosmarino, per poi finirle con un breve passaggio in forno.

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