“Ricette for dummies” is back – Il cavolfiore arrostito

Ai miei esordi su questo blog (ben SEI anni fa.. oh yeah, già sei anni) avevo coniato un tag per identificare delle ricette che mi trovavo spesso a condividere, “ricette for dummies“. Quelle ricette semplici, magari pure brevi e con pochi ingredienti che tendenzialmente si hanno in casa.. quelle che ti salvano una cena, una colazione o ti fanno fare una discreta porca figura quando le porti a casa di amici.

Che poi, diciamolo, non perderò mai la voglia di cucinare quelle ricette lunghe in modo assurdo per la gioia di mettermi ai fornelli o di mettermi alla prova, ma quando torno a casa dal lavoro spesso e volentieri finisco per “arrendermi” alle solite ricette di casa, o mi spingo appena un po’ più in là, a provare ricette veloci, facili, ricette per dummies, insomma.

Ed è così che ho deciso di resuscitare quel tag, che quindi vedrete sempre più spesso su queste pagine, accompagnato da quelle belle foto al volo fatte con il telefono che sono proprie di tutti i disgraziati della cena in 30 minuti.

Insomma… Ricette for dummies is back (avrei aggiunto un bitches, ma forse sto guardando un po’ troppo “Orange is the new black“). Lo trovate qui, ma seguite anche l’hashtag #ricettefordummies su Instagram (qui trovate il mio profilo), perché magari qualche ricetta for dummies ma che più dummies non si può potrebbe anche fermarsi lì.

Intanto, cominciamo alla grandissima con una ricetta che richiede di comprare un solo ingrediente, il cavolfiore (olio, sale e pepe li avete già, suvvia!), e di saper utilizzare un coltello (nemmeno troppo bene). Carta da forno (così non c’è nemmeno da lavare, dopo), una teglia e un forno.. e il gioco è fatto.

CAVOLFIORE ARROSTITO -> ROASTED CAULIFLOWER – ENGLISH RECIPE HERE

Pesche al cioccolato 2.0 per l’#italianelpiatto

Eccoci ad un nuovo appuntamento con L’Italia nel piatto, a tema insalate e piatti freddi.

Niente di più gradito, visto che il caldo di questi giorni mi ha portato nel tunnel della cucina senza cucina e, dopo i tartufi di ricotta per l’aperitivo, oggi vi propongo una macedonia molto piemontese, perfetta per il fine-pasto, ma anche per una merenda golosa.

L’ingrediente principale di questa “ricetta” sono le pesche di Canale, produzione tipica di questa zona del Roero: pesche a pasta gialla, con la buccia pelosa e dolcissime, quest’anno in particolar modo (il caldo a qualcosa servirà pure?). Ho deciso di partire da un ingrediente assai tipico del Piemonte, vista la diffusione della sua coltivazione nella zona del cuneese (sia nel saluzzese che nella zona del Roero), e di creare una semplicissima macedonia, in cui però i gusti piemontesi si distinguessero chiaramente.

Ho voluto ricreare, quindi, un abbinamento molto caro alla tradizione locale, quello che potete gustare nelle nostre pesche ripiene: alle pesche, quindi, si accompagnano gli amaretti, il liquore all’amaretto e del cioccolato, in questo caso la granella di fave di cacao ricoperta di cioccolato fondente Domori, che ben bilancia la dolcezza d’insieme.

 Macedonia

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Macedonia finale

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Ecco i miei compagni di avventura:

Valle d’Aosta: non partecipa

Trentino-Alto Adige:Insalata di cavolo cappuccio e mela al cumino

Friuli-Venezia Giulia: non partecipa

Lombardia: non partecipa

Veneto: non partecipa

Emilia Romagna: Insalata di pesche con songino, noci e Parmigiano Reggiano  

Liguria: Insalata di pasta e polpo 

Toscana: Prosciutto e fichi con gelato al tartufino del Mugello

Marche: non partecipa

Umbria: Fagiolini all’agllio e mentuccia

Abruzzo: Insalata di patate e rucola 

Molise: Insalata con caciocavallo di Agnone, frutta secca e miele di castagno

Lazio: non partecipa

Campania: non partecipa

Basilicata: Non partecipa

Puglia: Non partecipa

Calabria: Antipasto freddo alla calabrese 

Sicilia: non partecipa

Sardegna: non partecipa

Il nostro blog

Tartufi di ricotta e Parmigiano alle mandorle per #PRChef2015

Quando ho letto del contest lanciato quest’anno dal Parmigiano Reggiano mi sono innamorata subito: un contest in cui lo scopo è andare all’essenza, abbandonare gli inutili orpelli e utilizzare solamente 4 ingredienti per creare una ricetta di cui il Parmigiano sia protagonista.

Non che sia difficile, intendiamoci, visto che secondo me il Parmigiano nasce protagonista: a me basta un buon bicchiere di vino per trasformarlo in sfiziosa cena e, aggiungendo qualche goccia di aceto tradizionale di Modena, diventa un fine pasto da re, capace di farmi snobbare qualsiasi dessert.

Sì, io sono della scuola antica, quella secondo cui il formaggio è l’unico, vero e solo fine pasto. Sarà il mio passato universitario, ma io sposo la teoria del XIV secolo secondo cui il formaggio abbia una virtù “sigillatoria”, in grado cioè di chiudere lo stomaco e favorire il processo digestivo. Diciamo che non mi spingo a dire che favorisca la digestione, ma coloro che hanno ideato il detto che il pasto non è finito “finché la bocca non sa di formaggio” potrebbero tranquillamente essere miei parenti.

In questo caso, però, complice l’atroce caldo di questi giorni e la conseguente volontà di astenermi da forno e fornelli, vi propongo il Parmigiano Reggiano in veste di aperitivo (un ruolo che peraltro gli si addice assai, secondo me), in un semplicissimo e super-veloce tartufo di ricotta e Parmigiano 33 mesi, stagionatura che ho scelto proprio per il suo gusto intenso, che dona il giusto sprint alla delicatezza della ricotta e delle mandorle di copertura. Io ho scelto le mandorle per la loro dolcezza, ma nulla vi vieta di provare la copertura di pistacchi (non salati, mi raccomando) o di nocciole… ma anche tutte e tre!

 

Tartufi di parmigiano

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Tartufi di parmigiano finale

Con questa ricetta partecipo alla Parmigiano Reggiano Chef2015

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PRchef

Bibidibobidibu – Torta bilbolbul di Ada Boni

Quando ho scoperto, grazie a Federica, l’esistenza della torta bilbolbul di Ada Boni, il nome mi ha colpito subito, come un fulmine: che diavolo di nome è?

Se anche voi vi siete posti la medesima domanda, sappiate che è il nome di quello che convenzionalmente viene considerato il primo fumetto italiano (classe 1908), intitolato appunto Bilbolbul, che narrava le piccole avventure di un bambino africano. Ipotizzo che quando Ada Boni inserì questa ricetta nel suo Il talismano della felicità alla fine degli anni ’20, il fumetto dovesse ancora essere sulla cresta dell’onda, mentre ora è avvolto dal mistero (io non lo avevo mai sentito nominare prima). Il sospetto, e nemmeno tanto campato in aria, è che il nome della torta sia stato dato per somiglianza fra la pelle scura del protagonista del fumetto e il colore scurissimo di questo dolce, ricchissimo di cacao amaro (fate che non mi legga Salvini, o mi ritrovo inserita nelle liste della Lega senza nemmeno saperlo).

Ma, quando sono andata a leggere per benino ingredienti e procedimento, ho deciso che, casualità o no, bilbolbul somigli tanto alla formula magica bidibibodibibu.. e questa torta un po’ magica lo è davvero: niente burro né olio, niente uova, giusto quattro ingredienti, cinque minuti fra la pesata e il forno, et voilà, una torta perfetta per la colazione o per una merenda sana e golosa. E potete personalizzarla praticamente con tutto ciò che vorrete; io ho già provato l’originale e una versione arricchita da cubetti di pere ma, credetemi, non mi fermerò qui.

PS (che mi ero dimenticata): sostituendo il latte vaccino con latte di mandorle, nocciole, soya o altro, la torta diventa adattabile agli intolleranti ai latticini.

Torta bilbolbul

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Torta bilbolbul finale

L’oro che preferisco, quello verde – Trofie con pesto di pistacchi

Non sono una tipa da gioielli.

O meglio, mi piacciono, ma ho un debole per quelli etnici, specialmente per quelli d’argento. Tipo il mio anello indiano, quello che ho il brutto di vizio di togliere quando cucino/lavo/impasto e che puntualmente semino da qualche parte, rischiando ogni volta di perderlo. Come quando lo misi nella tasca posteriore dei jeans, ebbi la geniale idee di infilarci anche le chiavi della macchina e, quando le tolsi di tasca, vidi l’anello iniziare a rotolare finendo dritto dritto nelle grate del palazzo di fronte. Se penso a quella scena (che io, non so perché, nella mia testa rivedo sempre al rallentatore), ancora oggi credo che avessi voluto farlo apposta non ci sarei riuscita. Per la cronaca, l’anello è riuscito a tornare all’ovile mesi dopo, quando il Colui si è introdotto nelle cantine di fronte a noi e a recuperarlo, per me è ancora un mistero come. Ma d’altronde, è archeologo.. avrà scavato.

Mi piace l’argento anche quando è vecchio, come quello della lunga catena che da un po’ porto sempre al collo, perché attaccati ci sono due ciondoli a forma di schiumarola e di paletta forata, unico ricordo di mia nonna, a cui evidentemente devo somigliare almeno un po’.

Certo, ho qualche gioiello d’oro, rigorosamente bianco, rigorosamente regalato, ma li indosso pochissimo, forse perché sono ancora in una fase in cui l’oro è quello che si indossa solo per le occasioni, laureamatrimoniobattesimi, mica roba di tutti i giorni (che poi io tutti i giorni entro ed esco dalle cucina, e non metto proprio nessun gioiello, che poi mi scoccio a mettere e togliere tutti i vari ammennicoli), e così giacciono in un cassetto, semi-dimenticati in attesa della prossima occasione.

Già, non sono una tipo da ori, tranne quello che in assoluto preferisco, quello verde dei pistacchi.. quello lo metterei dappertutto, come ho ampiamente dimostrato (random qui, qui e qui). Questa volta ci ho fatto un pesto (passatemi il nome, anche se non ho pestato un bel niente) velocissimo da preparare e dannatamente buono. Provare per credere.

Pasta con pesto di pistacchi finale-001

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Pasta con pesto di pistacchi-001

Ricordi di Calabria ed una pasta semplice ed estiva

L’avevo detto, io, che ho i miei tempi, ma che prima o poi sarei arrivata a raccontarvi del periodo trascorso nella Locride, e quel momento è arrivato.

Non l’ho mai chiamata vacanza, perché a conti fatti non posso dire che lo sia stata, visto che ero laggiù per seguire il mio compagno, impegnato con la sua ricerca nel parco archeologico di Locri Epizefiri. E, con lui fuori impegnato a lavorare tutto il giorno (o quasi), capirete bene perché non possa averla chiamarla vacanza. Ma si è fatto quel che si è potuto per godere appieno di questo periodo nel sud d’Italia, e questi sono i miei ricordi, insieme ai i miei consigli per chi si trovasse a passare per quelle zone.

  • In primissimo luogo, quindi, non posso che consigliarvi di andare a visitare il parco archeologico di Locri Epizefiri, con annesso museo; non metto foto, per non risultare di parte, ma sappiate che è davvero un bel sito archeologico, che si trova in un vasto parco che costeggia ed ha al suo interno numerosi alberi da frutto. Io ho avuto il privilegio di avere gli scavatori stessi come guide, una fortuna che non capita spesso e che mi ha permesso di apprezzare il sito da un punto di vista speciale, ma se passate da quelle parti non lasciatevi sfuggire questo sito archeologico.
  • Se siete da quelle parti, poi, non potete perdervi una visita a Gerace, un borgo medievale incantevole, di grande rilievo storico e dai bei colori della sabbia.
    Vi segnalo anche che a fine luglio si tiene fra i suoi vicoli “Il borgo incantato“, festival Internazionale di Arte da Strada, durante il quale troverete per strada tante cose buone da mangiare, come le zeppole, la pasta di casa con lo stocco e tanto tanto altro.
    Se invece non siete così fortunati da azzeccare il periodo giusto, potrete comunque consolarvi con un bel piatto di antipasti calabresi (spesso appartenenti a due categorie, sottoli oppure fritti) o di pasta alla geracese (con pomodoro fresco, peperoncino, acciughe, olive e pomodoro secco).
    Io ho mangiato proprio un bel piattone di antipasti misti appena fritti (frittelle di funghi, fiori di zucca, patate, riso ecc.) e un piatto di pasta alla geracese da  “Il brillo parlante“, Via Zaleuco 19/21 che mi sento di consigliare: un locale senza pretese, in cui poter mangiare una buona e semplice cucina di casa, spendendo il giusto (che non guasta mai).

Gerace blog

  • Altro sito archeologico della zona è la Villa Palazzi di Casignana, in cui fra i resti della villa troverete l’impianto termale che conserva ancora buona parte degli impianti in tubi fittili e della pavimentazione laterizia e musiva.

Villa Palazzi a Casignana blog

  • Non sto dimenticando il mare, tranquilli! Vi consiglio un bel bagno sulle stupende spiagge di Capo Bruzzano, promontorio della costa ionica, in cui avrete occasione di trovare, in aggiunta alle classiche spiagge di piccoli ciottoli regolari, degli scogli modellati da vento ed acqua e delle piscine di acqua cristallina (che purtroppo si riducono di anno in anno) da mozzare il fiato.

Spiaggia Capo Bruzzano blog

  • Fra i miei ricordi più vividi c’è la selvaggia e rigogliosa natura calabrese, che di punto in bianco vi sorprende con un ulivo, un fico d’India o un banano (sì, ho proprio detto banano).

natura blog

  • Non perdete anche l’occasione di trascorrere una bella serata in spiaggia. Io ricordo almeno un paio di notti limpide e stellate (anche se le stelle qui non si vedono), una delle quali davanti ad un bel falò.

Notte blog

  • Un consiglio spassionato è quello di puntare almeno una volta la sveglia presto (e per presto intendo le 6, che per me è stata la sveglia quotidiana in Calabria, ma questa è un’altra storia) e di andare a godervi la meraviglia di una spiaggia deserta alle 7 del mattino, anche quando il tempo è nuvoloso.

Spiaggia deserta blog
… La sveglia presto sarà sì una scocciatura, ma per me è stato anche il modo di sollazzarmi sulla spiaggia con la mia Olivia, per la sua prima volta al mare.

Olivia spiaggia blog

  • Beh, ovviamente l’ultimo consiglio è di rilassarvi (e questo vale per qualsiasi vacanza, eh).. forse non riuscirete a farlo tanto quanto lei, ma provateci, almeno!

Olivia relax blog

Ed ora vi lascio con una pasta molto estiva e molto semplice, ma per quanto mi riguarda anche estremamente soddisfacente, con pomodorini freschi, peperoncino, basilico e tanta, tanta ricotta salata.

Pasta estiva blog

Detto questo, vi saluto per una settimana almeno, che questa volta vado in vacanza per davvero, direzione nord!

A presto, e BUONE VACANZE a tutti!