• LA LISTA DELLA SPESA
  • semola rimacinata di grano duro
  • farina 0
  • olio EVO
  • sale
  • lievito di birra secco
  • acqua
  • pomodorini pachino
  • cipolle
  • origano

Non so se l’ho mai detto, forse non così apertamente, ma credo di non avere radici. Almeno non radici ben piantate in una sola terra, e a questo ci tengo.

Sì, sono piemontese, io sono nata qui e i miei pure, qui vivo e questa è la terra che sento casa mia, ma non mi sento del tutto piemontese (e neppure gli altri mi vedono e credono tale), forse perché non lo sono.

Per una parte il mio sangue è istriano, perché da lì veniva mia nonna materna, una donna giunonica e solare che con purtroppo non ho mai conosciuto, non ho avuto la fortuna di poter imparare da lei a fare la pasta fresca, tirata fine fine col mattarello, né le sue sarme o il baccalà alla vicentina pestato a mano (ma quello per fortuna è rimasto in famiglia, dovrò solo impararlo a mia volta). Non ho mangiato le sue patate allo strutto cotte nel forno a legna, ormai entrate nella leggenda, né ho mai sentito la sua contagiosa risata. Ma non posso farci nulla, la vita è anche questo, e mi devo accontentare di avere imparato i suoi Ćevapčići o di aver visto per la prima volta quest’anno il suo paese natale. È così, certe persone (sempre quelle sbagliate, lasciatemelo dire) se ne vanno troppo presto, lasciando dei vuoti che si ripercuotono anche a distanza di tanto tempo.

Ma una parte del mio sangue è pugliese, da parte di un nonno paterno anch’egli mai conosciuto, se non per le foto da cui è lampante la somiglianza con Gino Cervi e per i racconti fatti da mio padre e soprattutto da mia nonna sui tempi lontani, su un barbiere di un paesotto barese che le faceva la serenata.

Forse è scorretto dire che non ho radici, ne ho diverse, e sono per questo un frutto nato da terre diverse, del nord, del sud e dell’est, dell’Italia e di fuori (anche se per poco), e forse da lì mi viene quell’essere tutto e non essere niente che tanto mi caratterizza, quello stare sempre in bilico fra diverse passioni, progetti, aspirazioni di grandezza. Quel non essere né carne né pesce, che per tanti è motivo di diffidenza e per me lo è di orgoglio; mi piace non essere scontata, prevedibile, e voglio poter avere le radici che ho, esserne onorata, ma poterne costruire di altre e trovare così il mio posto nel mondo.. si spera.

Però dovete ancora sapere che il paese di mio nonno si chiama Santeramo in Colle, e che dista appena una ventina di chilometri da Matera, così ho deciso di chiudere la mia partecipazione al contest Mangiare Matera con una ricetta che non sarà forse molto originale, ma che è un omaggio a questa mia radice: si tratta di una focaccia pugliese con pomodorini e cipolle, ma fatta con la ricetta di un romano (tal Gabriele Bonci, per capirci), ricetta per cui ringrazio infinitamente Elisa, che ha condiviso questa meraviglia sul suo blog.

E, grazie alla semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli, il risultato è strabiliante, una focaccia morbida e insieme croccante, con tutto il gusto buono e semplice del grano.

Focaccia grano duro intera blog

Focaccia pugliese di grano duro

Di
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  • Resa: 2 focacce (circa 30×50 cm ognuna)
  • Preparazione: 15 minuti
  • Cottura: 30 minuti
  • Pronta In: 7 ore 45 minuti

Ingredienti

Istruzioni

  1. In una terrina mettete la semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli e la farina 0, quindi aggiungete via via l’acqua, il lievito e un goccio d’olio.
    Mescolate con un cucchiaio e solo alla fine aggiungete il sale.
  2. Spostatevi quindi su una spianatoia infarinata ed impastate fino ad avere un panetto omogeneo.
  3. Ungete una ciotola capiente e lasciate il panetto a riposare per 6-8 ore a temperatura ambiente.
  4. Trascorso questo tempo, trasferite l’impasto su di una teglia unta (per me due, di dimensioni 50×30 circa), capovolgendolo semplicemente (non c’è bisogno di impastare di nuovo) e allargandolo con le mani fino ad occupare la teglia.
  5. Guarnite la pizza con i pomodorini pachino tagliati a metà e premuti bene dentro l’impasto; aggiungete anche la cipolla affettata sottilmente, l’origano e lasciate lievitare così per un altra ora.
    Io ho poi aggiunto un filo d’olio prima di infornare.
  6. Pre-riscaldate il forno al massimo (per me 250°C) e in modalità statica.
  7. Cuocete la focaccia in forno preriscaldato per 15 minuti nella parte più bassa del forno, quindi continuate per altri 15 minuti a metà altezza.

Focaccia grano duro blog

 Con questa ricetta partecipo al contest Mangiare Matera, in collaborazione con Scatti Golosi

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