Un ritorno dolce.. ma non troppo! Guinness chocolate cake

Io: “Ciao, sono Giulia e non scrivo un post sul mio blog dall’anno scorso”

Tutti in coro: “Ciao, Giulia”

Ecco, questa sarebbe la mia presentazione se esistesse la “pessime foodblogger anonime“.

Insomma, è da Natale 2016 che manco su queste pagine, da ancor prima manca una bella ricetta, quindi non posso che tentare di farmi perdonare utilizzando il metodo più vecchio del mondo (no, non QUELLO), cioè offrirvi un bel dolce, uno di quelli che piacciono a me: non troppo dolce, bello umido, deciso nel gusto, con quel “non-so-che” che faticherete a riconoscere in una torta.

Beh, quel qualcosa è birra, una stout per l’esattezza. Quei 400ml di Guinness che sono lì, ma che si nascondono in maniera perfetta fra il cacao amaro, il burro (tanto, oh yeah) e lo zucchero di canna.

Ah, ovviamente i restanti 100ml della lattina di Guinness che si trova più frequentemente in Italia VANNO BEVUTI durante la preparazione della torta, è una regola non scritta!

guinness-chocolate-cake-finale

GUINNESS CHOCOLATE CAKE -> you can download the English recipe (downloadable PDF) by clicking here

guinness-chocolate-cake

Il Bonet (e tutta la mia vergogna) per il #calendariodelciboitaliano

Foto del mio bonet scattata dalla redazione di Siamo Donne

Oggi è la giornata nazionale del bonet, la cui ambasciatrice è la toscanissima Sabrina di Architettando in cucina.

Io, naturalmente, me ne sono accorta solo quattro giorni fa, e tutto per merito della Patty, altra toscanissima, con cui sabato sera ho intrattenuto una discussione scritta “ai confini della realtà” sulla pronuncia della parola bonet. Non fossi stata ad un concerto le avrei anche predisposto una nota vocale, ma mi sono trattenuta.

Già, perché non è così facile per un non-Piemontese vedere scritto bonet e immaginare che si legga bunèt, con la U stretta alla francese e la E aperta come solo noi Piemontesi possiamo (la E di mEEEEnta – Piemontesi, voi mi capirete). E non è facile per un non-Piemontese immaginare cosa sia il bonet prima di assaggiarlo. Un budino al cioccolato, penseranno i più, e invece è il matrimonio perfetto fra cacao ed amaretti, la consistenza quasi di un crème caramel, lo stesso accento di caramello a concludere un dolce senza paragoni.

Il bonet è un dolce di origine tipicamente langarola, ma è ormai diffuso in tutto il Piemonte, costituendone quasi una bandiera, in fatto di dolci. Prende il suo nome, appunto, dal bonet, un berretto schiacciato, e pare che possano esistere due spiegazioni per questo accostamento: il primo è un motivo di forma, perché il bonet verrebbe tradizionalmente cotto in uno stampo a forma di tronco di cono (la forma, appunto, di un berretto schiacciato); il secondo motivo è invece decisamente pragmatico, e si lega al fatto che il bonet viene servito “a cappello” del pasto stesso.

A naso mi pare più sensata la prima, però non si può mai dire, quindi non mi pronuncio.

Voi direte.. e dove sta la vergogna? La vergogna sta nel fatto che, andando a riguardare la ricetta del mio bonet sul blog per poterla ri-condividere con voi, mi sono ricordata (orrore!) di avere girato una video-ricetta nello studio di un magazine web che credo nemmeno esista più che portava il nome di Siamo Donne (e che nessuno prosegua con “oltre le gambe c’è di più“) e che ora vi ripropongo (doppio orrore!) in calce alla ricetta, con 4 vergognose consapevolezze:

a) abbronzata sembro più sana (vietato il fraseggio in dialetto romano che inizia con “grazie ar…”);

b) o sono l’unica persona al mondo a cui la telecamera toglie 10 kg o quei chili (di più? Rispondere “assolutamente no” è gradito) li ho presi in questi 5 anni (probabilmente a causa del mezzo attraverso cui mi state leggendo);

c) probabilmente scomparirò per qualche giorno dopo questa “proiezione” a reti unificate proprio per la vergogna;

d) si sente assolutamente, al 100%, che sono piemontese.. e ora ne avete le prove!

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

[youtube id=”4vXajgRulH4″ width=”620″ height=”360″]

1000 di questi… likes! Plumcake alla banana e doppio cioccolato

Oggi si festeggia, l’ho promesso!

No, non è il blog-compleanno (anche se manca poco), e nemmeno il compleanno vero (che poi il prossimo sarà pure traumatico, quindi meglio che mi ci prepari per tempo, ad entrare negli -enta), ma ieri sera la pagina Facebook di Alterkitchen ha finalmente raggiunto i 1000 likes!

Era così tanto tempo che giravo intorno a questa cifra, rimanendo sempre sulla soglia, che quasi mi sentivo “condannata” a quel “ritenta, sarai più fortunata“.. e invece in una notte non solo i mille, ma persino i MILLECENTO!

Sono basita, e tanto grata a tutti voi per questo piccolo traguardo e per questo grande seguito!

Per questo ieri ho promesso che avrei pubblicato qualcosa per festeggiare, e festa è sinonimo di dolce. Ma siccome in casa mia non si butta via niente, nemmeno quelle tre banane risalenti alla Grande Guerra, tantomeno il rimasuglio di cacao amaro rimasto dall’ultimo preparato per cioccolata calda fatto in casa, e giammai quel ramingo pezzo di cioccolato fondente che vedevo triste e solitario nel frigorifero.

Così, con questi tre ingredienti “di recupero” e ben poco altro, voilà, dei piccoli plumcake alla banana e doppio cioccolato, perfetti per la colazione o per una merenda golosa (e leggera). Io ho scelto questi mini cakes perché non potevo resistere al fascino degli stampi di cartone rigidi appena arrivati da Meincupcake.de (e pure in tinta col dolcetto), ma se non li avete potete benissimo optare per un plumcake unico.

Plumcake finale scritta

 

Plumcake primo piano

Muffin al cacao e caffè di Starbucks (anche per chi non ci è mai stato)

Parto dal principio, da quando ho visto la ricetta di questi muffins dall’Araba Felice… io non sono una ciocco-maniaca, non guardo una tavoletta fondente come guarderei un bel tomo (che pensate?! Mi riferisco ad un libro, ovviamente), ma qualcosa in quei muffins mi ha colpito.

Sarà il loro essere scuri scuri scuri tanto da sembrare una Guinness Chocolate Cake (che prima o poi vi proporrò, magari a S. Patrizio), sarà che parevano belli morbidi e umidi, quasi spugnosi, perfetti per l’inzuppo a colazione..

Di sicuro non è stata la menzione di Starbucks, perché quella della parentesi sono io, che lì non ci ho mai messo piede, se escludiamo quella volta a Berlino, in cui ci entrai palesemente solo per andare in bagno.. e sì, lo faccio anche da McDonald’s. Evidentemente a me le grandi catene dedicate al cibo fanno più effetto della Rocchetta..

Dicevamo, a me quei beveroni tipo frappuccino al gusto ciocco-menta-tappi di sughero non ispirano affatto, preferisco indulgere in un bell’espresso, e poi maledirmi perché all’estero è quasi sempre una ciofeca brodosa.

Insomma, mi sono detta che, non avendo mai assaggiato i muffins di Starbucks, non avrei potuto rimanerne delusa. E credo che non sarei stata delusa nemmeno se li avessi assaggiati, perché semplicemente sono come sembrano: morbidi, umidi, perfetti per l’inzuppo e non troppo dolci, perché il gusto del cacao amaro predomina, anche sul gusto del caffè (che è appena un retrogusto). In più sono anche facili e veloci da fare… devo aggiungere altro?

Muffins Starbucks blog

Prima... e dopo
Prima… e dopo

Un colpo di genio – Torta caprese ai pistacchi di Bronte


Caprese ai pistacchi con fetta blog

Che io adori i pistacchi non so più quante volte ve l’ho detto, non so nemmeno se sia necessario ripeterlo ancora o se dirlo in altre lingue potrebbe aiutare, ma io i pistacchi li amo proprio, è questa la realtà. Certo, è difficile avere dubbi dopo la millefoglie al pistacchio o visto che i pistacchi io li metto anche nel polpettone, ma repetita iuvant, o almeno così dicono.

Così, dovendo liberarmi di 100 g di preziosissima farina di pistacchi di Bronte (non è che volessi disfarmene, sia chiaro, ma non si può conservare troppo, o si rischia l’irrancidimento, un peccato mortale) acquistata questa estate in Calabria (la stessa di questi tartufi di ricotta) e conservata gelosamente fino ad oggi (sempre nell’ormai famosa dispensa/armadio dei vestiti), ho voluto trovare una ricetta che valorizzasse appieno l’oro verde. Oltretutto, avendo una piccola quantità di farina non potevo neanche tuffarmi nella preparazione di quei dolcetti di pistacchio made in Sicily che tanto amo.

E così -e qui sta il colpo di genio del titolo- mi sono detta: perché non fare una torta caprese (corso di pasticceria docet) con la farina di pistacchi di Bronte invece di quella di mandorle? Il risultato è semplicemente delizioso: il gusto del pistacchio si sente appena appena (essendo un po’ più deciso di quello della mandorla), ed è un piacevole retrogusto per quella meraviglia che è di per sé la torta caprese, che amo ed adoro. E al pistacchio la amo persino di più (se è umanamente possibile).

Caprese ai pistacchi blog

Torta caprese ai pistacchi di Bronte
Print
Ricetta: Dessert
Cucina: Italiana
Autore:
Tempo di preparazione:
Tempo di cottura:
Tempo totale:
Porzioni: Una torta di 20 cm di diametro
Non stupitevi per le quantità "originali": le ho adattate ad una teglia di 20 cm di diametro. La versione classica della torta caprese può essere ottenuta semplicemente sostituendo la farina di pistacchi di Bronte con ugual peso di farina di mandorle.
Ingredienti
  • 100 g di burro
  • 86 g di zucchero a velo
  • 10 g di miele (per me millefiori)
  • 50 g di tuorlo
  • 120 g di cioccolato fondente in gocce (o tritato al coltello)
  • 10 g di cacao amaro
  • 26 g di farina
  • 100 g di farina di pistacchio
  • 2 g di lievito per dolci
  • 64 g di albumi
  • 16 g di zucchero
Procedimento
  1. Montate in planetaria il burro con lo zucchero a velo e il miele.
  2. Aggiungete piano piano i tuorli, alternandoli con una metà delle polveri setacciate (è un po' macchinoso setacciare la farina di pistacchio, in quanto di solito è di grana maggiore rispetto a quella di mandorle).
  3. Quando la massa è ben montata, unite le gocce di cioccolato (o cioccolato tritato al coltello).
  4. Montate a neve ben ferma gli albumi con lo zucchero semolato e incorporatevi delicatamente l'altra metà delle polveri (sempre setacciate), mescolando dall'alto verso il basso.
  5. Unite la massa di burro e quella di albumi, sempre mescolando dal basso verso l'alto per non smontare il composto.
  6. Imburrate e infarinate una tortiera (anche a cerniera) di 20 cm di diametro. Io tuttavia vi consiglio di imburrare, coprire con carta da forno e poi imburrare nuovamente: in questo modo si evita la patina biancastra di farina su una torta cioccolatosa e scura, ma forse è un dettaglio maniacale (a voi la sentenza).
  7. Cuocete in forno a 160° C per circa 30 minuti (fate la prova dello stecchino, ma ricordate che la torta non dovrà seccare troppo).
  8. Sfornate, sformate e lasciate raffreddare, quindi spolverizzate con zucchero a velo.
Caprese ai pistacchi - fetta blog

Chicche (o chicchi) d’estate – Tartufi di ricotta

La regina delle false promesse è tornata… ogni volta, infatti, riesco a far passare un tempo sempre maggiore fra un post e l’altro. Sono davvero un genio del male, non c’è che dire!

Ma che volete farci, l’estate mi ha preso, e così i chilometri, i viaggi su e giù per l’Italia, le cene con gli amici, le uscite in piscina e in montagna… non è che io cucini meno del solito (tutt’altro, direi), ma di sicuro documento meno e, come testimoniano le foto di questo post, con una minore (vogliamo dire inesistente?! E diciamo inesistente, crepi l’avarizia) cura estetica. Sarà il caldo o l’atmosfera vacanziera (nonostante le vacanze siano ormai andate), ma sono più pigra, e lo ammetto senza problemi, anzi, quasi con una punta di orgoglio!

La ricetta che vi presento oggi, un classico estivo di casa mia, è facilissima da realizzare, molto veloce e soprattutto fredda: non richiede forno o fornelli (anzi, solo il frigorifero) e un’attrezzatura da cucina molto basic (ciotola, forchetta, piatti), ma vi permetterà di ottenere un dessert fresco, goloso, non troppo calorico e adatto per tutti i palati. Insomma, mi faccio sentire poco, ma spero di riuscire a farmi perdonare con qualche idea per agevolarvi in questi giorni di calura.

Continua a leggere Chicche (o chicchi) d’estate – Tartufi di ricotta