René Magritte l’aveva detto per una pipa, e io lo dico ora, su un bicchiere: “Ceci n’est pas un verre“.

E non perché qui di bicchieri ce ne siano tre (so che qualcuno l’avrà pensato, quindi vi anticipo), ma perché ognuno di questi bicchieri non è solo un bicchiere, e ciò che ognuno di essi contiene non è soltanto un vino.

Ogni bicchiere, ogni vino, infatti, racchiude in sé una storia ed un territorio, la tradizione passata, l’innovazione presente e le aspirazioni future.

Per qualcuno, come Laura Bosio, 33 anni, a capo dell’azienda insieme al fratello Cesare da 15, il vino è una storia di famiglia, che parla soprattutto di nonno Girolamo, il fondatore dell’azienda. Da lui Laura ha preso la passione per il mestiere, da quel nonno che la portava in vigna fin da bambina, che le ha fatto assaggiare il primo sorso di vino,  lo stesso nonno a cui è dedicato il Franciacorta Riserva pas dosé 2006 DOCG.

Bosio collage blog

E basta avvicinare il naso al bicchiere e godere di un primo sorso per capire l’affetto che Laura prova per nonno Girolamo, perché non si può che dedicare un vino del genere per amore, uno di quelli veri. L’uvaggio 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay,  i 70 mesi passati sui lieviti e l’assenza di zuccheri aggiunti nel liqueur d’expedition lo rendono un vino importante e corposo; il colore è giallo paglierino, il perlage finissimo e il bouquet elegante, con note speziate e di lieviti e sentori agrumati. Al palato risulta fresco, complesso e strutturato, adatto quindi ad essere consumato a tutto pasto; Laura ne caldeggia l’abbinamento con lo spiedo alla bresciana, un piatto del territorio.

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Per Paolo Carpineti, 29 anni, il vino è contatto con la terra, rispetto per essa e per i suoi prodotti, una filosofia assolutamente coerente con la vocazione agricola della sua famiglia, che si tramanda da generazioni. La famiglia vinifica solo dalla scorsa generazione, ma l’approccio è il medesimo, il leit motiv è la parola rispetto, in primis della tradizione: si utilizzano infatti vitigni autoctoni, come il Bellone e il Nero Buono di Cori, si aderisce ai principi dell’agricoltura biologica e si propone di riutilizzare antichi metodi per il lavoro in vigna (recuperando la bestia da soma, nella fattispecie il cavallo). Ma guardare indietro non deve impedire il progresso, e così dai due vitigni autoctoni si sono prodotti vini nuovi, dal metodo classico al rosato, per arrivare al passito.

Il suo Metodo Classico rosato da Nero Buono di Cori è un’assoluta novità, un’anteprima, tanto che la sboccatura viene fatta davanti ai nostri occhi, i soli mezzi una glacette ed un cavatappi. Il suo vino ha il colore dell’oro antico, antico come i colli di Cori, il bouquet è molto fresco, fruttato, con note di agrumi, specialmente cedro e limone. L’abbinamento consigliato da Paolo è con una zuppa di legumi aromatizzata al finocchio selvatico e salvia, un piatto che riporta i sapori schietti e terragni del suo Lazio.

Carpineti collage blog

 

Carpineti vino blog

Per Simone Benelli, 39 anni, il vino ha il sapore di un cambiamento di rotta, di un sogno realizzato. Lui, farmacista della provincia di Mantova, ad un certo punto si è saputo enologo ed ha inseguito quell’aspirazione, dapprima studiando, e poi producendo vino in Abruzzo, da uve autoctone, Montepulciano, Trebbiano e Pecorino.

La prima vinificazione è del 2011, e la sua azienda, Ausonia, porta il nome di una farfalla molto comune nella zona (oltre ad essere il nome che gli antichi Greci davano all’Italia centrale). Anche tutti i suoi vini portano il nome di farfalle, un omaggio al padre, collezionista di questi insetti e primo a credere ed ad investire nell’impresa del figlio.

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Il suo Abruzzo Pecorino Machaon DOC ha un color giallo paglierino con riflessi dorati; al naso è fresco, floreale, con note di frutta matura e frutti tropicali, alla bocca è deciso, sapido, persistente. L’abbinamento perfetto secondo Simone è con un piatto di scampi cucinati ed aromatizzati in un modo semplice,  con qualche rametto di rosmarino.

Ausonia vino blog

Non è sempre semplice capire che un bicchiere nasconde tutto questo; nel mio caso, da non addetta ai lavori, è necessaria una degustazione guidata, qualcuno che mi prenda per mano e mi faccia annusare oltre il mio naso, guardare oltre il bicchiere ed ascoltare le storie del vino, dalla viva voce di chi lo produce.

La postazione di degustazione blog

Per questo devo dire grazie a Vinitaly, a La Stampa e all’AIFB per questa occasione, e ai due maestri di cerimonia, Paolo Massobrio e Marco Gatti.

E che non vi venga mai più in mente di dire che un bicchiere è solo un bicchiere.

Foto di gruppo

 

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