Il mio (fottuto) fatalismo e un plumcake integrale al the nero e arancia

Io e il mio fottuto fatalismo!

Naaaaa, non salvare tutte le foto che ti servono per il blog in un posto sicuro, tanto se deve succedere qualcosa, succederà lo stesso

E ovviamente è successo.. le foto fatte con tanto amore e cura per questo plumcake si sono volatilizzate dalla cartella del pc in cui le avevo ordinatamente riposte (come sia successo è ancora avvolto dal mistero, visto che la cartella era lì, ma vuota).

E, sempre ovviamente, per tentare un recupero dei files degno del miglior (?!) IT, ho riempito il pc di così tanti files che è pressoché collassato su se stesso, impedendomi di accedere.

Ma pensate che fortuna: dopo solo 3 ore di lavoro matto e disperatissimo al pc cancellando i files più ingombranti (addio film da vedere, addio) sono riuscita a rimettere mano al pc, trovandomi davanti un muro di files recuperati che non so nemmeno a quanto ammontasse (non ho voluto saperlo, per meglio dire).

Naturalmente le uniche foto recuperate di questo soggetto erano di una qualità a dir poco imbarazzante, quindi quella che vedete era la sola rimasta in una conversazione via Facebook (quindi ad una qualità mediocre, ma sempre migliore di quella schifosa).. ed è già tanto che ci sia! Almeno mi serve per comprovare che sia esistito, in un certo tempo e in un certo luogo, di questo plumcake, che ha un sacco di pregi: è leggero (niente uova, niente burro, solo poco olio), con micro-accorgimenti (latte di soya invece di quello vaccino) è adattabile agli intolleranti ai latticini ed ai vegani, e profuma di arancia e di the nero… ma, soprattutto, ha il potere di risollevare una giornata di merda.

Chissà che non abbia anche imparato la lezione sul salvataggio dei files importanti (ma non ci metto la mano sul fuoco)

La ricetta è di Mirepoix.

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Plumcake

Redimimi!!! Torta paradiso senza burro

Per la colazione avevo voglia di una di quelle belle torte morbide, quelle classiche della nonna, per intenderci, soffici soffici e con un po’ di crosticina colorata (ma non croccante, eh): una torta paradiso (che se si chiama Paradiso un perché ci sarà).

Inizio a cercare qua e là la ricetta perfetta: 175 grammi di burro.. no, troppo. Passo ad un’altra ricetta: 200 grammi di burro.. sempre peggio. Arrivata ai 250 grammi di burro stavo per arrendermi e rinunciare alla mia colazione soffice e leggera, quando mi trovo davanti la redenzione fatta a torta, e dove meno me lo aspettassi!

Mi sono quindi trovata in ginocchio dinnanzi all’Araba Felice più arci-nota del web e, all’urlo “Redimimi!!” (cit.) ecco arrivare la ricetta perfetta: una torta Paradiso senza burro.. ma in Paradiso vi porta lo stesso, perché è morbida come dovrebbe, profumata come deve e perfetta per allietare la colazione, in purezza o con un po’ di marmellata spalmata in mezzo (ma io non vi ho detto nulla).

Allora, non avete ancora messo su il caffè??

Torta paradiso senza burro

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Torta paradiso senza burro pp

Alla faccia di Banderas – Plumcake al doppio yogurt

Essendo nata nel 1985, sono stata bambina prima e ragazzetta poi nei gloriosi anni ’90 dove, fra una puntata di Willy il principe di Bel Air ed un episodio dell’Ispettore Gadget, sono stata sufficientemente bombardata dalla fortissima comunicazione che in quegli anni proponeva la Mulino Bianco: dalla Famiglia del Mulino in poi, nessuno poteva sottrarsi alla loro proposta di biscotti e merendine.

Poi, non so bene se nel frattempo mi sia addormentata profondamente o solo distratta, ma quando mi sono risvegliata quelle pubblicità vintage erano scomparse, e al loro posto è apparso Antonio Banderas (sì, proprio quell’esemplare di macho latino che ha segnato profondamente i sogni di migliaia di donne, fra un film di Almodóvar e una Z di Zorro), invecchiato, imbolsito e con una gallina finta a fargli da comprimario.

Sarò io il problema, ma non credo di essermi ancora ripresa dal trauma. E, devo ammetterlo, fra i due è per la gallina che provo maggiore compassione. Nel frattempo (ma non a causa di questa campagna incriminata) ho dato il mio addio definitivo alle merendine industriali e ora, alla faccia di Banderas, sforno plum cake al doppio yogurt da fare impallidire qualsiasi Mulino.

Ora nessun vasetto di yogurt sarà più costretto al suicidio per essere stato dimenticato nel frigo: questo plumcake vi salverà!

Plumcake

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Plumcake finale

Yogurt e dintorni – Granola al golden syrup

Della mia passione estiva per lo yogurt vi ho già ampiamente detto qui, ma non di solo yogurt si vive.. bisognerà pur aggiungergli qualcosa!

E quel “qualcosa” non potrebbe essere nulla di meglio che della granola fatta in casa.

La granola, per chi non la conoscesse, è costituita da un misto di fiocchi di avena (a volte insieme ad altri cereali, in fiocchi o soffiati), semi e frutta secca a cui viene aggiunto del miele (o simili), che viene reso croccante con una breve cottura e a cui poi  possono essere aggiunti altri elementi, come ad esempio frutta disidratata o cioccolato.

Ecco, questa è la sostanza, ma se avete assaggiato la granola industriale e se invece perderete quella mezz’ora di tempo per farvela in casa mettendoci ciò che più vi piace, capirete che fra le due esiste una differenza abissale. Io ho deciso di spendere un pochino del mio tempo per creare il mix giusto per me, che è costituito da fiocchi d’avena, semi (lino, sesamo, papavero) e mandorle, il tutto addolcito dal golden syrup (una delle cose di cui mi sono innamorata a Londra l’anno scorso, e che fa parte del mio bottino londinese) e arricchito da albicocche disidratate e uvetta sultanina.

E voi, di che mix siete?

Granola collage

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Granola finale

Paccheri alla (a)Norma(le) per l’#MTC48

Pummarola, croce e delizia tutta Italiana.

Che poi, se ci pensiamo un attimo, è incredibile che un alimento che tanto caratterizza la nostra cucina (soprattutto quella del centro e sud Italia) e che così profondamente rappresenta il nostro modo di stare a tavola faccia in realtà parte della nostra storia da “pochissimo” tempo (e, se avete qualche minuto di tempo, su MTChallenge trovate la storia del pomodoro, raccontata da me medesima).

Il posto che occupa il pomodoro nella mia identità culinaria è quasi pari a zero.. d’altronde, son Sabauda mica per nulla; nella cucina di casa dei miei (e, di conseguenza, nella mia) di rado si vede una conserva di colore rosso, ancor meno un semplice sugo al pomodoro, un po’ più spesso il ragù, ma rigorosamente appena appena rosato.

Però (come sempre) c’è un però, e si chiama pomodoro fresco: datemi dei bei pomodori (Pachino, ciliegini, Piccadilly), uno spicchio d’aglio, dell’olio buono, una cottura veloce, e allora sì che ne riparliamo.

Per questo, dopo una normale diffidenza iniziale per questa sfida n. 48 dell’MTChallenge, che sembra facile ma facile non è (questa la sfida nella sfida lanciata da Paola di Fairie’s kitchen), mi sono lanciata sulla tradizione, non quella piemontese (la pummarola solo in cartolina) ma su un piatto siciliano che io amo ed adoro, la pasta alla Norma.

Ma, prima che l’universo mondo, siciliano e non, si ribelli con picche e forconi alla mano, mi sono tutelata, e siccome la tradizione io l’ho presa e l’ho piegata alle mie esigenze, è diventata una pasta alla (a)Norma(le)  (…ogni riferimento è assolutamente intenzionale -vedi sotto)

Abnormal

Insomma, niente sugo a lunga cottura, al posto delle melanzane le zucchine (che qui cominciano timidamente a fare capolino) – sempre fritte però- e al posto della ricotta salata il pecorino romano DOP (che con le zucchine sta alla perfezione).. il risultato per me è delizioso, ma dovrete provare per credere.

Paccheri collage

Download the English recipe (pdf) by clicking here

Paccheri finale

Con questa ricetta partecipo all’MTChallenge n. 48

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Rimedi alle giornate al cardiopalma: le tortine alle carote e mandorle

Ieri doveva essere una giornata tranquilla, tanto più che non dovevo nemmeno andare a lavoro.

Sì, le solite cose da fare da donna-di-casa, magari un giro al parco con Olivia, una bella doccia, al massimo qualcosa di buono da cucinare.

E invece niente, quando una giornata è programmata per andare storta, non c’è nulla che potrà raddrizzarla.

Sì, perché in mattinata quel gran dritto del cane dei miei, Micky detto Pupi, età 15 anni, mezzo sordo, per l’altra metà cieco, incerto sulle zampine e, diciamolo, pure un po’ rinco (oh, vorrei vedere voi a quasi 100 anni), ha deciso che era ora di farsi una bella scampagnata in giro per il paese. Un cancello lasciato malauguratamente aperto, nessuno che si accorga del fattaccio per un’oretta buona, e lui, libero come il vento.

Per prima cosa, l’annuncio su Facebook, foto ovunque, condivisioni in lungo e in largo.

Poi, mi dico, carico Olivia in macchina e vado anche io a perlustrare la zona, sia mai che il recidivo (eh sì, il malandrino ha il vizietto della fuga) torni sul luogo del delitto. Arrivo in macchina, 45°C, Olivia con la lingua che ormai tocca il pavimento, e la batteria dell’auto dopo 6 anni di onorato servizio, è morta. Irrecuperabile.

Lascio Olivia, prendo la metro, mi faccio raccattare, aguzzo la vista, mi armo di smartphone con la foto segnaletica del fuggitivo, avvistato (Facebook santo subito) in un parco ad un Comune di distanza.. vecchio sì, ma con sprint! Da lì, confermato l’avvistamento, via dai Vigili Urbani, quindi al canile sanitario per il riconoscimento e la restituzione (dopo tanto di cattura, che nemmeno Cavallo Pazzo ha il suo curriculum vitae).

Caldo, ansia, preoccupazione per le condizioni in cui verserà la povera vittima… che se la ronfava beata in mezzo all’erbetta. Dalla contentezza, però, e in un evidente guizzo di gioventù ritrovata, ci ha persino accolto ritto sulle due zampe, come ai bei vecchi tempi di gagliardo cane/lemure… non c’è che dire, almeno non ha peccato di ingratitudine.

Dopo una giornata così c’è solo un rimedio: un bel dolcino, ma di quelli semplici e confortanti che piacciono tanto a me, perfetti come sfizio, come merenda e soprattutto per la colazione. Sono le camille di Assunta, da me trasformate in tortine di carote e mandorle (utilizzando questi deliziosi stampini, che io ho scelto in un bel verde pastello), di una morbidezza incredibile, e con un gusto che somiglia tanto alle camille di Antonio, gallina & CO., solo molto, ma molto più buone.

Tortine

Tortine primo piano