Corso pratico per prepararsi all’estate – Cous cous in insalata con verdure arrostite e ricotta salata

Io non voglio prepararmi all’estate, io voglio prepararmi alle vacanze.

Con questa affermazione potrei anche concludere il post, visto che racchiude appieno il sentire più profondo del periodo.

Vorrei cacciare quattro stracci in una borsa, puntare alla cieca una destinazione su una cartina geografica e dirigermi all’auto-camper-bus-treno-bicicletta-aereo più vicino e partire per il gusto di partire, di dimenticare orologio, telefono e pc, di perdermi in un altro luogo e di scordare la differenza fra il giorno e la notte.

Vorrei addormentarmi con il rumore del mare e “il cielo stellato sopra di me” (la ragion pratica la lascio a Kant), vorrei svegliarmi senza sapere che ora sia e senza ricordare dove mi trovo, ma lontano dal qui ed ora.

Ma, non potendo preparare una valigia e scomparire, mi prendo l’unica rivincita possibile: preparare una terrina gigante di cous cous ai 4 cereali (quello di Nuova Terra) in insalata con verdure estive arrostite in forno al profumo di timo e ricotta salata.

Quella stessa terrina che vorrei tanto trasformare in un contenitore ermetico da caricare in macchina insieme alle valigie.. che, si sa, viaggiando viene fame.

Cous cous in insalata con verdure arrostite collage

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Cous cous in insalata con verdure arrostite finale

Voglia di Marocco – Tajine di pollo, olive e limoni in conserva

Da sempre il Marocco è un luogo che suscita in me un’attrazione unica.

Sarà che sono cresciuta sfogliando l’album di foto di un mitico viaggio in Marocco dei miei genitori e dei loro amici in Fiorino, immaginando grazie a quelle immagini le cene condivise con i beduini del deserto, la strada percorsa fra infinite dune di sabbia, i profumi dei suk e i colori usati per tingere tessuti e tappeti.

E quanto ho sognato di assaporare i loro piatti deliziosamente speziati e i loro dolci che colano miele.

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di seguire un corso in 4 lezioni tenuto da uno chef di origine marocchina al Centro Culturale italo-arabo di Torino, il Dar al Hikma (letteralmente La casa della sapienza), e lì è stato amore non solo a prima vista, perché anche olfatto, gusto, tatto e persino udito sono stati altrettanto conquistati da falafel, hummus, zaaluk, harira e cous cous di ogni genere e forma. Ma il piatto che più mi colpì fu la tajine di carne (in quel caso bovina) alle prugne: la cottura lenta in questa particolarissima pentola dal coperchio ad imbuto non solo permetteva di ottenere carni tenere e gustose, ma la forma del coperchio aiutava ad “imprigionare” umori ed odori, e da quel giorno non ho potuto più scordare l’esplosione di profumi che avviene nel momento in cui una tajine che vi viene scoperchiata di fronte. Una cosa che non si può spiegare.

Ho continuato per anni a sognare ancora il Marocco grazie al blog di Eleonora, Burro e Miele, dal quale ho preso la ricetta di questa meravigliosa tajine di pollo con olive verdi e limoni in conserva (che io ho preparato qualche tempo fa seguendo la ricetta tratta dal mio amato Jerusalem di Yotam Ottolenghi) che ci ha stregati. Ormai la preparo quasi una volta alla settimana (accompagnata ora con il pane marocchino, come sarebbe opportuno, ma a volte con del cous cous) perché, pur essendo un piatto molto leggero (il condimento può essere ridotto al minimo, grazie alla cottura che preserva i liquidi) è un piatto estremamente gustoso.

Ora Eleonora ha cambiato angolo di mondo, così mi darà nuovi luoghi da sognare attraverso i suoi piatti e i suoi racconti, ma nel frattempo chiudo gli occhi e sogno ancora una volta Marrakesh.

Tajine pollo finale

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Tajine pollo