Le ricette del Pellegrino – Fegato alla cacciatora

Ho una passione per l’usato; no, non il vintage (che, diciamocelo, è un po’ fighetto), ma proprio l’usato. E non è una passione nata per caso, ma per casa, visto che l’ho adottata, non so se per via genetica o ambientale, da mio papà.

Amo il Balon (mercato dell’usato che è una tappa fissa del sabato torinese, contestualmente al mercato di Porta Palazzo) e tutti i ciapa-puer (=prendi-polvere in piemontese) che si possono trovare là, insieme ad ogni sorta di merce a cui possiate pensare. Inutile dirvi che il meglio dei miei props da cucina li ho trovati proprio là, e a prezzi stracciatissimi.

Al secondo posto fra i miei amori è entrato di diritto Triciclo, costola di alcuni Ecocentri torinesi: l’usato donato dal pubblico viene rimesso in circolo, in un mercatino a prezzi ridottissimi il cui ricavato va per nobili scopi (laboratori sulla raccolta differenziata per bambini, dare lavoro ad una piccola cooperativa di svuota-cantine e ad un’officina dedicata solo alle biciclette).

Non è un caso se, avendo questo centro vicino a casa, io ci passi “casualmente” abbastanza spesso. E non è un caso che spesso ci entri “casualmente” anche il mio mentore sull’argomento usato.. e spesso e volentieri ne usciamo a mani piene, che siano attrezzi, rarità o qualche libro di cucina. E così qualche tempo fa mio padre se n’è arrivato con una copia di un grandissimo classico, Scienza In Cucina E L’Arte Di Mangiar Bene di Pellegrino Artusi, in una versione rigorosamente usata e vissuta, come piacciono a me.

Così ogni tanto mi scopro a sfogliarlo, alla ricerca di qualche ricetta interessante, che trovo sempre fra le sue pagine. E allora ho pensato di tanto in tanto di lasciarvene qualcuna, come ricetta del Pellegrino, per ri-assaggiare i sapori di una volta e, perché no, rileggere le parole dei tempi passati. La ricetta che trovate, infatti, come quelle che verranno, è scritta usando le parole dell’Artusi, mentre le mie aggiunte o variazioni saranno fra parentesi.

Inizio con una ricetta “non per stomachi deboli“, ma secondo me buonissima, oltre che di gran risparmio (il che non guasta mai), il fegato alla cacciatora: quattro ingredienti quattro che in breve tempo danno vita ad un piatto dai sapori decisi, incredibile nella sua gustosa semplicità.

Fegato alla cacciatora blog

Di cene a tema e di chili con carne (per l’MTC)

Io adoro le cene a tema… avere una cucina nazionale da esplorare, un giro di anni a cui fare riferimento, oppure un genere musicale o cinematografico a cui ispirarsi mi fa andare in brodo di giuggiole! Mi metto lì, studio cosa fare, come farlo, come proporlo… e poi il divertimento della serata stessa, in cui si cerca di ricreare un’atmosfera unificante, in cui tutto gridi al tema prescelto.

Così, quando per l’MTC di aprile Ann ha proposto il chili con carne (versione ortodossa), la mia testolina ha iniziato a gridare alla cena Tex-Mex.

Pertanto, per arrivare a ricreare l’atmosfera giusta, consiglio di aggiungere alla ricetta che segue (ogni credito ad Ann) una bella terrina di tortilla chips accompagnate da un ottimo guacamole (oppure, se siete più viziosi, potete optare per dei lussuriosi nachos), e poi mangiare il tutto rigorosamente con le mani mentre si guarda un film western. Io non amo molto il genere western, quindi ne consiglio uno assolutamente fuori dal coro, Django Unchained dell’amatissimo Tarantino (nota personalissima: godetevi la scena del KKK, semplicemente geniale), che si distingue come sempre anche per la colonna sonora fenomenale (questa e questa su tutte). Se invece non volete proprio saperne di mangiare davanti alla TV, almeno mettete su un po’ di sano country.. anche qui, non amo moltissimo il genere, ma con Johnny Cash non potete sbagliare.

Detto ciò , vi lascio al fantastico chili con carne e alle ottime tortillas di Ann.

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Pigrizia a go go – Rotolini di carne cruda per Honest Cooking

In questo periodo ho ri-scoperto il mio amore per la carne cruda, un vero classico piemontese. Ma i classici, si sa, son nati per essere re-interpretati, e così se si prende della carne cruda (per questa ricetta vi sconsiglio il vero classico piemontese, la Fassona battuta al coltello, per una grana inevitabilmente troppo grezza -perfetta per essere invece gustata in purezza), la si farcisce con ciò che si vuole e la si avvolge su se stessa si ottiene un rotolino che, una volta tagliato a fettine, è pronto per essere condito e gustato come antipasto o come secondo leggero.

Pochissimo sforzo e un risultato invidiabile: la pigrizia può essere una gran cosa!

Vi interessa la ricetta (non-ricetta)?! La trovate qui, su Honest Cooking.

Non di solo burro, pt. 1 – Fagottini di vitello ripieni di spinaci con salsa di noci

Tenetevi forte, perché questo sarà il primo di 3 ravvicinatissimi post con un ingrediente in comune, il burro. Ho scelto come titolo di questa serie “non di solo burro“, perché sicuramente non di solo burro si vive (ancor più perché, da bravi Italiani, è l’utilizzo dell’olio che ci contraddistingue), ma in certe preparazioni, a mio avviso, il burro è un discrimine forte, quel valore aggiunto e mai predominante che accompagni i sapori e li esalti.

Queste riflessioni burrose sono scaturite dalla partecipazione ad un contest organizzato dall’Azienda Beppino Occelli: la sfida è quella di creare e realizzare tre ricette (una ricetta originale, una di veloce preparazione ed una della tradizione) che avessero il burro come elemento chiave.

Io sono partita da questa chiave ed ho cercato di creare (o riproporre, nel caso della ricetta tradizionale) dei piatti in cui il burro fosse il legante, l’ingrediente che tiene insieme i sapori e che, allo stesso tempo, non li sovrasta. Per fare ciò, è essenziale utilizzare un burro dal buon sapore, che abbia un gusto fresco, di latte, di buono, e il burro Occelli, quello che da sempre utilizzo per i dolci a base burrosa, è perfetto per l’uso.

Spero che sarete soddisfatti di queste creazione come sono stata io dei risultati.

Per quanto riguarda la ricetta originale, vi propongo dei fagottini di carne di vitello con ripieno di spinaci freschi, noci e parmigiano, cotti al burro e serviti con l’accompagnamento di una salsa di noci. Sono partita, per creare questa ricetta, dall’assunto fondamentale che la fettina cotta al burro sia la morte sua, e ho deciso di aggiungere due ulteriori note burrose, poiché gli spinaci sono preventivamente saltati al burro e perché il burro è presente nella salsa di noci (che è una ricettina veloce veloce da tenere presente anche per condire la pasta).

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I piaceri della carne: medaglioni di bovino abbracciati (dal lardo)

Non sono una consumatrice vorace di carne, non mi abbuffo di bistecche, spezzatini, hamburger, polli e polpette, non perché non mi piacciano (anzi, tutt'altro), ma semplicemente perché mangio molte più verdure rispetto a proteine o carboidrati. Oh, che ci posso fare se le verdure, di ogni tipo e forma, mi piacciono da impazzire?!

Però (e ve l'ho già detto che c'è sempre un però) non so dire di no ad un signor pezzo di carne cucinato come si deve, cioè rigorosamente non troppo cotto. Credo che, nelle giuste condizioni d'umore, sarei capace di uccidere per una Fiorentina come Dio comanda, o per una bella bisteccona di Frisona.

Ma mi accontento anche di "meno", per esempio di un bel pezzo di controfiletto, cucinato poco e con semplicità. Ecco, se cercate un piatto che risponda a queste due ultime caratteristiche, i medaglioni di bovino abbracciati (dal lardo) fanno proprio al caso vostro.

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Giornata mondiale dell’ossobuco alla milanese (the day after)

Ieri, di ritorno a casa, tardi, inizio a pensare che dovrei andare a spulciare tutte le nuove ricette comparse sui miei blog preferiti, poi mi ritrovo a pensare che forse dovrei prima aggiornare il mio blog e poi pensare a quelli degli altri… ma,  guardando gli altrui blog (per la serie “pensare una cosa e farne l’esatto opposto”), scopro da Sigrid che il 17 dicembre si celebrava la giornata internazionale dell’ossobuco alla milanese (non è che ogni anno si dedichi una giornata a questo piatto, ma ogni anno la GVCI dedica ad un piatto specifico la giornata mondiale delle Cucine Italiane, e quest’anno il piatto in questione era, appunto, l’ossobuco alla milanese).

Certo, non sarà come dimenticare il compleanno di tuo padre, le chiavi della macchina nel quadro o di prendere i guanti per uscire quando fuori ci sono -6° C (cosa che comunque a me è capitata giusto ieri), però, dal momento che la mia ricetta dell’ossobuco alla milanese aspettava da un po’ di essere pubblicata (giacché la ricetta in questione arriva da quel corso sui tagli e le cotture delle carni frequentato qualche mese fa, e di cui già vi avevo parlato qui) mi è sembrato uno scherzo del destino quello di perdere l’occasione d’oro per scrivere di questo fantastico comfort food invernale.

E così, se mi perdonate il giorno di ritardo, festeggio anche io gli ossibuchi (e il “the day after” dona anche un connotato apocalittico che oggi mi piace assai).

Il contorno per ossibuchi DOC è il risotto alla milanese, che ne è perfetto e naturale complemento, ma anche la polenta è un ottimo contorno per ossobuco alla milanese; ovviamente, però, se questi abbinamenti  non vi convincono, o se gradite di più un accompagnamento a base di verdure, potete scegliere un contorno per gli ossibuchi diverso. Io per esempio ho utilizzato dei carciofi in umido, ma sta benissimo anche un morbido puré di patate o delle carote saltate. Insomma, quello che più preferite!

 

Con questa ricetta partecipo al contest del Molino Chiavazza dedicato al Comfort Food. So che la farina non è qui un ingrediente primario, ma è indispensabile per la perfetta riuscita del piatto.