Torta a Surriento – Il cheesecake della Costiera

Solitamente  quando partecipo all’MTC, tendo a mettere in ogni ricetta qualcosa del mio Piemonte, semplicemente perché così riesco a raccontare qualcosa di me.

Questa volta, però, è diverso

Nella sfida dedicata al cheesecake lanciata da Fabio ed Annalù di Assaggi di Viaggio ho deciso di non parlare di me attraverso una ricetta, ma di parlare di loro. E, viste le magie di cui Annalù è capace in pasticceria (non che sul salato ci siano mancanze, eh!), il mio cheesecake non poteva che essere un dolce.

Doveva essere un dolce in grado di parlare di loro due e volevo che avesse il profumo di Napoli. La mia idea, nata su un pezzo di carta sognando di tornare proprio in quella Napoli che ho visto ormai tanti (troppi) anni fa, è stata quella di usare come elemento essenziale il limone. Ecco quindi l’utilizzo del limoncello preparato da me questo inverno (sognando però la crema di limoncello di Annalù – inserire qui pausa sospiro) e delle scorze di limone candite preparate per l’occasione. Non so nel resto d’Italia, ma io a Torino non le ho mai viste in commercio, quindi ho deciso di farle da me: si impiegano 5 giorni (e richiedono un impegno minimo), ma sarete ampiamente ripagati dell’attesa, perché sono una cosa talmente buona che a parole non si spiega. Certo, requisito essenziale è avere dei bei limoni biologici, ma io avevo giusto quelli del nuovissimo albero comprato dai miei, che al massimo può essere stato annaffiato da una pisciatina del vetusto cane di famiglia!

Non mi bastava solo un limone, però… così ho deciso di unire in matrimonio due dolci che nel mio immaginario rappresentano appieno la Campania: la delizia al limone e la caprese bianca di Sal De Riso. Così, mentre le mandorle della caprese sono finite nella base del cheesecake, il suo cioccolato bianco e le scorzette di limone sono andate nella farcia, a sposarsi con il limoncello che solitamente bagna la delizia al limone. L’unica concessione al mio Piemonte è stato inserire la ricotta di capra invece di quella di pecora, che solitamente va per la maggiore nei dolci del Sud Italia.

Il matrimonio di questi elementi è risultato perfetto: un cheesecake bilanciato nei sapori (confermo che anche l’amore fra mandorla e limone continua), non troppo dolce e dove il limone riesce a sgrassare perfettamente la bocca dal formaggio. Insomma, proprio un bel matrimonio.. come quello di Fabio e Annalù!

Un’ultima nota: grazie ai trucchi insegnati da Annalù sulla cottura del cheesecake a bagno maria ho ottenuto una consistenza cremosa perfetta, avvolgente, che pare quella di una mousse. Se non avete mai provato.. utilizzate questa cottura al prossimo cheesecake, perché è meravigliosa.

Last but not least.. non poteva mancare un piccolo regalo per Sua Maestà dello Humor: Fabio, TorTa a Surriento è tutto per te (con tanto di colonna sonora).

Cheesecake della Costiera collage

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Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 57

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Il gusto della tradizione – Il torrone dei Morti alle nocciole

Ogni anno, fra ottobre e novembre, si consuma una grande polemica che vede due fazioni contrapposte: i sostenitori di Halloween contro i sostenitori delle feste dei Santi e dei Morti.

Chi si traveste e fa feste a tema horrorifico o cene a base di zucca, e chi invece cerca di commemorare, anche in cucina, le due festività nostrane. Penso ai dolci tipici di queste feste, la biscotteria secca che comprende le “ossa dei morti” e le “fave dei morti”, ma le usanze sono numerose: basti pensare alla colva (che io ho sempre sentito chiamare “ciccicotti“) pugliese, un dolce a base di grano cotto e poi arricchito con numerosi ingredienti, o alla frutta di Martorana in Sicilia, portata in dono dai defunti ai bambini nella notte di Ognissanti.

E poi c’è il torrone dei Morti napoletano, di cui io ignoravo totalmente l’esistenza fino allo scorso anno, quando ebbi la fortuna di assaggiare quello preparato da Anna Luisa di Assaggi di Viaggio, portato a Siena al primo raduno dell’AIFB da suo marito Fabio. Lì mi si è aperto un mondo, perché lo trovai di una bontà incredibile, una roba da faticare a tener ferme le mani (e le mandibole), per intenderci.

Poi per tutto l’anno ho cercato di  dimenticarlo. Ma niente.

Quando le famose feste di cui sopra si sono fatte sempre più vicine, siccome ho una spiccata propensione alla diplomazia, ho deciso di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte e di preparare il torrone dei morti di Annalù…  e di portarlo ad una cena a tema horrorifico di Halloween. Pace fatta, anche con la tradizione culinaria di queste festività, che qui in Piemonte non dà frutti così golosi.

Infatti da noi ai Morti si usa preparare e mangiare la bagna caòda. Buonissima, tradizionalissima, per carità, ma volete mettere puzzare di aglio per una settimana contro un bel torrone al cioccolato e nocciole?

Ecco la mia risposta!

Torrone dei morti collage

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Torrone dei morti finale

Conquistata al primo assaggio – Biscotti tipo “Gocciole”

Ci sono dei cibi che, appena assaggiati, mi conquistano. Dopo un secondo sono già lì a chiedere la ricetta, ad appuntarmi dosi e procedimenti, e magari nel giro di un giorno (ma anche poche ore, alle volte) sono già sulla mia tavola.

E ci sono persone che hanno il malefico dono di cucinare sempre cose che mi conquistano, così inevitabilmente prima o poi sono portata a provare tutto quello che preparano.

E non è un caso se una di queste persone abbia influenzato, e non poco, l’inizio di questo blog, ormai quasi cinque anni fa. Sì, perché fu proprio “a causa” di un pomeriggio passato insieme a lei ed ad una cara amica che mi sentii in dovere di rifare il suo babà rustico, la prima ricetta comparsa su questo blog come ode all’amicizia.

Così, quando la scorsa settimana sono passata da casa sua per prendere un semplice caffè (ok, in realtà per ritirare delle mozzarelle bufala campana arrivate con una consegna brevi manu, ma questa è un’altra storia) e lei innocentemente mi ha allungato uno quei biscotti “tipo Gocciole” che però non la soddisfacevano troppo, io ho assaggiato e… taaaac! Innamoramento istantaneo, perché quei biscotti davvero sembravano le Gocciole, solo millemila volte più buoni, perché fatti in casa con i ingredienti buoni e tanto amore. E sono pure più fragranti, tiè!

La fine della storia è che il giorno dopo i biscotti erano già belli e che sfornati, nella loro scatola di latta, pronti per la colazione. Ma a colazione non ci son mica arrivati tutti, ed è tutta colpa della mia amica, ovviamente!

Gocciole

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Gocciole finale

Buon Natale.. e una fetta di Pandoro per festeggiare

Oggi sarò brevissima, poiché saremo tutti impegnatissimi fra preparativi, regali e cibo.

Ma non posso e non voglio farvi mancare né i miei auguri né una bella fetta di Pandoro fatta in casa per festeggiare insieme. La ricetta è quella di Adriano aka Profumo di Lievito (con le dosi modificate per ottenere un solo pandoro da chilo), e il risultato è stato al di sopra delle mie aspettative; è solo rimasto un po’ palliduccio rispetto a quanto mi aspettassi, ma nulla che una generosa spolverata di zucchero a velo non possa risolvere.

Poche parole, ma un grande pensiero per augurarvi un Sereno Natale.

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Incontestabilmente tu! Cheesecake con cagliata di capra e ricotta home-made, guscio di paste di meliga e composta di fragole al profumo di basilico

Tre giorni fa, grazie all’AIFB, ho scoperto l’esistenza di questo contest, dal titolo Incontestabilmente  tu, organizzato dal Digital Festival in collaborazione con la Piazza dei mestieri di Torino.

Un contest tutto torinese, con showcooking dei finalisti in Piazza Castello, per dire, ed io che a Torino ci vivo me lo stavo per perdere.. robe da pazzi!

Il regolamento è semplice, preparare un piatto (primo, secondo o dolce) utilizzando almeno due dei tre ingredienti selezionati dalla giuria. Sono andata sul sito, ho letto gli ingredienti per il primo, quelli per il secondo, ma appena sono arrivata al dolce ho saputo di essere arrivata, e che il mio sguardo non sarebbe tornato indietro. Gli ingredienti erano latte di capra, fragole e farina di monococco (o Enkir).

In quell’istante, al primo sguardo, ho saputo esattamente cosa avrei fatto, perché era da un anno che ci giravo intorno: sapevo che avrei fatto una cagliata casalinga di latte di capra e che avrei fatto la ricotta, per poi buttarmi a capofitto nella produzione di una cheesecake. E non è tanto per dire, davvero la sognavo da un anno, da quando ho visto questa torta della Patty in un vecchio Starbooks.

E finalmente l’ho fatta, ma l’ho fatta a modo mio e me ne sono innamorata perdutamente: il guscio è di paste di meliga, il biscotto piemontese che più amo (qui e qui la ricetta per farle da voi), il ripieno è un’ode all’auto-produzione che, a partire da un prodotto di altissima qualità, il latte di capra di razza Roccaverano, mi ha permesso di ottenere una cagliata a dir poco divina, idem la ricotta, fatta con siero di capra e latte vaccino. L’acidità di questi latticini fatti in casa (cagliati grazie al succo di limone) è bilanciata perfettamente dalla dolcezza del cioccolato al latte e dall’intensità della composta di fragole, profumata al basilico.

Una cheesecake che sa di primavera e che ammicca all’estate, una cheesecake che rimarrà a lungo nel mio cuore.

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Doppia festa, doppia ricetta pt. 2: muffins al quadruplo cioccolato

Per chi pensava che mi sarei arresa alla prima ricetta, eccovi la seconda, sempre all’insegna della leggerezza (almeno questi sono cotti in forno)!

Pare che oggi sia anche la festa della donna e, anche se è una festa che non “sento” particolarmente (nonostante alla sua base vi siano delle motivazioni reali e nobili, che rimangono purtroppo e troppo spesso solo parole al vento), preferisco mille volte regalare a tutte le donne che leggeranno questo post qualcosa di meglio di uno stitico rametto di mimosa (che a me mette già un po’ di tristezza di per sé, come fiore).

E cosa c’è di meglio di un piccolo dolcino, da concedersi a colazione, a merenda, all’ora del the o dopo cena, che nasconde però in sé un vero concentrato di guduriosità?

Sono partita dal presupposto che la cioccolata sia uno di quegli alimenti che, non appena ingurgitati, riescono a creare intorno a sé il vuoto, a far fermare, anche se per pochi istanti, il tempo. Inoltre, la cioccolata mette un d’accordo quasi tutti, perché nella sua incredibile duttilità e nelle sue infinite varianti, riesce a trovare la via per insinuarsi nel cuore (e nella pancia) di chiunque!

Così mi sono messa a spulciare tutte le ricette possibili ed immaginabili di muffin, e mi sono capitate davanti ricette fondenti, al latte, bianche, con doppi e tripli cioccolati, ed è scattata la scintilla: perché non fare QUATTRO (per la serie “non c’è tre senza quattro“, ovvero “come ti modifico un proverbio per ogni occasione“) tipi diversi di cioccolata, in modo da mettere d’accordo proprio tutti?

 

Così, di qualsiasi cioccolata siate, troverete in un unico dolcetto quella che più vi aggrada!

E con questo auguro a chi la festeggia BUONA FESTA DELLA DONNA!

A chi non la festeggia, perché non vuole, o perché è di sesso maschile, BUON PORCOSISSIMO MUFFIN AL QUADRUPLO CIOCCOLATO!