La sensualità è quanto di più soggettivo esista al mondo, quanto l’attrazione fisica stessa… per questo è così difficile definire qualcosa di oggettivamente ed unicamente sensuale.

Ognuno può trovare scampoli di sensualità dove mai si aspetterebbe ed è per questo che, quando la travolgente Susy aka Coscina di pollo ha proposto come tema dell’MTC n. 61 l’abbinamento fra tiramisù e sensualità cinematografica, mi sono spremuta le meningi per giorni, ma tutti i riferimenti sexy che mi venivano in mente in realtà avevano a che fare con film tristissimi o con cose “oltre”.

[Per esempio, giusto due giorni prima che uscisse il tema della sfida, ho scoperto per caso, grazie ad un errore di Googlata (cercavo un libro di cucina, di cui ricordavo male il titolo), un progetto di pornografia d’autore meraviglioso, ma poiché internet non ha le fasce protette ho dovuto auto-censurarmi.. anche se lì, vi assicuro, ce n’era da sguazzare].

Ma, anche escludendo quello, i soli film a cui riuscivo a pensare erano impresentabili. C’era il troppo “scontato”  Secretary, volutamente sexy, anche se in modo decisamente anti-convenzionale.

Non potevo mica proporre un Jared Leto in “Requiem for a dream”, nonostante il celeberrimo split screen con Jennifer Connelly, un capolavoro di regia cinematografica, oltre che di seduzione.. ma per Dio, ci son più tragedie e morti lì che in un film di guerra!

C’era il divino Guy Pearce in “Memento”.. volevo persino scrivere la ricetta su un petto maschile, in memoria dei suoi tatuaggi, ma poi l’idea di lui che cerca l’omicida della moglie senza aver la memoria mi metteva angoscia.

Certo, lui era divino anche in “Priscilla la regina del deserto”, uno dei film cult della mia adolescenza… ma, ecco, non era al suo massimo di virilità (si prega di confrontare video sopra con quello sotto).

In periodi più recenti, mi aveva colpito moltissimo la sensualissima coppia di “Alabama Monroe” (un film bellissimo e con una colonna sonora spettacolare), ma anche lì maronna che tragedie.. uno dei film che mi ha prosciugato le riserve casalinghe di Kleenex!

… Niente, era tutto impresentabile.

Dicevo che la sensualità è quanto di più soggettivo esista al mondo, e non è un caso se nessuno dei film a cui mi sia venuto da pensare non fossero film minimamente sensuali, sulla carta. Perché i film cosiddetti sensuali a me mettono sempre una tristezza infinita: quei vedo-non vedo forzosi (cioè, chi è che si spoglia con la porta del bagno mezza aperta e davanti ad uno specchio quando si ha uno sconosciuto in casa – e non si è sul set di un film porno-?), quello sguardo esageratamente ammiccante (che tipicamente avviene in un bar affollatissimo, in cui tutto ciò a cui io riuscirei a pensare è “mariiiia che musica di merda”), quelle scene di sesso in cui solo a spogliarsi ci mettono 37 minuti (che manco con i 12 strati di morbidezza che si portano d’inverno in Canada ci metterebbero tanto).

Così la mia mente è partita (per la tangente), pensando a tutti quei film che vorrebbero essere sexy e che non ce la possono fare… la cosa gli riesce così male che in confronto un film splatter ha sensualità da vendere.

E, quando si parla di sensualità orrendamente espressa, più che ad un film ho pensato a Lei, the one and only, il mio mito di giovinezza, capace di rovinare ogni aspettativa romantica per il futuro: la Telenovela Piemontese (che vi linko in versione INTEGRALE con commenti della Gialappa’s Band: un’ora e 5 minuti che potrete spendere per rendere onore al meglio del peggio del trash italiano)

Questa telenovela, infatti, mette subito le carte in tavola, in quanto a trash: comincia con la fidanzata che presenta il futuro marito ai genitori, e la madre accoglie il pretendente IN BIGODINI (anche messi male). Perché, si sa, iniziare col piede giusto è tutto, nella vita!

L’unica telenovela al mondo in cui il padre della sposa porta A PERIPATETICHE (un termine che nessuno più aveva usato dai filosofi greci in poi) il fidanzato per capirne le capacità sessuali (mica per testare la fedeltà alla figlia come noi babbei potremmo pensare).

La telenovela piemontese è l’unica a godere della presenza del Mago Gabriel, che per l’occasione parla di corna (ipotizzo ciò dai gesti apotropaici, perché di quel che dice non si capisce una fava).

La sola telenovela in cui la scena della prima notte di nozze, invece che riscaldare i bollenti spiriti, fa venir voglia di dar fuoco al tavolino da caffè del salotto, per alzare almeno di un grado la temperatura.

Insomma, una tragedia assoluta.

Così, ho pensato che per tirar su l’atmosfera di questa frigidissima telenovela, ad un piemontese non potesse che servire un bel bicerin. Ed è così che è nato il mio tiramisù al bicerin: savoiardi al cacao con bagna al caffè, crema tiramisù al cioccolato fondente, savoiardi classici con bagna al caffè e cioccolato, crema tiramisù classica, il tutto al bicchiere, per ricordare la classica bevanda torinese.

PS. Il tiramisù è divino, e vi consiglio di provare tutte le ricette, anche singolarmente. Per l’occasione le ho anche “condite” di note d’uso e dei racconti delle mie varie sfighe (in rosso).

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Con questa fotografia partecipo ai premi fotografici

 

MASCARPONE FATTO IN CASA

Per circa 300g di mascarpone, ricetta di Francesca, presa da qui

Ingredienti:

  • 500 ml di panna fresca al 35% di grassi
  • La punta di un cucchiaino di acido citrico oppure 1 cucchiaio di succo di limone [NB: acido citrico = E330, diverso da sodio citrato trisodico biidrato = E331. La farmacista a cui ho chiesto il primo prodotto, mi ha venduto il secondo; io non ho pensato di controllare il lavoro altrui e l’ho utilizzato. Non ha fatto una fava, quindi ho utilizzato quella panna per altro, e rifatto col vecchio e caro succo di limone. Venuto perfetto, non so se per merito del limone o per la caterva di improperi lanciati alla farmacista, di cui non si hanno notizie dalla scorsa settimana]

Cosa vi servirà:

  • un pentolino per cuocere a bagno maria -> evitabile!! Leggete il procedimento
  • una ciotola di vetro o un pentolino [io ne ho usata una di Pirex e a metà cottura della panna si è crepata in due; altri improperi, ma sono riuscita a salvare la panna, prontamente messa in un pentolino] -> evitabile!! Leggete il procedimento
  • una frusta da cucina
  • un termometro
  • un colino a maglie fitte
  • un canovaccio da cucina non trattato con detersivo o ammorbidenti; oppure garza

Procedimento

Versate la panna fresca in una ciotola di vetro o in un tegame di acciaio inox e fate cuocere a bagno maria fino a che non raggiunge la temperatura di 85°C. Fra il primo e il secondo tentativo ho letto un articolo di Bressanini e lui scalda la panna direttamente sul fornello, a fuoco basso. Ho fatto anche io così, ed effettivamente riesce alla perfezione.

A questo punto, unite il succo di limone e mescolate bene: la panna inizierà ad addensarsi. Continuate a cuocere a 85°C per circa 5 minuti, mescolando di tanto in tanto.

Togliete la ciotola dal bagno maria (o il pentolino dal fuoco), coprite e fate raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigo, per 12 ore: al termine di questo riposo, la panna si sarà ulteriormente addensata. Trasferitela in un colino a maglie fitte, rivestito di un canovaccio o garza e posto sopra ad una terrina.

Chiudete il canovaccio legando i quattro lembi e appendetelo ad un cucchiaio di legno, mettendo questo in sospensione su un contenitore dai bordi alti (in modo che resti appeso), dove si raccoglierà il siero che colerà durante il riposo.

Lasciate riposare altre 24 ore in frigorifero: alla fine la parte solida restante sarà il vostro mascarpone. Mettetelo in un barattolo di vetro sterilizzato e a chiusura ermetica e conservatelo il frigo fino al momento dell’uso (non oltre i tre giorni).

NB: è decisamente più lungo a dirsi che a farsi. Eccetto i tempi di riposo, è veramente semplice da fare, e il gusto non ha nulla a che vedere con quello acquistato al supermercato.

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SAVOIARDI di Iginio Massari

per circa 60 biscotti (ricetta da qui)

  • 100 gr di tuorlo d’uovo
  • 45 gr di zucchero
  • 1/2 bacca di vaniglia
  • 145 gr di albumi
  • 40 gr di zucchero
  • 70 gr di farina 00
  • 23 gr di fecola di patate
  • zucchero a velo per lo spolvero

Procedimento

Preriscaldate il forno a 220° C.

Montate i tuorli con 45g di zucchero e i semi della bacca di vaniglia. Montate quindi gli albumi  con 40g di zucchero. Setacciate la farina con la fecola, per eliminare eventuali grumi e areare le polveri.

Incorporate 1/3 degli albumi montati a neve nei tuorli e mescolate con una spatola dal basso verso l’alto. Aggiungete metà delle polveri, 1/3 degli albumi e mescolate con delicatezza, poi l’altra metà delle polveri e quindi l’ultima parte di albume.

Trasferite il composto in una sac à poche con bocchetta da 1cm, formate i savoiardi su una placca coperta di carta forno, spolverate con zucchero a velo. Attendete 3 minuti, quindi spolverate nuovamente e cuocete in forno già caldo per 6-7 minuti, incastrando un cucchiaio di legno tra il forno e lo sportello.

Sfornate e lasciate raffreddare completamente prima di sformare.

[la mia planetaria è morta facendo questi savoiardi, forse perché ho peccato di Ubris fornendo la ricetta dei savoiardi a tutta la community MTC e poi provandone un’altra. Tutto ciò che seguirà, quindi, è stato fatto con un frullino manuale, di quelli che richiedono di tenere pigiato un bottone per funzionare. La mia gioia la potete immaginare]

SAVOIARDI AL CACAO

Per circa 300 g di savoiardi (ricetta del Cucchiaio d’Argento, presa da Mapi)

Ingredienti:

  • 3 uova medie
  • 80 g di zucchero semolato
  • 45 g di fecola di patate
  • 25 g di farina 00
  • 20 g di cacao amaro in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • qualche goccia di succo di limone
  • zucchero a velo q.b. (circa 60 g)

Procedimento

Preriscaldate il forno a 200 °C in modalità statica.
Foderate la placca del forno con un foglio di carta forno.
Preparate una sac-à-poche con bocchetta liscia del diametro di 1 cm.

Separate i tuorli dagli albumi.
Versate gli albumi in una ciotola insieme a qualche goccia di succo di limone, che servirà a facilitarne la montatura e a renderla più stabile.
Setacciate insieme un paio di volte la fecola, la farina e il cacao, in modo da sciogliere i grumi di cacao e ottenere un composto uniforme.
Mettete in una ciotola lo zucchero semolato e il sale.

Montate gli albumi a neve ferma (stadio dei becchi morbidi); unite a pioggia lo zucchero semolato e  il sale e proseguire fino ad avere una montata ferma e lucida.
Aggiungete i tuorli e amalgamateli continuando a montare con la frusta. Unite la farina a pioggia a poco a poco, incorporandola delicatamente con una spatola di silicone e un movimento dall’alto verso il basso.

Trasferite l’impasto nella sac-à-poche e formate sulla placca dei bastoncini lunghi 10 cm, distanziandoli di circa 3 cm l’uno dall’altro. Spolverizzateli con zucchero a velo e fateli riposare per 5 minuti, finché completamente assorbito. Rispolveterli con zucchero a velo e infornate per 10 minuti circa, finché cominceranno a scurirsi. Sfornare e attendere che si raffreddino completamente prima di staccarli con delicatezza dalla carta forno.
Si conservano in una scatola di latta per 2 o 3 settimane.

PATE A’ BOMBE

(ricetta di Luca Montersino)

Ingredienti:

  • 87,5 g di tuorli (4-5 circa)
  • 170 g di zucchero semolato
  • 50 g di acqua
  • 1/2 bacca di vaniglia

Procedimento

Versate l’acqua in un pentolino d’acciaio, aggiungete lo zucchero semolato e accendete il fuoco: lo sciroppo dovrà raggiungere la temperatura di 121°. Nel mentre, con le fruste elettriche (o la planetaria, meglio ancora) fate schiumare leggermente i tuorli con i semi della bacca della vaniglia.

Quando lo sciroppo raggiunge la temperatura prevista, versate velocemente lo sciroppo sui tuorli, facendo scivolare il liquido sulle pareti della ciotola e a debita distanza dalle fruste (rischio ustioni alto). Montate quindi il composto fino a raffreddamento e tenete da parte.

Poiché metà della crema che servirà per il tiramisù al bicerin dovrà essere al cioccolato fondente, dividete a metà la pate à bombe, metà vi servirà invece al naturale.

PATE A’ BOMBE AL CIOCCOLATO

(ricetta di Luca Montersino)

Ingredienti:

  • metà dose della pate à bombe appena fatta
  • 35g di cioccolato fondente al 70%

[NB: la dose giusta è questa, io distrattamente ho dimenticato di dividere la dose da lui indicata per due (la sua dose era doppia alla mia originale- e ancora a metà -siccome qui è solo metà pate à bombe) e ho usato 150g di cioccolato fondente. A dopo per le osservazioni]

Procedimento

Sciogliete a bagno maria il cioccolato ad una temperatura di 45°C. Nel frattempo, portate a 45°C la pate à bombe precedentemente preparata, quindi unite i due composti alla stessa temperatura. Lasciate da parte.

[NB: a causa dell’errore di cui sopra, mi sono ritrovata con una palla solida al cioccolato, che fortunatamente sono riuscita a recuperare aggiungendo una tazzina di latte intero e mescolando vigorosamente (questo dopo aver bestemmiato in ogni lingua conosciuta e non contro Montersino, le cui ricette a me in media non vengono mai; inizio a pensare che forse ho anche io qualche colpa. Scusa Luca, per tutti gli improperi che ti ho mandato -e Caris mi è testimone) Quindi ho proceduto con la ricetta, ottenendo come nei migliori casi di errori fortunati, una crema molto più simile a quella che volevo, con un sapore deciso di cioccolato e una consistenza più solida, come quella di una mousse ganache]

CREMA TIRAMISU’ CLASSICA E AL CIOCCOLATO

Ingredienti:

  • la pate à bombe lasciata al naturale e quella al cioccolato
  • 250 g di mascarpone
  • 250 di panna fresca

Procedimento

Lavorate il mascarpone con una frusta fino a renderlo una crema.

Montate la panna (non troppo, mi raccomando).

Unite metà del mascarpone alla pate à bombe che avete lasciato nature, amalgamando i due composti. Aggiungete quindi metà della panna e mescolate dal basso verso l’alto con una spatola, molto delicatamente. Tenete da parte.

Unite metà del mascarpone alla pate à bombe al cioccolato, amalgamando i due composti. Aggiungete quindi metà della panna e mescolate dal basso verso l’alto con una spatola, molto delicatamente. Tenete da parte.

… dulcis in fundo… 

Tiramisù al bicerin

(pensavate che questo momento non sarebbe mai arrivato, eh?!)

Ingredienti

  • savoiardi al cacao
  • savoiardi classici
  • 3 moke da 3 caffè
  • 50g di cioccolato fondente
  • crema tiramisù classica
  • crema tiramisù al cioccolato
  • cacao amaro (per guarnire)

Procedimento

Dividete il caffè a metà. Una metà vi servirà così com’è, all’altra aggiungerete 50g di cioccolato fondente fuso, mescolando vigorosamente.

Preparate 6 calici, quindi mettete sul fondo un velo di crema tiramisù al cioccolato.

Inzuppate i savoiardi al cacao nel caffè normale, quindi create uno strato sul fondo del bicchiere (io ho inzuppato i savoiardi, li ho divisi a metà e poi li ho disposti).

Disponete un generoso strato di crema tiramisù al cioccolato in ogni bicchiere.

Inzuppate i savoiardi classici nel caffè al cioccolato, quindi create uno strato sul fondo del bicchiere (io ho inzuppato i savoiardi, li ho divisi a metà e poi li ho disposti).

Disponete un generoso strato di crema tiramisù classica in ogni bicchiere.

Lasciate riposare qualche ora in frigorifero, quindi guarnite con il cacao amaro e servite.

BICERIN TIRAMISU’–> DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

 

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PPS. questa ricetta è stata una sfida con me stessa, perché da anni volevo fare un tiramisù “da zero” e perché ho voluto provare la ricetta dei maestri pasticceri, con base di pate à bombe. Rifarò sicuramente il mascarpone, rifarò i savoiardi, ho amato alla follia questa ricetta, ma il tiramisù di mammà, con uova crude, albumi montati a neve e zucchero contato a cucchiai, continua ad avere un posto speciale nel mio cuore.

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 61

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PPPS. Se siete arrivati fino a qui meritate una bonus track che fa il pari con il mio inno alla sensualità trash: Tiramisù la banana col bacio di Gianni Drudi.

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