Ebbene sì, obiettivo di questa ricetta è quello di farvi fare un viaggio nel tempo, un viaggio che sarà diverso a seconda della vostra età anagrafica -tanto già lo so che siete tutti giovani dentro (devo coccolare un po' il mio uditorio, no?!).

Infatti, se siete un pochino più attempati (e qui, quando leggeranno i miei genitori, saranno cavoli amari; ma, per difendermi da insulti/proteste/azioni legali, utilizzerò questa citazione cinematografica tratta da "À bout de souffle" di Jean-Luc Godard -andate al minuto 12:40), è assai probabile che questi quadrettini di mela cotogna siano qualcosa di già visto, poiché potreste averli assaggiati, mangiati, amati, ma anche odiati, da piccini, quando costituivano l'alternativa nostrana, homemade o industriale, delle famose caramelle gelèe.

Se invece, come me, siete nati negli sfavillanti anni '80, ma anche un po' prima o un po' dopo, è probabile che la cotognata non l'abbiate mai assaggiata in vita vostra.

A qualsiasi categoria voi apparteniate, attempati e non, un viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire un gusto dell'infanzia o per assaporarne uno nuovo è un'esperienza fantastica, che io vi consiglio personalmente! Io ho scoperto un sapore nuovo ed antico insieme, che diventerà sicuramente una costante in casa mia, oltre che una bella idea regalo.

COTOGNATA

Ricetta di famiglia di Manuela, autrice del blog Manu's menu

Ingredienti

* 1-1,2 kg di mele cotogne

* mezzo limone, tagliato ancora a metà

* 2 foglie di alloro

* circa 1 kg di zucchero (capirete perché non sono precisa in merito)

Procedimento

Pelate le mele cotogne e tagliatele a pezzetti non troppo grossi (questa sarà la parte più difficile); mettete i pezzetti in una pentola insieme al limone, alle foglie di alloro e ad un pochino d'acqua, che servirà solo a creare un po' di vapore. Coprite con un coperchio e cuocete a fuoco basso finché le cotogne non saranno morbide. Scolatele per bene (conservando l'acqua di cottura potrete anche fare della gelatina di mela cotogna, come consiglia Manuela) e frullatele con un mixer ad immersione, finché non otterrete una crema omogenea.

Pesate la crema ottenuta e aggiungete un egual peso in zucchero (unica variazione rispetto alla ricetta di Manuela); mettete tutto in una pentola dal fondo spesso e cuocete a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto (quando il composto inizierà ad addensare, mescolate con maggiore continuità).

La cottura è la stessa di una confettura, ma dovrete ottenere un composto più denso: la cotognata sarà pronta quando avrà una consistenza densa (per l'appunto) e sarà di color ambra (potete vedere bene le foto dei passaggi sul blog di Manuela).

Preparate intanto lo stampo. Se, come me, volete fare delle cotognate modello caramella, scegliete una teglia rettangolare non troppo alta (io ho usato una pirofila di ceramica per lasagne): la teglia non deve essere troppo grossa o troppo profonda (non più di 3-3,5 cm), altrimenti la cotognata ci metterà troppo tempo ad asciugare.
Bagnate il vostro stampo (così riuscirete poi a sformare la cotognata agevolmente) e versate al suo interno la cotognata bollente. Lasciate quindi ad asciugare (coperta da uno strofinaccio, per non ritrovare la cotognata polverosa) per 3-5 giorni, poi sformate e consumate sul momento, tagliandola in pezzi.

Qui la ricetta di Manuela finisce, ed attacco io. Se volete, invece, tentare la conservazione di questi cubotti per un tempo più lungo, per consumarli con più calma o per regalarli, allora la preparazione continua.

Una volta sformata, tagliate la cotognata a strisce e ponetele, separate le une dalle altre, su una teglia coperta di carta forno (che aiuta ad asciugare); coprite con il solito strofinaccio e lasciate asciugare per circa una settimana, girando di quando in quando le strisce.

Trascorso questo tempo, tagliate a cubetti e sistemateli nuovamente su una teglia coperta di carta da forno; coprite con lo strofinaccio e lasciate asciugare per circa una settimana, girando di quando in quando i cubetti.
Trascorso questo ultimo periodo la vostra cotognata è pronta per essere cosparsa di zucchero (se volete un effetto gelée, altimenti tenetele al naturale) ed essere consumata.

Se volete conservarle più a lungo, non cospargetele di zucchero e disponetele a strati in vasetti di vetro sterilizzati ed ermetici, separando i vari strati con della carta da forno. Conservate i vasetti in luogo fresco e asciutto: le cotognate, infatti, non devono prendere umidità, o altrimenti si formerà la muffa. Quindi, di tanto in tanto controllate che ciò non accada.

Purtroppo, nonostante abbia messo in pratica i consigli letti in rete da chi fa e consuma la cotognata, non posso ancora garantirvi che il mio procedimento funzioni a lungo termine: al momento, infatti, le mie cotognate, oltre alle 3 settimane di asciugatura, hanno solamente 2 settimane di barattolo alle spalle. Ovviamente vi aggiornerò, ma mi auguro di cuore che funzioni, così potrete gustare queste delizie fino a Natale, o magari utilizzarle come pensierino per gli amici golosi, magari incartate come delle vere caramelle.

 

Io ho la fortuna di avere una spacciatrice di mele cotogne iper-biologiche, che ogni anno mi fa dono di chili e chili di questi frutti meravigliosi (e, allo stesso tempo, odiosissimi per la loro consistenza di sasso)… Grazie, Ornella!

Se anche voi avete un bel po' di cotogne da consumare, potete fare anche delle ottime confetture, sia in versione dolce (in purezza, ma anche con l'aggiunta di amaretti o spezie) che piccante (io la aromatizzo con la senape, in grani o in polvere), entrambe perfette con i bolliti. Quella dolce, ovviamente, è ottima anche spalmata sul pane, usata per crostate, torte e biscotti o da usare per accompagnare i formaggi.

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