Acciughe al verde: per il Piemontese che non deve chiedere mai

Dell’amore spassionato che i Piemontesi provano per le acciughe vi ho parlato nel mio ultimo post, forse fin troppo diffusamente. Sentivo però che, senza farvi vedere come preparare le acciughe al verde, avrei peccato di piemontesità.

Così, complice una cena a base di antipasti piemontesi con gli amici di Acqua e Menta, rigorosamente senza latticini (sul tavolo c’erano vitello tonnato, insalata russa, carne cruda, salsiccia di Bra e salame cotto, e abbiamo terminato con le pesche ripiene), ho avuto modo di preparare un bel po’ di acciughe al verde.

Le acciughe al verde sono sempre presenti in una bella (e robusta) merenda sinoira piemontese e, secondo i veri intenditori, sono le protagoniste del panino più strong a cui io possa pensare. Ma, considerando che vengo da una regione in cui la merenda che ha nutrito tanti e tanti pargoli nel passato è la soma d’aj (pane strofinato con aglio e poi condito con olio e sale), non è che mi stupisca poi molto.

In ogni caso, se non avete mai avuto il piacere di assaggiare le acciughe al verde, non potete sapere cosa vi siete persi: è uno di quei piatti schietti e robusti che popolano le tavole del Piemonte e che sanno farsi amare, nonostante la loro “durezza” (acciuga e aglio non è proprio un mix per “stomaci deboli”, come direbbe l’Artusi). Il piatto si prepara senza accendere fuochi, quindi è perfetto per la stagione e viene fatto di preferenza in anticipo, in modo da renderlo ancor più saporito. Inoltre, si conserva piuttosto a lungo (anche se più di 7-10 giorni non sono mai durate, in casa mia).

L’unico neo di questo piatto è la pulizia delle acciughe sotto sale, per cui avrete bisogno solo di un po’ di pazienza, ma sarete ampiamente ripagati da un viaggio nel Piemonte più vero, senza nemmeno dovervi alzare dal tavolo.

Acciughe al verde

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Acciughe al verde finale

I canederli in Langa per l’ #MTC44

Un mese di distanza dall’ultimo MTC, e si riparte più carichi che mai..

Abbiamo lasciato novembre con i muffins (i miei, questi e questi) e ritorniamo a bomba con i canederli ampezzani di Monica, che devo dire sulle prime mi hanno dato del filo da torcere, per un semplicissimo motivo: non ho (almeno a mia memoria) mai assaggiato, figurarsi preparato, dei canederli.

Così il mio dilemma era quello di azzeccare delle componenti del ripieno che fossero in pieno equilibrio e s armonizzassero, non solo fra loro, ma anche con il condimento. E, dopo pensieri e ripensamenti, ho pensato di portare i canederli a fare una gita in Langa, utilizzando prodotti tipici di quel territorio. Così, dentro i miei canederli ci sono il salame cotto, un prodotto tipicissimo del Piemonte, e l’immancabile toma, e ho deciso di servirli su un letto di crema di lenticchie (anche quelle di Langa, rossastre e piccoline).

E sapete qual è l’ironia della sorte? Che al primo assaggio di questi canederli, che per inciso sono favolosi (tanto che li ho rifatti due volte in due giorni), mi hanno ricordato.. il babà rustico campano. Ma sapete che c’è? Io il babà rustico lo amo e lo adoro, quindi ne sono pure contenta!

Canederli

Canederli finale

Con questa ricetta partecipo al MTC n. 44

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