Il Ba-bù-net e le leggi di Murphy – Babà al bonet

Avete presente la legge di Murphy che recita “Se qualcosa può andar male, lo farà“?

Ecco, i miei babà sono la prova di questa legge della sfiga natura.

Io non ho mai amato il babà (e dire che io con un babà ci ho inaugurato il mio blog). Premetto di non averlo mai assaggiato nella sua terra di origine, troppo intenta a dividermi fra una sfogliatella riccia (il mio grande amore) e una pizza, e qui a Torino non ne ho mai mangiati di davvero buoni: troppo inzuppati, troppo dolci, troppo qualcosa.

Così devo essere partita un po’ prevenuta, pur fidandomi al 100% della ricetta di Antonietta, che è a dir poco perfetta.

Quindi, seppur partita carichissima e con le migliori intenzioni, quelle di trasformare il babà napoletano in qualcosa di mio, inserendo gli ingredienti di uno dei dolci classici piemontesi, il bonet, che si sposa alla perfezione con la bagna al rhum più tipica del babà, non me n’è andata una giusta. Io dico che il babà deve aver captato la mia diffidenza e deve avermi fatto il malocchio, è l’unica spiegazione sensata (?!).

Espongo nell’ordine ciò che è accaduto ai miei babà, e poi sarete voi stessi a giudicare. L’impasto è una bomba (l’ho detto che la ricetta è perfetta), ma non sono a casa mia a cucinare, quindi niente stampi monoporzione, e mi accontento di quelli da budino, così gli ipotetici 11 babà si trasformano in quattro babà semi-giganti, di cui uno collassa in cottura (per il peso, suppongo). Poco male, ne ho ancora tre bellissimi, e quello non andrà di sicuro sprecato. Li lascio sul tavolo della cucina e comincio a bagnarli.. dopo qualche ora torno in cucina e, orrore, trovo il cane intento a mangiare di gusto il suo secondo babà (da allora chiamati babù, uno dei nomignoli della mia cagnetta, che alle volte ha un modo molto particolare di abbaiare, facendo esattamente questo verso).

Le concedo molto bonariamente di continuare a vivere e, passate le manie omicide e la seguente ridarola (è da sabato che mi chiedo se questa sua passione per i babà le derivi dal fatto che è nata a Paestum), mi dico “vabbè, ne ho ancora due“, uno dei quali è ovviamente quello orribile. Faccio allora la crema pasticcera, che mai prima mi ha dato problemi, ma non tengo in considerazione che il cacao aggiunto per rimanere fedele al bonet la renderà probabilmente più morbida. Presa da un non so quale furore divino, mi dimentico di fare il caramello per lucidare il babà (come da mio progetto, e sempre per ricordare il bonet).

Al momento di comporre il dolce, l’unico babà “buono” si apre troppo al taglio, la crema non è sufficientemente densa da fare da collante, così al volo la pasticcera si trasforma in chantilly. Nel frattempo è calata la sera, e anche la luce per le foto è andata a quel paese.

Io non so bene cosa pensare, ma di sicuro avrò bisogno di una pausa di riflessione, rima di rifare un babà; ed è un vero peccato, perché quell’insieme, seppur sfigato, era semplicemente divino.

Baba al bonet collage

BABÀ AL BONET -> DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

Babà al bonet taglio

Con questa ricetta partecipo all’MTC di maggio

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