La pizza bocafin’a – Pizza al padellino con seirass, crudo di Cuneo e nocciole

Per tutti quelli che.. la pizza solo a Napoli.

Eh no, cari miei!!

Scherzo, ovviamente. È verissimo, per carità (che non voglio trovarmi l’associazione pizzaioli campani sotto casa, a meno che non siano venuti per smentirmi a colpi di pizze), ma esistono anche altre pizze, che a Napoli non ci sono.

Anzi, per la verità esistono pizze che nel resto d’Italia non ci sono.

Una di queste si trova praticamente solo a Torino, ed è la pizza al padellino o pizza al tegamino, ed è la sola pizza che si trovava a queste latitudini fino ad una trentina di anni fa. Per la serie “la pala, questa sconosciuta” (al massimo, si usava per scavare).

La particolarità di questa pizza è, appunto, quella di venire cotta in teglia, o meglio, in un padellino di ferro che misura circa 18-20 cm. Viene poi servita al piatto, e risulta di spessore medio, croccantina sotto e bella colorata sopra, e vi garantisco che è di una bontà unica (agevoliamo prove fotografiche).

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I Torinesi hanno un feticismo tutto loro verso questa pizza, quindi esistono delle vere e proprie fazioni che litigano su quale sia la pizza al tegamino più buona di Torino. Io non ho dubbi, per me è quella di Gino (quella in foto), LA pizza al padellino. Se passate da Torino, vale la pena provarla. Io abito proprio lì vicino.. ed è un caso, secondo voi?

Per questa sfida MTC dedicata alla pizza, lanciata da Antonietta de La Trappola Golosa, quindi, ho creato un ibrido campano-torinese, la pizza al tegamino (purtroppo non ho quello di ferro, ma mi sto attrezzando per procurarmelo e per seguire le procedure giuste per “bruciarlo”, procedimento indispensabile per la buona riuscita della pizza e per il mantenimento del tegamino stesso) con impasto campano (quello favoloso di Antonietta) e condimento alla “bella piemontesina”, con seirass (mia croce e delizia), prosciutto crudo di Cuneo DOP (se non lo avete mai assaggiato, fatelo, e non vi pentirete) e nocciole (che in Piemonte non mancano mai).

Una pizza che i fighetti chiamerebbero goumet, e io chiamerò bocafin‘a (il buongustaio in Piemontese)

Pizza impasti collage
PS. Per l’occasione, oltre al mix campano-piemontese ho anche aggiunto un pezzetto di Emilia Romagna, perché ho voluto utilizzare la Farina Intera Varvello miscela per pizza (arricchita di farine integrali e di grano duro), che è semplicemente strepitosa, e pure a basso indice glicemico. Ho anche fatto una prova utilizzando le stesse dosi e utilizzando farina bianca, e vedete il risultato (eccezionale anche in questo caso) sia nella foto dell’impasto

Pizza margherita

Pizza al padellino con seirass, crudo di Cuneo e nocciole

Di Pubblicata:

  • Resa: 3 pizze da 20 cm (3 Persone servite)
  • Preparazione: 20 minuti
  • Cottura: 20 minuti
  • Pronta In: 20 ore 40 minuti

Ingredienti

Istruzioni

  1. Setacciate la farina in una terrina, quindi fate un buco al centro e aggiungete il lievito di birra sciolto in una tazzina di acqua (prelevata dal totale), quindi il resto dell’acqua e il sale sulla farina, verso il bordo della terrina.
  2. Cominciate ad incorporare la farina, intridendola con le dita. Ribaltate sul piano da lavoro ed impastate per 10 minuti, piegando e ripiegando più volte.
  3. Trasferite in ciotola, coprite con pellicola e lasciate a temperatura ambiente per 1 ora. Trasferite poi in frigo per 8/10 ore, fino a 15/18 ore.
  4. Togliete dal frigo e lasciate a temperatura ambiente per 2 or (fino a quando l’impasto risulti gonfio).
  5. Ribaltate sul piano da lavoro, dividete in tre parti e stendete con le mani allargando l’impasto dal centro verso il bordo. Quindi trasferite il disco di pasta in una teglia oliata poggiandolo sugli avambracci. Lasciate lievitare altre 2 ore.
  6. Riscaldate il forno alla massima temperatura. Per la cottura in bianco, aggiungete un filo di olio e di sale sulla superficie della pizza (altrimenti, aggiungete il condimento che preferite - nel caso della margherita che vedete più su in foto ho aggiunto pomodori pelati schiacciati con le mani, mozzarella di bufala, acciughe, capperi e origano), quindi infornate sul ripiano centrale e cuocete per 20 minuti. Controllate la cottura: se sotto si presenta bianca, abbassare il ripiano, viceversa sopra.
  7. Quando la pizza è pronta, toglietela dal forno, aggiungete il seirass, quindi rimettete in forno per 30 secondi, quindi sfornate, togliete dalla teglia e aggiungete il crudo di Cuneo a fette e le nocciole tritate.

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

Pizza finale

Con questa ricetta partecipo all’MTC n.58

PicMonkey Collage

11 pensieri su “La pizza bocafin’a – Pizza al padellino con seirass, crudo di Cuneo e nocciole

  1. E meno male che ci hai pensato tu, a rendere onore alla pizza al padellino torinese, vero oggetto di culto che sfiora la venerazione, soprattutto per la generazione dei nostri genitori! Il mix di sapori che hai scelto, poi, è di una golosità unica. Da provare!

    1. È uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo!
      Io poi adoro la pizza al padellino.. non potevo non presentarla davanti all’MTC 🙂
      Grazie Giulia, sono contenta che ti piaccia 🙂

  2. Questa volta ti sei superata, nel mio cuore ti candido a vincitrice (e con tutta l’estate davanti saresti davvero una culattacchiona!). Bravissima Giulia!!!

    1. Tu che candidi a vincitrice una pizza con una colata di latticino dimostra il tuo affetto per me 😉
      Grazie mille, Dani, troppo buona 🙂
      Ma io preferisco stare in disparte, tranquilla tranquilla a veder vincere gli altri 😀

  3. Come scrivevo nel mio post… la pizza per me è quella al padellino 🙂 poi mi offro volentieri per ospitare i pizzaioli napoletani affinché mi dimostrino che la vera pizza è “l’altra”. Ma per quella al padellino nutro una vera e propria venerazione. Io vicino a casa ho Cecchi, altra pizzeria storica torinese. Un bel guaio 🙂 Inutile dire che darei non so cosa per poter assaggiare la tua bocafin’a, soprattutto in questo momento in cui non ho il permesso di avvicinarmi al prosciutto crudo!!!

    1. Io sono andata a Napoli troppo tempo fa per avere un riferimento preciso (cioè, non ho una pizza fissa in testa), ma secondo me la pizza di Napoli è un patrimonio dell’umanità. Noi Torinesi, nel nostro piccolo, abbiamo la nostra 😉
      Oh, vedi che siamo già di due partiti diversi.. da Cecchi sono stata l’ultima volta un paio di anni fa e in quella occasione mi aveva deluso, ma sono sempre per le seconde opportunità!
      E quando potrai mangiare il crudo, la bocafin’a te la preparo io!!

  4. Mi posso astenere o posso parlare in rappresentanza dell’Associazione? 😀
    A parte gli scherzi :-D, di pizze ce ne sono tante, noi siamo legati alla nostra, ma è ovvio che da altre parti il legame si crei con quella che si fa sul posto 🙂
    A me poi, e lo sai, le commistioni nche culinarie, piacciono sempre. La mettiamo nella lista con le altre ghiottonerie torinesi da provare 😀

    1. Certo che puoi, anzi, devi 😀
      Tanto lo sai che io provo una venerazione per la vera pizza Napoletana.. però devo ammettere che quella al padellino stupisce sempre: è una pizza insolita per i “forestieri”, ma ha il suo fascino indiscusso!
      Ecco, vedi, avete trovato un’altra cosa da assaggiare a Torino!
      Io però voglio la lista delle pizze imperdibili di Napoli (quante ce ne saranno?!)

  5. Peccato che non abbia mai sentito parlare di questo vanto torinese
    E come è giusto che sia, tu ne sei veramente fiera
    Siamo troppo lontane, ma farei volentieri un salto da te per assaggiarla, perchè mangiata li ha tutto un altro sapore, ma se un giorno capitasse sta sicura che mi faccio viva
    Grazie per questa preziosa condivisione

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