• LA LISTA DELLA SPESA
  • sarde fresche
  • olio extra-vergine di oliva
  • cipolla
  • finocchietto selvatico
  • pinoli
  • uvetta (a chicchi piccoli)
  • spaghetti
  • pane (meglio se raffermo; altrimenti pangrattato)

L’avevo detto che sarei ripartita dalle tradizioni, poiché credo siano di buon auspicio: cercare nel passato, nella storia, per trovare un tramite con il futuro, con l’innovazione.

E così ho deciso di continuare con quest’onda positiva, e di farmi trascinare dal mare della Puglia (da cui sono partita con il più classico piatto di orecchiette con le cime di rapa) fino a quello della Sicilia, cadendo anche qui su un grande classico, la pasta con le sarde.

Quando si parla di tradizioni, secondo me non si può e non si deve scherzare: certo, le si può reinterpretare, ma solo se prima se ne padroneggia la purezza, quella forma perfetta o imperfetta che ci è giunta dopo secoli di aggiustamenti. Certo, le tradizioni non sono nemmeno uniche ed immutabili, quindi si sa che di ogni piatto “tipico” esistono almeno 800 versioni, dalle più ortodosse alle più eretiche.

Ma quando mi approccio ad una tradizione che non è mia, cerco sempre di affrontarla in maniera quasi sacrale, cercando di rispettarla al meglio e, perciò, cercando persone esperte che mi sappiano guidare. Per questa ricetta, quindi, sono d’obbligo due ringraziamenti, non a caso a due palermitane D.O.C: a Stefania di Cardamomo & Co. per la sua preziosa consulenza in materia (e andate a leggere della pasta con le sarde a mare, una storia di pesca senza pesce) e alla mia collega Rosanna, per la ricetta di sua mamma (da cui l’aggiunta del concentrato di pomodoro) e per il fantastico dono dell’uvetta siciliana, con dei chicchi piccoli piccoli e di una dolcezza indicibile, perfetta per donare il giusto agrodolce al piatto.

Il piatto, invece, si commenta da solo: se non l’avete mai provato, fatelo, se lo amate, rifatelo, perché vi ri-conquisterà. E non togliete nulla, tutto è necessario per creare un equilibrio che pare calcolato al millesimo, in cui il sapore (ed odore) intenso delle sarde viene smorzato dalla freschezza del finocchietto, dalla dolcezza delle uvette e dal selvatico del pinolo.

Un piatto che va provato, rispettato ed amato, profondamente.

Ultimo, ma non meno importante, voglio anche dirvi che le sarde sono un pesce sostenibile: non solo è economicamente sostenibile (vogliamo dirlo, che non guasta?), ma anche per l’ecosistema, come ricordano gli amici di  ConsuMare Giusto… non dimentichiamoci anche di questo, quando mangiamo pesce!

Pasta con le sarde blog

Pasta con le sarde

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  • Resa: 2 Persone servite
  • Preparazione: 30 minuti
  • Cottura: 20 minuti
  • Pronta In: 50 minuti

Ingredienti

Istruzioni

  1. Per prima cosa lavate le sarde, evisceratele, privatele della testa e della coda, quindi tagliatele a pezzi.
  2. In una larga padella, mettete abbondante olio extra-vergine di oliva, quindi fatevi soffriggere la cipolla tritata finemente, finché traslucida.
  3. A questo punto unite le sarde, fatele rosolare per bene. Tenderanno a sfaldarsi: è normale e, anzi, auspicabile.
  4. A questo punto aggiungete il finocchietto selvatico, precedentemente bollito e tritato.
    Se cuocete in finocchetto ora, potete tenere la parte l’acqua di cottura per farvi cuocere la pasta; io non l’ho fatto, perché il mio finocchietto attendeva già bollito e strizzato nel freezer.
  5. Aggiungete anche l’uvetta, strizzata dall’acqua, e i pinoli, quindi continuate la cottura ancora qualche minuto, in modo che i sapori si uniscano.
    Assaggiate e, se necessario, aggiustate di sale.
  6. Portate a bollore una pentola di acqua salata, quindi buttate la pasta e considerate che sarà da scolare un paio di minuti minuti prima della sua cottura.
  7. Mentre la pasta cuoce, in una padella fate scaldare dell’olio extra-vergine di oliva, quindi fate rosolare la mollica di pane tritata (o il pangrattato) fino a perfetta doratura.
  8. Scolate la pasta, fatela saltare nel condimento aggiungendo eventualmente un mestolo di acqua di cottura.
    Impiattate e servite con la mollica di pane dorata per finitura.

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