Come dicevo qualche tempo fa, è giunta per me l’ora di riscoprire, e soprattutto di condividere, qualcosa a proposito delle mie origini istriane. Ebbene sì, per chi se lo fosse perso, ho delle origini istriane: insieme alla forte componente piemontese (che qualcuno si diverte a definire sabauda o, addirittura, savoiarda), ho due ulteriori radici, quella pugliese (da Santeramo in Colle, provincia di Bari, per la precisione) e quella istriana, da Galižana, un paese vicinissimo a Pula.

Purtroppo non conosco queste due radici minori di prima mano, perché i loro “portatori” (mio nonno paterno per la Puglia e mia nonna materna per l’Istria) sono mancati ancor prima che io nascessi. Ma, mentre da parte pugliese tutto rimane legato ai ricordi culinari un po’ più vaghi di mio papà o dei miei zii, la parte istriana è un po’ più informata sui fatti, visto che mia mamma e mia zia hanno dei ricordi più tangibili, cioè delle consuetudini e delle ricette.

Molti dei ricordi legati alla nonna e ai parenti istriani, che per la maggior parte non ci sono più, sono infatti legati alla cucina. Ho sentito racconti mitici sull’uccisione del maiale, su quanto fosse brava mia nonna Eufemia a stendere la pasta fresca e sulla bontà delle sue sarme (involtini di riso e carne avvolti in foglia di vite o di cavolo – piatti simili si trovano anche in Romania e in tutti i Balcani); inoltre, sono arrivate fino ad oggi alcune delle sue ricetta, come quella per le paprike ripiene e per il baccalà alla vicentina pestato al mortaio (vi chiederete che cosa c’entri il baccalà alla vicentina con l’Istria… beh, molte ricette venete e friulane hanno passato molto facilmente il confine – un altro esempio lampante è lo strudel). E poi, da ultimo, è ormai epico il racconto dei chili e chili di carne (probabilmente anche quella del suddetto maiale morto ammazzato) trasformati in ćevapčići da zia Solidea.

Ecco, forse in casa mia non rivanghiamo queste radici troppo spesso, ma non c’è grigliata che si rispetti che non veda in tavola quantità spropositate di ćevapčići! Se siete stati in Istria o in Croazia, saprete che le grigliate, di carne o di pesce, sono ciò che con maggiore facilità si può trovare in qualsiasi konoba o ristorante. Beh, per quanto riguarda la carne, ćevapčići (polpette oblunghe), ražnjići (spiedini) e pljeskavica (hamburger) la fanno da padroni.

Il piatto che vi propongo oggi, quello che mia mamma ha visto fare a mia zia innumerevoli volte, è molto semplice da realizzare ed è davvero perfetto per una grigliata in compagnia.

Ćevapčići

Di
Pubblicata:

  • Resa: circa 55 Ćevapčići (5 Persone servite)
  • Preparazione: 10 minuti
  • Cottura: 10 minuti
  • Pronta In: 20 minuti

Ingredienti

Istruzioni

  1. In una terrina, mescolate i due tipi di carne (in modo che il composto risulti omogeneo) e aggiustate di sale e pepe.
  2. Prendete delle palline di impasto (un po’ più grosse di una noce), compattatele per bene e poi date loro una forma oblunga. Se cuocete sulla piastra, potete lasciarle anche piuttosto fini; se cuocete sulla griglia, invece, vi converrà fare delle polpette un po’ più cicciotte e schiacciate, in modo che non cadano in mezzo alla griglia nel bel mezzo della cottura. Spesso ormai si trovano anche sotto forma di veri e propri bastoncini di carne.
  3. Cuocete sulla piastra o sulla griglia finché la carne non sarà ben cotta e la superficie colorita.
  4. Mangiateli insieme a della cipolla cruda o intingendoli nell’ajvar.

Ti è piaciuto questo post?