“Cosa resterà di questi anni ’80?” – Cocktail di gamberetti per il #GFFD

Anni come giorni son volati via, brevi fotogrammi, un treno in galleria, è un effetto serra che scioglie la felicità… Delle nostre voglie, dei nostri jeans, cosa resterà? […] Cosa resterà di questi anni ’80?

Tutti insieme, su con le mani!

No, non sono impazzita (so che avete dei dubbi, ma fidatevi), è solo il mio modo musicale “da venerdì” di dirvi che la ricetta che vi presento oggi rappresenta un tuffo nel passato, nei gloriosi anni ’80. Su, ammettiamolo che gli antipasti ricchi di maionese, così come i primi piatti con panne e affini (pennette panna e vodka su tutti), fanno un po’ menù anni ’80, con quella simil-eleganza in realtà un po’ cafona, fatta di salsa rosa industriale e gamberetti surgelati.

Ma, devo ammetterlo, il cocktail di gamberi a me  piace, è un po’ quel guilty pleasure che non ammetti apertamente, ma che ami di nascosto, in sordina. Se poi hai spesso a che fare con un drogato di maionese (ogni riferimento è puramente casuale), alla fine ci prendi persino gusto a concedertelo ogni tanto (con la scusa di farlo felice).

E così, ecco qui la mia proposta anni ’80 di cocktail di gamberetti in salsa rosa, fatto però con tutti i crismi: maionese fatta in casa (anche se in 30 secondi), un buon ketchup (o salsa rubra), un paio di cucchiaini di brandy e dei bei gamberetti (di allevamento, non mi dimentico certo degli insegnamenti di  ConsuMare giusto) sgusciati e sbollentati.

Aggiungiamo al quadretto un gambo di sedano e un vermouth con fetta di arancia, e l’aperitivo del venerdì è assicurato!

Cocktail di gamberetti blog

Cocktail di gamberetti finale blog

Con questa ricetta partecipo al Gluten Free (fri)Day

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Semolini fritti con cuore di formaggio per la Swiss Cheese Parade

Così come mi piacciono le cene a tema, non posso che adorare i contest a tema, in cui ci si confronta e ci si sfida su un terreno comune, dando origine ad una moltitudine di ricette diverse.

Quindi, quando ho visto il secondo contest indetto dai Formaggi Svizzeri in collaborazione con Tery di Peperoni e Patate non ho potuto tirarmi indietro, soprattutto quando ho visto il tema del contest, cioè l’idea di creare una virtuale Swiss Cheese Parade, una parata di ricette di cibo da strada a base di Sbrinz e di Gruyère.

Quando mi si dà un tema, è inevitabile, cerco sempre di giocare in casa, di cercare una soluzione che si avvicini al mio territorio. Io amo il mio Piemonte e la sua meravigliosa cucina, ma ammetto che in quanto a cibo da strada non siamo proprio all’avanguardia. Oh, sarà che qui fa freddo e non è che possiamo mica star lì a mangiar per strada e a congelarci le dita, vi pare? [Però, sappiatelo, se a gennaio vedete a Torino qualcuno che con una certa disinvoltura lecca un cono gelato, avrete trovato un torinese (anche adottivo, ma pur sempre torinese)]

Però volevo assolutamente mettere in campo qualcosa del mio Piemonte, e così ho pensato ad uno dei grandissimi classici della mia regione, al fritto misto di carne e verdure (mai provato?! Dovete rimediare!), e in special modo alla parte dolce del fritto misto, che comprende mele, amaretti, pavesini e, soprattutto, semolini fritti.

Ecco, i semolini dolci fritti sono un’esperienza quasi mistica: una semplicità incredibile per una bontà oltre ogni misura. Così sono partita da lì e ho cambiato, anzitutto il dolce col salato (e ci ho pure fatto la rima). Ma, a pensarci bene un semolino salato è uno gnocco alla romana, se messo in teglia con burro e Parmigiano.. ma  io non l’ho messo in teglia, e non ci ho messo nè burro nè Parmigiano.

Insomma, ho preso un semolino dolce, ci ho tolto lo zucchero e messo il sale e ho ottenuto uno gnocco alla romana, a cui ho tolto burro e Parmigiano per metterci Sbrinz grattugiato e un cuore di Gruyère, per poi impanarlo e friggerlo come un semolino dolce piemontese…

Forse ho una crisi d’identità, ma è uno gnocco svizzero-piemontese o un semolino romano fritto in Svizzera?

La crisi d’identità c’è, ma qualsiasi sia il suo nome, vi assicuro che è di una semplicità disarmante e di una bontà inenarrabile. Ah, giusto, è pure sfizioso, perfetto per un aperitivo o per essere mangiato, rigorosamente con le mani, in mezzo alla via.. se non fa troppo freddo.

Semolini fritti per Swiss Parade collage blog

Semolini fritti blog

Con questa ricetta partecipo al contest Swiss Cheese Parade

Swiss Cheese Parade

Maionese fatta in casa in 30 secondi… accettate la sfida?

Lo so, non pubblico mai di domenica, ma mai dire mai.

Questo sarà un post velocissimo, “stupidissimo“, ma di un’utilità immensa.. e, come se non bastasse, la ricetta è facilissima e il risultato eccellente (ok, troppi superlativi in una frase, ma concedetemelo).

Giorni fa ho letto questo post sul blog Trattoria da Martina, su come fare la maionese in 30 secondi netti, e non ho resistito. Alla prima occasione utile mi sono armata di frullatore ad immersione (necessario per la ricetta) e ho dovuto provarla, perché la sfida era irresistibile. Così oggi mi sono sfidata, mi sono cronometrata e, devo dirlo, non è vero che ci vanno 30 secondi… ne bastano anche 20.

Insomma, a patto che seguiate le (semplicissime) indicazioni, la ricetta è assolutamente geniale, e in pochissimo tempo avrete una maionese fatta in casa, bella soda come piace a me e perfetta per qualsiasi utilizzo.

Seriamente, ci ho messo mooooolto di più  a scattare la foto che a fare la maionese, provare per credere.

Sì, il guanto di sfida è lanciato!

Ps. Qui invece trovate le indicazioni di Serena per un’ottima maionese con ingredienti rigorosamente a temperatura ambiente. Ad ognuno il suo!

 

Mayonnaise blog

Come rivoluzionare la tradizione romanesca: muffins cacio e pepe

Della tradizione romanesca questo è l’abbinamento che amo in assoluto di più… già il Pecorino, così, in purezza, è una mia debolezza (più in generale ho un debole per i formaggi, e per me vige la regola del “più puzzano e più son buoni“.. non so se abbia già un inventore, altrimenti potremmo tranquillamente chiamarlo “teorema di Robert“… no, non ho cambiato sesso, è “solo” il mio pesante cognome), nel senso che nessuno dovrà mai, mai e poi mai lasciarmi da sola con una forma di formaggio, poiché non risponderei delle mie azioni!

E fino a qui abbiamo parlato dei formaggi in generale… ma quelli di pecora e di capra, direte voi?! Venghino a me anche loro, che qui troveranno sempre una porta aperta! Adoro questi formaggi, che siano freschi o stagionati, per la loro intensità di gusto, e sono anche migliori per chi avesse problemi di colesterolo, ovviamente sempre senza esagerare… e qui casca l’asino! Come si fa abbandonare a sè stesso un povero formaggio?! È crudeltà!

E tra tutti i formaggi di pecora e capra, come non amare in modo particolare il Pecorino, un vanto italiano, che accomuna, nelle loro diversità, almeno Lazio, Basilicata, Toscana, Sardegna, Sicilia, Campania, Abruzzo, Umbria (che ricordi del pecorino umbro… ah, che ricordi!) e Marche?! Il Pecorino, che io preferisco ben stagionato, è in assoluto uno dei formaggi che prediligo, per il suo gusto forte, la sua innata freschezza, il suo giusto apporto di sale, la sua consistenza, la sua fragranza…

Pecorino mio, ti amo, c’è poco da fare!

Quindi, per dimostrare al Pecorino tutto il mio amore e il profondo rispetto che nutro per il suo matrimonio con il pepe (due begli spaghetti cacio e pepe, ve li siete mai gustati?! Che bontà!), ho deciso di fare una pazzia, cambiare le carte in tavola e giocare con questo abbinamento in una preparazione che di italiano ha poco o nulla, quella dei muffins!

E il risultato è un morbido e profumatissimo spuntino o, per i più golosi, un “panino” da guarnire, adattisimo per aperitivi o antipasti sfiziosi, che racchiude in sè la tradizione romanesca (omaggiata dall’utilizzo del Pecorino Romano e dall’abbinamento con il pepe) e un tocco di innovazione.. questo piccolo concentrato di sapori vi conquisterà?

Pecorino mio, io ti amo anche così… e voi?!

Ode all’amicizia: Sua Maestà il Babà  Rustico

Foto scattata da Siamo Donne

Ho deciso fin dal primo momento che il babà rustico dovesse essere la prima ricetta a comparire su questi schermi, perché per me rappresenta davvero un’ode all’amicizia (per parafrasare alcuni componimenti di un poeta che adoro, Pablo Neruda).

È un’ode all’amicizia, perché un babà  rustico non si può mangiare da soli (anche se ho le prove che in 3-4 ce la si fa, se si è dotati di una particolare dedizione, definita dai saggi “maialaggine”), perché il suo gusto migliora (È possibile?!) quando viene tagliato a fette e condiviso con le persone che si amano (e che, così, condividono anche un po’ del suo lieve apporto calorico), perché una ricetta che fa felici tutti, che non può non piacere (a meno che non si abbia qualcosa contro qualcuno degli ingredienti), perché affondare i denti nella sua morbida pienezza mette in pace con il mondo che ci circonda.

Quanta responsabilità  data ad un povero babà !

Siate lieti di sapere che per oggi ho quasi finito i perché, di cui sono stata già  assai generosa, ma ne manca ancora qualcuno… questa ricetta é un’ode all’amicizia, perché la ricetta stessa viene da un’amica, perché la prima volta ho condiviso questa libidine (e la colpa di non avergli fatto vedere il tramonto) con due grandi amiche e perché ho voluto condividerla con tutti gli amici che hanno festeggiato insieme a me un grande traguardo, con un’altrettanto grande magnata, proprio come piace a me.

È giunta l’ora di rompere gli indugi e lasciarvi con questa grande (in ogni senso) ricetta.

BABÀ RUSTICO – DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

Qui potete vedermi all’opera con la realizzazione del babà rustico, in una registrazione effettuata nello studio de “La cucina di Siamo Donne” insieme alla cuoca Marina.

Ho parlato di odi e di Neruda: lascio quindi, per chi vorrà  godersela, “Ode al giorno felice“, una delle sue più belle odi.

Babà  e poesia… che si può volere di più?!

“Ode al giorno felice” – Pablo Neruda

Questa volta lasciatemi

essere felice.

Non è successo nulla a nessuno,

non sono in alcuna parte,

accade solamente

che son felice

in tutte le parti

del cuore, camminando,

dormendo o scrivendo.

Che ci posso fare? Sono

felice,

e sono più innumerevole

dell’erba

nelle praterie,

sento la pelle come un albero rugoso

e sotto l’acqua,

sopra gli uccelli,

il mare come un anello

alla mia cintura,

fatta di pane e di pietra la terra,

l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia

sei sabbia,

tu canti e sei canto,

il mondo

oggi è la mia anima:

canto e sabbia,

il mondo

è oggi la tua bocca:

lasciatemi

sulla tua bocca e nella sabbia

esser felice,

esser felice perché sì, perché respiro

e perché tu respiri,

esser felice perché tocco

il tuo ginocchio

ed è come se toccassi

la pelle azzurra del cielo

e la sua freschezza.

Oggi lasciate

me solo

esser felice,

con tutti o senza tutti,

esser felice

con l’erba

e con la sabbia,

esser felice,

con l’aria e la terra,

esser felice,

con te, con la tua bocca,

esser felice.