Meat & Potato pie… perché questo mese sono una Starbooker

Ebbene sì, questo mese sono una Starbooker.

Ovvero?!”  potreste chiedervi (magari pure a ragione).

Ovvero ho vinto con il mio pollo arrosto con Ricard, clementine e finocchi lo Starbooks Redone dello scorso mese, e quindi ho avuto la possibilità di essere Starbooker per un mese. Lo Starbooks ogni mese sceglie e recensisce un libro di cucina e la sua attendibilità attraverso la prova sul campo, cioè la sperimentazione delle sue ricetta.

Il libro di questo mese è The Hairy Bikers’ Perfect Pies: The Ultimate Pie Bible from the Kings of Pies, scritto appunto dagli Hairy Bikers. Un libro/Bibbia (anche per il formato, non propriamente tascabile) interamente dedicato alle pies, quelle confortanti torte (salate e non) all’inglese che mi hanno sempre ispirato; sarà che ci vedo quell’Inghilterra che ormai tanto bramo di visitare e che ancora mi manca? Sarà forse che mi sono ormai assuefatta alla serie tv Downton Abbey e ormai vedo British in ogni dove?

Quale che sia il motivo del mio fascino per questo libro, sappiate solo che io ho scelto un vero classico, una double-crust pie ripiena di carne e patate, una meat and potato pie, insomma. 

Meat and potato pie blog

Sarà riuscita bene?

Il libro sarà affidabile?

Mi sarà piaciuta?

Per avere la ricetta e per rispondere a queste (ed altre) domande, e sapere anche chi ha ucciso Laura Palmer (scusate, ma sto guardando troppi episodi di Twin Peaks) seguite la prossima puntata potete leggere andare sul blog di Starbooks, oppure continuare semplicemente con la lettura.

Meat and potato pie -slice blog

Alcune piccole annotazioni (in parte già intuibili dalle mie aggiunte al testo). In primis, non sono riuscita a reperire la brown sauce, quindi ho sostituito con un cucchiaio in più di ketchup ed uno di salsa Worcestershire; mi auguro che questa mancanza non abbia compromesso l’idea che mi posso essere fatta della pie, ma non credo.

L’unica vera indicazione “sbagliata” della ricetta è il tempo di cottura del ripieno dal momento in cui si aggiungono le patate: 15 minuti sono davvero troppo pochi perchè le patate, tagliate abbastanza grossolane, diventino morbide. Io ho preferito non stra-cuocere le patate, ma mi ci sono voluti buoni 10-15 minuti in più. Ho virgolettato la parola “sbagliato”, perché magari dipende dalla qualità delle patate: non ho utilizzato le Mary Pipers, ma forse con quella qualità i 15 minuti bastano; sospendo il giudizio in merito, insomma.

Unica altra cosa, io consiglio di imburrare e infarinare (se pure leggermente) la teglia, così non incorrerete in fastidiosi effetti-colla. Facendolo, la pie si staccherà da sola dalla teglia, e non avrete alcun problema a tagliare e servire le fette (ovviamente, più la pie raffredda, più questa operazione sarà semplice).

A parte queste annotazioni, ho letteralmente adorato e divorato questa pie: la pasta è semplicemente deliziosa, fragrante, e si scioglie in bocca, mentre il ripieno è ricco ed equilibrato. La cottura in forno indicata dagli autori (per me statico, a 200°C) è perfetta, e vi permetterà di ottenere una pie dorata, croccante, in cui il ripieno avrà mantenuto la sua umidità e morbidezza.

Un piatto unico perfetto per 4 persone, accompagnato nel mio caso da un’insalatina di rucola; le porzioni diventano anche 6 o 8, se decidete di servirla come un secondo (secondo me non è il caso, ma de gustibus non disputandum est).

Un’ultima cosa: se non volete perdervi qualcosa di eccezionale, accompagnate la pie, bella calda, con un bicchiere di birra corposa, meglio se rossa o scura. Io ho scelto una birra italiana, la Birra Castello (economica, ed ottima), rossa: un abbinamento azzeccatissimo.

Dopo le mie note ed i miei consigli, finalmente il mio giudizio, in una parola sola:

PROMOSSA!

Insalata russa.. e Buon Natale

Scrivo il giorno di Natale, perciò non so quanti leggeranno, impegnati in preparativi e spacchettamenti, ma ci tengo a farvi i miei auguri di Natale.

E quale modo migliore, se non lasciarvi la mia ricetta dell’insalata russa, l’antipasto principe sulle tavole delle feste, almeno qui in Piemonte?

Per me non c’è nulla di meglio, quindi… ecco i miei personalissimi auguri per un sereno Natale, da passare con chi amate, naturalmente a tavola.

Insalata russa blog

Quattro passi in Argentina – Empanadas saltenas (ma anche un po’ cordobesas)

 Ci sono degli stimoli a cui siamo costretti, in un modo o nell’altro, prima o poi, a dare risposta. Così, quando qualche tempo ho visto il contest della Patty in occasione della manifestazione Siena & Stars, sapevo che avrei ceduto, che avrei partecipato, e ho deciso fin dal primo istante come e perché.

Quando ho letto il programma dell’evento, sono stata subito catturata dalla serata dedicata al tango e, con esso, all’Argentina. Questo perché adoro il tango, la sua musica coinvolgente e sensuale, quel ballo ipnotico e struggente (l’unica danza che davvero amo, che mi piacerebbe imparare), ma amo molto l’Argentina in sé, la sua cultura, la sua cucina, la sua gente, il suo spirito ospitale e solare.

E poi l’Argentina mi ricorda di giornate trascorse con due amici argentini a chiacchierare, un po’ in italiano, un po’ in inglese, un po’ non si sa come, dei nostri Paesi, delle somiglianze e differenze, di cibo e di noi, bevendo mate (che ho imparato non essere solo una bevanda, ma molto molto di più) e imparando tante cose.

Beh, questo è il mio ricordo di quell’Argentina vista attraverso i loro occhi, che per me ha il profumo di queste empanadas cucinate insieme e mangiate a mezzanotte, ma che sa anche di guiso de lentejas (uno stufato di lenticchie favoloso) e di alfajores de maizena (mai più mangiati da allora). Sì, il profumo, il gusto, la consistenza di queste sfiziose empanadas mi ha fatto tornare indietro di due anni, a quei bei ricordi spesso consumati intorno ad un tavolo, o con le mani nella farina.

Ringrazio di cuore Mauricio per aver trovato e avermi inviato la ricetta di queste empanadas, e lui e Lucas per tutti questi ricordi e per quelle giornate insieme e quelle serate in cucina, dei veri scambi culturali.

EMPANADAS SALTENAS

Empanadas cotte blog

Gateau o gattò (ma non ditelo a Pupi) di patate e zucca

Zucca zucca zucca… questo è il leit motiv dell’ultimo periodo, vissuto intensamente alla ricerca di preparazioni sempre nuove in cui impiegare questo ortaggio adorabile per la sua versatilità e, diciamolo, anche per il suo colore, che mette subito allegria.

E così, dopo una parmigiana di zucca e gli gnocchi di zucca al Castelmagno (di cui non ho messo ancora parlato.. interessano?), ecco qui anche un gateau di patate e zucca. Non differisce di molto da un normale gateau di patate: è ugualmente delizioso (anzi, secondo me ancor PIÙ delizioso), ugualmente versatile e ugualmente confortante.

Piccola notazione sul nome. Si chiama gateau, come torta in lingua francese, anche se chiaramente più che ad una torta lo si può paragonare ad uno sformato. Sta di fatto, però, che questa pietanza è diventata di uso comune nell’Italia meridionale, e soprattutto in Campania, dove il nome si è trasformato in gattò. Insomma, chiamatelo un po’ come vi pare, perché la sostanza non varia… ma, se decidete di chiamarlo gattò, non ditelo a Pupi (il mio cane, che avete già avuto modo di vedere in tutta la sua canina beltà qui), ché altrimenti sono guai!

Con questa ricetta partecipo al contest di Farina, lievito e fantasia dal titolo Con un po’… di zucca, nella sessione “prodotti da forno

 

Un assaggio di cucina indiana: aloo naan e cheese naan

Oggi cambio totalmente registro e, dopo tanta cucina italiana e qualche sporadica incursione nella cucina cinese, spagnola e Tex-Mex, oggi passo a tutt’altra cucina etnica, e approdo in India.

Qualche tempo fa, infatti, un’amica con la passione per la cucina ha organizzato una cena a tema indiano e, come per tutte le nostre cene a tema (che languono da un po’… ne urge una nuova!), ciò implica rimboccarsi le maniche e sperimentare qualcosa di nuovo, a volte anche molto diverso da ciò che normalmente si è abituati a cucinare. Così, mentre altri si sono occupati di piatti a base di carne, dolci, polpette e frittelle di ceci, io ho deciso di sperimentare uno dei piatti indiani che amo di più, il cheese naan. Ma, siccome non mi accontento, mi sono fatta stregare anche dall’aloo naan, e ho deciso di buttarmi su una duplice sperimentazione. In realtà la base per queste due ricette è la medesima: in entrambi i casi, infatti, si tratta di un pane lievitato (ma di forma piatta) ripieno. Ed è proprio quest’ultimo a cambiare: mentre nel cheese naan il ripieno è composto, manco a dirlo, di formaggio, nell’aloo naan il ripieno è costituito da patate schiacciate e speziate.

Non sarà uguale a quello della tradizione (manca infatti il forno tradizionale di argilla, perché ciò possa accadere), ma ho cercato di essere il più fedele possibile, grazie a Manjula’s kitchen, un fantastico sito dedicato alla cucina indiana vegetariana, curato dalla precisissima signora Manjula, che correda ogni ricetta di video esplicativi.

Per quanto riguarda il piatto in oggetto, mi sono basata sulla ricetta che Manjula dà dell’aloo naan, mentre per il cheese naan ho elaborato quest’ultima a mio gusto, sostituendone il ripieno.

Per essere il più fedele possibile alla ricetta, mi sono servita della misurazione in cups (cioè la misurazione volumetrica utilizzata negli Stati Uniti e in altri Paesi), ma vi riporto fra parentesi le conversioni da me effettuate grazie ad un kit apposito trovato all’Ikea (non è esattamente quello che ho io, ma rende l’idea). Tali conversioni dovrebbero essere attendibili, ma un po’ approssimative: siccome però riguardano l’impasto ciò non dovrebbe costituire un problema, perché potrete aggiustare tutto aggiungendo acqua o farina.

Un Bento Box (aka “baracchino”) all’italiana per l’estate

Qualcuno di voi sa che mi posso considerare a buon titolo maga del baracchino… questo inverno, infatti, in pieno periodo di scrittura della tesi, per accorciare i tempi della mia pausa pranzo e poter ritornare in fretta alla mia ricerca, avevo preso l’abitudine di portare con me in università il pranzo, invece di andare a caccia di panini ingozza-tacchini (locuzione che in piemontese suona ‘ngusa pitu), come qualche impreparato amico.

Prima di allora avevo sempre applicato l’arte del baracchino (che è molto più cool chiamare Bento box, alla giapponese -in realtà, come molte abitudini provenienti dall’Oriente, dietro questo oggetto e l’usanza di portare con sè pasti preparati a casa si nascondono delle ritualità del tutto sconosciute al nostro misero baracchino) al pasto estivo, che per me spesso si compone solamente di yoghurt e muesli, al massimo con aggiunta di biscotti e frutta (fresca o secca che sia). Ma quest’inverno, nella necessità di portare dietro qualcosa di leggero (altrimenti mi sarei laureata in “sonno applicato“), salutare e freddo (non possedendo fonti di calore diverse da un termosifone), mi sono sbizzarrita in ogni sorta di verdura bollita (e poi condita) e insalata.

Purtroppo, la mia arte del baracchino non è risultata poi così avanzata, e in alcune occasioni mi sono trovata con il cibo, ma senza le posate… credo entrerà nella leggenda la mia abilità (quasi un super-potere) di mangiare zucchine bollite con una palettina per girare il caffè.

Insomma, guardando indietro a quei mesi di studio matto e disperatissimo, non nego che i pranzi al crazy-corner (un angolo con un nome azzeccatissimo, devo dire) con i miei compagni di sventura siano uno dei ricordi più piacevoli.

Questo per dire che sono rimasta affezionata al baracchino e, da allora, mi sono sempre divertita a prepararli per me o per altri.

Ho scelto, sull’onda di un bellissimo contest, di proporre un Bento Box all’italiana per questo assaggio prematuro di estate, contenente un’insalata di pasta condita in verde e, come spezza-fame, merenda o dolce, uno yoghurt con muesli, biscotti ai cereali e mirtilli rossi (per ricordare i miei sempreverdi baracchini estivi).

Per ovvi motivi vi darò la ricetta solamente per preparare l’insalata di pasta, il cui procedimento ricorderà quello già seguito per le lasagne con pesto, patate e fagiolini.

Per quanto riguarda lo yoghurt (che è comunque uno dei miei pasti estivi preferiti, insieme al gelato), basterà metterne la quantità desiderata (per me 125 o 150 g) in un piccolo contenitore ermetico e portare con voi del muesli, della frutta secca (o fresca) a scelta (in questo caso dei mirtilli rossi secchi) e 2 o 3 biscotti ai cereali, in modo che il tutto, se mescolato, costituisca una sostanziosa merenda.

Come dicevo prima, l’ispirazione per cimentarmi in questo Bento Box mi è stata data dalla bella iniziativa di Kitty’s Kitchen e Semplicemente Pepe Rosa, cioè il Contest dal titolo Via col Bento, organizzato in collaborazione con Casa Bento. Trovate il link al contest cliccando sull’immagine qui sotto.

Che sia l’occasione per avere finalmente un VERO Bento, e non questi raffazzonati contenitori che incastro in modi sempre nuovi e con instabili equilibri?!