Un ritorno dolce.. ma non troppo! Guinness chocolate cake

Io: “Ciao, sono Giulia e non scrivo un post sul mio blog dall’anno scorso”

Tutti in coro: “Ciao, Giulia”

Ecco, questa sarebbe la mia presentazione se esistesse la “pessime foodblogger anonime“.

Insomma, è da Natale 2016 che manco su queste pagine, da ancor prima manca una bella ricetta, quindi non posso che tentare di farmi perdonare utilizzando il metodo più vecchio del mondo (no, non QUELLO), cioè offrirvi un bel dolce, uno di quelli che piacciono a me: non troppo dolce, bello umido, deciso nel gusto, con quel “non-so-che” che faticherete a riconoscere in una torta.

Beh, quel qualcosa è birra, una stout per l’esattezza. Quei 400ml di Guinness che sono lì, ma che si nascondono in maniera perfetta fra il cacao amaro, il burro (tanto, oh yeah) e lo zucchero di canna.

Ah, ovviamente i restanti 100ml della lattina di Guinness che si trova più frequentemente in Italia VANNO BEVUTI durante la preparazione della torta, è una regola non scritta!

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GUINNESS CHOCOLATE CAKE -> you can download the English recipe (downloadable PDF) by clicking here

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Una zuppa d’altri tempi – L’antica cisrà di Dogliani per l’#MTC53

Sento di essere in ritardo.

In ritardo sulla vita, in ritardo nel fare tutte le piccole o grandi cose che mi prefiggo ogni singolo giorno e che finisco per procrastinare fino all’ultimo momento utile, sono in ritardo e ancora in ritardo.

Anche questa zuppa è arrivata in ritardo, e non solo perché oggi è l’ultimo giorno per presentare la mia ricetta per l’MTC, questo mesegrazie alla Vitto dedicato a zuppe e minestroni, e nemmeno perché una carissima blogger piemontese mi ha battuto sul tempo (anche se con una versione un po’ diversa). Sono in ritardo perché la cisrà, zuppa tipica di Dogliani, si prepara fin dal 1600 per la festa dei Santi il 2 di Novembre; si dice che furono i membri della Confraternita dei Battuti ad introdurre l’usanza di offrire una ciotola di questa confortante zuppa ai fedeli che giungevano anche da lontano per partecipare alla Fiera dei Santi che aveva luogo a Dogliani.

La ricetta originale prevedeva certamente la presenza di ceci (il cui nome dialettale, cisr, dà il nome alla zuppa), verdure di stagione e trippa, ma una variazione assai attestata sostituisce la trippa con le costine di maiale. Esistono naturalmente moltissime varianti ulteriori di questo piatto, che spesso si differenziano per le verdure utilizzate: sempre presenti cipolle e porri, mentre variano le altre, a seconda di ciò che l’orto offre in questa stagione. Non conoscevo a fondo i meandri di questa ricetta, così mi sono affidata ai miei amici Alessia ed Ettore del ristorante L’acciuga nel bosco, che si trova proprio a Dogliani: con la loro solita gentilezza e precisione si sono prodigati, inviandomi tutte le ricette in loro possesso, e dandomi anche la loro versione (con le costine nella zuppa, e poi cotica sbollentata e fritta per dare croccantezza), e io ho scelto di realizzare quella trovata nel libro Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta. Percorsi del gusto dalle Alpi al mare di Emanuela Ferro e Francesca Martinengo, che mi ha completamente conquistato.

Avviso ai naviganti: è una zuppa per palati allenati ai sapori intensi, visto che trippa, porro e cavolo cappuccio sono protagonisti. Ma se questi sono i vostri ingredienti, la cisrà vi entrerà nel cuore, come ha fatto con me.

Cisrà

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Cisrà finale

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 53PicMonkey Collage

Rustico I love you – Torta integrale di carote con mandorle e mirtilli rossi

Ormai non ve lo dico nemmeno più quanto per me la colazione sia sacra: datemi una torta di mele, una torta semplice che più semplice non si può, dei muffins, biscotti, una crostata, pure dei grissini da sbriciolare nel latte, ma datemi qualcosa! Io senza ci muoio, ma per davvero.

Però, se devo scegliere, ho un debole per tutto ciò che è rustico, con farine antiche o macinate grossolane e zucchero di canna scuro, per esempio. E conosco esattamente qualcuno che ha gusti molto simili ai miei, tanto che quando pubblica qualcosa di dolce, prima o tardi quel qualcosa finisce anche qui sul mio blog: parlo della mia adorata Marina di La Tarte Maison che un paio di mesi fa mi aveva stregato con la sua torta integrale di carote e mandorle, una ricetta presa dall’ultimo libro di Rossella Venezia, All’ombra dei mandorli in fiore, uno di quei libri che ho in wishlist forse da prima che uscisse, e che alla prima occasione buona saranno miei.

La torta è esattamente come piace a me, rustica (grazie alla farina integrale Antiqua, macinata a pietra), scura e dolce al punto giusto (per lo zucchero di canna campesino, di un marrone intenso): le mandorle, i mirtilli rossi e le carote ci sono, ma non si riconoscono singolarmente, si uniscono alla perfezione in una torta dal gusto delicato ed equilibrato che vi farà innamorare.

Da provare, spazzolare e rifare, all’infinito.

Torta integrale di carote e mirtilli primo piano

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Torta integrale di carote e mirtilli

Cookies vs. Cookies

In questi giorni si fa un gran parlare di cookies, e no, non quelli a cui tutti noi siamo felici di pensare, quelli da pucciare nel latte al mattino, da sgranocchiare la sera davanti alla tv o da andare a cercare spasmodicamente per lo spuntino di mezzanotte.

Non quei cookies croccanti e golosi, insomma, ma i cookies che quotidianamente ci permettono di risparmiare tempo durante la navigazione in internet (i cosiddetti cookie tecnici), quelli che ci consentono di inserire sui nostri siti video di Youtube, widget di Facebook e altre amenità (cookie di “terze parti”), ma anche quelli che identificano i nostri gusti e ci mostrano banner e materiali più affini a noi (cookie di profilazione – che non ho ancora capito come funzionano, visto che a me fan sempre vedere cose di cui non mi importa una cippa).

In soldoni questo è ciò che ho capito dei cookies, e ho capito che la Legislazione Italiana in materia non solo si è adeguata alla Normativa Europea (cosa buona e giusta, visto che arriviamo con un certo ritardo), ma anche alla nostre care abitudini da “ufficio complicazioni affari semplici”, imponendo a tutti i detentori di siti di avvisare il visitatore dell’utilizzo di cookies con scritte ben evidenti e con una scelta a priori di accettazione dei cookies, che può essere efficacemente riassunta così:

Illustrazione di Daniel Cuello
Illustrazione di Daniel Cuello

Inutile dire che questa normativa ha gettato il mondo dei blogger (e non solo) nel panico più totale: chi ha cercato di raccapezzarsi leggendo a destra e manca, chi ha fatto quel che ha saputo/potuto, chi ha consultato una task force composta da esperti informatici, avvocati di grido e pure Mc Gyver (che con un gamberetto ed un elastico ci salverebbe da un Olocausto nucleare), e chi, come me, prima si è adeguato e poi ha deciso che, cookie per cookie, era meglio cominciare a pesare gli ingredienti giusti ed infornarne una trentina.

Chocolate Chips Cookies

La ricetta originale è di Marina de La tarte Maison, dei cookies adocchiati taaaanto tempo fa e finalmente provati.. e ne è valsa assolutamente la pena!

PS. Qui è anche dove vi consiglio spassionatamente di non buttare mai le scatole di latta, perché sono bellissime, sono utili sempre e per sempre, e perché di solito hanno colori e fantasie bellissime in grado di dare nuova vita anche alla più banale delle fotografie. In queste foto, la scatola dei Baicoli veneziani.

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Cookies finale

I muffin di Marsiglia per l’MTC – Pastis, mandorle, fichi secchi ed uva passa

Questa volta bisso, con l’MTC.. impossibile resistere alla tentazione di proporre un altro muffin ispirato!

Ma se l’altra volta era stata Parigi a contagiare i miei muffins, questa volta mi sono spostata verso il mare, verso la Provenza, e nei miei muffin ho voluto che si respirasse l’aria “carica di odori” e le genti diverse che popolano Marsiglia, non una Marsiglia qualsiasi, ma quella raccontata da Jean-Claude-Izzo. In particolare, questi dolci si ispirano all’ultimo libro della trilogia marsigliese di Izzo, “Solea“, quello che più mi è piaciuto dei tre e nel quale mi è parsa più vivo e vibrante il racconto di Marsiglia, anch’essa protagonista di questo splendido e struggente romanzo.

Marsiglia, che io trovo abbia un fascino simile a quello di Napoli e di Genova, nei libri di Izzo non è lo sfondo sul quale si dipanano le vicende raccontate, è la cornice che diventa parte del quadro, il presupposto imprescindibile, senza il quale alla storia e ai personaggi mancherebbe qualcosa. La Marsiglia che si legge nelle pagine di “Solea” è patetica e poetica, senza speranza eppure alla ricerca di un riscatto, è sole ed ombra, è cibo e musica.

Il cibo nei romanzi di Izzo è un protagonista, perché il cibo occupa un ruolo importante nella vita del protagonista Fabio Montale, figlio di italiani, un eroe-antieroe figo e sfigato, donnaiolo impenitente e reietto dell’amore, che nel secondo libro della trilogia, “Chourmo”, afferma “[…] e poi adorava mangiare, e per me era essenziale. Non do nessuna fiducia a chi mangia poco e qualsiasi cosa“.. e io insieme a lui.
In questi libri è facilissimo imbattersi nella ricetta dell’orata ripiena ai finocchi, leggere di tapenade e di soupe au pistou, sognare i piatti greci e turchi e italiani che affollano i locali di Marsiglia frequentati da Montale, o sentire la gola secca a forza di “veder” sorseggiare vini di Provenza e Pastis.

Quello stesso Pastis che, per me, si lega ad una tradizione che sa anche di casa (lo sapevate che l’abitudine del pastis all’ora dell’aperitivo è anche piuttosto diffusa in Piemonte?), oltre che al ricordo di uno splendido viaggio on-the-road in Provenza e Camargue.

Per questo, per la duplice importanza del Pastis per Fabio e per me, sono partita dall’idea che questo alcolico dall’inconfondibile sapore di anice (che all’aperitivo di allunga con acqua e ghiaccio) dovesse fare la parte del leone nei miei muffins marsigliesi, lasciando una chiara traccia della sua presenza. Ma, al contempo, volevo che fosse percepibile l’anima profondamente mediterranea e multietnica di Marsiglia.. e così ho scelto di mettere l’olio extra-vergine, le mandorle siciliane, i fichi secchi greci (che non erano secchi come li intendiamo noi, a volte fino a parer rinsecchiti, ma conservano ancora tanto del rosa e del carnoso del frutto fresco) e l’uvetta turca.

Ho amato moltissimo il sapore e la consistenza di questi muffin, così come ho amato la Marsiglia di Izzo e Fabio Montale.

Sono in cammino verso la gente del mio silenzio. Lentamente, verso coloro presso cui posso tacere. Verrò da lontano, entrerò e mi siederò. Vengo a prendere quel che mi serve per ripartire

Vi lascio con questa frase tratta da “Solea” ma, mutatis mutandis, se volete prendere un muffin prima di ripartire, siete miei graditi ospiti.

Muffin al pastis blog

Muffin al pastis pp blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 43

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Come godersi una serata fra amici in casa propria, corso pratico per principianti – La serata piadine

Che mi piaccia cucinare penso che lo evinca con sufficiente chiarezza dal fatto che ho un blog di cucina.. elementare  Watson!

Ma che mi piaccia cucinare soprattutto per gli altri potrebbe non essere così scontato, ecco.

Adoro preparare cenette romantiche, ma anche semplicemente pianificare con la precisione di un generale prussiano le “normali” cene settimanali.

E poi amo cucinare  per le cene fra amici, pensare al menù e poi realizzarlo, per vedere i miei commensali sazi e contenti. Il rovescio della medaglia è però l’ingresso in un tunnel auto-distruttivo per cui il menù in questione, interamente home-made, prevede una sessione di cucina di 30 ore filate che ti fa maledire anche il giorno in cui sei stata messa al mondo.

Le cene fra amici mi entusiasmano, da sempre, è vero, ma con il tempo ho imparato a farmi un po’ furba e a ridurre, almeno occasionalmente (non è che mi sia fatta del tutto furbo), il numero di portate, o magari ad indulgere in preparazioni più semplici, che facciano contenti tutti, e che non mi vedano dare le spalle ai commensali per tutta la sera intenta a finire gli antipasti-cuocere la pasta-finire la cottura dell’arrosto-condire l’insalata-cuocere/girare/guarnire il dolce (inveendo copiosamente -e, se riesco, silenziosamente- perché una o più cose non vanno come nella mia testa).

Così ora non disdegno la serata pizza (qui qualche idea per un pizza party con la pizza di Gabriele Bonci) e, new entry graditissima, la serata piadine. La ricetta per le piadina è di Tery di Peperoni & Patate, una ricetta semplice, di sicura riuscita e buonissima; in più le piadine si preparano in anticipo e poi all’ultimo si scaldano e si riempiono con ciò che è più gradito fra gli ingredienti messi preventivamente a disposizione sul tavolo.

E, fidatevi, amici cucinieri di casa, riuscirete persino a mangiare seduti a tavola, e addirittura insieme ai vostri amici.

Serata piadine blog

Finta tigella blog