Dieta, non ti temo! Sgombro in verde per la Settimana della cucina del mare AIFB

Questa settimana nel Calendario del cibo AIFB si festeggia la cucina del mare, onorata dal suoambasciatore, Fabio Campetti, con un bellissimo articolo , che vi invito a leggere.

In questo periodo mi sto sforzando di mangiare più pesce del solito, e non solo perché così sento un po’ più vicine le vacanze di mare che invece si fanno ancora attendere, ma anche perché non c’è alimento più sano e leggero da consumare in periodo di dieta.

Ebbene sì, avete letto bene, dieta: senza (quasi alcun) carboidrato, pochi condimenti, frutta solo come snack, tanta verdura, proteine nobili e .. tanto pesce! Chiaramente più il pesce è magro e meglio sarà, quindi il pesce azzurro abbonda sulla mia tavola, preparato in ogni modo possibile (anche disegnato, in questa casa).

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Sgombri – Alessandro Colonnetta, pastelli ad olio (fa parte del progetto “cronache da uno sketchbook”, visibile all’account Instagram @alcolo84)

E, grazie al consiglio della mia collega, ho voluto provare a preparare i filetti di sgombro (quelli che di solito siamo abituati a vedere in scatola) da zero, e vi dico che non li lascerò più: pochissimo sforzo, spesa molto contenuta per una preparazione di pesce (questo piatto, unico per due persone o un secondo abbondante per quattro, è costato in tutto 7€) e potete sostituire la salsina verde qui preparata in versione leggera con qualsiasi salsa vi stuzzichi, dal più classico bagnetto verde piemontese, ad intingoli a base di agrumi o magari piccanti.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti… e la dieta passa più in fretta!

Sgombro collage

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Sgombro finale

Corso pratico per prepararsi all’estate – Cous cous in insalata con verdure arrostite e ricotta salata

Io non voglio prepararmi all’estate, io voglio prepararmi alle vacanze.

Con questa affermazione potrei anche concludere il post, visto che racchiude appieno il sentire più profondo del periodo.

Vorrei cacciare quattro stracci in una borsa, puntare alla cieca una destinazione su una cartina geografica e dirigermi all’auto-camper-bus-treno-bicicletta-aereo più vicino e partire per il gusto di partire, di dimenticare orologio, telefono e pc, di perdermi in un altro luogo e di scordare la differenza fra il giorno e la notte.

Vorrei addormentarmi con il rumore del mare e “il cielo stellato sopra di me” (la ragion pratica la lascio a Kant), vorrei svegliarmi senza sapere che ora sia e senza ricordare dove mi trovo, ma lontano dal qui ed ora.

Ma, non potendo preparare una valigia e scomparire, mi prendo l’unica rivincita possibile: preparare una terrina gigante di cous cous ai 4 cereali (quello di Nuova Terra) in insalata con verdure estive arrostite in forno al profumo di timo e ricotta salata.

Quella stessa terrina che vorrei tanto trasformare in un contenitore ermetico da caricare in macchina insieme alle valigie.. che, si sa, viaggiando viene fame.

Cous cous in insalata con verdure arrostite collage

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Cous cous in insalata con verdure arrostite finale

L’antipasto è una cosa seria – Il vitello tonnato per il Calendario del Cibo Italiano

Oggi nel Calendario del cibo italiano AIFB è la Giornata Nazionale del Vitello Tonnato, di cui è ambasciatrice Antonella del blog Cucino Io.

La ricorrenza mi ha solo fornito l’occasione di proporre uno degli antipasti che vanno per la maggiore in casa mia. E non lo dico con leggerezza, perchè in Piemonte l’antipasto è una cosa seria, ma seria davvero.

Non so se vi sia mai capitato di mangiar fuori per un pranzo o una cena importante in Piemonte, ancor più se in ristoranti o osterie di campagna. Ecco, se vi è capitato, saprete benissimo che il numero medio degli antipasti proposti è superiore alla decina: c’è la carne cruda, i tomini elettrici o al verde, l’albese, l’insalata russa, la lingua al verde, i peperoni con la bagna caoda, i flan di verdure e il vitello tonnato. E ho detto solo i primi che mi sono venuti in mente.

Non è la prima volta che lo dico, ma si potrebbe davvero fare (e senza troppo sforzo) una cena piemontese solo a base di antipasti!

In casa mia, però,  ce ne sono alcuni che occupano un posto speciale nella “hall of fame” (dove fame si legge all’italiana) degli antipasti e, non a caso (vista una certa “fissa” dell’uomo di casa con la maionese) si tratta di insalata russa e vitello tonnato.

Lo so, molti puristi inorridiranno a sentir pronunciare “vitello tonnato” e “maionese” nella stessa frase, visto che il “tonnato” del nome, almeno in origine, probabilmente nulla aveva a che fare col tonno, e figurarsi con la maionese. Infatti “tonnato” o “tonnè” pare provenga dal francese “tanné“, ovvero “acconciato“, forse un espediente linguistico per conferire un’aura di nobiltà ad un piatto invece popolare (in cui la carne veniva cotta a lungo per ottenere morbidezza); alcuni, però, ipotizzano che il tonno abbia giocato un suo ruolo nell’etimologia della parola, perché stava ad indicare che il vitello “veniva cotto come un tonno”. Non so se sia vero o no, o se l’utilizzo del tonno nella ricetta sia stato in qualche modo “causato” da questo equivoco linguistico, ma sta di fatto che ad un certo punto della storia di questo piatto le acciughe utilizzate in origine lasciarono il posto al tonno e sempre più spesso comparvero le uova, dapprima sotto forma di tuorli e poi, più prosaicamente, sotto forma di maionese.

La versione con la maionese è infatti ormai sdoganata da tempo e posso tranquillamente dire che è la più diffusa, ben più delle altre quattro versioni attestate: quella calda con salsa di acciughe, quella fredda con salsa tonnata senza uova e quella con tuorli sodi, senza contare la versione in cui tonno e vitello vengono cotti insieme.

Anche per quanto riguarda la cottura della carne, ce n’è per tutti i gusti: c’è chi la fa bollire (tipo… io), anche se è il metodo in cui è più difficile controllare la temperatura, chi la cuoce in forno, chi la fa brasare e, ultimamente, chi la cuoce sotto vuoto a bassa temperatura, forse la tipologia di cottura che permette di ottenere la carne più tenera in assoluto.

Poi, se avete un’affettatrice avrete compito semplice e fette perfette, altrimenti con tanta pazienza e un buon coltello otterrete fettine più spesse, ma ugualmente buone.

Credo di avervi detto tutto.. no, dimenticavo la cosa più importante: non fate mai mancare il pane!

Vitello tonnato

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Vitello tonnato finale

Il Bonet (e tutta la mia vergogna) per il #calendariodelciboitaliano

Foto del mio bonet scattata dalla redazione di Siamo Donne

Oggi è la giornata nazionale del bonet, la cui ambasciatrice è la toscanissima Sabrina di Architettando in cucina.

Io, naturalmente, me ne sono accorta solo quattro giorni fa, e tutto per merito della Patty, altra toscanissima, con cui sabato sera ho intrattenuto una discussione scritta “ai confini della realtà” sulla pronuncia della parola bonet. Non fossi stata ad un concerto le avrei anche predisposto una nota vocale, ma mi sono trattenuta.

Già, perché non è così facile per un non-Piemontese vedere scritto bonet e immaginare che si legga bunèt, con la U stretta alla francese e la E aperta come solo noi Piemontesi possiamo (la E di mEEEEnta – Piemontesi, voi mi capirete). E non è facile per un non-Piemontese immaginare cosa sia il bonet prima di assaggiarlo. Un budino al cioccolato, penseranno i più, e invece è il matrimonio perfetto fra cacao ed amaretti, la consistenza quasi di un crème caramel, lo stesso accento di caramello a concludere un dolce senza paragoni.

Il bonet è un dolce di origine tipicamente langarola, ma è ormai diffuso in tutto il Piemonte, costituendone quasi una bandiera, in fatto di dolci. Prende il suo nome, appunto, dal bonet, un berretto schiacciato, e pare che possano esistere due spiegazioni per questo accostamento: il primo è un motivo di forma, perché il bonet verrebbe tradizionalmente cotto in uno stampo a forma di tronco di cono (la forma, appunto, di un berretto schiacciato); il secondo motivo è invece decisamente pragmatico, e si lega al fatto che il bonet viene servito “a cappello” del pasto stesso.

A naso mi pare più sensata la prima, però non si può mai dire, quindi non mi pronuncio.

Voi direte.. e dove sta la vergogna? La vergogna sta nel fatto che, andando a riguardare la ricetta del mio bonet sul blog per poterla ri-condividere con voi, mi sono ricordata (orrore!) di avere girato una video-ricetta nello studio di un magazine web che credo nemmeno esista più che portava il nome di Siamo Donne (e che nessuno prosegua con “oltre le gambe c’è di più“) e che ora vi ripropongo (doppio orrore!) in calce alla ricetta, con 4 vergognose consapevolezze:

a) abbronzata sembro più sana (vietato il fraseggio in dialetto romano che inizia con “grazie ar…”);

b) o sono l’unica persona al mondo a cui la telecamera toglie 10 kg o quei chili (di più? Rispondere “assolutamente no” è gradito) li ho presi in questi 5 anni (probabilmente a causa del mezzo attraverso cui mi state leggendo);

c) probabilmente scomparirò per qualche giorno dopo questa “proiezione” a reti unificate proprio per la vergogna;

d) si sente assolutamente, al 100%, che sono piemontese.. e ora ne avete le prove!

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Ode ai nuovi stimoli – Blitz di mele senza glutine

Tra i miei innumerevoli difetti (sono permalosa, disordinata, ho la coda di paglia, sono irosa.. se volete posso continuare; quanto tempo avete a disposizione?!) non si annovera certamente la staticità. Mai ferma, sono più le esperienze fatte in questi pochi (sono pochi, guai a chi osi contraddirmi) anni di vita che i capelli che ho in testa.

Non ce la faccio proprio a stare immobile: che sia un cambio di direzione lavorativa o “solamente” fare mille cose tutte insieme, devo cercare sempre nuovi stimoli, anche a costo di esagerare, e finire per avere più giorni occupati rispetto a quelli che fisicamente sono sul calendario.

Così, per esempio, dopo un diploma al classico, una laurea in storia dell’arte, un blog in fermento e un lavoro che nulla ha a che fare con ciò che vi ho appena detto, quest’anno ho deciso di intraprendere quella che spero rappresenti una svolta epocale: un master in marketing e comunicazione.
E questo che c’azzecca?“, vi chiederete voi. Ci azzecca eccome, visto che la passione per la comunicazione l’ho scoperta proprio scrivendo qui sopra, a tutti voi che avete la pazienza di leggermi.
Alterkitchen è decisamente stato uno dei maggiori stimoli a cercare di migliorarmi continuamente e costantemente: nella ricerca di fonti e ricette, nella scrittura, in cucina, nella fotografia, nella gestione pratica del sito e dei social media (aspetto che amo e su cui spero di concentrarmi sempre di più).

Ed è proprio al master che ho trovato un nuovo stimolo quando, volendo portare una torta a lezione (per i compagni, eh, mica per fare la secchiona che porta la mela alla maestra) e avendo una compagna celiaca, ho colto la palla al balzo, sperimentando finalmente un po’ di bei dolci naturalmente senza glutine che, fatti in casa, sono buoni tanto quanto quelli a cui siamo abituati. E quando si parla di dolci senza glutine per me c’è una sola guru: Gaia, aka La Gaia celiaca (che mica per caso ha scritto Il dolce gluten free. Pasticceria senza glutine fatta in casa), da cui ho tratto la ricetta di questo blitz di mele senza glutine. Risultato? Non solo sfido a riconoscere che sia un dolce senza glutine, ma il giudizio in casa mia è stato “è pure più buona di quella che fai di solito”. Tiè, alla faccia mia!

Provare per credere.. e poi riprovare, perché finisce subito (e non solo quando si è in 16 a mangiarla).

Blitz di mele GF

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Blitz di mele GF finale

“Dottore, ho una dipendenza da yogurt” – Panna cotta allo yogurt

In questo periodo vivrei di yogurt.

E non solo perché non non ha bisogno di cottura, è che mi piace proprio.. talmente tanto che l’ho messo pure nella pasta!

Ma diciamo che ultimamente, pasta a parte, spesso sostituisco il pasto della sera con una bella tazza di yogurt, muesli, frutta fresca, magari con un pezzetto di cioccolato fondente. È un pasto leggero e fresco, ed è tutto ciò di cui mi viene voglia a cena, ecco.

Poi, fatto non trascurabile, lo yogurt di cui parlo è fatto in casa con la fedelissima yogurtiera, quindi posso garantire.. è buonissimo!

Ma quando si hanno ospiti a cena pare brutto fare uno yogurt party, e così l’amatissimo yogurt è finito nel dessert. Ho provato per la prima volta a fare la panna cotta allo yogurt, dove cioè quest’ultimo sostituisce per metà la panna, e mi ha conquistata: la panna cotta rimane vellutata e cremosa, ma è più leggera e con un gusto appena appena acidulo, perfetto per essere accompagnato dal sapore dolce di una confettura o della frutta caramellata. O, perché no, anche entrambe (per non farsi mancare nulla).

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Panna cotta allo yogurt