Torta ricotta e pere di Sal de Riso.. e 5 anni di Alterkitchen!

5 anni.

Quando ho aperto questo blog mi ero appena laureata in storia dell’arte, vivevo a casa con i miei e avevo una relazione da 7 anni. Non ricordo cosa pensavo che avrei fatto della mia vita: di sicuro non il dottorato che mi avevano proposto, forse nulla che avesse a che fare con i miei studi, ma di sicura c’era solo la spinta ad aprire questo spazio dedicato alla cucina, una decisione impulsiva (come il nome che scelsi di dargli) che non avrei mai immaginato avrebbe condizionato così tanto la mia vita.

Nel mezzo, infatti, ci sono stati per la maggior parte lavori in cucina: in nidi e materne (dove ancora bazzico), ma anche in locali di varia natura e in ristoranti di buona fama. Ho frequentato un corso professionale di pasticceria e, grazie al blog e alle persone che ha portato nella mia vita, la passione per la cucina e la sua storia sono cresciute ancora, e crescono ogni giorno di più.

5 anni dopo la mia vita è completamente diversa da quella che avevo quando ho aperto questo blog: grazie ad Alterkitchen mi sono innamorata della comunicazione, ho cambiato i miei obiettivi professionali e sono tornata sui banchi di scuola, per un master che mi sta facendo imparare cose totalmente nuove di me e del mondo. La relazione di allora non è arrivata all’ottavo anno, non abito più con i miei genitori da 3 anni (già?!) e ho guadagnato ben due “coinquilini”, un bipede e una quadrupede che, fortuna vuole, mi hanno rivoluzionato la vita… in meglio.

Insomma, 5 anni intensi, pieni, travolgenti e rivoluzionanti, ricchi e straordinari. Non solo per merito di Alterkitchen, ma anche grazie a lui, che assorbe ormai una bella fetta del mio tempo e delle mie energie. Così, per recuperare le forze, quale occasione migliore per concedersi una fetta di torta che mi affascinava da tempo, la ricotta e pere di Sal de Riso?! È stato l’istinto a guidarmi e, ancora una volta, non ha fallito: è una delle torte migliori che abbia preparato e mangiato degli ultimi tempi, dai gusti semplici e rustici come piacciono a me, ma allo stesso tempo elegante al palato e di bella presenza. Sicuramente diventerà un classico da preparare per le feste, in casa mia.

Buon compleanno, Alterkitchen!

Torta ricotta e pere

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Torta ricotta e pere finale

Il pandoro sfogliato delle sorelle Simili.. e Buon Natale!

Oggi non è giornata per perdersi in chiacchiere, saremo tutti in mille faccende affaccendati: chi arrotolato in metri e metri di nastro da pacchi di cui non si trova mai né capo né coda, chi a preparare tonnellate di agnolotti o ad osservare il ragù che pippia, chi a preparare la tavola del Cenone già alle 4 del pomeriggio “perché tutto deve essere perfetto”.. e chi, in linea con il profondo spirito natalizio, declinerà i peggiori improperi perché il panettone non è cresciuto a dovere o la maionese non è abbastanza soda.

Io sarò sicuramente degna rappresentante dell’ultima categoria di persone, ma almeno ora ho una fetta di pandoro fatto in casa con cui iniziare degnamente questa Vigilia di Natale.

La ricetta di questo pandoro sfogliato è tratta da Pane e roba dolce delle Sorelle Simili, ma devo ringraziare Stefania per la preziosa consulenza prima durante e dopo.

Ovviamente insieme all’immancabile fetta di pandoro (anche se io preferisco il panettone, rigorosamente con i canditi –ecco, l’ho detta!) vanno i miei migliori auguri a tutti voi per un sereno Natale.

Pandoro Simili

Vi segnalo solo un inconveniente (che non è legato alla ricetta specifica, ma alla preparazione in generale): io ho uno stampo in alluminio, in cui non so perché (penso per lo spessore) il colore del pandoro rimane sempre molto chiaro (quasi anemico, direi). Io ho ovviato al problema sformando il pandoro e cuocendolo per una decina di minuti (5 scoperto e 5 coperto con alluminio) in forno statico a 150°C. Se può servirvi il consiglio..

Pandoro Simili finale

 

When life gives you lemons – Light lemon curd

When life gives you lemon… make a lemonade” è uno dei miei detti preferiti in lingua inglese, capace di racchiudere in una sola breve frase lo spirito pragmatico tipico anglo-sassone.

La vita ti dà limoni? E tu fai una limonata!

Un semplice invito a fare del nostro meglio sfruttando quello che la vita ci offre, trasformando ogni esperienza in un’opportunità. E ancora, cogliendo la sfumatura positiva in tutto ciò che ci accade non potremo che risultare vincenti,  a prescindere dall’esito finale delle nostre azioni.

Così, la prossima volta che la vita vi offrirà limoni,  voi non solo penserete a farvi una limonata,  ma sarete così positivi da fare un bel lemon curd, e pure leggero (cioè senza quella carriolata di burro che normalmente richiederebbe il classico lemon curd britannico).

La ricetta infallibile e “a prova di scemo” è della Van Pelt, la mia Old fashioned lady preferita, che mi ha ha dato l’idea del secolo per un regalo last minute (pronto in 15 minuti, più il tempo di raffreddamento), che il destinatario potrà mangiare direttamente dal vasetto o potrà utilizzare per farcire biscotti o tarte, magari come questa, da finire con un po’ di meringa italiana da passare al cannello (così, perché è Natale e siamo tutti più buoni).

Lemon curd

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Lemon curd finale

Gli agnolotti piemontesi conditi con la Barbera per l’#italianelpiatto

Eccoci giunti all’appuntamento mensile con l’Italia nel piatto, dedicato questa volta alla pasta fresca. E tutto si può dire del Piemonte tranne che sia privo di pasta fresca. In primis abbiamo gli arci-noti tajarin, tagliolini sottilissimi che, da tradizione, andrebbero preparati con soli rossi d’uovo (circa 40-42 tuorli per chilo di farina); ma, soprattutto, abbiamo la pasta ripiena, con plin e agnolotti a guidare il gruppo.

La pasta ripiena come la intendiamo oggi vide la luce e conobbe enorme successo in epoca medievale insieme a piatti quali torte salate o pasticci, con cui condivideva un medesimo obiettivo, il recupero di ingredienti o preparazioni che non si volevano o potevano sprecare. Lo scopo è rimasto tale nel tempo: anche in epoche ben più recenti la pasta fresca, che pur ha permesso interpretazioni e sperimentazioni raffinatissime, è sempre stata un mezzo perfetto per il riutilizzo degli avanzi; l’esempio più lampante è rappresentato dai ripieni a base di carne, ingrediente una volta prezioso, che da piatto delle grandi occasioni si trasformava in doppia festa, quando un arrosto, un brasato o un bollito diventava il ripieno della pasta fresca il giorno successivo.

Ed è proprio questo il ripieno che in Piemonte la fa da padrone: che siano plin (qui ne trovate una mia versione piemontese, ma vegetariana) o agnolotti non importa, la carne è l’ingrediente principale. Potremmo stare qui a disquisire se la tradizione voglia nel ripieno un arrosto solo oppure tre (come negli agnolotti gobbi di Langa, che prevedono arrosto di bovino, coniglio e suino), ma io credo fermamente nel ripieno di recupero, quindi nei miei agnolotti di arrosto ce n’è uno, e pure di avanzo. E anche le verdure aggiunte (che da tradizione possono essere biete, spinaci o verze) sono di recupero, perché mi avanzavano degli spinaci, e così sono nati questi agnolotti, che non seguiranno le regole auree di non so quale accademia dell’agnolotto, ma che sono fedeli all’idea che ha fatto nascere la pasta ripiena, e questo a me basta.

Due parole sul condimento degli agnolotti: io sono contraria al ragù (che trovo ridondante), trovo che la morte loro sia il sugo d’arrosto (ovviamente avanzato dalla stessa preparazione che vi ha fornito il ripieno), ma sono favorevole anche al burro e salvia, peròil vero piemontese gli agnolotti li affoga nel vino rosso! E se non lo avete mai fatto, semplicemente non siete piemontesi e, per inciso, non sapete cosa vi siate persi.
Mettete in un piatto i vostri agnolotti, versate sopra un buon rosso corposo e via di Parmigiano grattugiato. E benvenuti in Piemonte!

Agnolotti per l'Italia nel piatto collage

Io,per “annaffiare” i miei agnolotti, ho scelto un Barbera d’Asti Superiore 2012 dell’Associazione Barbera Agliano, un vino prezioso, che raccoglie le migliori uve di tutti i consociati e dà i natali ad un Barbera eccezionale, che è anche il segno tangibile di un’Associazione pienamente collaborativa in un territorio ricco di risorse e di volontà di sfruttarle appieno. E da questo “consiglio per gli acquisti” prendo lo spunto per un altro consiglio, assolutamente spassionato: segnate sull’agenda che il prossimo week-end (10/12 ottobre) sempre ad Agliano Terme avrà luogo il Barbera Fish Festival (qui il programma), in cui si celebrerà l’incontro di sapori fra il pesce norvegese (in particolare il merluzzo) e la Barbera d’Asti. Un appuntamento secondo me imperdibile!

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Agnolotti finale

Piemonte - Italia nel piatto

Ed ecco i miei compagni di avventura

Valle d’Aosta: non partecipa

Trentino-Alto Adige: Frittatensuppe

 

Ah, che sudisfasiun! Torta moderna con mousse alla crème brûlée per l’ #MTC

Mi unisco anche io al coro dei tanti che non amano il pan di Spagna, né da solo né accompagnato, se pur felicemente.

Ancor più nelle care e vecchie torte tradizionali con strati di pan di Spagna, creme e panna. Per la carità, non è che le rifiuti con sdegno, ma già non sono una grandissima consumatrice di dolci, per lo meno quelli che mangio devono piacermi davvero.. e allora sì a pasta sfoglia, frolla e basi di biscotti, ché quelle mi piacciono per davvero.
Che poi, non sono particolarmente golosa di dolci, ma Dio solo sa quanto mi piaccia prepararli, perché trovo una soddisfazione pazzesca nella riuscita di quell’alchimia perfetta che è la pasticceria.

Così, l’amore verso questa disciplina mi ha portato ad accettare di buon grado la sfida di questo mese dell’MTC lanciata da Caris proprio sul pan di Spagna (secondo le ricette di Iginio Massari e di Leonardo di Carlo). Un po’ più difficile è stato trovare l’idea che mi convincesse, escludendo a priori le torta con montaggio classico. Ho deciso fin da subito, quindi, di optare per il montaggio inverso e per una torta che avesse come base una mousse, qualcosa di soffice, da gustare più come un dolce al cucchiaio che come una torta, dove il pan di Spagna coprisse il ruolo dell’insostituibile spalla, ma non quello del protagonista.

Pan di spagna tagliato

Mi sono quindi fissata che quel dolce dovesse essere, in buona sostanza, un tiramisù, che io identifico come il dolce confortante e insieme gudurioso per antonomasia. Ma qualcosa non tornava. Non era abbastanza d’impatto, abbastanza originale. E non lo pensavo solo io, ma anche il Colui (di solito più incline a smussare la mia eterna ricerca della perfezione).

E, così, di colpo, l’idea è venuta a lui: “ma perché non fai una torta alla crème brûlée?” (sua croce e delizia). Da lì è stato un attimo studiare nella pratica una ricetta che mi convincesse, ipotizzarne le dosi e stilare una lista delle cose da fare.
La realizzazione è venuta da sé, come in automatico, come se fosse sempre esistita nella mia mente.

La pasticceria per me è questo. È un’idea fulminea, un sogno, una trance in cui si entra, ma da cui si esce solo con studio, scrupolo, calcolo e precisione. È l’insieme di cuore e cervello, di pancia e ragione.

E quando sto montando una torta che ho sognato, studiato e realizzato e già intuisco che l’idea si è trasformata in forma e, ancor più, quando al fatidico momento del taglio, dell’affondo del cucchiaino e dell’assaggio ho la certezza che quello che ho immaginato ora si trova lì, alla mercé del mio palato, esattamente come lo volevo io, ecco, quella è la soddisfazione vera, la stessa di un pittore che vede davanti ai suoi occhi il suo quadro finito.

(Anche la similitudine è del colui: io è meglio che mi dia alla cucina, ché col pennello in mano son brava solo a copiare, o a imburrare le teglie… il ruolo di pittore di famiglia glielo cedo volentieri)

Torta moderna alla creme brulee

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Torta moderna alla creme brulee finale

Con questa ricetta partecipo all’MTC di aprile

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La voglia matta – Rotolo di pasta biscuit farcito di confettura e panna

Ci sono le diete, ci sono i buoni propositi.. e poi ci sono i raptus.

Quelli che appena vedi una ricetta hai già la mano che si porta istintivamente al pezzo di carta, pronta a stilare la lista degli ingredienti… e poi via a far la spesa.

Tipo questo rotolo, ad esempio. Complice il tema del mese dell’Mtchallenge, dedicato ai dolci fatti di masse montate, mi sono innamorata del rotolo di pasta biscuit farcito con confettura di fragole e panna preparato da Eleonora secondo la ricetta di Martha Steward contenuta in Scuola di cucina. E così, nel giro di due giorni dalla pubblicazione il rotolo era già bello che fatto, raffreddato, gustato e digerito.

Sabato sera scorso, infatti, avevo in programma una cena con una coppia di amici, che nei piani originali avrebbero dovuto portare il dolce, e invece li ho chiamati il giorno prima dicendo di lasciar perdere, che ci avrei pensato io. E questo solo per provare il rotolo.

Sì, perché so che un certo qualcuno di cui non farò il nome ma che, per proteggere la sua privacy, chiameremo “il mio Colui“, va pazzo (P-A-Z-Z-O) per il rotolo farcito, e non glielo avevo mai preparato, così mi sono lanciata. E, per la serie “buttati che è morbido“, l’atterraggio è stato perfetto, grazie alla semplicità ed infallibilità delle ricette della Martha.

Nella mia ingenuità, però, pensavo che quel rotolo fosse troppo grande per quattro persone, che ne sarebbe avanzato, ma non avevo tenuto conto che qualche IGNOTO ladro avrebbe potuto prendere di mira il povero rotolo prima, durante e dopo la cena, lasciandomi quasi a bocca asciutta per la colazione del giorno dopo.

Altro che topi d’appartamento, la specie si è evoluta in topi da frigorifero, signori miei!

Rotolo

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Rotolo con fetta