• LA LISTA DELLA SPESA
  • farina 00
  • sale
  • olio extra-vergine di oliva
  • noci
  • nocciole
  • pinoli
  • mandorle
  • uvetta
  • šljivovica (o vino passito; altra grappa per lo zabaione)
  • zucchero
  • miele
  • burro
  • arancia (per la scorza)
  • limone (per la scorza)
  • burro
  • uova

L’MTC di questo mese è stato un colpo al cuore.

Perché Mari (aka lasagnapazza) ci parla di strudel, e di Friuli, e per me non poteva che essere un ritorno alle origini, a quella parte del mio sangue che arriva dalla Croazia.

Ma in Croazia lo strudel non si fa. O meglio, sicuramente si prepara (la distanza dal Friuli è così poca che è impensabile una mancata contaminazione), ma non è un dolce tipico: difficilmente lo troverete come dessert in un ristorante e, per essere precisi, difficilmente troverete un dessert nelle carte di una qualsiasi trattoria locale, o gostiona che dir si voglia. La Croazia ha infatti una cucina molto semplice, principalmente basata su cibi cotti alla griglia, soprattutto carni (già qui vi avevo parlato di ćevapčići, ražnjići e pljeskavica, che dominano questa cucina insieme all’immancabile maialetto allo spiedo), ma anche pesci e crostacei (mio grande rammarico è non aver mai assaggiato la granseola).

La verità è che per me lo studel è una ricetta del cuore, è una ricetta di famiglia, ma non è una ricetta di mia nonna, bensì di nonna Norma, la nonna dei miei cugini materni. Lei, friulana di Fiume, l’ha sempre preparata e proposta in tutte le grandi cene di famiglia, e il suo strudel per me è semplicemente LO strudel, che da qualche anno ho finalmente imparato a preparare grazie ad un corso intensivo tenuto da mio zio, suo figlio e unico depositario della ricetta e della tecnica. Quello strudel l’ho imparato sul campo (altro che corsi teorici, tsk) e ora l’ho fatto mio. La ricetta della pasta matta è diversa da quella di Mari, perché la “mia” ha l’uovo, e risulta quindi un po’ meno elastica e un po’ più difficile da stendere, ma è la ricetta del cuore, e al cuor non si comanda. Prima o poi la vedrete, lo giuro.

Però non mi andava di proporre uno strudel classico, e così l’ho contaminato con un altra ricetta storica del Friuli, la gubana, un dolce lievitato con un ripieno ricco di frutta secca e uvette ammollate nel liquore. Un dolce che nessuno nella mia famiglia ha mai preparato tranne me, e di cui mi sono follemente innamorata. La prima volta lo preparai che facevo la quinta elementare (anche se, ora che ci penso, forse preparai un presnitz, dolce triestino simile alla gubana, ma con un guscio di pasta sfoglia), e mi ci dilettai quando tutti, in classe, dovemmo preparare un piatto tipico delle regioni di appartenenza: mi rubarono il Piemonte, mi rubarono la Puglia (del nonno paterno) e la Croazia ovviamente non era contemplata, così ripiegai sul Friuli, ciò che andava più vicino, e così mi ritrovai a preparare questo dolce così ricco e delizioso. L’ho poi rifatta qualche mese fa, con la pasta lievita, ma non c’è due senza tre ed ora eccomi qua.

Ecco quindi la mia gubana sbagliata, un guscio di pasta matta che racchiude qualcosa che amo e qualcosa di me, Croazia compresa (grazie alla šljivovica, il distillato di prugne più diffuso nel Paese).

Strudel - Gubana collage blog

Gubana sbagliata

Di
Pubblicata:

  • Resa: 1 gubana sbagliata
  • Preparazione: 30 minuti
  • Cottura: 40 minuti
  • Pronta In: 1 ora 10 minuti

Ingredienti

Istruzioni

  1. Con almeno qualche ora di anticipo, preparate il ripieno. Ammollate per bene l’uvetta nella šljivovica (o in šljivovica e acqua, se preferite).
    Tritate mandorle, noci, nocciole e pinoli (precedentemente tostati in una noce di burro).
    Mescolate il trito di frutta secca, l’uvetta strizzata, il suo liquido di macerazione, la scorza di arancia e di limone, lo zucchero, il cucchiaio di miele e il burro fuso, quindi lasciate da parte.
  2. Preparate la pasta: scaldate l’acqua, che deve essere abbastanza calda, ma non bollente. Setacciate la farina in un recipiente, aggiungete il sale e l’olio e versate a mano a mano l’acqua calda, mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e cominciate a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettete l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezz’ora.
  3. Trascorso questo tempo, scaldate il forno a 180°C.
  4. Mettete una tovaglia pulita (possibilmente lavata con sapone neutro e ben sciacquata), di lino o di cotone, sopra a un tavolo. Infarinate leggermente la tovaglia, prendete l’impasto e cominciate ad appiattirlo con le mani sopra alla tovaglia, quindi spianatelo aiutandovi con un mattarello. Quando la sfoglia comincerà ad essere abbastanza sottile mettete da parte il mattarello, sollevate la sfoglia dal tavolo aiutandovi con le mani e, tenendola con le nocche nella parte sottostante, cominciate a tirarla verso l’esterno facendola girare ogni tanto e facendo attenzione che non si rompa. La sfoglia deve diventare praticamente trasparente. Riponetela nuovamente sulla tovaglia, dovreste aver ottenuto una sfoglia quadrata di circa cinquanta centimetri per lato. Siccome i bordi saranno rimasti un po’ più spessi, passate con le dita lungo tutta l’estremità della sfoglia tirando la pasta per assottigliarla.
  5. Aggiungete al ripieno precedentemente preparato l’uovo intero, mescolate, quindi disponete il composto sulla sfoglia, lasciando liberi circa due centimetri di bordo su tutti i lati.
  6. A questo punto, aiutandovi con la tovaglia, arrotolate la sfoglia sul lato lungo. Fate un paio di giri, quindi ripiegate i due lati corti verso il ripieno e continuate ad arrotolare fino alla fine.
  7. Riponete la sfoglia in una teglia precedentemente imburrata (o coperta di carta da forno), spennellate la superficie della sfoglia con il burro fuso e mettete a cuocere.
  8. Ci vorranno circa 30/40 minuti, ma siccome la cottura dipende molto dal forno, fate attenzione perché la sfoglia non deve diventare troppo scura bensì deve rimanere dorata.
    Togliete la teglia dal forno e fate raffreddare lo strudel, quindi spolverizzate con zucchero a velo.
    Una nota: rispetto al classico strudel, questo non rimane morbido (poiché non ha frutta fresca ad ammorbidire ripieno e pasta), ma piuttosto croccantino.
  9. Quando è il momento di servire, preparate lo zabaione: in una bastardella di acciaio posta sopra una pentola di acqua che bolle, sbattete il tuorlo con lo zucchero utilizzando una frusta, fino ad ottenere un composto spumoso.
    Aggiungete quindi grappa ed acqua e continuate a sbattere, in modo che il composto risulti spumoso.
    Servite insieme allo strudel (siate parchi di zabaione, perché è piuttosto forte).

Strudel gubana finale blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 36

mtc36

 

 

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