Crostata al cioccolato di Knam – Nove persone su dieci amano il cioccolato (la decima mente)

Nove persone su dieci amano il cioccolato; la decima mente.
(John Tullius)

… ecco, quella che mente solitamente sono io.

Ma io non mento. A me per davvero il cioccolato non fa impazzire. Mi piace, eh, ma non lo vado certo a cercare ad ogni piè sospinto. E poi non tutto il cioccolato.

Un cubetto di Domori fondente? Ok

Un pezzo di cioccolato di Modica? Magari

Ma mica tutto il cioccolato, e no!

Stesso discorso per dolci e torte al cioccolato: mi piacciono, ma non faccio follie, e decisamente non per tutti i dolci al cioccolato.

Un flan col cuore morbido, magari profumato all’arancia? Perché no. Una torta caprese (classica o ai pistacchi, poco importa)? Sempre. Una tarte con mousse ganache fondente e caramello salato? Sparatemela direttamente in vena, grazie.

Però, dopo così tanto tempo a sentir decantare le grazie della Crostata al cioccolato di Knam (la cui ricette è contenuta nel libro “L’arte del dolce“), dovevo darle un’opportunità. Capite, è per la scienza! A parte che con le dosi indicate per una torta di 22 cm io ho fatto una torta di 28-30 cm (certo, più bassa, ma per i miei gusti più godibile), la crostata al cioccolato di Knam è praticamente perfetta: dolce il giusto, cremosa il giusto, sostenuta il giusto. Per i miei gusti meglio una fetta più sottile, con meno crema e un rapporto più equo fra frolla e crema, quindi rimarrò sulla torta più grande e sottile, non mi ravvederò del mio errore.

Certo, dovete amare il cioccolato. Ma credo che quello si potesse intuire anche solo dall’aspetto.

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10 cose che devi sapere del Salento.. e la ricetta per il pasticciotto

Che avessi voglia di vacanze non era sufficientemente chiaro dal mio ultimo post? Non temete, repetita iuvant! E se prima era voglia di vacanza e basta, ora è voglia di mare (dal quale manco da troppo tempo, complici le scorse vacanze verso nord). Pertanto, mi sono messa a sfogliare (virtualmente, perché non so voi, ma io non stampo più le foto delle vacanze da quando avevo ancora il Nokia 3310) vecchie, vecchissime foto di un viaggio in Salento (ancora con l’ex, che è stato debitamente espunto dalle foto all’epoca della sua scomparsa, come è d’uopo ad ogni damnatio memoriae che si rispetti) affrontato con un treno Torino-Lecce, qualche corriera, una tenda e uno zaino in spalla.

Fra un mugolio e l’altro di nostalgia, ho stilato una lista di 10 cose da sapere assolutamente prima di andare in Salento. E, se avrete la pazienza di andare fino in fondo, a coronamento troverete la ricetta del pasticciotto, un dolcino di pasta frolla (a base di strutto), crema e amarene che non potrete non trovare in Salento e che, soprattutto, non potrete non mangiare a bancali.

 

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Una rondine non fa primavera .. ma una crostata crema e fragole sì!

Mai come quest’anno ho sentito l’arrivo della primavera.

E non solo perché la bella stagione 2016 è partita con un bastimento carico di graminacee (alle quali sono ovviamente allergica.. a quello e all’assenzio selvatico, che pare si trovi solo in Piemonte e aree limitrofe – quando si dice la fortuna) o perché il cambio di ora e di stagione mi ha conferito la prontezza mentale di un bradipo con la labirintite (da quando ho visto su Facebook questo video ho invidiato la agilità del panda per settimane.. ho detto tutto)!

Quest’anno la primavera è arrivata bella come il sole e mi ha subito messo voglia di maniche corte, di occhiali da sole, di passeggiate, di gonne corte e .. di fragole!

Ebbene sì, proprio nell’anno dell’inverno inesistente (altro che “the winter is coming” – cit.), quando i miei informatori mi parlavano di fragole già ottime a gennaio/febbraio, a me la primavera ha portato voglia di fragole. Una di quelle voglie per cui ogni volta che passo dal mercato devo (DEVO) comprarne almeno mezzo chilo, per mangiarle in qualsiasi momento.

A merenda con lo yogurt greco? Fatto!
Dopo cena al naturale, come fossero patatine? Fatto!
A colazione rubandone un paio dal frigo (che poi rubarle a chi? Sono tutte mie! Tutte M-I-E)? Fatto!
Come dessert, insieme ad una cazzuolata di panna montata? Fatto!

All’appello mancava solo la ciliegina sulla torta, la crostata crema pasticciera e fragole, che è uno dei dolci più semplici e più deliziosi a cui io riesca a pensare: basta un guscio di frolla fatta con il burro buono, una crema pasticcera vellutata e profumata al limone, e poi una vagonata di fragole a creare il solo labirinto in cui ora vorrei perdermi. Infine.. dimenticate quelle orride gelatine in bustina: un paio di cucchiai di gelatina di albicocche (ma va benissimo anche una confettura a purea, purché chiara e senza pezzi) scaldata con un goccio di acqua per lucidare e per conservare la freschezza delle fragole.

Il risultato: perfezione pura.

Se una rondine non primavera, ma una crostata crema e fragole decisamente sì!

Crostata crema e fragola particolare

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Crostata crema e fragole finale

Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere – Tozzetti di frolla all’olio al limone e mandorle

Vi avevo lasciato l’ultima volta con delle paste di meliga alle nocciole coperte di cioccolato fondente come prima proposta per l’MTChallenge di questo mese, dicendovi che erano dedicate a Juri, uno dei due giudici di casa Acqua e Menta.

Non può quindi mancare la proposta n. 2, quella per Dani. Anche perché, visto che ormai lei è una presenza costante nella mia vita (ci sentiamo minimo 3-4 volte al giorno), non potrei proprio farle un’offesa del genere!

E quindi, se prima ci son stati i biscotti maschili, è arrivato il momento di quelli femminili (e non mettiamo in mezzo le polemiche gender, che non è questo il mio intento)! Il mio punto fermo era la frolla all’olio: vista la dedica a Dani, non potevano certo avere il burro! Poi mi sono lasciata guidare dalle suggestioni del post che ha portato Acqua e Menta alla vittoria, dal loro cuscus alla trapanese: così ho puntato verso sud, verso la Sicilia, da cui ho preso in prestito gli agrumi, in questo caso i limoni, e le mandorle, gioiello di Trinacria.

Limone e mandorla è un abbinamento al quale non avevo mai pensato, eppure questi due ingredienti sembrano fatti l’uno per l’altra: l’aroma appena pungente dell’uno esalta la dolcezza dell’altra, che tiene però le redini dell’equilibrio del gusto [ci leggete qualche risvolto psicologico nei rapporti fra giovani uomini e giovani donne (cit.)?  Malpensanti].

Se l’altro era un biscotto maschile, più deciso, netto, questo è un biscotto “da donne” (che, premetto, secondo me vuol dire tutto e non vuol dire niente), più morbido, in cui quelli che paiono contrasti di gusto si fondono tra loro creando un tutt’uno che non potrebbe esistere altrimenti. È così che ho imparato a conoscere la Dani: è stakanovista, ma sa godere dei piaceri della vita, è decisa in ciò che fa e sa quel che vuole, ma è una persona dolcissima e sempre disponibile. Possono sembrare tratti molto diversi, quasi inconciliabili, e invece contribuiscono tutti a renderla quel che è, senza che si riescano sempre bene a vedere i contorni fra questi tratti.

È come per questo biscotto: dovete aguzzare la vista ed il palato per “leggere” le singole parti.. ma ha poi importanza, quando è la totalità a conquistarvi?

E allora fatevi conquistare.. sto parlando dei biscotti, eh?! (che a furia di far l’elogio della Dani, non vorrei incorrere nell’ira funesta di Juri)!

Tozzetti limone e mandorle

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Tozzetti limone e mandorle finale

Con questa ricetta partecipo all’MTC n.56

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When life gives you lemons – Light lemon curd

When life gives you lemon… make a lemonade” è uno dei miei detti preferiti in lingua inglese, capace di racchiudere in una sola breve frase lo spirito pragmatico tipico anglo-sassone.

La vita ti dà limoni? E tu fai una limonata!

Un semplice invito a fare del nostro meglio sfruttando quello che la vita ci offre, trasformando ogni esperienza in un’opportunità. E ancora, cogliendo la sfumatura positiva in tutto ciò che ci accade non potremo che risultare vincenti,  a prescindere dall’esito finale delle nostre azioni.

Così, la prossima volta che la vita vi offrirà limoni,  voi non solo penserete a farvi una limonata,  ma sarete così positivi da fare un bel lemon curd, e pure leggero (cioè senza quella carriolata di burro che normalmente richiederebbe il classico lemon curd britannico).

La ricetta infallibile e “a prova di scemo” è della Van Pelt, la mia Old fashioned lady preferita, che mi ha ha dato l’idea del secolo per un regalo last minute (pronto in 15 minuti, più il tempo di raffreddamento), che il destinatario potrà mangiare direttamente dal vasetto o potrà utilizzare per farcire biscotti o tarte, magari come questa, da finire con un po’ di meringa italiana da passare al cannello (così, perché è Natale e siamo tutti più buoni).

Lemon curd

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Lemon curd finale

Riscoprendo antiche tradizioni – Agnolot d’aso per l’MTC

Quando ho scoperto che la sfida n. 52 dell’MTC lanciata da Monica e Luca di Fotocibiamo verteva sul binomio pasta ripiena e sugo a lenta cottura, non avrei potuto essere più felice. Cioè, capite, un piemontese ci sguazza nella pasta ripiena, che è il vero must della nostra tavola delle feste.

Ma non potevo mica proporre un “semplice” agnolotto alla piemontese con il sugo d’arrosto, vi pare? Un po’ perché gli agnolotti con il ripieno di arrosto li ho postati da poco (anche conditi con il vino, come si usa fare dalle nostre parti), ma principalmente perché credevo fosse l’occasione giusta per sfidare prima di tutto me stessa su un piatto meno conosciuto della tradizione piemontese, e così di istinto ho optato gli agnolot d’aso, ovvero gli agnolotti di asino, dove lo stufato d’asino costituisce sia il ripieno che il condimento di questa pasta.

È un piatto tipico piemontese, ma non della provincia di Torino, bensì dell’astigiano, e in particolare del comune di Calliano, al cui sito mi sono rivolta per trovare la ricetta dei loro famosissimi agnolotti di asino, che ogni anno propongono sia nella loro sagra di paese sia al festival delle Sagre di Asti (altro must mangereccio piemontese, che raccoglie nella piazza del Palio numerosi stand che propongono le specialità delle singole pro-loco di tutti i paesini della provincia di Asti; nel caso foste interessati, sappiate che è sempre la seconda domenica di settembre).

I Callianesi sono considerati dei veri e propri “cultori” della carne d’asino, e pare che siano stati proprio loro ad introdurne l’uso in Piemonte nell’800, “importandolo” dalla zona del monte Amiata, dove il callianese Cesare De Maria (detto “’l Cegi ‘d Marulin”) ebbe modo di assaggiarla e di innamorarsene. All’epoca era anche una carne poco costosa (quando non “a costo zero”, cioè la degna fine di un animale da lavoro ormai vecchio), e permetteva quindi anche alle classi meno abbienti  di integrare nella propria dieta proteine animali altrimenti ben lontane dalla loro portata. La carne di asino, simile per molti versi a quella equina, dà il suo massimo nelle cotture lente, in stufati e stracotti, che la rendono tenerissima (altro che tagliarsi con un grissino, a fine cottura si tagliava da sola).

Come non pensare, quindi, di presentare questo piatto povero e insieme di festa (ché la pasta fresca è sempre sinonimo di festa) in modo da rendergli l’onore che merita anche al di fuori del territorio piemontese?

Seguitemi, anduma a mangé! 

Agnolot d'aso crudi

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Agnolot d'aso finale

Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 52 dell’MTCPicMonkey Collage