Il silenzio (e i biscotti alla ricotta e scorza di limone)

In questi giorni di parole ne sono state dette tante, da ogni parte: gridate o sussurrate, parole di odio, di paura o di rassegnazione, poche le parole pensate e tante quelle uscite “solo per dare fiato alla bocca”.

Io in questi momenti tragici, segnati dal dolore e dallo sgomento (e non mi riferisco ad un episodio particolare, ma a quelli accaduti in Francia come in Siria, in Libano come in Egitto), credo sempre più nel valore del silenzio, e per dire quello che vorrei mi affido alle parole dei poeti che, come è giusto che sia, hanno l’immenso potere di interpretare i nostri pensieri e dar loro una forma migliore di quella che avremmo mai potuto dar loro.

Restare in silenzio

Ora conteremo fino a dodici
e tutti resteremo fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra,
non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.

Che strano momento sarebbe
senza trambusto, senza motori;
tutti ci troveremmo assieme
in un improvvisa stravaganza.

Nel mare freddo il pescatore
non attenterebbe alle balene
e l’uomo che raccoglie il sale
non guarderebbe le sue mani offese.

Coloro che preparano nuove guerre,
guerre coi gas, guerre col fuoco,
vittorie senza sopravvissuti,
indosserebbero vesti pulite
per camminare coi loro fratelli
nell’ombra, senza far nulla.

Ciò che desidero non va confuso
con una totale inattività.
È della vita che si tratta;….

Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.

Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d’inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo.

Ora conterò fino a dodici
e voi starete zitti e io andrò via.

Pablo Neruda

E in silenzio mangio qualche biscotto alla ricotta e scorze di limone.. forse dovremmo consigliare a chi ha tanta fretta di parlare di pensare fino a 10, e nel mentre tenere la bocca chiusa, anche riempiendola di biscotti, se può aiutare.

La ricetta di questi biscotti è di Sara del blog Qualcosa di rosso.

Biscotti ricotta limone

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Biscotti ricotta limone finale

Tartufi di ricotta e Parmigiano alle mandorle per #PRChef2015

Quando ho letto del contest lanciato quest’anno dal Parmigiano Reggiano mi sono innamorata subito: un contest in cui lo scopo è andare all’essenza, abbandonare gli inutili orpelli e utilizzare solamente 4 ingredienti per creare una ricetta di cui il Parmigiano sia protagonista.

Non che sia difficile, intendiamoci, visto che secondo me il Parmigiano nasce protagonista: a me basta un buon bicchiere di vino per trasformarlo in sfiziosa cena e, aggiungendo qualche goccia di aceto tradizionale di Modena, diventa un fine pasto da re, capace di farmi snobbare qualsiasi dessert.

Sì, io sono della scuola antica, quella secondo cui il formaggio è l’unico, vero e solo fine pasto. Sarà il mio passato universitario, ma io sposo la teoria del XIV secolo secondo cui il formaggio abbia una virtù “sigillatoria”, in grado cioè di chiudere lo stomaco e favorire il processo digestivo. Diciamo che non mi spingo a dire che favorisca la digestione, ma coloro che hanno ideato il detto che il pasto non è finito “finché la bocca non sa di formaggio” potrebbero tranquillamente essere miei parenti.

In questo caso, però, complice l’atroce caldo di questi giorni e la conseguente volontà di astenermi da forno e fornelli, vi propongo il Parmigiano Reggiano in veste di aperitivo (un ruolo che peraltro gli si addice assai, secondo me), in un semplicissimo e super-veloce tartufo di ricotta e Parmigiano 33 mesi, stagionatura che ho scelto proprio per il suo gusto intenso, che dona il giusto sprint alla delicatezza della ricotta e delle mandorle di copertura. Io ho scelto le mandorle per la loro dolcezza, ma nulla vi vieta di provare la copertura di pistacchi (non salati, mi raccomando) o di nocciole… ma anche tutte e tre!

 

Tartufi di parmigiano

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Tartufi di parmigiano finale

Con questa ricetta partecipo alla Parmigiano Reggiano Chef2015

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PRchef

Il potere terapeutico della farina – Cavatelli con pomodori secchi, ricotta e mandorle

C’è chi dopo una giornata (o una settimana) stancante dorme fino a tardi, chi guarda un film o legge un libro per staccare, c’è chi va a correre nel parco e chi fa il punto e croce.

Io, invece, impasto. Affondo le mani nella farina (un po’ come Amelie nel sacco di legumi), e impasto. Qualsiasi cosa.

Anche se spignatto tutto il giorno, non riesco a resistere al fascino della farina: così, dopo una giornata passata in cucina, mi è venuta la voglia irresistibile di preparare un piatto di pasta fresca espressa per cena. Giusto il tempo (brevissimo) di impastare, il necessario riposo e in 20 minuti si è a tavola. I cavatelli (per me un po’ cicciotti, grazie, e corti corti, che il formato allungato per me è lo strascinato) per due persone si preparano in 10 minuti, basta poi fare bollire l’acqua e nel frattempo preparare il sugo, semplice e delizioso, a base di ricotta, pomodori secchi e mandorle. Un po’ di acqua di cottura, una mescolata, ed è pronto in tavola un piatto buono e completo che ha avuto il potere di rimettermi in pace col mondo.

Sempre pensato che la farina abbia un potere terapeutico, prima e dopo l’impasto.

Cavatelli freschi blog

Cavatelli finale blog

Con questa ricetta partecipo al Contest del Molino Grassi

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Comfort food sciuè sciuè – Lasagnette di pane carasau alla ricotta e pesto (eretico)

Ci sono certi giorni in cui mi prende una voglia matta di mangiare qualcosa di buono e confortante, uno di quei piatti capaci di rimetterti in pace col mondo, che so, tipo una lasagna.

Da qualche settimana, però, sono partita in modalità dieta-dieta-dieta , quindi le parole d’ordine sono “piatti leggeri“, “cucina sana” e “attività fisica“. Ma si sa, quando ti prende la voglia di buono è difficile dirottarla su un petto di pollo ai ferri e un’insalatina scondita (un abbinamento che già di per sé mi fa tristezza assai, e infatti nella mia dieta non c’è).

Bisognava trovare una soluzione, perché fare una lasagna “vera”, con ragù, besciamella, mozzarella e Parmigiano, e per giunta in un giorno feriale, era fuori discussione. Così ho deciso di optare per una lasagnetta semplice, veloce da fare, leggera, ma soprattutto deliziosa: al posto della pasta all’uovo ho utilizzato il pane carasau, e ho optato per un condimento leggero e veloce, fatto di pesto (eretico, che  ho fatto in casa con quel che avevo, cioè basilico e mandorle, ben diverso da quello genovese, come vuole la ricetta autentica appresa al campionato mondiale del pesto)  e ricotta. Un goccio di latte, due cucchiai di Parmigiano, 10-15 minuti di forno, ed ecco apparire in tavola uno dei piatti più buoni dell’ultimo periodo, che ha accontentato pancia e spirito… e pure la dieta.

Lasagnette blog

Lasagnette finale blog

Grandi classici – Cannelloni ricotta e spinaci

C’è poco da fare, ci sono dei piatti della tradizione italiana che si ricollegano immediatamente alla festa. Quei piatti che, non appena appoggiati sul tavolo, fanno pensare alla domenica, alla casa, alla famiglia tutta disposta intorno al desco (la parola forbita del giorno). Di solito quei piatti, almeno nel mio immaginario, sono (quasi) sempre fumanti, (quasi) sempre perché appena usciti dal forno.

Provate a pensarci: le lasagne, la pasta al forno (che per me non sono la stessa cosa), i timballi, la parmigiana di melanzane, gli arrosti (con tanto di patate al forno, ovviamente), e poi pizze e focacce, e chi più ne ha più ne metta. Sarà, ma le pietanze cotte in forno secondo me sono un po’ sinonimo di festa, di cura per la tavola, di convivialità.

E fra questi piatti, e a pieno diritto, entrano anche i cannelloni, che io amo nella loro versione più famosa e forse più semplice, quella ricotta e spinaci, conditi con sugo di pomodoro e besciamella. Lo ammetto, preparati da zero richiedono un certo impegno: tutto in questo piatto può (e forse deve) essere fatto a mano, ed è questa sfida che mi conquista ogni volta che li preparo. Perché amo trovarmi di fronte ad un piatto che possa definire davvero “fatto in casa” (mi attrezzerò per fare anche le pirofile in casa, per correttezza filologica) e che possa dire alle persone sedute intorno al tavolo “vi voglio bene” al primo assaggio. E questa non è cosa da tutti i piatti…

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La Pasqua della tradizione: la Pastiera napoletana

Domani è Pasqua, e a me va di celebrare, più che la festività religiosa in sè, che ognuno avverte con intensità diversa, l’immensa varietà e grandezza della tradizione culinaria italiana delle feste, Pasqua inclusa.

E così, domandandomi quale piatto rappresentasse meglio di tutti la Pasqua per me, ho realizzato che più della torta pasqualina, dell’agnello, del casatiello e della cassata, la Pasqua per me è la Pastiera napoletana. Non perché faccia parte del mio bagaglio culinario, ma perché quando a Pasqua arriva da casa di qualche amico campano una bella fetta di pastiera, è là che per me inizia davvero la Festa.

Il suo aspetto di innocua crostata, il suo involucro di frolla fragrante e, nascosto, un ripieno morbido da cui si scatenano profumi inebrianti di fiori d’arancio e cannella. E il gusto?! La delicatezza del grano cotto e della ricotta, la dolcezza dei canditi… se ne parlo un altro po’ giuro che vado a tagliarmene un’altra fetta!

Insomma, qui non si parla della tradizione di casa mia, ma di una grande tradizione italiana che, sebbene geograficamente lontana, sento in assoluto come mia! Quindi, mi scuserete, ma questa non è una ricetta tramandata di nonna in nipote, ma è una ricetta di fiducia, e la mia fiducia è stata ampiamente ripagata!

Pastiera fetta blog


Questa per me è l’essenza stessa della Pasqua, e con questa immagine evocativa, e il ricordo cocente di questo splendore sotto i denti auguro a tutti voi di trascorrere una BUONA PASQUA con chi vorrete (secondo il noto motto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi“).