10 cose che devi sapere del Salento.. e la ricetta per il pasticciotto

Che avessi voglia di vacanze non era sufficientemente chiaro dal mio ultimo post? Non temete, repetita iuvant! E se prima era voglia di vacanza e basta, ora è voglia di mare (dal quale manco da troppo tempo, complici le scorse vacanze verso nord). Pertanto, mi sono messa a sfogliare (virtualmente, perché non so voi, ma io non stampo più le foto delle vacanze da quando avevo ancora il Nokia 3310) vecchie, vecchissime foto di un viaggio in Salento (ancora con l’ex, che è stato debitamente espunto dalle foto all’epoca della sua scomparsa, come è d’uopo ad ogni damnatio memoriae che si rispetti) affrontato con un treno Torino-Lecce, qualche corriera, una tenda e uno zaino in spalla.

Fra un mugolio e l’altro di nostalgia, ho stilato una lista di 10 cose da sapere assolutamente prima di andare in Salento. E, se avrete la pazienza di andare fino in fondo, a coronamento troverete la ricetta del pasticciotto, un dolcino di pasta frolla (a base di strutto), crema e amarene che non potrete non trovare in Salento e che, soprattutto, non potrete non mangiare a bancali.

 

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Torta a Surriento – Il cheesecake della Costiera

Solitamente  quando partecipo all’MTC, tendo a mettere in ogni ricetta qualcosa del mio Piemonte, semplicemente perché così riesco a raccontare qualcosa di me.

Questa volta, però, è diverso

Nella sfida dedicata al cheesecake lanciata da Fabio ed Annalù di Assaggi di Viaggio ho deciso di non parlare di me attraverso una ricetta, ma di parlare di loro. E, viste le magie di cui Annalù è capace in pasticceria (non che sul salato ci siano mancanze, eh!), il mio cheesecake non poteva che essere un dolce.

Doveva essere un dolce in grado di parlare di loro due e volevo che avesse il profumo di Napoli. La mia idea, nata su un pezzo di carta sognando di tornare proprio in quella Napoli che ho visto ormai tanti (troppi) anni fa, è stata quella di usare come elemento essenziale il limone. Ecco quindi l’utilizzo del limoncello preparato da me questo inverno (sognando però la crema di limoncello di Annalù – inserire qui pausa sospiro) e delle scorze di limone candite preparate per l’occasione. Non so nel resto d’Italia, ma io a Torino non le ho mai viste in commercio, quindi ho deciso di farle da me: si impiegano 5 giorni (e richiedono un impegno minimo), ma sarete ampiamente ripagati dell’attesa, perché sono una cosa talmente buona che a parole non si spiega. Certo, requisito essenziale è avere dei bei limoni biologici, ma io avevo giusto quelli del nuovissimo albero comprato dai miei, che al massimo può essere stato annaffiato da una pisciatina del vetusto cane di famiglia!

Non mi bastava solo un limone, però… così ho deciso di unire in matrimonio due dolci che nel mio immaginario rappresentano appieno la Campania: la delizia al limone e la caprese bianca di Sal De Riso. Così, mentre le mandorle della caprese sono finite nella base del cheesecake, il suo cioccolato bianco e le scorzette di limone sono andate nella farcia, a sposarsi con il limoncello che solitamente bagna la delizia al limone. L’unica concessione al mio Piemonte è stato inserire la ricotta di capra invece di quella di pecora, che solitamente va per la maggiore nei dolci del Sud Italia.

Il matrimonio di questi elementi è risultato perfetto: un cheesecake bilanciato nei sapori (confermo che anche l’amore fra mandorla e limone continua), non troppo dolce e dove il limone riesce a sgrassare perfettamente la bocca dal formaggio. Insomma, proprio un bel matrimonio.. come quello di Fabio e Annalù!

Un’ultima nota: grazie ai trucchi insegnati da Annalù sulla cottura del cheesecake a bagno maria ho ottenuto una consistenza cremosa perfetta, avvolgente, che pare quella di una mousse. Se non avete mai provato.. utilizzate questa cottura al prossimo cheesecake, perché è meravigliosa.

Last but not least.. non poteva mancare un piccolo regalo per Sua Maestà dello Humor: Fabio, TorTa a Surriento è tutto per te (con tanto di colonna sonora).

Cheesecake della Costiera collage

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERECheesecake della Costiera finale

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 57

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Una rondine non fa primavera .. ma una crostata crema e fragole sì!

Mai come quest’anno ho sentito l’arrivo della primavera.

E non solo perché la bella stagione 2016 è partita con un bastimento carico di graminacee (alle quali sono ovviamente allergica.. a quello e all’assenzio selvatico, che pare si trovi solo in Piemonte e aree limitrofe – quando si dice la fortuna) o perché il cambio di ora e di stagione mi ha conferito la prontezza mentale di un bradipo con la labirintite (da quando ho visto su Facebook questo video ho invidiato la agilità del panda per settimane.. ho detto tutto)!

Quest’anno la primavera è arrivata bella come il sole e mi ha subito messo voglia di maniche corte, di occhiali da sole, di passeggiate, di gonne corte e .. di fragole!

Ebbene sì, proprio nell’anno dell’inverno inesistente (altro che “the winter is coming” – cit.), quando i miei informatori mi parlavano di fragole già ottime a gennaio/febbraio, a me la primavera ha portato voglia di fragole. Una di quelle voglie per cui ogni volta che passo dal mercato devo (DEVO) comprarne almeno mezzo chilo, per mangiarle in qualsiasi momento.

A merenda con lo yogurt greco? Fatto!
Dopo cena al naturale, come fossero patatine? Fatto!
A colazione rubandone un paio dal frigo (che poi rubarle a chi? Sono tutte mie! Tutte M-I-E)? Fatto!
Come dessert, insieme ad una cazzuolata di panna montata? Fatto!

All’appello mancava solo la ciliegina sulla torta, la crostata crema pasticciera e fragole, che è uno dei dolci più semplici e più deliziosi a cui io riesca a pensare: basta un guscio di frolla fatta con il burro buono, una crema pasticcera vellutata e profumata al limone, e poi una vagonata di fragole a creare il solo labirinto in cui ora vorrei perdermi. Infine.. dimenticate quelle orride gelatine in bustina: un paio di cucchiai di gelatina di albicocche (ma va benissimo anche una confettura a purea, purché chiara e senza pezzi) scaldata con un goccio di acqua per lucidare e per conservare la freschezza delle fragole.

Il risultato: perfezione pura.

Se una rondine non primavera, ma una crostata crema e fragole decisamente sì!

Crostata crema e fragola particolare

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Crostata crema e fragole finale

Torta ricotta e pere di Sal de Riso.. e 5 anni di Alterkitchen!

5 anni.

Quando ho aperto questo blog mi ero appena laureata in storia dell’arte, vivevo a casa con i miei e avevo una relazione da 7 anni. Non ricordo cosa pensavo che avrei fatto della mia vita: di sicuro non il dottorato che mi avevano proposto, forse nulla che avesse a che fare con i miei studi, ma di sicura c’era solo la spinta ad aprire questo spazio dedicato alla cucina, una decisione impulsiva (come il nome che scelsi di dargli) che non avrei mai immaginato avrebbe condizionato così tanto la mia vita.

Nel mezzo, infatti, ci sono stati per la maggior parte lavori in cucina: in nidi e materne (dove ancora bazzico), ma anche in locali di varia natura e in ristoranti di buona fama. Ho frequentato un corso professionale di pasticceria e, grazie al blog e alle persone che ha portato nella mia vita, la passione per la cucina e la sua storia sono cresciute ancora, e crescono ogni giorno di più.

5 anni dopo la mia vita è completamente diversa da quella che avevo quando ho aperto questo blog: grazie ad Alterkitchen mi sono innamorata della comunicazione, ho cambiato i miei obiettivi professionali e sono tornata sui banchi di scuola, per un master che mi sta facendo imparare cose totalmente nuove di me e del mondo. La relazione di allora non è arrivata all’ottavo anno, non abito più con i miei genitori da 3 anni (già?!) e ho guadagnato ben due “coinquilini”, un bipede e una quadrupede che, fortuna vuole, mi hanno rivoluzionato la vita… in meglio.

Insomma, 5 anni intensi, pieni, travolgenti e rivoluzionanti, ricchi e straordinari. Non solo per merito di Alterkitchen, ma anche grazie a lui, che assorbe ormai una bella fetta del mio tempo e delle mie energie. Così, per recuperare le forze, quale occasione migliore per concedersi una fetta di torta che mi affascinava da tempo, la ricotta e pere di Sal de Riso?! È stato l’istinto a guidarmi e, ancora una volta, non ha fallito: è una delle torte migliori che abbia preparato e mangiato degli ultimi tempi, dai gusti semplici e rustici come piacciono a me, ma allo stesso tempo elegante al palato e di bella presenza. Sicuramente diventerà un classico da preparare per le feste, in casa mia.

Buon compleanno, Alterkitchen!

Torta ricotta e pere

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Torta ricotta e pere finale

When life gives you lemons – Light lemon curd

When life gives you lemon… make a lemonade” è uno dei miei detti preferiti in lingua inglese, capace di racchiudere in una sola breve frase lo spirito pragmatico tipico anglo-sassone.

La vita ti dà limoni? E tu fai una limonata!

Un semplice invito a fare del nostro meglio sfruttando quello che la vita ci offre, trasformando ogni esperienza in un’opportunità. E ancora, cogliendo la sfumatura positiva in tutto ciò che ci accade non potremo che risultare vincenti,  a prescindere dall’esito finale delle nostre azioni.

Così, la prossima volta che la vita vi offrirà limoni,  voi non solo penserete a farvi una limonata,  ma sarete così positivi da fare un bel lemon curd, e pure leggero (cioè senza quella carriolata di burro che normalmente richiederebbe il classico lemon curd britannico).

La ricetta infallibile e “a prova di scemo” è della Van Pelt, la mia Old fashioned lady preferita, che mi ha ha dato l’idea del secolo per un regalo last minute (pronto in 15 minuti, più il tempo di raffreddamento), che il destinatario potrà mangiare direttamente dal vasetto o potrà utilizzare per farcire biscotti o tarte, magari come questa, da finire con un po’ di meringa italiana da passare al cannello (così, perché è Natale e siamo tutti più buoni).

Lemon curd

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Lemon curd finale

Il torrone che voleva essere un duro – Torrone alle nocciole per l’Italia nel Piatto

Eccoci tornati all’appuntamento mensile con L’Italia nel piatto, questa volta dedicato ai piatti natalizi.

Durante le Feste, si sa, il cibo la fa da padrone, e sulla tavola piemontese natalizia non mancano i grandi classici della tradizione: come antipasti vitello tonnato ed insalata russa, gli agnolotti (quelli di arrosto, ma anche quelli di asino, tradizionalissimi anch’essi), gli arrosti e via discorrendo.

Ma, lo sappiamo bene tutti noi e i nostri girovita, a Natale la sola cosa che non manca davvero mai in tavola sono i dolci, dai più classici e trasversali panettoni e pandori ai dolci che caratterizzano ogni regione. Solo a me sotto Natale piace fare il giro d’Italia in 21 dolci, passando senza soluzione di continuità da struffoli a cartellate, dalla gubana al pandolce, dal panforte ai ricciarelli? Lo faccio solo per la scienza, sia chiaro, con immenso spirito di sacrificio.

In Piemonte il re dei dolci natalizi regionali è senza dubbio il torrone: quello tradizionale è ovviamente a base di nocciole, e può essere tenero o friabile. Per me (e credo per molti miei conterranei) il vero torrone, quello con cui siamo cresciuti e sul quale abbiamo perso otturazioni e capacità mandibolari, è quello prodotto dalla Sebaste, protagonista indiscusso di ogni banchetto di dolciumi che trovate per strada sotto le Feste. Ormai esistono moltissime altre valide aziende piemontesi di origine più o meno recente che le contendono il primato di torrone più amato dai piemontesi, ma sono certa che se chiedete in giro per la regione, il torrone del gallo Sebaste abbia ancora moltissimi estimatori.

Io, ovviamente, da buona bastian cuntrari, non amo molto il torrone: se dipendesse da me potrebbe rimanere intonso fino a gennaio (e oltre), salvo poi essere recuperato in un bel semifreddo. Ma mia mamma lo adora, e io sono anni che provo ricette su ricette sperando di ottenere il risultato perfetto per poterglielo regalare a Natale, ma ci sono ancora riuscita. In questo caso sono partita seguendo la ricetta di La pasticceria di Chico (che ha anche un bel video passo passo) con lo scopo di ottenere un torrone friabile (cioè duro), e invece mi sono ritrovata con un torrone morbido, ma che più morbido non si può… sarà stato un duro dal cuore tenero!

Scherzi a parte, non so cosa possa essere andato storto rispetto al procedimento originale, che ho seguito alla lettera e facendo molta attenzione alla cottura del miele e alla temperatura dello zucchero, ma posso solo dirvi che il risultato a livello di sapore è eccezionale, assolutamente corrispondente al gusto di un torrone coi fiocchi. Per quanto riguarda la consistenza, invece, io lo definirei un torrone di Schrödinger: se il gatto di Schrödinger può essere vivo e morto insieme, questo torrone può essere morbido e friabile insieme, non potete sapere quale dei due sarà finché non lo proverete.

L’unica certezza è che le vostre papille gustative non rimarranno deluse.

Torrone collage

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Torrone finale

Piemonte - Italia nel piatto

Ed ecco i miei compagni di avventura

Liguria – Ravioli di pesce

Lombardia – Bignolata mantovana

Trentino Alto Adige – Weihnachtliches Früchtebrot

Veneto – Biscottini di Natale

Friuli Venezia Giulia – Buaidnik 

Emilia-Romagna – Tortellini alla bolognese

Toscana – Cavallucci e berriquocoli di Siena

Umbria –  Pinoccate

Marche – I cavallucci di Apiro 

Abruzzo – Celli Pieni  

Lazio – Ceciaroli

Campania –  Scialatielli bucati con i purptiell affugat

Basilicata – Crispi lucani

Calabria – Pitta mpigliata o pitta nchiusa

Puglia – Sannacchiùdere

Sicilia: non partecipa

Sardegna – Pan’e Saba