Amore a prima vista – Cake al semolino e marmellata di arance di Ottolenghi

Che io sia innamorata di Yotam Ottolenghi non è una novità.

Il suo Jerusalem è fra i miei libri di cucina preferiti di sempre, uno di quelli che non mi stanco mai di sfogliare, fosse anche solo per perdermi fra le sue foto o cercare ispirazioni di sapor Mediorientale. Quando provo le ricette, poi, è la fine: il mio piatto preferito di pollo l’ho trovato lì, i limoni in conserva che non mancano mai nel mio frigo, e quella pasta che non avrei osato provare se la ricetta non fosse stata sua.

Ma era dal primo giorno in cui ho stretto fra le mani quel libro che puntavo il cake al semolino, marmellata di arance e cocco. Amore a prima vista.

Poi ho assaggiato quello stesso dolce (o una sua variante) in un ristorante ebraico di Torino (che purtroppo ha chiuso, nel frattempo), e ho avuto la conferma… un dolce assolutamente nelle mie corde.

Eppure ci ho messo ancora due anni a decidermi. Poi è arrivato il momento giusto, e ho ceduto al suo richiamo.

E fu così che l’ho preparato (e mangiato) due volte in due giorni. La prima volta al naturale, preparato per la colazione, ed è un ottimo plumcake da inzuppare nel latte. La seconda volta l’ho fatto esattamente come andava fatto, cioè inzuppato da caldo con uno sciroppo a base di acqua, zucchero e acqua di fiori di arancio, quel tocco che lo rende semplicemente perfetto: dolce ma non troppo, voluttuoso, profumato, morbido, umido e squisitamente mediorientale.

Un’ultima indicazione: non fate come me, fatelo subito!

Cake semolino

Questa ricetta è per un plumcake da 500g, cioè per uno stampo piccolo, lungo circa 15 cm. Se non lo avete, potete usare queste dosi per un cake normale -che rimarrà ovviamente più basso- o raddoppiare le dosi e raddoppiare di conseguenza i tempi di cottura. In questo caso raddoppiate anche lo sciroppo, ovviamente.

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Cake semolino finale

La Pasqua della tradizione: la Pastiera napoletana

Domani è Pasqua, e a me va di celebrare, più che la festività religiosa in sè, che ognuno avverte con intensità diversa, l’immensa varietà e grandezza della tradizione culinaria italiana delle feste, Pasqua inclusa.

E così, domandandomi quale piatto rappresentasse meglio di tutti la Pasqua per me, ho realizzato che più della torta pasqualina, dell’agnello, del casatiello e della cassata, la Pasqua per me è la Pastiera napoletana. Non perché faccia parte del mio bagaglio culinario, ma perché quando a Pasqua arriva da casa di qualche amico campano una bella fetta di pastiera, è là che per me inizia davvero la Festa.

Il suo aspetto di innocua crostata, il suo involucro di frolla fragrante e, nascosto, un ripieno morbido da cui si scatenano profumi inebrianti di fiori d’arancio e cannella. E il gusto?! La delicatezza del grano cotto e della ricotta, la dolcezza dei canditi… se ne parlo un altro po’ giuro che vado a tagliarmene un’altra fetta!

Insomma, qui non si parla della tradizione di casa mia, ma di una grande tradizione italiana che, sebbene geograficamente lontana, sento in assoluto come mia! Quindi, mi scuserete, ma questa non è una ricetta tramandata di nonna in nipote, ma è una ricetta di fiducia, e la mia fiducia è stata ampiamente ripagata!

Pastiera fetta blog


Questa per me è l’essenza stessa della Pasqua, e con questa immagine evocativa, e il ricordo cocente di questo splendore sotto i denti auguro a tutti voi di trascorrere una BUONA PASQUA con chi vorrete (secondo il noto motto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi“).