Pulenta e lat buij per l’Italia nel piatto

L’appuntamento mensile con L’Italia nel piatto questa volta è dedicato alle farine speciali: riso, mais, grano saraceno, ceci e chi più ne ha più ne metta. Dal momento esatto in cui abbiamo deciso questo argomento io ho subito pensato che avrei condiviso la ricetta delle paste di meliga, i biscotti di farina di mais più famosi del Piemonte, già presenti in ben due versioni sul blog (qui e qui), ma che per me rappresentano un vero e proprio must.

Poi, all’ultimo secondo ho cambiato idea… niente melighe, ma sono rimasta fedele alla farina di mais, e ho deciso di proporre una ben più classica polenta. E no, non una polenta concia alla piemontese, o una bella fetta di polenta fritta con il gorgonzola, ma tornando indietro nel tempo e ripescando uno dei “piatti” più poveri che la cucina contadina piemontese (e non) potesse offrire, pulenta e lat buij. Polenta, cioè, accompagnata da latte bollito, il “condimento” più semplice, il solo che spesso i contadini potessero permettersi, ben diverso da quei sontuosi intingoli di carne che oggi ci paiono naturali, ma che una volta non erano affatto alla portata di tutti, se non in rare occasioni di festa.

Ho deciso quindi di fare un bel salto indietro nel tempo, a quando il consumo di polenta e latte doveva essere talmente usuale da entrare in un proverbio dialettale: si dice infatti Pulenta e lat buij, quatr saut e a l’é digerì, ovvero “polenta e latte bollito, quattro salti ed è digerito”, il che non so se fosse un risultato sperato da molti, visto che doveva costituire spesso e volentieri il pasto principale, quello che doveva dare l’apporto energetico per sostenere una giornata di lavoro.

Ma non guardo poi così indietro, se penso a quante volte abbia mangiato io stessa la polenta (sempre quella avanzata dal giorno precedente) nel latte per colazione a casa di mia nonna, da bambina o ragazzina. Ed è un gusto semplice e buono di cui mi sono innamorata tanto tempo fa e che ancora oggi mi fa preferire all’avanzo di polenta fritto con i formaggi (che comunque non disdegno), la polenta a colazione, solo che oggi la preferisco riscaldata e tuffata nel latte rigorosamente freddo. Quando le tradizioni evolvono.

Polenta e latte

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Polenta e latte finale

Piemonte - Italia nel piatto

Ed ecco i miei compagni di avventura:

Liguria:    Focaccia di granoturco (fugassa  de granon)

Primavera a colazione – Torta rustica alle ciliegie

Io adoro la colazione, che è forse il mio pasto preferito in assoluto (e sono certa di avervelo già detto più e più volte). E, fra i dolci da colazione, un posto speciale lo occupano le torte da credenza, torte semplici, morbide e confortanti, qualcosa in cui tuffarsi al mattino per trovare le energie necessarie ad affrontare la giornata.

Sono sempre alla ricerca di nuove torte per la colazione, specialmente di torte con basso contenuto di grassi, così quando ho visto la torta rustica alle fragole da Marina è scattato il colpo di fulmine. Nel giro di qualche giorno, infatti, l’ho subito riproposta, facendo però qualche “piccolo” cambiamento: niente fragole, ma ciliegie (e in gran quantità), e niente farina integrale, che non avevo in dispensa, ma farina 00 e farina di grano saraceno.

Il risultato è una torta soffice, umida, ricca di frutta dolce ed acidula insieme. Una avvertenza: pur  essendo una torta da credenza, non si conserva molto a lungo, data la presenza della frutta, quindi consumatela nel giro di 3-4 giorni al massimo.. ma non credo che sia un consiglio molto difficile da seguire.

Torta rustica alle ciliegie blog

Torta rustica alle ciliegie finale blog

Y que viva Mexico: tortilla chips e guacamole

Dopo anni e anni di sperimentazioni con la cucina messicana o, per meglio dire, con quella Tex-Mex, partendo da chili e tortillas, per passare alla guacamole, fino a giungere al mio massimo: produrre da me, oltre che il dip (cioè l’intingolo in cui “pucciare” le tortilla chips), anche le stesse tortilla chips… sono finalmente giunta ad un livello accettabile di sperimentazione! Ora mi rimane solo da calcolare il giusto apporto di piccantezza, perché pare che queste, come avrebbe detto The Mask, erano polpette piccanti… almeno a detta di chi le ha assaggiate!

Ma queste sono quisquilie… per noi uomini veri questo piccante è nulla! Tsk!

La ricetta per fare queste fantastiche “patatine” (che di patata non hanno nulla) piccanti l’ho presa dal bellissimo libro Regali golosi. Ricette dolci e salate per tutto l’anno di Sigrid Verbert (aka il cavoletto di Bruxelles , di cui ho già avuto modo di parlare a proposito della mia focaccia for dummies): lei propone l’abbinamento di tortilla chips e guacamole come regalo, ad esempio, per un amico/un’amica che organizza un happy hour a casa propria.

Partiamo da un presupposto: io credo che un regalo confezionato con le proprie mani, per quanto piccolo, sia mille volte più gradito e più grazioso di un regalo qualsiasi comprato all’ultimo nell’ansia dell’ e mo’ che porto?! … E il libro di Sigrid contiene delle idee davvero strepitose, quindi non posso fare altro che ispirarmici e consigliarvelo!

In questo caso, però, il regalo l’ho fatto a me stessa, e le tortilla chips con il guacamole li ho fatti per me (e non solo… non sono così egoista) alla faccia di chi mi vuole male.. tiè! Ovviamente, sono state l’antipasto prima di un gustoso chili con carne accompagnato da tortillas e da una birra bella fresca…

Siete invidiosi, eh?! E allora eccovi la ricetta, così non avrete più nulla da invidiarmi!