• LA LISTA DELLA SPESA
  • fegato di bovino
  • cipolle bionde
  • olio EVO
  • vino rosso

Ho una passione per l’usato; no, non il vintage (che, diciamocelo, è un po’ fighetto), ma proprio l’usato. E non è una passione nata per caso, ma per casa, visto che l’ho adottata, non so se per via genetica o ambientale, da mio papà.

Amo il Balon (mercato dell’usato che è una tappa fissa del sabato torinese, contestualmente al mercato di Porta Palazzo) e tutti i ciapa-puer (=prendi-polvere in piemontese) che si possono trovare là, insieme ad ogni sorta di merce a cui possiate pensare. Inutile dirvi che il meglio dei miei props da cucina li ho trovati proprio là, e a prezzi stracciatissimi.

Al secondo posto fra i miei amori è entrato di diritto Triciclo, costola di alcuni Ecocentri torinesi: l’usato donato dal pubblico viene rimesso in circolo, in un mercatino a prezzi ridottissimi il cui ricavato va per nobili scopi (laboratori sulla raccolta differenziata per bambini, dare lavoro ad una piccola cooperativa di svuota-cantine e ad un’officina dedicata solo alle biciclette).

Non è un caso se, avendo questo centro vicino a casa, io ci passi “casualmente” abbastanza spesso. E non è un caso che spesso ci entri “casualmente” anche il mio mentore sull’argomento usato.. e spesso e volentieri ne usciamo a mani piene, che siano attrezzi, rarità o qualche libro di cucina. E così qualche tempo fa mio padre se n’è arrivato con una copia di un grandissimo classico, Scienza In Cucina E L’Arte Di Mangiar Bene di Pellegrino Artusi, in una versione rigorosamente usata e vissuta, come piacciono a me.

Così ogni tanto mi scopro a sfogliarlo, alla ricerca di qualche ricetta interessante, che trovo sempre fra le sue pagine. E allora ho pensato di tanto in tanto di lasciarvene qualcuna, come ricetta del Pellegrino, per ri-assaggiare i sapori di una volta e, perché no, rileggere le parole dei tempi passati. La ricetta che trovate, infatti, come quelle che verranno, è scritta usando le parole dell’Artusi, mentre le mie aggiunte o variazioni saranno fra parentesi.

Inizio con una ricetta “non per stomachi deboli“, ma secondo me buonissima, oltre che di gran risparmio (il che non guasta mai), il fegato alla cacciatora: quattro ingredienti quattro che in breve tempo danno vita ad un piatto dai sapori decisi, incredibile nella sua gustosa semplicità.

Fegato alla cacciatora

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  • Resa: 2 Persone servite
  • Preparazione: 10 minuti
  • Cottura: 30 minuti
  • Pronta In: 1 ora 40 minuti

Ingredienti

Istruzioni

  1. Se il fegato fosse grammi 300 circa, trinciate tre grosse cipolle e tenetele in molle nell’acqua fresca per un’ora o due.
  2. Sgrondata dall’acqua, gettate la cipolla in padella per asciugarla; asciutta che sia versateci il lardo (per me olio EVO) per friggerla, e quando avrà preso il color marrone uniteci il fegato tagliato a fette sottili (per me ulteriormente tagliato a tocchetti).
  3. Lasciatelo soffriggere alquanto, frammisto alla cipolla; versate poi nella padella poco meno di mezzo bicchiere di vino rosso buono e dopo cinque minuti, movendolo sempre, servitelo condito con sale e pepe.
  4. Non è piatto per gli stomachi delicati.

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