L’aperitivo italiano: il Negroni (sottotitolo: io e il Negroni, una storia d’amore e di alcool)

Il calendario del cibo italiano dedica un’intera giornata all’aperitivo, una di quelle meravigliose tradizioni che hanno caratterizzato la nostra storia e il cui uso è tanto radicato in noi da sembrarci assolutamente naturale.

Io, per esempio, ho un’assoluta venerazione per l’aperitivo: l’idea di bere qualcosa che apra lo stomaco e prepari alla cena, con un piccolo accompagnamento di cibo che aiuti ad alzarsi ancora dal tavolo dritti e, cosa ancor più importante, che non rovini l’appetito.

Se parlo di accompagnamento doveroso è perché per me l’aperitivo non è certo un analcolico: per me aperitivo è sinonimo di Negroni, un cocktail la cui storia affonda le radici nella Firenze degli anni ’20, quando il Conte Camillo Negroni chiese al suo barman di fiducia Fosco Scarselli di rinforzare il suo Americano (vermouth rosso/bitter/soda) con del Gin e di eliminare la soda. [sottotitolo: “è l’uomo per me].

Così nacque il Negroni, dal felice incontro di bitter, vermouth rosso e gin. Nella foto che segue vedete anche un altro ingrediente, che scoprirete fra poco.

In realtà in questa genealogia manca ancora il “terzo incomodo”, ovvero il Mi-To (vermouth rosso/bitter), secondo autorevoli fonti progenitore dell’Americano, e quindi capostipite di risulta anche del mio amato Negroni. Questi tre cocktail sono nati, vissuti e si sono succeduti in uno strettissimo giro di anni, quindi molte sono le leggende e le storie che si intrecciano su chi sia venuto prima e perché ma, quale che sia la storia, io non ho dubbio alcuno su quale sia il vincitore morale di questa competizione fra titani: lui, il prodotto d’amore del Conte. Certo la penseranno diversamente Ilaria e Milena, che oggi dedicano dei bellissimi post al Mi-To e all’Americano… ma possiamo sempre discutere la faccenda come vere signore, ovvero al bancone di un bar!

Per la splendida grafica, grazie grazie grazie a Dani di Acqua e Menta

Vi ho già raccontato qui tutti i motivi del mio infinito amore per il Negroni e del perché sia l’unico e solo cocktail del cuore, ma oggi scoprirete che il mio amore per lui è tale da voler creare un bitter fatto in casa per renderlo ancor più speciale.

La preparazione del mio Negroni inizia da questo bitter. Ingredienti fondamentali sono un mix di spezie bitter, due settimane di pazienza e un’amica come Greta che ti porti sulla “cattiva” strada, dandoti mille idee per rendere il tuo armadietto dei liquori degno di uno speakeasy protezionista.

BITTER ALLE AMARENE ED AGRUMI

Ingredienti (le dosi originali erano dimezzate, ma melius abundare.. )

  • 400ml vodka
  • 8 chiodi di garofano
  • 2 anice stellato
  • 2 cucchiai di scorze di limone (per me intere, tagliate con il pelapatate)
  • 4 cucchiai di scorze di arancia (per me intere, tagliate con il pelapatate)
  • 4 cucchiai di amarene fresche intere (io le ho denocciolate), oppure disidratate
  • 2 cucchiai di bitter mix (prima che vi chiediate dove trovarlo, pensando di dover andare chissà dove, io l’ho recuperato da Tiger: lo trovate fra le spezie e si chiama Kreuter Bitter – marca Hedebogard)

Procedimento

  1. In un barattolo o in una bottiglietta aggiungi le spezie, le amarene, il bitter mix e tutte le scorze.
  2. Copri tutto con la vodka, chiudi ermeticamente e lascia riposare per almeno 15 giorni. Ricordati di agitarlo ogni tanto.
  3. Passata una settimana agita apri e annusa: se trovi ci sia qualche spezia troppo preponderante aggiungi ancora amarene.
  4. Questo che vedete è il risultato di colore dopo due settimane.

Una volta che avete il vostro bitter, nettare degli Dei da aggiungere goccia a goccia al vostro Negroni, potete passare alla preparazione del cocktail vero e proprio. No, anzi, prima preparate qualcosa da mangiare: vorrete mica far sciogliere il ghiaccio e annacquare il Negroni?

Io ho scelto uno stuzzichino semplicissimo, ma perfetto per accompagnare un drink pre-dinner ed insieme un omaggio alla Firenze del Conte: cubotti di schiacciata toscana con pecorino Toscano fresco e finocchiona. Non credo ci sia bisogno di mettere la ricetta, vero?

Ora sì che potete dedicarvi al Negroni!

Il (Conte) Negroni

Ingredienti:

  • 1/3 vermouth rosso (per me Martini riserva Rosso Rubino)
  • 1/3 bitter (per me il più classico dei classici, il Campari)
  • 1/3 di gin (ho scelto un gin piemontese, molto aromatico, il Bordiga)
  • qualche goccia di bitter alle amarene e agrumi
  • ghiaccio
  • fetta di arancia

Procedimento:

  1. Mettete in un tumbler basso (purtroppo io non lo avevo a disposizione, oggi, e ho cercato la cosa che gli andasse più vicina) dei cubetti di ghiaccio, da 3 a 6 a seconda delle dimensioni.
  2. Versate i tre ingredienti principali e miscelate.
  3. Aggiungete qualche goccia di bitter, mescolate, assaggiate e nel caso aggiustate.
  4. Guarnite con la fetta di arancia.
  5. Bevete subito e con gusto.

Mi raccomando, non mancate di andare a leggere storia e ricette da Ilaria e da Milena (link cliccando sulle loro bellissime foto)

 

L’Americano (liquido e solido) di Mile
Il Mi-To di Ilaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora in home sul sito del Calendario Italiano del Cibo trovate tutti gli altri grandi cocktail Italiani che hanno fatto la storia. Non perdeteveli! E le sorprese non finiscono qui!

Il mio “piatto” patriottico per il 2 giugno – Il Bicerin per l’ #Italianelpiatto

Buon 2 giugno!!

E come festeggiare al meglio la Repubblica, se non con un piatto patriottico tipico della mia Regione?! Oggi infatti è questo il tema che unisce l’Italia nel Piatto, e io ho deciso di condividere con voi non tanto un piatto, quanto un bicchiere… ovvero il bicerin.

Il bicerin, che in piemontese significa bicchierino, è una bevanda calda tipica di Torino, e rappresenta appieno il periodo risorgimentale, uno dei momenti più patriottici della storia del nostro Paese.
Questa bevanda, infatti, subentra nel 1840 alla settecentesca bavareisa, che era fatta dei medesimi ingredienti, caffè, cioccolato e latte. La base era quindi la stessa, ma differiva il metodo di servizio, che rese il bicerin non solo universalmente noto, ma anche amatissimo, in primis da Camillo Benso Conte di Cavour, ma anche da altri illustri personaggi come Puccini, Nietzche, Calvino, Soldati e Alexandre Dumas padre. Cito da un suo scritto:

Parmi les belles et bonnes choses remarquées à Turin, je n’oublierai jamais le bicerin, sorte d’excellente boisson qu’on sert dans tous les cafés, à un prix relativement trés bas

…e cioè…

Fra le belle e buone cose che caratterizzano Torino non potrò mai dimenticare il bicerin, un’eccellente bevanda servita in tutti i caffè ad un prezzo relativamente molto basso.

Ma eravamo alle modalità di servizio del bicerin. Se la base era la medesima della bavareisa, bevendo un bicerin, era il cliente a decidere il mix da gustare, servito in ampi bicchieri di vetro: pur fior e la stissa, cioè prevalenza di caffè e latte, pur e barb, ovvero caffè e cioccolato, oppure un pò ëd tut, che come capirete bene è “un po’ di tutto”, naturalmente nel giusto equilibrio: questa la versione che ha trionfato nel tempo e che tuttora si può gustare, in cui i diversi elementi hanno un preciso ordine, che deriva anche dalle loro temperature. All’epoca riscontrò un particolare successo anche per il parere di alcuni teologi secondo i quali il bicerin aveva l’indubbio vantaggio di non rompere il digiuno quaresimale… a patto di non essere accompagnato da un vassoio di dolci (altrimenti di rito), che erano chiaramente quelli tipici del Piemonte: quindi crocion, tortiglié, mandorlotti, briòss, pupe ëd monie, chifè, michette ëd sëmmola, forè, ma ancora savoiardi, parisien, democratic, garibaldin (con chiari riferimenti alle diverse fedi politiche).

Il bello di questa bevanda è però, a mio avviso, che la sua nascita, la sua vita e il suo attuale successo si leghino a filo doppio con la mia amatissima città, Torino. Il bicerin, infatti, ha un luogo di nascita ben preciso, collocato nello storico, minuscolo e delizioso (coperto di boiserielocale di piazza della Consolata che porta il nome della famosa bevanda e che merita assolutamente una visita se passate da Torino (ancor più se venite d’inverno, dove una sosta per un bicerin o uno zabaglionè insieme delizia e ristoro). E ancora oggi il vero bicerin si beve solo in quel locale (che ne detiene la segretissima ricetta) e, nelle sue più o meno fedeli imitazioni (dove la crema di latte, ormai difficilissima da trovare, viene spesso sostituita da panna, più o meno montata, e dove le proporzioni fra gli ingredienti variano di luogo in luogo), si beve solo a Torino e, azzarderei, solo nei locali del centro città, finendo per diventare uno dei simboli più stringenti del cuore pulsante, elegante ed antico di una città che, sarò pure campanilista, è semplicemente incantevole.

Fonti:
E. Schena, A. Ravera, A tavola nel Risorgimento, Priuli & Verlucca 2011
Questo articolo de La Stampa
Questo pezzo di Turismo Torino

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Ed adesso i miei compagni di avventura

Trentino-Alto Adige:  Canederli al pomodoro http://www.afiammadolce.ifood.it/2015/06/canederli-al-pomodoro.html 

Friuli-Venezia Giulia: Oca alla friulana http://ilpiccoloartusi.weebly.com/litalia-nel-piatto/oca-alla-friulana-per-litalia-nel-piatto

Lombardia: Risotto tricolore  http://www.kucinadikiara.it/2015/06/risotto-tricolore-per-litalia-nel-piatto.html