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‘Primi di mare’ Category

  1. Fideuà in bianco e nero per l’MTC

    marzo 23, 2013 by Giulietta

    Fideua blog

     Sono solo tre mesi che partecipo all’MTC, ed ogni mese è una sfida maggiore. Questo mese Mai ci ha sfidato giocando in casa, proponendo la fideuà, un piatto spagnolo (catalano, per la precisione, ché Castigliano e Catalano non sono la stessa cosa, questo l’ho imparato), un piatto di pesce, un piatto elaborato e allo stesso tempo semplice, perché nato al bordo di un peschereccio, e quindi di preparazione necessariamente facilitata dall’utilizzo di pochi ingredienti e strumenti (credetemi, cucinare su una barca non è cosa semplice).

    Inoltre questo piatto è stato richiamare alla memoria un passato (quello del 2009) ormai molto lontano, un viaggio a Barcellona in pieno inverno, in una città alla quale forse non ho permesso di affascinarmi, di catturarmi con la sua eccentricità, le sue forme sinuose, la sua vita pulsante. Un periodo tanto diverso della mia vita, in cui la bellezza dell’eccentrico, del particolare, aveva su di me un potere minore, un periodo in cui non ero pronta a vedere l’essenza di Barcellona. Credo pertanto di avere un ricordo sfalsato di questa città: nella mia mente la rivedo come una città del colore della sabbia, in cui nulla mi è parso finito o definitivo (ma, mentre ora ciò mi appare come segno della speranza, dell’evoluzione, una volta mi pareva come semplice mancanza). Non ne rivedo i colori, non ne risento gli odori, i gusti, e la ricordo algida (e fredda lo era, almeno climaticamente, quando vi andai, sferzata da un vento gelido) e lontana, lontanissima dalla Barcellona vista con gli occhi di Pepe Carvalho, letta tante volte come calda, pulsante, fremente di profumi e di vita.

    Incredibile come gli stati d’animo o le fasi della vita possano mutare a tal punto la propria percezione, tanto da cambiare un’intera città. E dire che io sono un’amante del mare, e di solito le città di mare mi piacciono a prescindere: anche nella più infima, nella più banale riesco a trovare qualcosa da amare, di cui serbare un ricordo positivo. Per Barcellona, invece, sento poco o niente (e non è strano come, per un problema informatico accaduto tempo fa, le foto di questo viaggio siano le uniche andate perdute?), è tutto sfocato, confuso, ovattato.

    Ma ora ho qualcosa da cui partire, prima di tornare a Barcellona con occhi mi auguro mutati: ho questo piatto di mare, un piatto che ho cercato di trasformare senza trasfigurare, aggiungendo i carciofi (reperibili anche per un peschereccio del 1915 che attracchi in qualsiasi porto spagnolo – mi sono documentata, la Spagna produce carciofi) ed utilizzando quasi esclusivamente seppie nere (eccezion fatta per i gamberoni) con il loro nero (idea di mia mamma, devo riconoscerne il merito).

    Una sorta di foto in bianco e nero della fideuà originale, come è in bianco e nero la mia foto di Barcellona. Chissà che prima o poi non vada aggiungendo i necessari colori.

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  2. Insalata di riz rouge de Camargue alla Mediterranea

    luglio 15, 2011 by Giulietta

    Insalata di riz rouge de Camargue alla mediterranea

    Ok, lo ammetto, il nome di questa ricetta l’ho inventato io… ma, d’altronde, ho inventato la ricetta stessa, quindi potrò pure arrogarmene il diritto, o no?! Ma il nome non è inventato a caso: sia il riso che gli ingredienti utilizzati profumavano di Mediterraneo, a mia modesta opinione, quindi perché non dare alla ricetta il nome di questo mare e di un’enclave di Paesi che, in qualche modo, hanno contribuito alla sua genesi?

    Ero alla ricerca di un primo piatto freddo per la mia cena di compleanno (ebbene sì, ho optato per una cena fredda, e ovviamente la sera in cui ho festeggiato c’erano sì e no 20° C.. un classico!) e non volevo proporre la mia classica insalata di riso, che è un po’ banalotta…. così, partendo dalla base, cioè dal riso, ho iniziato con una sostituzione, e invece del normale riso per insalate ne ho scelto uno più particolare, ricercato, il riz rouge de Camargue che è perfetto per le insalate, poichè tiene molto bene la cottura e rimane molto croccante.

    Leggendo qua e là per il web delle informazioni su questo riso così colorato e croccante, ho visto che uno degli abbinamenti consigliati era quello con il pesce, quindi… perché non fare un’insalata di riso al profumo di mare?! E sono così comparsi i gamberetti, i filetti di tonno e di sgombro. Ma non potevo non mettere delle verdure… ed ecco allora il sedano croccante, le zucchine saltate in padella e, per un tocco davvero mediterraneo, dei pomodori secchi e delle olive nere, rigorosamente col nocciolo (so che le olive non sono verdure, ma passatemi l’ingiusta attribuzione). E ancora mancava qualcosa… delle erbe, magari provenzali… e così ho aggiunto origano, timo e maggiorana. Un filo di condimento (limone, olio extra-vergine, qualche cucchiaio di patè di pomodori secchi), et voilà, il gioco è fatto! Questo è stato più o meno il mio processo mentale che, dalla sola scelta del riso, ha portato alla creazione di una nuova insalata di riso, molto gustosa e croccante, perfetta per una cena casalinga (in cui potrete servirla sotto forma di cupolotto, mettendo 3-4 cucchiai di insalata in uno stampino per budino, poi capovolto sul piatto, come vedete nelle prime due foto) o per una scampagnata (benedetti siano i tupperware) in compagnia.

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  3. Fascino in nero: risotto al nero di seppia

    aprile 21, 2011 by Giulietta

    Risotto

    Ultimamente mi sono concessa troppa allegria, troppi colori, troppa primavera! Quindi oggi dico basta, e mi depuro con un post total-black, in cui il nero, proprio lui, la fa da padrone.

    E questo per quanto riguarda la vista, ma per il gusto?!

    Il gusto rimane primaverile, fresco e deciso, che fa pregustare l'estate con le sue note di mare, ma che rimane ancora in questa terra di mezzo che è la primavera, visto l'utilizzo del risotto (che io non vedo affatto come piatto estivo, se si esclude la sempreverde insalata di riso).

    Sull'olfatto non mi dilungo, visto che di pesce si tratta, e il pesce o lo si ama o lo si odia, odore incluso… certo non acquisterei un'eau de toilette alla seppia, ma per cucinare e, quindi, mangiare pesce (e non mi veniate a dire che la seppia non è un pesce, ma un mollusco cefalopode, che il concetto l'avete capito benissimo) sono pronta a sopportare anche il non profumatissimo odore (sebbene, in realtà, le seppie non abbiano poi questo gran olezzo).

    Sul tatto che dire?! Se proprio ci tenete a saperlo, le seppie sono abbastanza scivolose e durette, non possiedono quindi una consistenza particolarmente piacevole, ma tant'è, come per l'odore, c'è di peggio! Sul nero di seppia, invece, posso solo dirvi che, in presenza di strani desideri legati a tinte atipiche per capelli, potrebbe andare bene!

    Direi che ci manca solo l'udito… ma siccome nella mia -pur breve- vita non ho mai sentito una seppia parlare nè, ancor meno, cantare, dovrete attendere che sviluppi dei poteri sovrannaturali appositi.

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  4. Se fossi… un’arsella?!

    marzo 17, 2011 by Giulietta

    A bagno

    Quante volte da bambina ho giocato al gioco del "se fossi", e a volte mi capita di giocarci ancora adesso, soprattutto se qualcuno mi dà l'avvio.. e non si tratta di un gioco così semplice come potrebbe sembrare, o di come ci sembrava da bambini, perché spesso è difficile trovare qualcosa che ci rappresenti appieno.

    Per esempio, oggi ho provato a dedicarmi per l'ennesima volta a questo gioco , e ci sono stati dei se fossi davvero difficili da determinare! Ad esempio, mi sono chiesta, "se fossi una canzone?"  Beh, sarei "Grace" di Jeff Buckley o "Wish you were here" dei Pink Floyd! No, dai, sarei "Freebird" dei Lynyrd Skynyrd, o forse "La strada" dei Modena City Ramblers! Ma noooo: sarei sicuramente "Un blasfemo" di De Andrè! In realtà, dopo circa 300 canzoni e ore di ascolto intensivo, mi sono resa conto che, se fossi una canzone, assai probabilmente sarei "Piece of my heart" nella versione di Janis Joplin, una canzone di amore e di rabbia, decisa ed intensa, cantata da una voce femminile e roca insieme, potente e fragile… sì, credo proprio che sarei quella canzone. Sono partita dalla missione più difficile, forse perché la musica racchiude così tante sfaccettature da rendere arduo il compito di individuare una sola canzone… ma non che le altre scelte siano tanto più semplici!

    Se fossi un poeta sarei Pablo Neruda, ma se fossi una poesia sarei la IV di Dieci poesie per una lucciola di Clemente Rebora, se fossi un colore sarei il rosso, se fossi un animale sarei il cane, se fossi una bevanda sarei una Birra Super Baladin.

    Se fossi un romanzo, sarei Monsieur Malaussène di Daniel Pennac (Malaussène, Malaussène, sempre Malaussène), se fossi un album sarei Non al denaro, non all'amore nè al cielo di De André, se fossi un film sarei Eternal sunshine of a spotless mind (mi rifiuto di scrivere il titolo in italiano), se fossi un regista sarei Pedro Almodòvar, se fossi un fumetto sarei Venerdì 12 di Leo Ortolani… e così via…

    Ma sapete quante esclusioni, quante riflessioni e ripensamenti prima di arrivare a questi film, romanzi e poesie?! Tantissimi, e sono sicura che ci ripenserò ancora!

    Ma quando mi sono trovata a pensare (grazie ad un fortissimo aiuto dall'esterno) "e se fossi una ricetta, che cosa sarei?", la risposta è stata immediata: "sarei un piatto di pasta con le arselle"!

    (continua…)