Il cibo fa sempre la differenza – Brodetto del piemontese in barca

Come si fa a scegliere un momento in cui il cibo ha fatto la differenza?

Il cibo per me fa sempre la differenza.

Non credo di riuscire ad identificare un momento della mia esistenza in cui il cibo non abbia fatto in qualche modo la differenza. E no, non parlo solo delle occasioni, dei momenti importanti, che sono tutti legati a filo doppio al cibo: la prima cena interamente preparata da me per mia mamma reduce da un’operazione, la focaccia e il battuto di lardo preparato per un primo appuntamento (che lui nemmeno aveva capito fosse un appuntamento), il risotto agli asparagi preparato sui fornelli del camper in Provenza, la colomba impastata a quattro mani o la responsabilità immensa di preparare una torta nuziale. Potrei andare avanti per ore, perché ogni singolo momento significativo ha un collegamento con ciò che mangio o con ciò che cucino.

Ma anche le infinite soddisfazioni che derivano dal mettermi alla prova in cucina: il primo pollo disossato, la prima pasta sfoglia, gli esperimenti con i grandi lievitati, il primo pesce sfilettato (ed eccoci arrivati ad oggi).

Ma tutto per me si collega al cibo, che io considero l’espressione più naturale e semplice dei miei sentimenti. Anche “solo” preparare il menù settimanale, soppesare pietanze ed ingredienti in modo che ogni pasto, sia esso condiviso, solitario o da consumare in ufficio, conservi quella cura dei dettagli e quell’attenzione che sottintende l’amore.

Non credo sarei capace di esprimere a parole tutto quello che in modo del tutto istintivo riesco a trasmettere con la cucina, che è creare nutrimento per la propria e l’altrui anima. Per questo il cibo per me fa sempre la differenza. Se ho scelto che il cibo, nella sua forma cucinata o nella sua accezione storico-culturale, dovesse essere la mia vita, ci sarà pure un perché, no?!

Non so se è la risposta che auspicavi di ricevere, Anna Maria, quando hai lanciato il tuo doppio guanto di sfida con questo MTC 55 dedicato al brodetto di pesce, ma è l’unica risposta che sono in grado di dare, la sola che potrei dare ogni singolo giorno della mia vita.

Avrei voluto con tutto il cuore proporre un broeto all’Istriana, in omaggio a mia nonna Eufemia (che in realtà mi dicono che demandasse la preparazione a sua sorella, che prediligeva un brodetto molto acquoso in cui poi cuocere gli spaghetti spezzati), ma non avendo una ricetta affidabile e vivendo ben lontano dall’Adriatico, ho desistito, inventando di sana pianta un brodetto del Piemontese in barca, e preparandolo con il procedimento suggerito da Anna Maria e con qualche piccola variazione. La barca che ho immaginato ondeggia sulle acque della Liguria (da cui arriva buona parte del pesce che ho utilizzato in questo brodetto), ma ho aggiunto 3 elementi che ad un marinaio piemontese (!) avrebbero ricordato casa: il vino Arneis, la passata di pomodoro (l’industria delle conserve di pomodoro è nata proprio a Torino, con la Cirio) e i grissini, elemento di accompagnamento che non potrebbe mai mancare sulla tavola del buon piemontese (la ricetta dei grissini rubatà la trovate qui – io ho eliminato il cioccolato dalla ricetta, e vi suggerisco di fare altrettando).

Essendo una piemontese innamorata follemente del mare (ah, se solo Torino avesse il mare) non potevo proprio rinunciare a cogliere l’occasione per mandare in barca un po’ del mio amato Piemonte.

Brodetto

Brodetto del piemontese in barca

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  • Resa: 4 Persone servite
  • Preparazione: 60 minuti
  • Cottura: 30 minuti
  • Pronta In: 3 ore 30 minuti

Ingredienti

Istruzioni

  1. Pulite le cozze eliminando le concrezioni e le barbe e lasciatele a mollo in acqua fredda e sale insieme alle vongole per un paio d'ore.
  2. Eviscerate e pulite tutto il pesce a spina, sfilettatelo e mettete da parte le carcasse; private i gamberi dei carapaci e mettete da parte anche quelli. Disponete i filetti in un vassoio, coprite con pellicola e mettete in frigo durante il resto della preparazione.
  3. In una pentola sufficientemente capiente, scaldate un paio di cucchiai di olio, tostate le carcasse fino a farle dorare (premetele con un mestolo e mescolatele), quindi versate 3 litri di acqua freddissima e qualche cubetto di ghiaccio. Portate a bollore, quindi unite la costa di sedano e la carota. Abbassate il fuoco, schiumate e fate ridurre il liquido della metà. Quindi filtrare e mettete da parte, tenendo in caldo.
  4. In un tegame basso e largo (ma capiente) fate dorare a fuoco basso il trito di cipolla e aglio, unire quindi i gamberi e i calamaretti tagliati a tocchi, qualche mestolo di fumetto, il vino, fatelo evaporare, quindi aggiungete la passata di pomodoro e fate cuocere a fuoco basso e coperto per 15 minuti.
  5. Unite le cozze e le vongole e lasciatele cuocere fino a quando saranno aperte. e
  6. Infine unite i filetti di pesce tagliati a tocchetti e cuocete per altri 5 minuti, senza mai mescolare.
  7. Regolate di sale (se necessario) e servite con i grissini rubatà e una generosa macinata di pepe.

 DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) HEREBrodetto finale

Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 55 dell’MTChallenge

mtc 55

10 pensieri su “Il cibo fa sempre la differenza – Brodetto del piemontese in barca

  1. Guarda un po’ che coincidenza, quante tue soddisfazioni in cucina sono legate alle sfide dell’mtc 😛
    Bravissima Giulia, trovo tutto assolutamente armonico, dal testo alla foto (stupenda!) alla ricetta. Non si avvertono tutti i “te possino” lanciati alle triglie!!!

    1. Grazie mille, Dani! In effetti molte delle prove affrontate negli ultimi anni derivano proprio dall’MTC.. senza di lui chi avrebbe mai disossato un pollo (o pensato di farci un’infografica)??
      E anche questa volta, nonostante i “te possino” (che non si sentono, ma che ci sono, e pure tanti) ce l’ho fatta! Un’altra tacca sulla cintura e un nuovo coltello in cucina 😉
      Un bacione!

  2. Mi piace, mi piace ! E poi…come si fa non capire una piemontese che rimpiange il fatto di non avere il mare sotto la Mole : si dice che la Pannonia una volta era il mare – io sempre tardi arrivo mannaggia leggendo i tuoi momenti che hanno segnato con il cibo la differenza mi si riempie il cuore di gioia perché vedo che tutti proviamo le stesse cose. Un abbraccio Giulia !

    1. Eh, sapevo che con la mia riflessione iniziale avrei sfondato una porta sempre aperta fra tanti di quelli che mi leggono.. chi ama il cibo non può che legare ad esso praticamente tutti i momenti importanti della vita, ma anche quelli più semplici!
      Magari Torino avesse il mare.. arriverebbe alla perfezione totale!

  3. Beh sulla domanda che ci ha posto Anna Maria, sono esattamente d’accordo con te…io per poter rispondere dovrei raccontare tutta la mia vita!! Per essere comunque breve almeno nel commento qui sotto allla tua sfida di questo mese, ti dico che il Piemontese in barca ci ha saputo andare…molto bene!! Buona Pasqua cara amica

  4. Brava Giulia! Il tuo è un piatto molto bello e capisco a pieno la tua idea. Abbiamo cucinato piatti molto diversi ma con un racconto simile quello dei piemontesi in Liguria.
    Quante sfumature può avere una storia raccontata con il cibo, anche in questo sta la sua bellezza.
    Complimenti!

  5. Un post stupendo! Ecco per te tutto parla di cibo, persino il tuo lavoro, ed è meraviglioso visto come lo racconti tu…nessun te possono, nemmeno per le triglie, ma tanta poesia nel testo e nel piatto. Da ligure ti dico vieni quando vuoi io ti fornisco la materia prima ma ai fornelli ti ci metti tu!

  6. Se potessi lo porterei io il mare, così da rendere ancora più appagante il tuo amore per il cibo per non è amore per l’ingrediente fine a sé stesso ma per quello che esso porta e comporta. In questo modo il cibo, come ingrediente, viene amato tutto e non ci saranno puzze o spine o sabbia che gli impediranno di compiersi attraverso te. Solo con questa premessa si può preparare una zuppa piemontese tripudio del tuo amore per la cucina (e non solo per il cibo :). Grazie di cuore Giulia. Anna Maria p.s.: Pina dice che la cioccolata, nei grissini, gliela avrebbe lasciata 😉

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