Un ritorno dolce.. ma non troppo! Guinness chocolate cake

Io: “Ciao, sono Giulia e non scrivo un post sul mio blog dall’anno scorso”

Tutti in coro: “Ciao, Giulia”

Ecco, questa sarebbe la mia presentazione se esistesse la “pessime foodblogger anonime“.

Insomma, è da Natale 2016 che manco su queste pagine, da ancor prima manca una bella ricetta, quindi non posso che tentare di farmi perdonare utilizzando il metodo più vecchio del mondo (no, non QUELLO), cioè offrirvi un bel dolce, uno di quelli che piacciono a me: non troppo dolce, bello umido, deciso nel gusto, con quel “non-so-che” che faticherete a riconoscere in una torta.

Beh, quel qualcosa è birra, una stout per l’esattezza. Quei 400ml di Guinness che sono lì, ma che si nascondono in maniera perfetta fra il cacao amaro, il burro (tanto, oh yeah) e lo zucchero di canna.

Ah, ovviamente i restanti 100ml della lattina di Guinness che si trova più frequentemente in Italia VANNO BEVUTI durante la preparazione della torta, è una regola non scritta!

guinness-chocolate-cake-finale

GUINNESS CHOCOLATE CAKE -> you can download the English recipe (downloadable PDF) by clicking here

guinness-chocolate-cake

Non le solite costine – Costine di maiale saporite di Gordon Ramsay

Non ho mai amato particolarmente la carne di maiale, se non sotto forma di prosciutti, salsicce, salami ed affini (si legga mortadella o lardo.. son mica scema, eh?!), perché l’ho sempre trovata troppo grassa e difficile da digerire. Insomma, di cucinarla non me ne viene proprio voglia.

A dirla tutta, non la amo troppo nemmeno grigliata.. ora mi inimicherò il partito della grigliata di Pasquetta e anche quello della grigliata di Ferragosto, ma io faccio a botte solo per le ali di pollo alla griglia, o per una bella fiorentina (son mica scema, e due), ma pancetta e costine tenetevele pure, ve le cedo.

Ho iniziato a tollerare le grigliate da quando il Pittore, dopo anni di programmi TV made in US sui barbecue, ha preso per la prima volta il costato intero (con le costine tutte belle attaccate le une alle altre, solo tagliate a metà in lunghezza), le ha massaggiate con un bel rub saporito (la cui ricetta è segreta, forse pure per lui, perché secondo me ci butta dentro un po’ quel che trova nell’armadietto delle spezie.. e va solo bene che non ci tengo anche quelle del panforte), le ha annegate nella birra rossa tutta la notte e poi le ha grigliate, in un pezzo unico. Ecco, di fronte a quelle costine ho iniziato a rivedere le mie posizioni riguardo alla carne di maiale.

Poi, un giorno, parlando con Dani e Juri di Acqua e Menta, siamo venuti a conoscenza delle costine di maiale saporite di Gordon Ramsay (chef di cui non avevo mai provato alcuna ricetta) e, convinti dal  loro entusiasmo, le ho provate, complice una cena fra amici a cui mancava un bel secondo di carne. La lista ingredienti è un po’ lunga e decisamente si ispirazione orientale (anche se, pur avendo fatto la spesa insieme, il Pittore si aspettasse un gusto “all’americana”, senza alcuna ragione oggettiva), ma non lasciatevi spaventare e provatele, se vi piacciono le carni marinate, ben cotte, morbide e, alla fine, glassate.

Non vi pentirete!

Se avete dei dubbi sulla ricetta, potete anche guardare il video di Dani e Juri… quindi non avete più scuse!

costine-saporite-di-gordon-ramsay-blog

COSTINE DI MAIALE SAPORITE DI GORDON RAMSAY

GORDON RAMSAY’S TASTY PORK CHOPS; DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

costine-saporite-di-gordon-ramsay-finale-blog

Crostata al cioccolato di Knam – Nove persone su dieci amano il cioccolato (la decima mente)

Nove persone su dieci amano il cioccolato; la decima mente.
(John Tullius)

… ecco, quella che mente solitamente sono io.

Ma io non mento. A me per davvero il cioccolato non fa impazzire. Mi piace, eh, ma non lo vado certo a cercare ad ogni piè sospinto. E poi non tutto il cioccolato.

Un cubetto di Domori fondente? Ok

Un pezzo di cioccolato di Modica? Magari

Ma mica tutto il cioccolato, e no!

Stesso discorso per dolci e torte al cioccolato: mi piacciono, ma non faccio follie, e decisamente non per tutti i dolci al cioccolato.

Un flan col cuore morbido, magari profumato all’arancia? Perché no. Una torta caprese (classica o ai pistacchi, poco importa)? Sempre. Una tarte con mousse ganache fondente e caramello salato? Sparatemela direttamente in vena, grazie.

Però, dopo così tanto tempo a sentir decantare le grazie della Crostata al cioccolato di Knam (la cui ricette è contenuta nel libro “L’arte del dolce“), dovevo darle un’opportunità. Capite, è per la scienza! A parte che con le dosi indicate per una torta di 22 cm io ho fatto una torta di 28-30 cm (certo, più bassa, ma per i miei gusti più godibile), la crostata al cioccolato di Knam è praticamente perfetta: dolce il giusto, cremosa il giusto, sostenuta il giusto. Per i miei gusti meglio una fetta più sottile, con meno crema e un rapporto più equo fra frolla e crema, quindi rimarrò sulla torta più grande e sottile, non mi ravvederò del mio errore.

Certo, dovete amare il cioccolato. Ma credo che quello si potesse intuire anche solo dall’aspetto.

crostata-al-cioccolato-di-knam

CROSTATA AL CIOCCOLATO DI KNAM -> DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

crostata-al-cioccolato-di-knam-finale

Acciughe al verde: per il Piemontese che non deve chiedere mai

Dell’amore spassionato che i Piemontesi provano per le acciughe vi ho parlato nel mio ultimo post, forse fin troppo diffusamente. Sentivo però che, senza farvi vedere come preparare le acciughe al verde, avrei peccato di piemontesità.

Così, complice una cena a base di antipasti piemontesi con gli amici di Acqua e Menta, rigorosamente senza latticini (sul tavolo c’erano vitello tonnato, insalata russa, carne cruda, salsiccia di Bra e salame cotto, e abbiamo terminato con le pesche ripiene), ho avuto modo di preparare un bel po’ di acciughe al verde.

Le acciughe al verde sono sempre presenti in una bella (e robusta) merenda sinoira piemontese e, secondo i veri intenditori, sono le protagoniste del panino più strong a cui io possa pensare. Ma, considerando che vengo da una regione in cui la merenda che ha nutrito tanti e tanti pargoli nel passato è la soma d’aj (pane strofinato con aglio e poi condito con olio e sale), non è che mi stupisca poi molto.

In ogni caso, se non avete mai avuto il piacere di assaggiare le acciughe al verde, non potete sapere cosa vi siete persi: è uno di quei piatti schietti e robusti che popolano le tavole del Piemonte e che sanno farsi amare, nonostante la loro “durezza” (acciuga e aglio non è proprio un mix per “stomaci deboli”, come direbbe l’Artusi). Il piatto si prepara senza accendere fuochi, quindi è perfetto per la stagione e viene fatto di preferenza in anticipo, in modo da renderlo ancor più saporito. Inoltre, si conserva piuttosto a lungo (anche se più di 7-10 giorni non sono mai durate, in casa mia).

L’unico neo di questo piatto è la pulizia delle acciughe sotto sale, per cui avrete bisogno solo di un po’ di pazienza, ma sarete ampiamente ripagati da un viaggio nel Piemonte più vero, senza nemmeno dovervi alzare dal tavolo.

Acciughe al verde

“ACCIUGHE AL VERDE” IN ENGLISH: DOWNLOAD THE PDF BY CLICKING HERE 

Acciughe al verde finale

La pizza bocafin’a – Pizza al padellino con seirass, crudo di Cuneo e nocciole

Per tutti quelli che.. la pizza solo a Napoli.

Eh no, cari miei!!

Scherzo, ovviamente. È verissimo, per carità (che non voglio trovarmi l’associazione pizzaioli campani sotto casa, a meno che non siano venuti per smentirmi a colpi di pizze), ma esistono anche altre pizze, che a Napoli non ci sono.

Anzi, per la verità esistono pizze che nel resto d’Italia non ci sono.

Una di queste si trova praticamente solo a Torino, ed è la pizza al padellino o pizza al tegamino, ed è la sola pizza che si trovava a queste latitudini fino ad una trentina di anni fa. Per la serie “la pala, questa sconosciuta” (al massimo, si usava per scavare).

La particolarità di questa pizza è, appunto, quella di venire cotta in teglia, o meglio, in un padellino di ferro che misura circa 18-20 cm. Viene poi servita al piatto, e risulta di spessore medio, croccantina sotto e bella colorata sopra, e vi garantisco che è di una bontà unica (agevoliamo prove fotografiche).

FullSizeRender

I Torinesi hanno un feticismo tutto loro verso questa pizza, quindi esistono delle vere e proprie fazioni che litigano su quale sia la pizza al tegamino più buona di Torino. Io non ho dubbi, per me è quella di Gino (quella in foto), LA pizza al padellino. Se passate da Torino, vale la pena provarla. Io abito proprio lì vicino.. ed è un caso, secondo voi?

Per questa sfida MTC dedicata alla pizza, lanciata da Antonietta de La Trappola Golosa, quindi, ho creato un ibrido campano-torinese, la pizza al tegamino (purtroppo non ho quello di ferro, ma mi sto attrezzando per procurarmelo e per seguire le procedure giuste per “bruciarlo”, procedimento indispensabile per la buona riuscita della pizza e per il mantenimento del tegamino stesso) con impasto campano (quello favoloso di Antonietta) e condimento alla “bella piemontesina”, con seirass (mia croce e delizia), prosciutto crudo di Cuneo DOP (se non lo avete mai assaggiato, fatelo, e non vi pentirete) e nocciole (che in Piemonte non mancano mai).

Una pizza che i fighetti chiamerebbero goumet, e io chiamerò bocafin‘a (il buongustaio in Piemontese)

Pizza impasti collage
PS. Per l’occasione, oltre al mix campano-piemontese ho anche aggiunto un pezzetto di Emilia Romagna, perché ho voluto utilizzare la Farina Intera Varvello miscela per pizza (arricchita di farine integrali e di grano duro), che è semplicemente strepitosa, e pure a basso indice glicemico. Ho anche fatto una prova utilizzando le stesse dosi e utilizzando farina bianca, e vedete il risultato (eccezionale anche in questo caso) sia nella foto dell’impasto

Pizza margherita

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

Pizza finale

Con questa ricetta partecipo all’MTC n.58

PicMonkey Collage

10 cose che devi sapere del Salento.. e la ricetta per il pasticciotto

Che avessi voglia di vacanze non era sufficientemente chiaro dal mio ultimo post? Non temete, repetita iuvant! E se prima era voglia di vacanza e basta, ora è voglia di mare (dal quale manco da troppo tempo, complici le scorse vacanze verso nord). Pertanto, mi sono messa a sfogliare (virtualmente, perché non so voi, ma io non stampo più le foto delle vacanze da quando avevo ancora il Nokia 3310) vecchie, vecchissime foto di un viaggio in Salento (ancora con l’ex, che è stato debitamente espunto dalle foto all’epoca della sua scomparsa, come è d’uopo ad ogni damnatio memoriae che si rispetti) affrontato con un treno Torino-Lecce, qualche corriera, una tenda e uno zaino in spalla.

Fra un mugolio e l’altro di nostalgia, ho stilato una lista di 10 cose da sapere assolutamente prima di andare in Salento. E, se avrete la pazienza di andare fino in fondo, a coronamento troverete la ricetta del pasticciotto, un dolcino di pasta frolla (a base di strutto), crema e amarene che non potrete non trovare in Salento e che, soprattutto, non potrete non mangiare a bancali.

 

Continua a leggere 10 cose che devi sapere del Salento.. e la ricetta per il pasticciotto