Una nuova onda

Da oggi Alterkitchen, dopo 7 anni di onorato servizio, cambia faccia.

Non solo perché è cambiato il logo o i colori, ma perché da oggi si fa più vicino a più a quello che è diventato il mio mestiere.

Dallo scorso anno, infatti, mi occupo di comunicazione digitale e, sebbene non abbia mai smesso di cucinare, anche la mia passione per la cucina è mutata di segno.

Da oggi su Alterkitchen non parlerò più di cibo cucinato, ma di comunicazione enogastronomica: parlerò di storie di prodotti e produttori, di territorio, di locali, di eventi.

Spero che vorrete seguire questa nuova onda e abbandonarvi alla corrente.

Giulia

Risotto al pomodoro – Il gusto della semplicità

Un’altra domenica, un’altra ricetta made in Tastè – Gusto Italiano. La scorsa volta vi avevo proposto una torta di mele rustica 100% piemontese, questa volta invece viro sul salato, su un piatto perfetto per risolvere una cena in settimana, ma anche per il pranzo della domenica.

Per  me, infatti, il risotto al pomodoro è la prova provata che semplicità non significa banalità, perché quando si utilizzano materie prime di qualità, anche un piatto semplice come un risotto al pomodoro si può trasformare facilmente in un piatto della festa, che non sfigura certamente sulla tavola della domenica.

Si prepara un bel sugo, si fa tostare un buon riso, e con la calma delle domenica mattina, quella dal ritmo lento, in cui ci si può permettere di trascorrere 20 minuti a girare il risotto, si prepara un piatto confortante e sostanzioso, che ormai è diventato uno dei miei comfort food del cuore.

E sapete qual è il colmo? Che fino a due anni fa non l’avevo mai assaggiato! E qui non si parla di un riso bollito condito col sugo di pomodoro (io sul riso bollito e poi condito ho moooolte remore, per usare un eufemismo), ma di un vero e proprio risotto, fatto con tutti i crismi che uno dei piatti principe della nostra cucina merita.

Se non lo avete mai provato, dategli una possibilità.. io vedo e prevedo che non tornerete più indietro. Non c’è niente di meglio del gusto della semplicità!

Risotto al pomodoro

Ingredienti (per 2 persone)

Procedimento:

  1. Per prima cosa preparate un bel sugo di pomodoro: soffriggete carota, sedano e cipolla tritati finemente in una padella con un generoso giro di olio extra-vergine d’oliva. Aggiungete quindi la passata di pomodoro e cuocete a fuoco dolce per almeno mezz’ora (considerate che il pomodoro continuerà a cuocere anche dopo). Aggiustate di sale.
  2. Nel frattempo, preparate il brodo vegetale con sedano, carota e cipolla, se non avete a disposizione un buon dado vegetale fatto in casa (cosa che nel mio frigo non manca mai, è il passepartout della mia cucina).
  3. Fate tostare il riso direttamente nella padella che ospita il sugo di pomodoro, quindi cominciate ad aggiungere via via il brodo, mescolando frequentemente, fino a portare a cottura il riso (circa 20 minuti).
  4. Fate in modo che il riso non risulti troppo asciutto, ma all’onda, come un buon risotto deve essere.
  5. Spegnete il fuoco, e mantecate con abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato.
  6. Servite ben caldo.

risotto al pomodoro finale

Granola bars (ovvero come ti affronto settembre)

Quando si dice che a settembre si ricomincia tutto, si pensa che piano piano si riprendano le normali attività quotidiane. Prima il lavoro, poi le scuole, così da arrivare nel giro di un paio di settimane a pieno regime con la routine usuale, magari con un po’ di musica soft di sottofondo e il canto degli uccellini.

Questa è la rosea immaginazione: settembre come una spintarella, un gentile “su, dai, riprendiamo la normalità”.

La realtà è che settembre è arrivato delicato e soave come un calcio nelle gengive: neanche il tempo di aprire la porta di scuola ed ero già in ritardo clamoroso sul progetto di tesi, il lavoro sembra un animale feroce che aspetta il momento di debolezza per sbranarti (e io, nel dubbio, mi fingo morta) e non so bene a chi possa chiedere l’aggiunta di un giorno alla settimana (battezzato il disperadì) per riuscire a portare avanti tutti quei meravigliosi progetti connessi al Salone del Gusto a cui ho aderito taaaanto tempo fa con taaaaaanto entusiasmo, e che vedrete ormai prestissimo (sempre che non-si-sa-chi accetti la mia richiesta per l’introduzione del disperadì).

Così, come si suol dire, a mali estremi estremi rimedi! Quindi ho preso una ciotola, miele e gocce di cioccolato (per il conforto), fiocchi d’avena, mirtilli rossi e uvetta (per la morbidezza), ho aperto la dispensa ancora stipata degli ottimi prodotti BIO Nuova Terra, ho tostato del miglio finché non ho sentito il profumo delle nocciole (faccio pure i trucchi magici, in questo settembre) e poi ho aggiunto tutti quei semi croccantini che fanno tanto bene, come sesamo, lino, papavero e zucca. Une bella mescolata e via, la teglia in forno per il tempo di un caffè (dai, facciamo due).. due colpi di coltello et voilà..

.. granola bars per tutti!

Granola bars, bites and chunk collage

E se non tutte le granola bars rimangono belle compatte? Se qualche pezzetto si stacca? Se mi vengono piccine? Si trasformano in granola bites, in granola chunk e se proprio proprio buttasse male anche granola powder (che tanto in inglese fa comunque figo, e non impegna).. qui non ci si scompone certo per così poco, vero o no?!

Anche perché, son buoni tanto quanto.. e sono il modo perfetto per iniziare la giornata, uno spuntino comodo da portare con sé, ma anche uno snack da divano, magari davanti ad un film.

Granola bites

GRANOLA BARS – DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE 

Granola bar, bites and chunk

50 e non sentirle! Il giubileo dell’MTC

Correva l’anno 2010 quando il mondo smise di chiedersi “è nato prima l’uovo o la gallina?“. Sì, perché a settembre di 5 anni fa dall’uovo (fritto) nacque qualcosa di ben più importante e inaspettato, il ciclone Mtchallenge.

È passato un lustro, e siamo arrivati alla sfida n. 50: la prima fu la tortilla di patate, e ora siamo in spasmodica attesa di conoscere la cinquantesima, quella del Giubileo.

Sì, perché in un periodo in cui “il logorio della vita moderna” ci porta a festeggiare traguardi di sempre minor longevità, 50 sfide, 5 anni di post ormai quotidiani, la costituzione della community più longeva del web, la forza di un gioco che si rinnova sfida dopo sfida, la credibilità guadagnata a suon di post accurati, di ricette comprovate, di approfondimenti tecnici e storici… eccome se va festeggiato!

E così, siccome nell’MTC di normale (e di serioso) c’è ben poco, si proclama un Giubileo lungo un anno, costellato non solo di sfide, ma di sorprese, eventi imperdibili, ricchi premi e cotillons, e di un festeggiamento che non sarà solo all’insegna del cibo (che è il denominatore che ci unisce) ma delle persone, che sono la vera forza di una community composta di individui di tutte le età, le provenienze, le estrazioni sociali, le professioni.

Sarà un anno intenso per chi, come me, vive le cose anche nel “dietro le quinte”, in quella Redazione di cui faccio parte ormai da un anno (SOLO un anno? GIÀ un anno? Pare che l’MTC abbia anche il potere di dilatare e restringere il tempo a suo piacimento) e che mi ha letteralmente cambiato la vita, riempiendo gli spazi vuoti (e pure quelli pieni) con programmazioni, innumerevoli ricette, e-mail ed infinite conversazioni virtuali e non con persone che ormai fanno parte della mia quotidianità, anche se sono sparse per l’Italia e per il mondo.

Il vero problema è che l’MTC è come una droga: inizi pensando “ma sì, che sarà mai?! Smetto quando voglio” e poi ti ritrovi ad aspettare l’uscita della nuova sfida come il pensionato fuori dall’ufficio postale, a cercare di procurarti la polvere di zenzero verde della Papuasia perché senza quell’ingrediente la tua ricetta per la sfida non ha senso di esistere e a sperare ogni dannata volta di non vincere l’MTC, perché quello del vincitore è un duro lavoro, ma è anche meraviglioso (ed è per quello che una parte di te, alla fine, ogni dannata volta spera di vincere l’MTC). Insomma, l’MTC crea dipendenza, ti svuota il conto in banca e ti crea un disturbo bipolare della personalità, eppure siamo tutti  pazzi e pure felici di esserlo.

Coccarda2

La mia avventura in MTC è iniziata a gennaio 2013, con i pici della Patty, e non è un caso che sia stata proprio lei la molla a convincermi ad entrare in sfida. Da lì ho firmato la mia condanna, partecipando a quasi tutte le sfide (ne ho saltate solo due, quella sulla taieddhra e quella sull’uovo alla Benedict ) e ogni volta impegnandomi per creare una ricetta che mi soddisfacesse, che esprimesse appieno me e la mia terra e, devo dire che, anche quando si è messo in mezzo qualche intoppo, sono sempre stata soddisfatta di me e del risultato ottenuto, qualche volta arrivando persino a sfiorare la vittoria.

Questa è una carrellata del mio percorso targato MTC (e cliccando sulle immagini andrete alle relative ricette), ma è solo l’inizio.. e sì, è decisamente una minaccia!

 

Pici al sugo di fegatini blog
MTC n. 26I pici – pici al ragù di fegatini

Red Velvet Cake blog
MTC n. 27 – La Red Velvet gluten free

Fideua blog
MTC n. 28 – La fideuà

Chili intero blog
MTC n. 29 – Il chili con carne

Caesar salad blog
MTC n. 31La Caesar Salad

Raviole del plin blog
MTC n. 32 – Le raviole del plin – ripiene di seirass, condite con burro e nocciole

Castagnaccio blog
MTC n. 34 – Le castagne – il castagnaccio piemontese

Zuppa di lenticchie e castagne copertina blog
MTC n. 34 – Le castagne – zuppa di lenticchie e castagne
 

Fricandò copertina blog
MTC n. 35 – Lo spezzatino – fricandò

Strudel - Gubana collage blog
MTC n. 36 – Lo strudella gubana sbagliata
 

Strucolo copertina blog
MTC n. 36 – Lo strudel – strucolo pugliese

Soufflé MTC blog
MTC n. 37 – Il soufflé – alla mozzarella di bufala

Trippa finale blog
MTC n. 38- Il quinto quarto – la trippa tosco-romana

Babà copertina blog
MTC n. 39 – Il babà – al bonet
 

Piadina piemunteisa copertina blog
MTC n. 40 – La piadina – piemontese e Torino/Reggio Calabria

Sformato copertina blog
MTC n. 41 – Il riso – sformatini di riso che ammiccano alla tartrà

Sushi copertina blog
MTC n. 41 – Il riso – sushi Me Piemont

Lasagne finale blog
MTC n. 42 – Le lasagne – con verza, raschera, castagne e salsiccia

Muffin copertina blog
MTC n. 43 – I muffins – alla tarte tatin

Muffin al pastis copertina blog
MTC n. 43 – I muffins – al pastis

Canederli
MTC n. 44 – I canederli – al salame cotto e toma su letto di lenticchie

Baci interno 2
MTC n. 45 – I baci – al salame di cioccolato

Copertina
MTC n. 46 – La pasta brisèe di Michel Roux torta salata alle cipolle ripiene di bèchamel e Murazzano

Torta moderna alla creme brulee
MTC n. 47 – Il pan di Spagna – torta moderna alla crème brulèe

Paccheri collage
MTC n. 48 – La pasta al pomodoro – pasta alla (a)Norma(le)

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MTC n. 49 – American Burger – tre hamburger piemontesi

Bara Brith per lo Starbooks

Mai sentito nominare il bara brith? Curiosi di scoprire cosa sia?!

Allora seguitemi in trasferta sulle pagine dello Starbooks, dove sono una delle tre redoner del mese, cui tocca il compito di provare le ricette e recensire il libro Mary Berry’s Baking Bible.

Su, su, tutti con me in Galles, a scoprire il bara brith!

Bara Brith

All I want for Christmas is you

Ci sono tante cose che in un secondo possono cambiare la tua vita: un lavoro nuovo, un amore inaspettato, cambiare città, l’arrivo di un figlio.

Ovvio, penserete.

Ma anche avere un cane vi cambierà la vita.

Un anno fa oggi Olivia non era ancora entrata nella mia vita: la stavo aspettando, trepidante, pensando a quanto sarebbe stato bello abbracciarla e spupazzarla tutta. Poi è arrivata lei in carne ossa e pelo, bella, bianca, sempre in movimento, con quel suo musetto furbo e quel corpicino massiccio, corto e tutto muscoli.

E non ha cambiato la mia vita, l’ha rivoluzionata.

Da allora non ho più un calzino sano, non ho un solo vestito che non sia coperto (più o meno) di peli bianchi, la mia casa è tappezzata di ossi/pallette/biscotti ed è sempre mediamente in disordine (non solo a causa sua, ma diciamo che anche lei fa la sua parte), ogni mattina il primo pensiero è quello della sua passeggiatina e il secondo la sua pappa (dopo il mio caffè, beninteso).

Ci sono voluti mesi prima che capisse il vero scopo della passeggiatina (e nel mentre ho vissuto con il mocio sempre in mano), è testona e dura di comprendonio (non è che abbia introiettato molto il principio per cui “io ho il mio letto, tu la tua cuccia”) e mi ha fatto disperare e preoccupare, anche mangiando ciò che non doveva.

Ma è la canola (come la chiamo io) più dolce e coccolona del mondo, ogni ritorno a casa rende questo luogo degno del suo nome, mi fa ridere con le sue pazzie e i suoi versi strampalati, e la semplice verità è che oggi non saprei più fare a meno di lei.

Olivia relax blog

Per tutto quello che ho scritto finora, in cui so che i padroni di cani si riconosceranno, in tutto o in parte, e per altri milioni di motivi, più o meno personali, a 13 giorni dal Natale mi sento di fare un appello dal profondo del cuore: un cane non è un oggetto da regalare per far felice qualcuno, quindi pensateci non una, ma un milione di volte, prima di prenderne uno. Pensate che dovrete portarlo a spasso con -8°C alle 6 del mattino, che probabilmente mangerà calzini/mutande/ciabatte/divani/sedie, che la vostra casa non sarà più come prima (nel bene e nel male), e pensate che sarà così (auspicabilmente) per almeno 14-15 anni.

Ma allo stesso tempo un cane è uno dei regali più belli che potrete fare a voi stessi, il giorno che sarete pronti ad accoglierlo, perché vi regalerete un compagno di vita fedele, comprensivo e affettuoso, e il pensiero di poterlo perdere, prima o poi, fosse pure fra 14 o 15 anni, vi farà male quanto l’idea di perdere un parente o un amico, poiché è quello che diventerà per voi.

E, mi permetto di aggiungere, il giorno che lo vorrete nella vostra vita, lasciate stare allevamenti, razze e pedigree, andate al canile, o guardate uno dei tanti appelli che affollano la rete o le bacheche delle vostre città. I cani sono esseri viventi, e come tali non si comprano, si adottano.

Se quel giorno di un anno fa qualcuno non fosse entrato in quel bar e non si fosse innamorato di quel musino bianco e furbetto su quel manifestino, oggi la mia vita sarebbe diversa, infinitamente più vuota e più triste. Che poi la vita me l’abbia cambiata anche quel qualcuno, è tutta un’altra storia.

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