La mia burger night piemontese per l’MTChallenge

Quando la Mazzetta ha vinto l’MTC n. 48, lo sapevo che per il n. 49 ci sarebbe stato da farsi il Mazzo (e sì, il gioco di parole è voluto).. perché lei in cucina è una che non si spreca di certo: preparazioni ardite, abbinamenti da favola, ricette da urlo.

Ed è così che l’urlo lo abbiamo fatto noi, quando abbiamo scoperto che la sfida sarebbe stata sull’American Burger.. urlo di gioia, perché tutti amano l’hamburger, ma anche urlo di Tarzan, perché la sfida richiede un certo numero di preparazioni (pane, polpetta, salse, farcitura, contorno) e perché le stesse non devono fare a pugni le une con le altre. È un sottile gioco di equilibri, e sta tutto in un panino..

Per la prima volta nella mia carriera in Mtchallenge, ho saputo subito che mi sarei giocata tutte e tre le proposte possibili e, siccome non mi piace vincere facile, le ho proposte sulla mia tavola in una sola volta e farò lo stesso qui, per ripercorrere fedelmente la burger night della scorsa settimana, che è stata un vero successo: panini spazzolati, commensali felici, contorni guduriosi, farciture e salse mangiate anche a cucchiaiate (oltre che nei panini), birra a fiumi.. meglio di così, cosa chiedere? Un digestivo, forse!

E, ve lo dico fin da subito, questo post è sconsigliato a vegetariani e vegani, perché nonostante mi piacciano i burger di legumi e di verdure, benché gli hamburger di pesce possano avere molto da dire, per me hamburger è sinonimo di ciccia.. e qui ciccia ne vedrete, e tanta pure (e no, non è perché metterò un autoscatto)!

Il mio menù, presentato come di rito sulla lavagna della cucina (io la prendo seriamente, eh) è una variazione sul tema: tre panini legati da un fil rouge piemontese, semplicemente perché non ne posso fare a meno, il Piemonte mi chiama… e io rispondo!

E mettetevi comodi, perché sarà una cosa lunga, ma assolutamente non dolorosa.

Lavagna

Partiamo dall’elemento comune, il pane, che io ho preparato in due versioni, quella base (con farina 00 e farina Manitoba) con semi misti e quella di grano duro (con farina Manitoba e semola rimacinata di grano duro) con semi di sesamo. Scrivo una sola ricetta, dal momento che il procedimento non cambia.

BURGER BUNS

Buns

Per 8 panini
(la ricetta è per i panini di grano duro; per quelli normali basterà sostituire la semola rimacinata con altrettanta farina 00)

  • 260 g di latte
  • 8 g di lievito di birra fresco
  • 2 cucchiaini di miele
  • 250 g di farina Manitoba
  • 250 g di semola rimacinata di grano duro
  • 40 g di burro
  • 10 g di strutto
  • 20 g di zucchero
  • 10 g di sale
  • 1 uovo (per la copertura)
  • latte (per la copertura)

Intiepidite il latte, scioglietevi il lievito con il miele e lasciate riposare per una decina di minuti. In una terrina capiente setacciare la farina e la semola, formate una fontana, versate il latte poco per volta e lasciatelo assorbire mescolando con un cucchiaio di legno. Aggiungete lo strutto ed il burro a temperatura ambiente, il sale e lo zucchero ed impastate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo (io in planetaria).
Coprite con della pellicola e lasciate lievitare fino al raddoppio (1-2 ore). Sgonfiate leggermente l’impasto cercando di formare un rettangolo, che poi piegherete in tre: dividetelo idealmente in tre parti, sovrapponete la parte di destra al centro e poi portate la sinistra al centro. Girate di 90° e fate lo stesso.
Fate riposare l’impasto con la piega in basso e coperto da un panno per 30 minuti. Formare poi i buns (circa 80-90 g l’uno). Sistemateli su una teglia coperta da carta da forno e con il palmo della mano schiacciateli leggermente.
Fate riposare coperti da pellicola per 30 minuti.
Accendete il forno a 180°C; sbattete l’uovo con il latte, quindi spennellate la superficie dei buns con il composto, quindi spolverizzate con i semi di sesamo (o altri semi: io ho scelto per i panini bianchi dei semi misti) e cuocete in forno caldo fino a doratura (nel mio forno 20 minuti).
Sfornate e lasciate asciugare su una gratella.


Il BARÒT 

Il baròt in dialetto piemontese è il bifolco, il campagnolo, a cui ho dedicato un panino dai sapori rustici della mia terra, come l’immancabile abbinamento tomino/bagnetto verde (ma anche bagnetto verde e carne rossa, un must del nostro bollito).
Il baròt accompagna il suo panino con le verdure del suo orto, in questa stagione sicuramente le zucchine.

Il barotto

Composizione del panino

  1. bun normale con semi misti oleosi
  2. bagnetto verde
  3. hamburger da 150 g 100% carne di vitello (senza alcun aroma aggiunto, salato dopo la cottura) – da cuocere su una piastra in ghisa rigirandolo più volte – da non cuocere troppo
  4. tomino fresco
  5. bagnetto verde (vedi ricetta)

Contorno: zucchine fritte –> lavare e mondare le zucchine, tagliarle a bastoncini, friggerle in olio di semi ben caldo e salare a piacere.

BAGNETTO VERDE

Bagnetto verde

Ingredienti (per una salsiera/un piccolo vasetto):

  • circa 70g di prezzemolo
  • 3/4 filetti di acciuga
  • 1 spicchio d’aglio (in questo caso l’ho omesso, ma normalmente ci andrebbe)
  • un tuorlo d’uovo sodo
  • la mollica di due piccoli panini bagnata nell’aceto (per me bianco)
  • olio extra-vergine di oliva
  • sale (se necessario)

Procedimento:

Mettete in un tritatutto le foglie di prezzemolo precedentemente lavate e mondate e cominciate a frullarle, se necessario aggiungendo un pochino di olio. Aggiungete quindi le acciughe, il tuorlo d’uovo e la mollica ben strizzata (anche l’aglio, se volete) e frullate ancora, aggiungendo olio fino ad ottenere una crema. Assaggiate e, se necessario, aggiustate di sale. Aggiungete olio fino ad ottenere la consistenza desiderata (in questo caso non troppo liquida).

Il barotto collage

Questo panino mi ha conquistata: schietto e rustico, ma insieme elegante e fresco, con il tocco fresco ed acido dato dal tomino. Le zucchine fritte sono semplicemente deliziose e, se vi avanzano (o ne fate apposta in più), potete sempre metterle in carpione e non ve ne pentirete.
Siccome non mi piace lasciare nulla al caso, beviamoci su: noi abbiamo scelto la la ReAle, India Pale Ale, birra ambrata di medio tenore alcolico (6,4%), molto luppolata, uno dei vanti del Birrificio del Borgo.


Il TORINESE

Il Torinese è l’uomo di città, che ha allenato il palato sui prodotti tipici della sua regione, ma che è meno propenso ai sapori spigolosi rispetto al baròt; il Torinese cerca di rimanere fedele alle proprie origini, ma tiene sempre un occhio ben spalancato sul mondo. Per questo il mio Torinese è molto simile nell’impianto ad un classicissimo cheeseburger d’oltreoceano, ma è realizzato con prodotti tipici piemontesi, come la salsa rubra al posto del ketchup e la toma (non troppo stagionata) al posto del cheddar o similari.

Il Torinese accompagna il suo sanguis (classica storpiatura piemontese del termine sandwich) con delle patatine fritte, come fanno i veri americani, ma le taglia a chips e le “condisce” con sale e pepe.

Il Torinese

Composizione del panino

  1. bun normale con semi misti oleosi
  2. maionese fatta in casa (vedi sotto)
  3. foglia di lattuga
  4. hamburger da 150 g 50% carne di vitello e 50% salsiccia (senza alcun aroma aggiunto, salato dopo la cottura) – da cuocere su una piastra in ghisa rigirandolo più volte – da non lasciare troppo al sangue, vista la presenza della salsiccia di maiale
  5. toma piemontese (non troppo stagionata)
  6. salsa rubra (vedi ricetta)

Contorno: salt&pepper chips –> lavare bene le patate, tagliarle a chips con la mandolina (con la buccia), friggerle in olio di semi ben caldo, salare e pepare.

LA SALSA RUBRA

Salsa rubra

Trovate la mia ricetta qui su Mtchallenge

LA MAIONESE VELOCISSIMA

Mayonnaise blog

Per la maionese fatta in casa in 30 secondi (con frullatore ad immersione) vi rimando al mio archivio: la ricetta qui

Il Torinese collage

Un panino di impianto più classico ma che non delude, per il lieve agrodolce della salsa rubra che pulisce bene la bocca dal grasso della salsiccia di maiale. La toma dà un tocco di gusto in più che non guasta mai (non fate come me che, nella concitazione del momento, mi sono dimenticata di scaldare il formaggio .. mettetelo sull’hamburger negli ultimi minuti di cottura e sarà ancora meglio).

Per la serie “beviamoci su”, a questi sapori più decisi abbiamo abbinato una birra DucAle del Birrificio del Borgo, Belgian Strong Ale di gradazione decisa (8,5%), color tonaca di frate (come non innamorarsi già solo di questa definizione?) e un gusto che, se avrete la fortuna di assaggiarla, non dimenticherete.


L’EMIGRANTE

L’emigrante è il Torinese acquisito, quello che ormai vive a Torino da vent’anni, lì sono nati i suoi figli, lì ha il suo lavoro, ma che rimane comunque legato a filo doppio con il suo “paesello” di origine, di solito nel Sud Italia… perché lì i pomodori hanno un altro sapore, il sole è più brillante e, se tanto mi dà tanto, il cielo è sempre più blu (ed è tutto vero, per altro).

È colui che si è dovuto allontanare dalla sua terra natia, ma che la ama profondamente e la cerca in ogni cosa che fa, hamburger compreso. E così il pane diventa di grano duro con semi di sesamo (come i meravigliosi pani siciliani), il panino si arricchisce di una tapenade di pomodori secchi (che come seccano in meridione non seccano certo qui – e ve lo dice una che ha provato a seccarli in balcone) al profumo di timo e origano (che come quello siciliano e calabrese non ce n’è), l’hamburger diventa di vitello e maiale ed è piccantino (cantiamo le lodi del peperoncino di Calabria), e il posto della toma è preso dalla scamorza affumicata (ma non fate come me che, nella concitazione del momento, mi sono dimenticata di scaldarla per renderla più morbida .. mettetela sull’hamburger negli ultimi minuti di cottura e sarà ancora meglio).

Il contorno è sempre di patatine fritte, ma più rustiche: a spicchi grandi, e meravigliosamente piccanti.

L'emigrante

Composizione del panino

  1. bun di grano duro con semi di sesamo
  2. foglia di lattuga
  3. hamburger da 150 g 50% carne di vitello e 50% carne di maiale aromatizzata al peperoncino (salata dopo la cottura) – da cuocere su una piastra in ghisa rigirandolo più volte -da non lasciare troppo al sangue, vista la presenza della tritata di maiale
  4. tapenade di pomodori secchi al profumo di timo e origano (vedere la ricetta sotto)
  5. scamorza affumicata

Contorno: patatine rustiche piccanti –> lavare bene le patate, tagliarle a spicchi irregolari (con la buccia), friggerle in olio di semi ben caldo, salare e aromatizzare con peperoncino secondo i gusti.

TAPENADE DI POMODORI SECCHI

Tapenade di pomodori secchi

Ingredienti (per un vasetto di medie dimensioni):

  • 100 g di pomodori secchi
  • origano secco
  • timo fresco
  • olio extra-vergine di oliva

Procedimento:

Sciacquate i pomodori secchi (potrebbe esserci della sabbia o della polvere, essendo seccati al sole), quindi metteteli a bagno in acqua fredda per una decina di minuti.
Strizzateli bene, quindi metteteli in un tritatutto. Aggiungete l’origano, il timo e cominciate a frullare, aggiungendo via via l’olio per favorire lo sminuzzamento.
Continuate a frullare fino ad ottenere un patè, a cui aggiungerete se necessario ulteriore olio (per conservarlo in frigorifero per più tempo, abbiate cura di lasciare sempre un sottile strato di olio in superficie).

L'Emigrante collage

Per la serie “beviamoci su”, a questo panino  saporito abbiamo abbinato la birra My Antonia del Birrificio del Borgo, una Imperial Pilsner abbastanza alcolica (7,5%), di colore dorato che ben si sposa con questo mix di sapori intensi.

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPES BY CLICKING HERE

Con queste ricette partecipo all’MTChallenge n. 49

bannergiugno15

21 pensieri su “La mia burger night piemontese per l’MTChallenge

  1. Ok, colpita e affondata…
    Tra bagnetto verde, salsa rubra e tapenade rossa svengo!!!
    E il tomino fesco, la toma e la scamorza… Mamma che goduria!!
    Bravissima, tre pollici su! ^_^

  2. ma è bellissimo questo post, un vero inno al Piemonte…e poi che buns fantastici, con farciture davvero “ad hoc”per ogni tipologia presa in considerazione… un’ideona!!! BRAVISSIMA!

  3. Aaaahhh, meraviglioso!! Ma come avete fatto, voi supereroine dell’MTC, a farne 3 in una volta? Io sono impazzita a farne uno…
    Hai colto nel segno dicendo che questa è una sfida difficile, soprattutto perché coinvolge tante preparazioni da equilibrare tra loro…e le tue proposte sono molto belle. Mi piace il rimando continuo alla cucina piemontese, ricchissima e affascinante. Io sceglierei l’ultimo, che la tapenade di pomodori secchi mi fa impazzire e la scamorza affumicata pure…forse ho un animo emigrante anche io! 🙂
    Un abbraccio,
    Alice
    P.S.: ma poi come è andato l’esperimento di disidratazione sul balcone?!

    1. È stata dura farne tre insieme.. e ne hanno di sicuro risentito le foto: gli ospiti iniziavano a mangiare, e io in un angolo a scattare, con quei panini davanti che urlavano “mangiami subito!!”.
      Però la serata hamburger, visto il tema, era irrinunciabile, non ho saputo resistere!
      E così hai animo emigrante… ottima scelta 🙂
      PS. l’esperimento è miseramente fallito causa temporale notturno 🙁

  4. Questo post mi ha fatto pensare al mio nonno materno, torinese autentico super garantito, tifosissimo del “Grande Torino” e amante incondizionato della toma di Lanzo:))
    Per lui non esisteva al mondo nulla che potesse eguagliare la sua bontà, spesso ho pensato che questo fosse dovuto al fatto che forse conosceva solo quella ed i tomini, certo è che le gite ad Usseglio a caccia della toma più buona sono una traccia indelebile nella mia memoria.
    Ogni volta che i nonni venivano a trovarci in Liguria arrivavavno proprio con questi due formaggi e si perdevano le ore a decanatrne pregi, virtù ed unicità!
    Come mi condiva i tomini lui nessuno potrebbe riuscirci mai!!
    Tu mi hai risvegliato questi ricordi e questi sapori ed è per questo che io scelgo il menù completo….incondizionatamente!!!!;)))

  5. Bella l’idea dei panini abbinati alle personalità. E bella anche l’idea di dare risalto ai sapori del Piemonte, che in effetti era una delle ipotesi sulle quali avevo pensato di potermi orientare anch’io.
    Sono tutti così golosi che la scelta si fa ardua, ma in fondo credo di rientrare nel profilo baròt, perché davanti a quel bagnet e quelle zucchine farei seriamente fatica a resistere!

  6. “Modello numero 4, Giuditta!”. Scusa ma mi ha ricordato la presentazione dei tuoi burger dalla spiccata personalità, mi ha divertita tantissimo! Questi post mi fanno venire troppa voglia di organizzare una cena con te… prima di tutto perché prometti birra a fiumi…

  7. E’ passato un giorno e ancora non so da dove iniziare a commentare queste meraviglie.
    Questo è un attentato e non alla mia dieta (dato che ormai ci ho rinunciato!).
    Tre burger fenomenali. Così diversi ma legati da un filo conduttore che mi piace da matti.
    Son queste le ricette che adoro. Variazioni su uno stesso tema.
    Ognuno dei tre ha esattamente il carattere che hai descritto. Mi immagino il sapore, l’assaporo solo con la mente e vorrei tanto averli qui per assaggiarli. E non è una frase messa qui tanto per scrivere qualcosa. Non sono mai stata a Torino e non sai quanto vorrei venirci…almeno con questi panini posso dire di conoscere un baròt, un torinese doc e addirittura un emigrante! 🙂
    Adoro l’attenzione che hai messo in ogni singolo panino e la scelta dei singoli ingredienti. I buns, i burger, le salse…è tutto magistralmente eseguito con una cura che solo i migliori Chef.
    I contorni sono azzeccatissimi. E i consigli alcolici graditissimi.
    Post perfetto e completo. Ti lovvo. Anzi amoti immensamente!!!
    E scusa se non mi dilungo quanto vorrei…ma il fine settimana per me è al limite della tortura come tempi… 🙁

  8. Non so se mi piacciono di più i tuoi panini o l’idea meravigliosa che hai avuto dei tre piemontesi, sei riuscita nella trasposizione in maniera davvero efficacissima.
    Non so come hai fatto poi a farne addirittura tre, tutti molto articolati e dall’equilibrio perfetto. Bravissima!

  9. Io come Elena in questo post ci sguazzo che é un piacere e mi sento proprio “a casa”… per fortuna che non devo sceglierli, perché sarebbe veramente un impresa… anche se forte il baro vince sugli altri 3…. ma solo forse!

  10. Tre neravigliose proposte. Tre modi di interpretare il Piemonte. Nell’emigrante ci ho rivisto mio zio che vive a Torino da più di 30 anni e sogna sempre di tornare a Napoli. Di sicuro però il mio preferito è il Barot. Sarà quel bel colore verde che è speranza e semplicità , ma appena l’ho visto mi ha rubato il cuore. Bravissima davvero.

  11. oh cavoli che bellezza! non so da che parte cominciare, per salivare.
    forse dal barot, per la mia insana passione per il bagnet verd, che mia madre fa da sempre chiamandolo semplicemente salsa verde, lo accompagna al lesso, e io regolarmente me lo finisco a cucchiaiate sul pane. buonissimo!
    e pure le zucchine fritte, per le quali stravedo. insomma il barot mi ha sedotto.
    ma anche il torinese, così pulito essenziale e corretto.
    bellissimo anche l’emigrante, con i suoi sapori mediterranei
    insomma, una cosa da urlo!
    mi inviti a cena?

  12. Vedo oggi questo post e resto senza parole! Un vero esempio di come conciliare genio, idea e capacità. Complimenti! Io copio subito!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook