Sapete cos’è il progetto progetto Med Diet? Nemmeno io, fino a poco a fa, fino a quando non sono stata invitata a prendere parte al Med Diet Camp.

Il MedDiet Camp è il primo dei cinque grandi eventi pianificati da MedDiet, progetto strategico finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma ENPI CBC Bacino del Mediterraneo 2007-2013. Con un budget complessivo pari a circa 5 milioni di euro e una durata di 30 mesi, il progetto mira a promuovere e valorizzare la Dieta Mediterranea, riconosciuta Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco nel 2010.  Oltre all’Italia, che partecipa con Unioncamere in qualità di capofila, il Centro Servizi per le imprese della Camera di Commercio di Cagliari, il Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio e l’Associazione nazionale Città dell’Olio quali partners, il progetto coinvolge altri 5 Paesi del Mediterraneo (Egitto, Grecia, Libano, Spagna e Tunisia).

Questa la versione ufficiale, l’informazione essenziale e necessaria per inquadrare quello di cui sto parlando, e di cui forse (in verità) non parlerò molto.

Infatti non voglio correre il rischio di essere troppo didascalica, troppo attenta ad ogni minima sfumatura di questi tre giorni intensi in terra sarda, in una Cagliari a me sconosciuta, e che mi ha lasciato negli occhi una calda bellezza barocca.

Cagliari blog

Preferisco che a parlare siano delle piccole suggestioni, forse anche banali, ma che mi hanno enormemente colpito.

Come un prodotto mai sentito, appena messo in commercio, il cui vero nome è tuttora avvolto dal mistero, ma che abbiamo amorevolmente chiamato “bombetta“, un formaggio pecorino (o caprino, in una seconda versione) morbido, spalmabile, avvolto e protetto dalla crosta ricca di una toma. Incredibile, soprattutto se abbinatao ad una selezione di vini bianchi sardi, alcuni a me ignoti ed incredibilmente buoni (uno su tutti, il torbato).

Bombetta blog

L’approccio con 4 chef di prim’ordine, rappresentanti esemplari di quattro Paesi del Mediterraneo e delle rispettive cucine: Italia (Luigi Pomata), Tunisia (Jaoudet Turki), Libano (George El Kik) ed Egitto (Moustafa El Refaey).

Italia e Tunisia blog

La raffinata semplicità della cucina libanese, il divino hummus e la keppeh, sconosciuta squisitezza a base di bulgur e carne macinata.

Libano blog

La grandezza della cucina egiziana, illustre sconosciuta (almeno per me): una zuppa di lenticchie rosse dal tocco speziato eppure familiare, e il freak, grano verde affumicato, un prodotto già di per sé buono e gustoso, reso ammaliante se declinato con assoluta maestria in un piatto di mare.

Egitto blog

Il workshop di fotografia di Alessandro Guerani, in cui tutte le foodblogger presenti si sono confrontate con un medesimo soggetto (dando adito ad almeno un milioni di risultati differenti; qui sotto i miei migliori, ed è tutto dire) e, soprattutto, col tema della fotografia, dal punto di vista tecnico ma soprattutto etico, di scopo e finalità.

Piatto blog

Piatto blog 2

Purtroppo, per problemi logistici, ho quasi del tutto mancato gli interventi del giornalista Carlo Cambi e dell’antropologa dell’alimentazione Alessandra Guigoni, perdendo forse una parte nodale dell’intero programma o, almeno, un dibattito a quanto so interessante e costruttivo.

Ma, oltre a queste mie piccole suggestioni, c’è il resto. Ci sono le persone, quelle già incrociate, in giro per la blogosfera o per il mondo reale, e le sconosciute, vere e proprie new entries o donne di cui da anni leggi le parole nell’ombra, ammirandone il lavoro e l’impegno.

Questa è la mia suggestione maggiore, quella che non ha bisogno di fotografie. Quei volti, quelle storie, quelle risate non compaiono in nessun mio fotogramma, ma hanno un valore che precede, accompagna e segue quelli che abbiamo cercato di inquadrare in queste giornate di lavoro matto e disperatissimo: il valore umano, componente primigenia ed aggiunta insieme, che non si può in nessun caso precludere, e da cui tutto deriva.

Quel valore umano che persino io, quella (quasi) sempre seduta in disparte, che a volte fatica a trovare il suo posto in mezzo a 50 Donne (me ne scuso con i pochi rappresentanti maschili presenti, ma si sa che in questi casi la maggioranza ha ragione), non posso negare di avere visto e vissuto al Med Diet Camp.

Questo, mi permetto di dire, è il valore che per primo ci salverà, dall’alto della piramide dell’alimentazione che è simbolo ed essenza del progetto Med Diet…

WE are what WE eat

piramide

Grazie, Città dell’Olio, per aver reso possibile tutto questo.

Ti è piaciuto questo post?