Quel gran Dongiovanni del Cacio! Bocconcini di fave pecorino e menta

“Come il cacio sui maccheroni”

“Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere”

…. e se aggiungiamo l’accoppiata fave/pecorino, si capisce bene che il cacio è un gran poligamo, visto che si sposa con tante mogli diverse, e che sta pure bene con ognuna di esse, sebbene in modo diverso.

Io, che sono una gran caciofila (non esiste un termine analogo, credo, ma suona meglio di formaggiofila, non credete?) amo tutti i formaggi di amore puro, li amo da soli e in compagnia, anche se ammetto che la coppia formaggio+pere ha sempre suscitato un particolare fascino su di me. Quel contrasto sapido-acido/dolce ha qualcosa che mi manda in sollucchero.

Questo perché qui in Piemonte è un abbinamento conosciuto, consolidato, che ben si sposa con i nostri formaggi: le nostre tome, i nostri blu, le nostre paglierine, spesso ormai accompagnati da composte e confetture di frutta, che esaltano questo contrasto.

Lungi da me, invece, abbinare il formaggio con le fave, che invece è un must nelle regioni del Centro Italia, dove il pecorino regna (quasi) incontrastato e dove nei pic nic e nelle colazioni di Pasqua viene spesso servito proprio con le fave.

Ma pensate forse che io mi sottragga dal provare le altrui tradizioni, soprattutto quando riguardano il formaggio? Giammai! E così ho provato i bocconcini di fave, pecorino e menta (un’aggiunta che secondo me funziona benissimo) scovati su Sale & Pepe.

Risultato: una sciccheria che si intona a qualsiasi buffet e che diventa un antipasto sfizioso e grazioso (e pure vegetariano, che non guasta mai) da proporre sulla tavola di primavera.

Semplice e d’effetto.. una figata, insomma!

bocconcini di fave pecorino e menta

Bocconcini di fave pecorino e menta

Ingredienti (per circa 18 bocconcini)

  • olio extra-vergine q.b.
  • pepe nero q.b.

Procedimento

  1. Fate sbollentare le fave in acqua bollente poco salata per qualche istante, quindi privatele della pellicina e sbollentatele nuovamente per altri 5-6 minuti. Scolatele e fatele raffreddare mettendole a bagno in acqua e ghiaccio.
  2. Grattugiate 100 g di pecorino e mettetelo nel bicchiere del frullatore ad immersione con le fave ormai fredde, ben asciugate.
  3. Unite un cucchiaio di olio, una macinata di pepe e qualche fogliolina di menta e frullate grossolanamente. Mescolate bene con un cucchaio.
  4. Prelevate il composto con un cucchiaino, create delle palline grandi quanto una noce e passatele nei restanti 20 g di pecorino grattugiato con una grattugia a fori grossi.
  5. Fate riposare in frigorifero per mezz’ora.
  6. Decorate con foglioline di menta e portate in tavola.

 

bocconcini di fave pecorino e menta finale

Con questa ricetta partecipo alla giornata di fave e pecorino nel Calendario del Cibo Italiano

Uova del vescovo per il Principe della risata

A volte è difficile fare la scelta giusta, perché o sei roso dai morsi della coscienza, o dai morsi della fame.

(La banda degli onesti)

Per pura combinazione lo raccontavo un paio di post fa di come la mia infanzia sia stata segnata da Totò, uno dei grandi amori cinematografici di mio padre, che mi ha cresciuto a pane e “Totò, Peppino e la Malafemmina” (uno di quei film in cui non sai scegliere la scena migliore.. sarà questa? Questa? Oppure ancora questa?), solo per citare quello che per me è il più iconico, tanto da aver vissuto anni in una cucina dove era appeso un quadro 50×70 con foto e testo di quella famosa lettera.

Ma la mia memoria è piena di scene memorabili: la prima banconota de “La banda degli onesti“, la scena al pozzo dei rospi in “Totò, Peppino e i fuorilegge”, il mitico “Votantonio” o la scena memorabile degli spaghetti in “Miseria e Nobiltà”.

Ma ancora oggi, se devo proprio isolare un momento di un film di Totò che mi ha fatto letteralmente cappottare dalle risate, non ho dubbi: è questo brevissimo estratto di “Totò, Vittorio e la dottoressa” (un film di cui per altro non ho memoria, quindi non mi ha particolarmente segnato) in cui Totò, cameriere al ristorante, si rivolge alla cliente con quella che per me è la frase del secolo:

De gustibus non ad libitum sputazzellam.

Una storpiatura del famosissimo detto latino “de gustibus non disputandum est” e che riassume quell’aspetto un po’ surreale e insieme naif dell’umorismo di Totò, ormai così retrò nei ritmi, eppure così dannatamente funzionante, a 50 anni dalla sua scomparsa.

Così, nella data che segna 50 lunghi anni di assenza del Principe della risata, lo celebro pubblicando la ricetta delle uova del vescovo, uno dei suoi piatti di famiglia, contenuti nel libro Fegato qua fegato là, fegato fritto e baccalà, dove sua figlia Liliana de Curtis ha raccolto tutte le sue ricette del cuore.

Ho scelto di provare proprio le uova del vescovo, perché si tratta di una ricetta semplice e veloce (persino for dummies), adatta alla Pasqua ormai più che prossima (la vedo assai bene presentate singolarmente in un piccolo cestino di sfoglia, come finger food) e perché mi hanno stregata fin dalla prima lettura: dove c’è burro e acciuga, un piemontese non può che andare a nozze!

Grazie Totò, e non solo per le innumerevoli risate che mi hai regalato negli anni (e che ancora continuerai a regalarmi), ma perché mi hai anche salvato la cena.

Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire.

Antonio de Curtis, in arte Totò

Uova del vescovo

dal libro “Fegato qua, fegato là, fegato fritto e baccalà – Le ricette di Totò”

Ingredienti (per 2 persone):

  • 4 uova
  • 200 g di mozzarella
  • 1,5 cucchiai di burro
  • 4 filetti di acciuga
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Procedimento:

  1. Ungete una pirofila con il burro, rompetevi le uova (facendo in modo che il tuorlo rimanga intero) ed aggiustate di sale e pepe.
  2. Su ogni uovo disponete delle striscette di mozzarella e dei pezzetti di acciuga.
  3. Infornate a temperatura media (per me 180°C) controllando che le uova non si rapprendano troppo (io le ho perse di vista un paio di minuti e si sono cotte troppo, quindi occhi sul forno; suggerirei di non superare i 10 minuti).
  4. Nel frattempo in un pentolino unite il resto delle acciughe con il burro e fate scaldare, finché le acciughe non si saranno sfaldate.
  5. Sfornate le uova quando il tuorlo sarà ancora morbido e cospargete con il sughetto di burro e acciughe al momento di servire (con abbondante pane).

Con questa ricetta partecipo alla celebrazione della Giornata Nazionale di Totò indetta dal Calendario del Cibo Italiano. E seguite la pagina Facebook, dove oggi vedrete una invasione di ricette amate dal mitico Totò.

Una torta di mele rustica 100% made in Piemonte con Tastè

Non è certo una novità il mio amore per i prodotti piemontesi, nè la mia passione per la colazione e tutto ciò che si possa mangiare in quello che per me rimane il pasto più meraviglioso della giornata (sebbene spesso si riduca a 10 minuti di furore mattutino).

Per questo quando ho ricevuto il mio box di prodotti Tasté, un nuovo servizio che permette di far arrivare comodamente nella casa di città tutto il ben di Dio della campagna piemontese, non ho avuto dubbi: ci sarebbe stata una torta di mele nel mio futuro.

Foto dal mio stream Instagram @alterkitchen

Una di quelle torte come piacciono a me: rustiche, con lo zucchero di canna e la farina integrale (questa volta di orzo, che lascia un piacevolissimo aroma tostato alla torta), con la giusta quantità di burro e una bella (leggasi abbondante) dosa di mele.. la dose esatta per far sì che i capelli, quando spegni il forno, prendano un inequivocabile profumo di torta di mele (una delle mie fisse, chissà se ce l’ho solo io?).

Così mi sono ispirata a questa ricetta della mia amata Marina e, cambiando qui e là (che non ce la fo proprio a tenere una ricetta uguale), è venuta fuori questa torta rustica e piemontese, che ha illuminato le mie colazioni per qualche giorno. Morbida ma consistente, umida ma non troppo, con quei granellini di orzo e di zucchero di canna che ogni tanto si avvertono sotto i denti, e con la presenza confortante della mela, presente ad ogni morso.

Una torta capace di cambiare il verso ad una giornata, ecco cos’è.

Torta di mele rustica

Ingredienti (per una torta di 20 cm di diametro):

Procedimento:

  1. Separate i tuorli dagli albumi, quindi montate questi ultimi a neve ben ferma. Metteteli in frigo, mentre procedete con il resto della preparazione.
  2. Montate a lungo i tuorli con lo zucchero, finché spumosi.
  3. Aggiungete quindi il burro fuso a filo, continuando a montare, finché avrete un bel composto gonfio.
  4. Nel frattempo, setacciate le due farine insieme al lievito per dolci.
  5. Unite le farine al composto di uova, zucchero e burro (io ho usato il gancio a K dell’impastatrice, ma potete farlo tranquillamente con un cucchiaio di legno).
  6. Unite quindi un paio di cucchiai di albumi montati a neve e mescolate velocemente per ammorbidire il composto, quindi unite il resto degli albumi, a poco a poco e delicatamente.
  7. Pre-riscaldate il forno a 180°C.
  8. Sbucciate due mele e tagliatele a fettine sottili.
  9. Versate l’impasto in una teglia di 20cm di diametro precedentemente imburrata e infarinata, livellatelo, quindi disponete le fettine di mele di taglio sulla superficie, facendole affondare in parte nell’impasto.
  10. Spargete un cucchiaio di zucchero di canna sulla superficie e ultimate con qualche fiocchetto di burro
  11. Cuocete in forno già caldo per 35-40 minuti, quindi sfornate, lasciate raffreddare completamente, quindi sformate la torta.

Terrina di coniglio al Marsala e nocciole per l’MTC64 … e la moria di conigli come voi, ben sapete!

Questo mese la sfida dell’MTChallenge è dedicata alle terrine, piatto meravigliosamente vintage come la mia gallina preferita, Giuliana (non è un’offesa, eh, è proprio il suo blog che si chiama “La gallina vintage“), che ci ha regalato un vademecum per la terrina perfetta da tenere a mente nei secoli dei secoli amen.

Ma un pensiero naturalistico, anzi, zoologico, fin quasi etologico, di grande portata si è palesato nella mia mente, da giorni. Quei pensieri per cui Charles Darwin e Konrad Lorenz ti porterebbero in trionfo  (solo per buttarti in un burrone alla prima occasione).

Ed ecco il pensiero (stupendo): meno male che i conigli trombano -per l’appunto- come conigli e come tali si riproducono, perché altrimenti ci troveremmo di fronte alla più grande morìa dei conigli come voi, ben sapete! (una quasi citazione che coglieranno solo i veramente vintage di voi, o quelli che condividono con me il destino di un genitore fissato con Totò; tutti gli altri dietro la lavagna, o a ripetizioni qui).

Con l’occasione, quindi, chiedo scusa a Roger Rabbit (mio personale mito d’infanzia), al piccolo Tippete (che ha comunque la fortuna di rimanere il personaggio meno sfigato di tutto Bambi), a Bugs Bunny (anche se mi stava simpatico solo in “Looney Tunes acchiappafantasmi”, stritolato da un adorabile Uomo delle Nevi) e anche al Bianconiglio, e non mi dilungo oltre perché è tardi tardi ormai.

Insomma, sappiate che se questo mese verrà registrato un calo drastico nella popolazione di conigli in Italia, è colpa dell’MTC e di Giuliana.

E questa è la degna risposta della CCI (Comunità Conigli Italiana): un sonoro “vaffanculo”.. con la speranza che la prossima volta tocchi, che so, alle quaglie.

Questo ovviamente come premessa al fatto che ho scelto anche io di preparare una terrina di coniglio, carne che trovo adattissima a questo genere di preparazioni, perché sufficientemente delicata, ma con un quid in più rispetto ad altre carni bianche come pollo e tacchino.

Ho scelto di utilizzare il coniglio grigio di Carmagnola, presidio Slow Food della mia regione, marinarlo in un profumatissimo Marsala e poi unirlo a salsiccia di coniglio, nocciole Piemonte IGP (le mie preferite, quelle dell’Azienda Agricola Altalanga), erbe fresche tritate (salvia, timo e rosmarino) e qualche listarella di pancetta affumicata, il tutto avviluppato da lardo pancettato e da una crosta di pate à foncer alle erbe (le stesse del ripieno). Insomma, una robetta veloce veloce!

Come accompagnamenti ho scelto una salsa all’aglio arrostito e un’insalata di cavolo rosso, mele ed uvetta.

Ora bando alle ciance e cominciamo con la ricetta che, come al solito, è lunghetta (per usare un eufemismo); io metto anche la mia tabella di marcia, così saprete orientarvi sui tempi, e metto i passaggi in ordine di esecuzione, comprese le ottimizzazioni per utilizzare il forno una sola volta (per venire incontro ai consumi casalinghi, da buona casalinga di Voghera wannabe).

Terrina di coniglio al Marsala e nocciole

Ingredienti e procedimento (per uno stampo da plumcake)

[3 sere prima rispetto a quando si vuole mangiare la terrina]

Per la crosta alle erbe aromatiche (sulla base della pate à foncer di Sandra)

  • 500 g farina 00
  • salvia, timo e rosmarino q.b, finemente tritati
  • 125 g di strutto
  • 1 grosso uovo
  • 150 ml di acqua
  • 8 g di sale

Mettete in una terrina farina, sale e erbe aromatiche tritate, unite lo strutto e lavorate brevemente con la punta delle dita fino ad ottenere delle grosse briciole; aggiungete l’uovo, impastate brevemente, quindi aggiungete l’acqua ed impastate fino ad ottenere una palla, che avvolgerete in pellicola per alimenti e lascerete riposare in frigorifero da qualche ora ad una notte.

Per il coniglio marinato al Marsala

  • 2 selle di coniglio medie
  • Marsala q.b
  • salvia, timo, rosmarino
  • pepe rosa in grani

Disossate le selle di coniglio (tenendo da parte le ossa, che sicuramente non riuscirete a spolpare perfettamente, per fare il brodo che servirà per la gelatina), quindi dividete la carne in pezzi di media dimensione, sistemateli in una terrina insieme alle erbe ed ai grani di pepe rosa, quindi coprite con il Marsala.

Coprite la terrina con pellicola per alimenti e mettete in frigorifero per una notte.

[la mattina successiva]

Il brodo

  • ossa di coniglio (il risultato del disosso non proprio perfetto della sera prima)
  • sedano
  • carote
  • sale grosso

Sistemate le ossa e le verdure mondate e tagliate grossolanamente in una pentola sufficientemente capiente, coprite di acqua fredda, salate, portate a bollore e fate bollire per 2-3 ore.

Filtrate e tenete da parte 500ml di brodo.

PS. se avete un cane, spolpate bene le ossa di coniglio dalla carne, mettete in una ciotola con le carote del brodo tagliate a pezzetti, riso soffiato, aggiungete qualche cucchiaio di brodo.. e lo farete felice. Olivia ha saltellato come un coniglio per 10 minuti, dalla gioia.

Per la terrina

Il ripieno

  • sella di coniglio disossata e marinata (circa 450-500g di carne)
  • 250g di salsiccia di coniglio
  • salvia, timo e rosmarino finemente tritati
  • un piccolo spicchio d’aglio, finemente tritato
  • 1 uovo
  • pepe rosa macinato sul momento
  • sale q.b.
  • 30 g di nocciole tostate e tagliate a metà, più 5 o 6 nocciole intere
  • 1 fetta di pancetta affumicata tagliata in 4 strisce

Guarnizione e crosta

  • 150g di lardo pancettato a fette sottili (ma non troppo)
  • pate à foncer preparata la sera prima

Scolate la sella di coniglio dalla marinata e asciugate accuratamente la carne tamponandola con della carta da cucina, quindi tritatela al coltello (non troppo finemente) e mettete in una terrina. Aggiungete quindi la salsiccia di coniglio estratta dal budello, le erbe e l’aglio tritati, il pepe macinato, il sale e le nocciole tagliate a metà, quindi mescolate accuratamente. Lasciate riposare un attimo.

Tirate fuori la pate à foncer dal friforifero e stendetela su un piano leggermente infarinato fino ad uno spessore di 4mm. Tagliate e lasciate da parte un rettangolo corrispondente al coperchio della terrina, quindi rivestite uno stampo da plumcake (precedentemente imburrato ed infarinato) con la sfoglia.

Rivestite quindi l’interno della terrina con le fette di lardo pancettato, che dovranno fuoriuscire dai lati di circa 1,5-2 cm. A questo punto, fate un primo strato con il ripieno di coniglio e compattatelo bene in modo che non rimanga aria all’interno. Ora disponete le 4 strisce di pancetta affumicata a creare un motivo (io ne ho messe due e due verso i lati), quindi mettete 5-6 nocciole in fila al centro. Create un secondo strato di ripieno, fino ad arrivare ad 1,5-2 cm dal bordo della pasta e compattate nuovamente. Richiudete le fette di lardo sopra il ripieno, quindi coprite con il coperchio di pasta e richiudete i bordi su di esso in modo da fermarli, aiutandovi con i rebbi di una forchetta.

Decorate la superficie della terrina come meglio preferite utilizzando i ritagli di pasta; io ho creato un coniglio e una scritta, come dire, auto-esplicativa, ma potete fare cose ben più raffinate (ve lo auguro); per fare aderire meglio le decorazioni, bagnate leggermente la zona sottostante con dell’acqua. Fondamentale è che creiate sulla superficie della pasta almeno 3 buchi, in cui andrete poi a sistemare dei conetti di alluminio: sono i cosiddetti “camini”, che aiuteranno i vapori che si creeranno in cottura a fuoriuscire dalla terrina (nel mio caso in corrispondenza di occhi e naso del coniglio).

Mettete la terrina finita in frigorifero a riposare per 2-3 ore e tiratela fuori dal frigo 30 minuti prima di infornare.

Scaldate il forno a 200°C e nel frattempo preparate l’aglio che vi servirà per la salsa; in questo modo, con una sola infornata, cuocerete tutto ciò che vi serve.

Aglio arrostito (per la salsa)

  • 3 teste di aglio
  • olio extra-vergine di oliva

Tagliate la calotta delle tre teste d’aglio, sistematele in una teglia coperta di carta da forno e condite con un filo di olio extra-vergine di oliva.

La cottura della terrina

  • 1 uovo
  • latte q.b

Spennellate la superficie della terrina con un uovo sbattuto insieme ad un goccio di latte; preparate 3 conetti di alluminio che inserirete nei buchi lasciati nella pasta, quindi infornate in forno già caldo la terrina e l’aglio.

Abbassate la temperatura del forno a 180°, quindi cuocete per 1 ora e 15 minuti; per l’aglio basterà 1 ora. Se la superficie della terrina dovesse scurirsi troppo, coprite con un foglio di alluminio.

[PS. la prossima volta proverò a cuocere la terrina ancora qualche minuto: la pasta era cotta, ma non come piace a me, ed è rimasta un po’ pallida sui lati. Temo che parte della colpa ce l’abbia lo stampo, che mi ha giocato questo scherzetto su altre preparazioni]

Sfornate e lasciate raffreddare completamente, lasciando i conetti di alluminio inseriti, perché vi serviranno ancora, innanzitutto per eliminare i liquidi di cottura. Quando la terrina sarà ancora calda, infatti, inclinate con delicatezza la terrina e fate fuoriuscire i liquidi; ripetete l’operazione 3 o 4 volte, o finché i liquidi non saranno esauriti.

La gelatina

  • 500 ml di brodo di coniglio
  • 12 g di colla di pesce in fogli

Una volta che la terrina sarà completamente fredda, preparate la gelatina. Ammollate la colla di pesce in acqua fredda per 10 minuti, quindi strizzatela ed aggiungetela al brodo, precedentemente scaldato. Lasciate intiepidire e rapprendere per una decina di minuti, quindi versate la gelatina utilizzando i camini di alluminio ed aiutandovi con un piccolo imbuto. Fate questa operazione in più volte e aspettando circa 10 minuti da una volta all’altra: quando sembrerà che la vostra terrina sia completamente piena, in realtà non sarà così. Abbiate pazienza e ripetete l’operazione fin quando non prenderà più gelatina (mi raccomando, non esagerate però, non voglio avere responsabilità di terrine scoppiate).

Lasciate raffreddare nuovamente, quindi coprite e mettete in frigorifero per 24-48h prima di consumare.

Al momento del servizio, tirate fuori la terrina almeno 30 minuti prima di mangiare, quindi utilizzate un coltello seghettato (di quelli da pane) per tagliare la parte della crosta, poi un coltello tagliente a lama lunga (io un Santoku)

E ora… gli accompagnamenti!

Salsa all’aglio arrostito e Marsala

(l’aggiunta del Marsala è tutto merito della solita Greta, che ormai è la mia musa quando si tratta di ricette per l’MTC)

Ingredienti 

  • aglio arrostito (vedi sopra)
  • 1 cucchiaio di miele millefiori (o altri di sapore più “neutro”, passatemi il termine)
  • 1 cucchiaio di aceto (di mele o di riso)
  • 2 cucchiai di senape di Digione
  • 2 cucchiai di Marsala
  • olio extra-vergine
  • sale
  • pepe bianco macinato sul momento

Procedimento

Lasciate raffreddare completamente l’aglio arrostito, quindi privatelo della buccia (sarà facilissimo), mettete gli spicchi in un mixer insieme a tutti gli ingredienti tranne l’olio e frullate. Aggiungete quindi a filo l’olio e continuate a frullare fino ad ottenere una crema omogenea e della consistenza desiderata. Assaggiate e, se necessario, aggiustate di sale e di pepe.

Insalata di cavolo rosso, mele e uvetta

Ingredienti

  • 1/2 cavolo rosso (di medie dimensioni)
  • 1 grossa mela Fuji
  • una manciata di uvetta
  • sale
  • olio extra-vergine
  • aceto di mele

Procedimento

Mondate il cavolo, quindi tagliatelo a julienne fine, ma non troppo. Pelate la mela, privatela del torsolo, quindi tagliatela a listarelle. Mettete in una terrina insieme ad una manciata di uvetta (se troppo secca fatela prima rinvenire un attimo in acqua tiepida), condite con sale, olio extra-vergine e aceto di mele e servite in piccole porzioni di accompagnamento alla terrina.

Con questo mi taccio, e con questa ricetta partecipo all’MTC n. 64 di Giuliana

“Ricette for dummies” is back – Il cavolfiore arrostito

Ai miei esordi su questo blog (ben SEI anni fa.. oh yeah, già sei anni) avevo coniato un tag per identificare delle ricette che mi trovavo spesso a condividere, “ricette for dummies“. Quelle ricette semplici, magari pure brevi e con pochi ingredienti che tendenzialmente si hanno in casa.. quelle che ti salvano una cena, una colazione o ti fanno fare una discreta porca figura quando le porti a casa di amici.

Che poi, diciamolo, non perderò mai la voglia di cucinare quelle ricette lunghe in modo assurdo per la gioia di mettermi ai fornelli o di mettermi alla prova, ma quando torno a casa dal lavoro spesso e volentieri finisco per “arrendermi” alle solite ricette di casa, o mi spingo appena un po’ più in là, a provare ricette veloci, facili, ricette per dummies, insomma.

Ed è così che ho deciso di resuscitare quel tag, che quindi vedrete sempre più spesso su queste pagine, accompagnato da quelle belle foto al volo fatte con il telefono che sono proprie di tutti i disgraziati della cena in 30 minuti.

Insomma… Ricette for dummies is back (avrei aggiunto un bitches, ma forse sto guardando un po’ troppo “Orange is the new black“). Lo trovate qui, ma seguite anche l’hashtag #ricettefordummies su Instagram (qui trovate il mio profilo), perché magari qualche ricetta for dummies ma che più dummies non si può potrebbe anche fermarsi lì.

Intanto, cominciamo alla grandissima con una ricetta che richiede di comprare un solo ingrediente, il cavolfiore (olio, sale e pepe li avete già, suvvia!), e di saper utilizzare un coltello (nemmeno troppo bene). Carta da forno (così non c’è nemmeno da lavare, dopo), una teglia e un forno.. e il gioco è fatto.

CAVOLFIORE ARROSTITO -> ROASTED CAULIFLOWER – ENGLISH RECIPE HERE

Quel che resta del pollo – Pollo fritto al Negroni per l’MTC

Lo so, questa immagine di copertina farà storcere il naso a tanti. Un vero casino, per usare un francesismo: tovagliette di carta paglia, tovaglioli usati, bicchieri sporchi, bottiglie di birra vuote, tappi, ciotole svuotate dalle loro salse, un cetriolino che soffre di solitudine, cataste di ossa di pollo e unto, tanto unto. Robe che nemmeno nei peggiori bar di Caracas o, visto l’argomento, nemmeno nei peggiori bar dell’Illinois.

Però è così che ho vissuto questa sfida n. 63 dell’MTChallenge lanciata da Silvia, ex “anche no” appena approdata al mondo dei blog di cucina con il suo Officina Golosa. Il pollo fritto è un piatto porcoso, di quelli da mangiare rigorosamente con le mani, sporcandosi fino ai gomiti e poi leccandosi pure le dita (altrimenti si gode solo a metà, è cosa nota). Il contorno non può certo essere un’insalatina, ma un bel quintale di patate fritte sul momento (nella foto se ne vedono giusto due pezzi spatasciati sulla tovaglietta, ma sappiate che erano messe sullo stuzzicadente, tagliate a spirale e poi fritte) e, per sgrassare, due bei gurken (i cetriolini sottaceto preparati alla tedesca, belli speziati e con i semi di senape, come piacciono a me).

Birra a fiumi e chi si è visto si è visto.

Insomma, una roba da belli e dannati, da eroi maledetti e scapestrati, di quelli che non vanno certo per il sottile, quando si tratta di fritto.. loro rispondono! Non so, quella foto (scattata col cellulare, che mica si perde tempo con la reflex, quando c’è il fritto che attende) mi sa di un letto disfatto dopo una notte di passione, della quiete dopo la tempesta.

E poi, nel mio immaginario questo è quel che resta del pollo (fritto).. niente, solo le ossa!

La sfida dell’MTC era concentrata sulla marinatura (nella ricetta originale fatta nel latticello) e su due tipi di panatura, una con sola farina e l’altra con uovo e derivati del pane. Ero partita dall’idea di un pulaster, un pollo fritto alla piemontese, marinato nel vermouth (mio grande amore), impanato con i grissini e servito con una salsa alle nocciole, ma c’era qualcosa che non mi tornava, in quel vermouth lasciato un po’ a sé. Così mi sono rivolta alla consulente più esperta che conosca in fatto di alcolici, Greta, e abbiamo iniziato a disquisire su un sapore e su un altro, finchè… finché non ho cambiato radicalmente la mia idea iniziale, virando su un pollo fritto al Negroni.

Voi dovete sapere (per chi ancora non lo sapesse) che io e il Negroni abbiamo un rapporto speciale. Non ne avevo mai bevuto uno fino a 5 anni fa, poi ho conosciuto il Pittore e con lui il Negroni, che ho scoperto subito essere IL cocktail per me.

Vermouth rosso, gin e bitter, la concessione massima per ingentilirlo è una fetta di arancia: è un cocktail forte, deciso, intenso, che ti dà una certa steccata se non ti contieni nel berlo, ma questa è un’altra storia. Da 5 anni, non c’è occasione da festeggiare che non venga festeggiata a Negroni, non c’è aperitivo senza di Lui, e in casa mia ci sono sempre gli ingredienti per un buon Negroni, e ghiaccio pronto nel freezer, just in case.

Così, ho deciso che il mio pollo fritto creativo sarebbe stato un’ode al Negroni, seppur reinterpretato, perché di annegare un pollo nel mio cocktail del cuore non se ne parlava proprio. Quindi, ho prima marinato il pollo (cosce ed ali) in un mix 2:1 di Vermouth e infuso di bacche di ginepro, che rimanda al gin.

Poi ho affumicato lo stesso pollo con un mix di spezie bitter (che ricordano quindi il terzo ingrediente del Negroni) che mi ha fatto scoprire la Greta da Tiger (benedetto lui e soprattutto la Greta, santa subito) con questo metodo fighissimo scoperto proprio sulle pagine dell’MTC in una ricetta, toh, di Greta. E, già che c’ero, ho affumicato anche i bicchieri con le stesse spezie (come in questo video che mi ha passato sempre la Greta, che ormai è ben oltre l’odore di santità) e mi ci sono fatta un Negroni da bere per ingannare l’attesa.. una figata!

L’altro pollo invece se ne è  stato a bagno nel latticello, fedele alla sfida.

Poi ho infarinato il pollo al Negroni con semola rimacinata di grano duro, per conferirgli un po’ più di croccantezza (ho evitato la panatura con uovo e derivati del pane per non rischiare di coprire il gusto della marinata e dell’affumicatura) e ho invece impanato con uovo e pangrattato quello marinato al latticello.

Poi ho fritto, signori miei, e di brutto pure. Con una friggitrice che credo sia stata acquistata da mia nonna negli anni ’90 e utilizzata per la prima volta da me con questo pollo. E non te lo vuoi fare un goccino in memoria della nonna? Non vorrei mai scontentare il suo spirito (che, così ho deciso, vive nella friggitrice).

E poi, per finire il tutto, ho preparato una semplice maionese all’arancia, per ricordare quella fetta di arancia che nel Negroni è come la ciliegina su una bella torta.

[tutte le volte che trovo l’arancia nel Negroni, una volta finito di bere mangio pure la polpa dell’arancia, per non sprecare nulla]

Ma ora bando alle ciance, e via alla ricetta.

Pollo fritto per l’MTChallenge

Per prima cosa, per non dimenticarvi, preparate la salsa

Per la maionese all’arancia

  • 1 uovo intero
  • sale
  • circa 200 ml di olio di semi di girasole
  • succo di mezza arancia
  • scorza di arancia grattugiata

Preparate una normale maionese (io uso indifferentemente questo metodo o quello più classico di montare via via l’uovo con l’olio a filo), aromatizzandola con succo di arancia e scorza di arancia grattugiata. Coprite e mettete in frigorifero.

Tenete a disposizione per la serata anche altre salse (per me ketchup, salsa barbeque, senape in grani, salsa tartara.. così, per non esagerare)

Per il pollo fritto al latticello

  • 2 cosce di pollo di medie dimensioni
  • 3 ali di pollo
  • 250 g di yogurt magro
  • 250 ml di latte parzialmente scremato
  • 10 ml di succo di limone, filtrato

In una terrina, mescolate yogurt, latte e succo di limone e lasciate a temperatura ambiente per 15 minuti. Mettete i pezzi di pollo a bagno nel latticello e rigirateli in modo che siano ben coperti. Coprite e mettete in frigorifero per circa 4 ore.

Trascorso questo tempo, tirate fuori i pezzi di pollo dalla marinatura e lasciateli sgocciolare per circa 30 minuti su una gratella.

Per il pollo fritto al Negroni

  • 2 cosce di pollo di medie dimensioni
  • 3 ali di pollo
  • 300 ml di Vermouth rosso
  • 150 ml di acqua
  • 1 cucchiaio di bacche di ginepro, leggermente pestate
  • circa 20 g di spezie bitter

Per prima cosa preparate l’infuso di bacche di ginepro: mettete le bacche in acqua fredda, portate a bollore e lasciate bollire per 5 minuti. Spegnete il fuoco e lasciate per altri 5 minuti. Filtrate il liquido e lasciatelo intiepidire.

Preparate la marinata mescolando il vermouth con l’infuso di bacche di ginepro, quindi mettete il pollo a marinate, avendo cura che sia ben coperto dal liquido. Coprite e lasciate in frigorifero circa 4 ore.

Trascorso questo tempo, togliete dal frigo, togliete i pezzi di pollo dalla marinata e lasciateli sgocciolare su una gratella per circa 30 minuti.

Nel frattempo, coprite le spezie bitter di acqua calda e lasciatele in infusione per circa 20 minuti. Quindi scolatele e sistematele su due fogli sovrapposti di alluminio, che modellerete fino a creare una ciotola. Sistemate questo rudimentale contenitore in una pentola posta sul fuoco più piccolo, quindi sistemate sopra una griglia o una teglia forata, che coprirete con un coperchio spazioso o una ciotola rovesciata: bisognerà infatti che ci sia abbastanza spazio per sistemare successivamente i pezzi di pollo e quindi coprirli, perché avvenga l’affumicatura.

Accendete il fuoco al minimo e lasciatelo per circa 5 minuti (finché si comincerà a creare il fumo, insomma). A questo punto, VELOCEMENTE scoperchiate e altrettanto VELOCEMENTE sistemate i pezzi di pollo sulla griglia, coprite e lasciate affumicare, sempre con fuoco al minimo, per circa 10 minuti. Quindi spegnete il fuoco e lasciate ancora 10 minuti. Quindi, togliete pure i pezzi di pollo.

Procedete quindi con l’impanatura di entrambi i tipi di pollo.

Per il pollo fritto al latticello

  • 2 uova, leggermente sbattute
  • pangrattato

Passate i pezzi di pollo marinati nel latticello e ben scolati dalla marinatura prima nell’uovo e poi nel pangrattato. Sistemate tutto in un piatto.

Per il pollo fritto al Negroni

  • semola rimacinata di grano duro
  • sale
  • pepe nero macinato al momento

Passate i pezzi di pollo marinati nel “Negroni” e ben scolati dalla marinatura nella semola rimacinata di grano duro precedentemente salata e pepata.

E ora… friggete!!

  • 1,5 litri di olio di arachidi

Portate l’olio da frittura ad una temperatura compresa fra 160°C e 180°C (io ho usato la friggitrice, impostata sui 170°C) e friggete, tenendo sotto controllo la temperatura dell’olio e girando i pezzi frequentemente, in modo che colorino in modo equo. Io ho impiegato circa 7-8 minuti per le ali, e 15-17 per le cosce.

Una volta cotti, scolate il pollo dall’olio in eccesso usando della carta da cucina, della carta per fritti o della carta paglia. Salate e tuffatevici senza ritegno.

Nel frattempo friggete tante belle patate (a spicchi, a bastoncino, a chips, a spirali come ho fatto io), perché non c’è pollo senza patate fritte.

E poi, per sgrassare, vi consiglio di accompagnare dei pickles. Io ho scelto i gurken (che non ho avuto modo di preparare in casa), ma qui trovate una ricetta di pickles fatti in casa da urlo.

D’ordinanza sono litri e litri di birra fresca, nel mio caso ci ho aggiunto un bel Negroni.

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 63

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