• LA LISTA DELLA SPESA
  • farina
  • farina di mandorle
  • strutto
  • uova
  • sale
  • ammoniaca
  • latte
  • panna
  • zucchero
  • amido di mais
  • amarene sciroppate
  • confettura di amarene
  • zucchero a velo

Che avessi voglia di vacanze non era sufficientemente chiaro dal mio ultimo post? Non temete, repetita iuvant! E se prima era voglia di vacanza e basta, ora è voglia di mare (dal quale manco da troppo tempo, complici le scorse vacanze verso nord). Pertanto, mi sono messa a sfogliare (virtualmente, perché non so voi, ma io non stampo più le foto delle vacanze da quando avevo ancora il Nokia 3310) vecchie, vecchissime foto di un viaggio in Salento (ancora con l’ex, che è stato debitamente espunto dalle foto all’epoca della sua scomparsa, come è d’uopo ad ogni damnatio memoriae che si rispetti) affrontato con un treno Torino-Lecce, qualche corriera, una tenda e uno zaino in spalla.

Fra un mugolio e l’altro di nostalgia, ho stilato una lista di 10 cose da sapere assolutamente prima di andare in Salento. E, se avrete la pazienza di andare fino in fondo, a coronamento troverete la ricetta del pasticciotto, un dolcino di pasta frolla (a base di strutto), crema e amarene che non potrete non trovare in Salento e che, soprattutto, non potrete non mangiare a bancali.

 

LE 10 COSE DA SAPERE PRIMA DI ANDARE IN SALENTO

  1. In Salento avrete a che fare con le 50 sfumature di azzurro. Lasciate stare i frustini e il Kamasutra, sto parlando di queste..OLYMPUS DIGITAL CAMERAOLYMPUS DIGITAL CAMERA
  2. In Salento c’è il sole, molto sole. Quindi mettete quella benedetta bandana in testa, anche se vi sentirete come Berlusconi in Sardegna a cantare con Apicella, o altrimenti potrete trovarvi con la parte alta delle orecchie o la scriminatura dei capelli ustionata (tratto da una storia vera, sigh).
  3. (Corollario del punto 2). In Salento fa caldo, molto (questo è un valore variabile a seconda della provenienza. Io vi ricordo che son pur sempre Torinese) caldo. Ma non vi stupite se, mentre voi cercherete ristoro dal solleone di mezzogiorno riparandovi in 3 sotto lo specchietto di una FIAT Duna dell’87, ci saranno bambini di 2 anni in grado di scorrazzare in giro per la spiaggia con fare assolutamente normale. Sì, hanno un altro DNA, probabilmente mutato a suon di colate laviche.
  4. In Salento non esiste “mangiare un panino” (o, Dio non voglia, della frutta) sulla spiaggia. Avrete occasione di vedere dei Tupperware di dimensioni così abnormi che nemmeno la Tupperware sa di aver prodotto (dentro potrebbe entrare un’intera teglia 30×40 di lasagne, secondo i miei calcoli).
  5. Breaking news: il mondo va in Salento in vacanza (forse pure qualche marziano, ma non ne abbiamo le prove). Quindi, scordatevi calette solitarie e spiagge deserte.. a meno che non andiate il 25 di dicembre all’ora di pranzo.
  6. In Salento potrete trovare ogni sfiziosità vi venga in mente di volere: dal rustico alla puccia, dai panzerotti ai taralli, ma ci sono buone probabilità che vi nutrirete quasi esclusivamente di frisa con pomodoro fresco ed olio extra-vergine locale, un mix semplicemente irresistibile.. da mangiare rigorosamente con le mani.
  7. Quando andate nel Salento, non limitatevi al suo meraviglioso mare cristallino: passate da Lecce, ma non dimenticate alcune piccole (per la grandezza dei borghi) perle: Otranto, Santa Maria di Leuca, Gallipoli, Ostuni, e molte altre. Insomma, girate girate girate, ché la meraviglia non sta solo nell’acqua.
  8. Se vi parlano in “dialetto”, ci sono buone probabilità che non capiate nemmeno se stanno parlando a voi o qualcun altro nelle vicinanze. Non temete, è assolutamente normale: non a caso il salentino è considerato da alcuni filologi una lingua e non un dialetto.
    [Corollario: la musica salentina vi pare cantata in ungherese antico? La risposta è la stessa di prima, è assolutamente normale.]
  9.  Non potete andare in Salento nella bella stagione senza chiedere un “caffè in ghiaccio“. E non aspettatevi un caffè freddo “normale” o shackerato, è una vera e propria specialità a base di caffè, ghiaccio e.. latte di mandorla. Imperdibile!
  10. Gli ulivi. Ne vedrete ad ogni angolo, su e giù per il Salento, ma non vi stancherà mai la loro bellezza immortale. Ma se vi capiterà di fare un aperitivo al tramonto in mezzo agli ulivi, allora capirete il romanticismo più puro. Per contro, la terra salentina è rossa, ma rossa, che più rossa non si può. Quindi dite addio ai vostri bellissimi sandali bianchi che non torneranno mai più puliti, e preparatevi a lunghe sessioni di lavaggio della tenda da campeggio, e forse ancora non sarà abbastanza.

Pasticciotto

La ricetta di questi pasticciotti è presa dalla mia bravissima amica Caris di Cooking Planner. Vi lascio la sua ricetta per frolla e crema, ma devo fare una precisazione: io qui ho usato un resto di frolla allo strutto con cui di solito preparo le pastiere (e di cui trovate la ricetta qui), così avete entrambe le versioni a disposizione.

Pasticciotto leccese

Di
Pubblicata:

  • Resa: 12 pasticciotti (di medie dimensioni) (12 Persone servite)
  • Preparazione: 30 minuti
  • Cottura: 30 minuti
  • Pronta In: 3 ore 0 minuto

Ingredienti

Istruzioni

  1. Impastate lo strutto con lo zucchero, aggiungete le uova, l’acqua e le farine miscelate con l’ammoniaca. Formate una palla e mettete a riposare in frigo per almeno due ore.
  2. Intanto preparate la crema: mettete sul fuoco un pentolino con il latte e la panna. In una terrina sbattete i tuorli con lo zucchero, aggiungete la vaniglia, il pizzico di sale, l’amido e continuate a sbattere. Quando il latte e la panna SALGONO, versate il composto di uova nel pentolino, mescolate per un minuto, quindi togliete dal fuoco e mescolate ancora. Lasciate intiepidire, mescolando di quando in quando.
  3. Nel frattempo formate i pasticciotti (dovrebbero avere forma ovale, ma io ho usato gli stampi per muffin, non avendo quelli consoni). Imburrate gli stampini, stendete la frolla, quindi tagliate 12 cerchi più grandi (il guscio) e 12 più piccoli (il coperchio). Sistemate quelli più grandi negli stampi e bucherellare il fondo.
  4. Riscaldate un cucchiaio di marmellata e spennellatevi il fondo dei pasticciotti. Mettete un generoso cucchiaio di crema pasticcera, sistemate un’amarena al centro e coprite con un dischetto di frolla la sommità del pasticciotto. Rincalzate appena i bordi sul “tappo” di frolla in modo che tenga la forma in cottura.
  5. Spennellate con l’albume d’uovo e cuocete in forno caldo a 180°C per circa 25 minuti.
  6. Sfornate, sformate e fate raffreddare i dolci a testa in giù, così si evita la formazione di cavità all’interno. Una volta freddi, girateli nuovamente e cospargeteli di zucchero a velo.

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Pasticciotto finale

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