La Pasqua della Tradizione – La pastiera napoletana tradizionale

Ogni anno cerco di preparare il blog (e me stessa) alla Pasqua con una ricetta della tradizione, che sia la Torta Pasqualina, la colomba (con lievito di birra o a lievitazione naturale) o la Pastiera.

Sì, non è la prima volta che compare una pastiera su queste pagine. Ma se la prima era una versione base, molto buona ma anche molto semplice da realizzare, ho deciso che era ora di affinare la conoscenza di questo dolce che adoro, perché racchiude in sé tanto di ciò che amo nei dolci: la ricotta, i sentori di agrume (per la scorza di limone e per l’acqua di fiori di arancio), la pasta frolla, i canditi.

Così mi sono affidata a Teresa, e ho deciso di preparare una pastiera con tutti i crismi: la frolla preparata con lo strutto, il grano ammollato tre giorni e poi bollito lentamente, la ricotta sgocciolata attentamente, la cottura a bassa temperatura su pietra refrattaria e il riposo di tre giorni (che è una prova di resistenza e di volontà ferrea).

Lo so, forse non sarete più in tempo per l’ammollo e la cottura del grano, ma siete ancora in tempo per averla pronta, riposata e matura per la domenica di Pasqua.

Passerò ancora di qui per farvi i miei auguri, ma almeno non potrete accusarmi di lasciarvi a bocca asciutta per questa festività ormai imminente.

Pastiera napoletana

pastiera napoletana

Buona Pasqua: colomba a lievitazione naturale di Giovanni Pina con metodo Massari

Anche quest’anno non posso esimermi dal postare una ricetta tipicamente pasquale.. tre anni fa fu la pastiera (in una versione molto easy, nulla a che vedere con quella tradizionale provata quest’anno e di cui spero di parlarvi presto), due anni fa la colomba con lievito di birra, l’anno scorso la torta pasqualina, e quest’anno è finalmente giunto il momento di cimentarmi con la colomba a lievitazione naturale.

Ci avevo già pensato a Natale, per il panettone, ma né io né il mio lievito eravamo preparati per l’occasione, poi i ritmi serrati e i due lavori hanno deciso per me: non era cosa.

Ma a Pasqua le cose sono andate diversamente: il lievito era ormai pronto, con alle spalle qualche bella pagnotta, ed io con lui, complici i giorni di vacanza ed una particolare baldanza, derivata da non so dove, che invece di farmi provare una mezza dose, per evitar disastri, me ne ha subito fatte provare due, così, perché il rischio è il mio mestiere.

Poi sono arrivati i dubbi, le paure: lieviterà abbastanza? Lieviterà troppo? Saprà di acido? Ma per fortuna quando sei in crisi, a volte giungono in tuo soccorso persone che hanno fatto o che fanno insieme a te, e che ti sostengono con piccoli ma concreti aiuti. Chi si informava dell’andamento, chi mi consigliava di assaggiare l’impasto per testarne l’acidità, e passo dopo passo sono arrivata a sfornare le mie prime colombe a lievitazione naturale, splendide e deliziose. Quindi grazie a Teresa di Scatti Golosi per la ricetta passo-passo, le notizie essenziali e l’aiuto live su Gennarino, e grazie a Loredana de La cucina di mamma Loredana per aver sedato le mie preoccupazioni e per aver “colombatoinsieme a me.

Non troverete una foto della fetta, perché non l’ho ancora affettata; so però che il gusto è delizioso, perché mi ero preparata una mini-colombina per fare il test-drive. Una bontà.

Ora bando alle ciance, vi lascio con questa lunga e splendida ricetta (e i link per le cose indispensabili da sapere) e gli auguri di Buona Pasqua, da parte mia e della mia piccola ladra di mandorle.

Colomba lievitazione naturale collage blog

Due premesse: la prima, indispensabile, sul lievito. Per approcciarvi ad un grande lievitato come questo, il vostro lievito madre dovrà essere ben in salute. Rinfrescatelo spesso nei giorni precedenti almeno giornalmente e prima di cominciare fate tre rinfreschi ravvicinati. La prova del nove per sapere se il lievito è pronto è vedere se raddoppia in tre ore a temperatura ambiente (circa 20°C) ; se sì, potete mettervi all’opera. Per leggere qualche informazione in più, vi rimando da Teresa.
La seconda premessa è sulla mia versione della colomba, diversa da quella originale: la mia non è una colomba all’arancia, ma è aromatizzata con arancia, limone e vaniglia, mentre all’interno vi sono arancia e cedro candito e uvetta. Per quella all’arancia, vi rimando sempre a Teresa.

COLOMBA A LIEVITAZIONE NATURALE DI GIOVANNI PINA CON METODO MASSARI

Ingredienti totali per una colomba da 1kg (e ne uscirà anche una da 100g)

Per la glassa e la decorazione

  • 55 g di farina di mandorle dolci
  • 25 g di farina di mandorle amare
  • 200 g di zucchero
  • 4 g di farina gialla (che io ho omesso, raddoppiando la quantità di farina bianca)
  • 4 g di farina
  • 80 g di albumi
  • mandorle intere non spellate
  • granella di zucchero

Per la colomba

  • 330 g di farina forte (preferibilmente di mulino; la qualità della farina è essenziale per la riuscita della colomba. Se proprio non la trovate, optate per una manitoba di buona qualità)
  • 80 g di pasta madre
  • 120 g di tuorli
  • 128 g di zucchero semolato
  • 125 g di acqua
  • 180 g di burro
  • 4 g di sale
  • 15 g di miele d’acacia
  • scorza di un’arancia naturale
  • scorza di un limone naturale
  • i semi di mezza bacca di vaniglia
  • 80 g di arancia candita a cubetti
  • 80 g di cedro candito a cubetti
  • 80 g di uvetta sultanina

Ora che abbiamo tutto, partiamo. Io, per comodità, vi indicherò i tempi che sono occorsi a me per questa colomba (ovviamente sono solo di massima, viste le differenze di temperatura, umidità e forza del lievito).

Il giorno prima – La glassa

Per ottenere la farina di mandorle (se non l’avete acquistata già pronta), frullate lentamente e ad intermittenza le mandorle con lo zucchero, utilizzando un macina-caffè. Poi, aggiungete le farine e incorporate lentamente gli albumi, sempre mescolando. Mettete quindi in frigorifero fino al giorno successivo.

Giorno 1 – 1° impasto (per me ore 21,00)

Ingredienti

  • 240 g di farina forte
  • 80 g di lievito madre
  • 60 g di tuorli
  • 68 g di zucchero semolato
  • 95 g di acqua
  • 80 g di burro morbido

Procedimento

Utilizzando l’impastatrice con il gancio, lavorate la farina, lo zucchero sciolto nell’acqua, il burro morbido e 1/3 dei tuorli, fino ad ottenere una prima incordatura dell’impasto. Aggiungete quindi il lievito madre ridotto in piccoli pezzi e poi il resto dei tuorli, un po’ per volta (io vi consiglio di sbatterli e poi aggiungerli a filo).
Lavorate la pasta fino ad ottenere un composto liscio, ma non eccessivamente lucido. Durante questa fase controllate la temperatura, per due motivi: per non superare i 26 gradi e per chiudere a questa temperatura l’impasto finale, in modo da consentire un avvio veloce della lievitazione.

Coprite con la pellicola e mettete a lievitare a 26/28° C fino a che non sia triplicato di volume. Per la lievitazione, a meno che non abbiate una camera di lievitazione o un forno con questa funzione, vi consiglio di scaldare il forno a 50°C, quindi spegnerlo, lasciando solo accesa la lucina, mettere l’impasto e sul fondo del forno porre un tegame largo pieno di acqua calda, che cambierete qualche volta, in modo da mantenere l’ambiente caldo ed umido.

Nota importante di Teresa: per non commettere errori, è bene prepararsi un sistema di controllo delle lievitazioni, su una piccola quantità di impasto. Prima delle due lievitazioni, prelevare un po’ di impasto, pirlarlo e metterlo in un contenitore trasparente graduato (o in un bicchiere contrassegnando il livello con un elastico); questo servirà come spia di lievitazione per valutare la crescita durante la prima lievitazione. 

Attenzione: se il primo impasto non è sufficientemente lievitato, farà ritardare la successiva lievitazione pari ad un tempo uguale a tre volte la mancanza di tempo sottratto all’impasto precedente.

 

 Giorno 2 – 2° impasto (per me ore 14,00)

Ingredienti

  • 90 g di farina forte
  • 60 g di zucchero
  • 60 g di tuorli
  • 4 g di sale
  • 15 g di miele d’acacia
  • 30 g di acqua
  • 100 g di burro morbido
  • la scorza di un’arancia naturale, grattugiata
  • la scorza di un limone naturale, grattugiata
  • i semini di mezza bacca di vaniglia
  • 80 g di arancia candita a cubetti
  • 80 g di cedro candito a cubetti
  • 80 g di uvetta sultanina ammollata e strizzata

Procedimento

Prima di riprendere l’impasto, riponetelo per un po’ a bassa temperatura, questo faciliterà la lavorazione successiva. Io l’ho messo una mezz’oretta in frigorifero e, nel mentre, ho organizzate gli ingredienti per il secondo impasto.

Nella planetaria a velocità bassa reimpastate l’impasto lievitato e aggiungete la farina e il miele, lavorando fino ad ottenere un composto liscio. Aggiungete quindi lo zucchero leggermente sbattuto con 1/3 dei tuorli mantenendo sempre l’impasto liscio, aggiungete quindi il sale e di nuovo 1/3dei tuorli (sempre dopo averli sbattuti, a filo). Quando la pasta è di nuovo bella elastica ed omogenea incorporate il burro morbido ed i tuorli residui. Impastate quindi aggiungendo a filo l’acqua; lavorate fino a quando l’impasto non si presenta ben elastico (deve fare il velo). Aggiungete quindi gli aromi (arancio, limone e vaniglia),  i canditi e l’uvetta precedentemente ammollata, strizzata ed asciugata ed impastate a bassissima velocità finché siano ben distribuiti.

Rovesciate quindi l’impasto su un piano di lavoro imburrato e  lasciate  puntare per un’ora circa (importante per la formazione della pelle). Pesate quindi l’impasto, prelevandone un chilo e tenendo il resto da parte (dovrebbe avanzarne circa 1 etto, con cui potrete fare una colombina o qualcosa di simile per assaggiare il risultato prima del tempo). Pirlate l’impasto e lasciate riposare, sempre all’aria, per trenta minuti.

Ripetete per tre volte,  quindi tagliate la pasta in 2 pezzi, che sistemerete nel pirottino, prima le ali e poi il corpo sopra (io ho messo nel pirottino alle 20 circa). Coprite con la pellicola e mettete quindi a lievitare, in forno spento come avete fatto precedentemente.

Una volta che appaia a ben lievitata (l’impasto deve arrivare circa ad 1 cm sotto il bordo del pirottino; per me ci sono volute circa 3 ore e mezza, ma potrebbe volerci anche il doppio), togliete la pellicola e lasciate all’aria per circa 30 minuti (serve a fare la pelle)  e procedete alla glassatura, quindi distribuite la granella di zucchero e le mandorle intere.

La cottura

Io, su indicazione di Teresa, ho cotto  su pietra refrattaria, che ho inserito nella tacca più bassa del forno, a 175°C . Dopo circa 40 minuti misurate la temperatura al cuore (se potete): quando questa è arrivata ad 87°C circa spegnete il forno, lasciandolo socchiuso, e lasciando le colombe al suo interno per cinque minuti; se invece volete sfornarle subito, la temperatura al cuore non deve salire oltre i 92°C.
Se non avete un termometro, usate uno spaghetto, che dovrà uscire asciutto, ma non troppo (lo so, è un metodo un po’ empirico,  ma è meglio di nulla).

Una volta sformate, fate raffreddare le colombe capovolte, appoggiate con dei ferri da calza su una pentola; io puntualmente mi dimentico di questo passaggio e le faccio raffreddare normalmente e, per il momento, non ho mai avuto particolari disastri. Però, se potete, fatele raffreddare capovolte.

Il giorno dopo, una volta fredde, imbustate in sacchetti per alimenti. E non assaggiatela subito: come per tutti i dolci a lievitazione naturale, non è al meglio appena cotta, ma lo diventa dopo un minimo di maturazione. Per cui, cercate di resistere, e non assaggiatela prima di 3-4 giorni.

 

Se avete resistito con la lettura fino in fondo vi siete proprio meritati una seconda serie di AUGURI DI BUONA PASQUA!

Colomba lievitazione naturale finale blog

Vola, colomba bianca vola: colomba pasquale con lievito di birra

Anno di grandi soddisfazioni con i grandi lievitati. E se a Natale vi ho proposto il Panettone non potevo mancare a Pasqua con la Colomba.

A questo punto potrei parlarvi dei significati cristiani della colomba, della pace, dei rami d’ulivo.. ma, siamo onesti, la cosa non fa proprio per me, dal momento che la mia religiosità e la mia vicinanza alla religione cristiana in particolare sono assai scarse. Pertanto, mi pongo verso la Pasqua come verso una qualsiasi altra festività, in un modo molto laico e festoso, quello che si addice a qualche giorno a casa dal lavoro, di relax, di film da vedere, di ore da passare con gli amici, di un po’ di tempo a disposizione per cucinare.

Pertanto, quando mi si dice “colomba“, non penso ad un simbolo della cristianità (non me ne vogliate, e spero che nessuno si senta offeso da questo mio spirito, o mancanza di spirito, a seconda dei punti di vista), ma penso a questa canzone (e no, nonostante il riferimento anni ’50, vi giuro che non ho 80 anni… e comunque, se ne avessi 80, ammettereste che me li porto splendidamente) e penso a quel lievitato immancabile sulle nostre tavole, in questi giorni.

Così, per lo stesso spirito laico e festoso di cui sopra, per me festeggiare la Pasqua è stato prendermi due giorni di tempo, fare la spesa e rinchiudermi in cucina con una buona amica a preparare la colomba, fra una risata, uno sguardo a qualche libro di cucina, una chiacchiera e qualche altra sperimentazione (riuscendo, fra una lievitazione e l’altra, a fare delle squisite pite, di cui vi parlerò in un altro momento), riuscendo persino a ritagliarci il tempo per una birretta serale. E, a differenza della preparazione del Panettone, non abbiamo nemmeno imprecato tanto.. forse, in qualche modo, lo spirito pasquale da qualche parte si è manifestato, di sicuro nel miracolo di questa colomba, che è strepitosa.

Vi metto la ricetta oggi (invece del mio consueto post del sabato), così ce la fate ancora a farla per il giorno di Pasqua, se vorrete.

COLOMBA PASQUALE

Ricetta tratta dal blog Menta e cioccolato (qui la ricetta con il lievito di birra, e qui quella con il lievito madre, che ha tutte le foto passo passo), ormai punto di riferimento per il mio rapporto coi grandi lievitati.

Ingredienti totali (per una colomba da 750g. Siccome non ho rifatto le dosi, come consigliato da Morena, ma ho solamente aggiunto i canditi, avanzerà sicuramente dell’impasto, che potrete utilizzare per dei muffin di colomba o in qualsiasi stampo vogliate. Io ho triplicato le dosi per 3 colombe, e me n’è uscita una aggiuntiva di 500g che, messa nello stampo da 750g, è venuta un filo più bassa, ma comunque perfetta).

* 378 g farina forte (per me la Manitoba del Molino Spadoni)
* 145 g acqua
* 4-6 g di lievito (io ne ho usati 6 g, ma si potrebbe fare anche con meno)
* 122 g di burro
* 90 g di zucchero
* 4 tuorli d’uovo
* 10 g di miele
* 3 g di sale
* aromi alla vaniglia, arancia e limone (decidete voi se quelli chimici -le fialette- o naturali;  io ho usato la bacca di vaniglia, la scorza di limone e la scorza di arancia)
* 75 g di arancia candita a pezzetti
* 75 g di cedro candito a pezzetti
[la prossima volta credo ridurrò a 50 g e 50 g, e aggiungerò 50 g di uvetta ammollata]

Per la glassa (fatta in altro modo rispetto a Morena) e la guarnizione

* un albume
* 40 g di farina di mandorle
* 40 g di zucchero a velo
* 25 g di mandorle intere e non spellate
* 25 g di granella di zucchero

Procedimento

Lievitino, h. 18
* 60 g di farina forte
* 30 g di acqua
* 4-6 g di lievito di birra fresco

Impastate il lievito sciolto nell’acqua tiepida e la farina fino ad ottenere una palla, mettete in una ciotola, coprite con del cellophane e lasciate a lievitare in luogo caldo (basta anche solo il forno spento o, al limite, con la lucina accesa) fino al raddoppio (ci vorrà circa un’ora e mezza).

Primo Impasto, h. 19,30 [NB. io impasto a mano o aiutandomi con le fruste]
* Lievitino
* 260 g di farina forte (sempre la stessa)
* 102 g di burro morbido
* 70 g di zucchero (da sciogliere nell’acqua; si veda dopo)
* 2 tuorli
* 115 g di acqua, di cui 100 g con lo zucchero e 15 g un po’ alla volta

Impastate per circa 5 minuti i tuorli con il lievitino, poi aggiungete lo zucchero sciolto nell’acqua, il burro morbido, e tutta la farina. Impastate a lungo, fino ad incordare bene l’impasto. A mano ci vorranno circa 40 minuti, fra impastare a mano, con le fruste e di nuovo a mano (io agisco così); con la planetaria (gancio a K o a foglia) ci vorrà lo stesso tempo, ma ovviamente avete il vantaggio che farà tutto lei.
Poi unite gradatamente il resto dell’acqua ed incordate di nuovo. Se la vostra farina ne richiede, aggiungete ancora acqua (fino ad altri 35 g, previsti dalla ricetta originale). A me sono bastati quei 15 g.
Formate la palla e, a questo punto, a seconda di quando volete lavorare il giorno dopo, potete fare iniziare la lievitazione subito oppure ritardare un po’, mettendo a riposare nel frigorifero. Io, come detto, ho allungato i tempi di questa lievitazione (a temperatura ambiente e senza passaggio in frigo) da circa 10 h fino quasi a 13 h, senza che l’impasto mi desse poi problemi. Io ho finito di lavorarlo alle 21 circa (a mano è lunghetta) e l’ho lasciato lievitare fino alle 10 del mattino dopo (avrei voluto iniziare un’oretta prima, ma il sonno ha avuto la meglio).

Secondo Impasto, h 10 del giorno successivo
* Primo impasto
* 58 g di farina forte (sempre la stessa di prima)
* 10 g di miele
* 3 g di sale
* 20 g di zucchero
* 2 tuorli
* 20 g di burro fuso
* aromi alla vaniglia, arancia e limone
* 75 g di arancia candita a pezzetti
* 75 g di cedro candito a pezzetti
[la prossima volta credo ridurrò a 50 g e 50 g, e aggiungerò 50 g di uvetta ammollata]

Sgonfiate un po’ il primo impasto e aggiungete farina, miele, sale, zucchero e gli aromi. Portate di nuovo ad incordatura, poi unite i tuorli poco per volta, facendo sempre assorbire prima di versarne ancora. Unite quindi il burro a filo in 2-3 volte, ed incordate bene. Infine, aggiungete i canditi (ed, eventualmente l’uvetta, che io metterò la prossima volta)  e incordate. In tutto io ho lavorato un’oretta. Coprite e lasciate riposare un’ora (io consiglio sempre il forno spento), prima di procedere alla formatura.
Formatura, h 12
Pesate il vostro impasto e prendetene 750 g (come detto, del restante potete farne ciò che volete, per esempio delle colombine più piccole, o metterlo in uno stampo a piacere). Prendete l’impasto ed incartatelo, cioè lavoratelo con questo metodo: arrotolate l’impasto su se stesso, poi giratelo di 90° ed arrotolatelo nuovamente su se stesso. Poi tagliate a metà l’impasto, appoggiate il taglio sul piano e arrotolate una volta l’impasto su se stesso (vedete bene il procedimento qui). Avrete così due pezzi uguali: uno sarà il corpo e l’altro le ali della colomba. Sistemate i due pezzi nello stampo di cartone, prima le ali e, sopra, a croce, il corpo. Coprite e lasciate a lievitare fino a che l’impasto non sarà più o meno un cm sotto il bordo dello stampo; a me ci sono volute circa 3 h.
Pre-riscaldate il forno (senza la colomba dentro, mi raccomando) a 170° C (forno statico).

Glassatura – h 15,30
* un albume
* 40 g di farina di mandorle
* 40 g di zucchero a velo
* 25 g di mandorle intere e non spellate
* 25 g di granella di zucchero

Sbattete a mano l’albume (non deve essere montato, solo sbattuto), poi aggiungete lo zucchero a velo e la farina di mandorle, sempre mescolando. Con una sac-à-poche o con un cucchiaio (con delicatezza, facendo attenzione a non smontare la colomba) coprite di glassa la colomba, poi guarnite con la granella di zucchero e le mandorle intere.

A questo punto, infornate la colomba in forno già caldo per 40-45 minuti, controllando la cottura con lo stuzzicadenti. Deve essere ben cotta, ma non stra-cotta, o altrimenti perderà in morbidezza.

Sfornate e lasciatela raffreddare completamente (volendo, infilzandola con degli spiedi e mettendola a testa in giù, come già per il panettone; io questa volta l’ho semplicemente lasciata raffreddare). Conservatela nel cellophane (incartatela quando sarà completamente fredda), e si manterrà morbida per giorni.

Sono stata prolissa, ma spero che avrete avuto il cuore di sopportarmi fino all’ultimo.. volevo essere il più precisa possibile.

Con una fetta di colomba in mano (ma chi voglio prendere in giro? La mia colomba è già defunta) vi auguro Buona Pasqua.. e buona Colomba!

Panettone.. e Buon Natale

Cosa si può dire del Panettone, se non che è il dolce natalizio per eccellenza (non me ne vogliano i sostenitori del pandoro, ma come il panettone non ce n’è)?! Che il suo profumo secondo me potrebbe far resuscitare i morti? Che la sua morbidezza scioglierebbe anche i più duri di cuore?

No, preferisco dire che quest’anno ho voluto regalarmi questo esperimento… ripetuto due volte, per un primo esito “fallimentare” (una lievitazione errata e troppo lunga, che ha portato ad un panettone buonissimo, ma più secco del dovuto) ed un secondo tentativo  fenomenale, grazie anche a Morena di Menta e Cioccolato, mamma della ricetta, che mi ha spinto a non buttarmi giù e mi ha dato consigli utili per la riuscita.

Con questo Panettone (che si taglierà come per magia nel numero di fette esatto perché ce ne sia una a testa per tutti voi) vi auguro un felice e sereno Natale, circondati dagli affetti a gozzovigliare (come potrei non augurarvelo!). E che questo Natale vi porti tutto ciò che desiderate.

E, in ultimo, voglio ringraziare tutti voi, per la pazienza che dimostrate nel leggere i miei sproloqui, per l’affetto, l’attenzione e il supporto che avverto in ogni commento e in ogni e-mail. Grazie a tutti e, sinceramente, Buon Natale.

… non vi preoccupate, ora vi lascio anche la ricetta del Panettone!

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Capolavori napoletani: sfogliatella riccia e Ricciardi (l’allitterazione è casuale?)

 

Il cameriere tornò, portando l’ordinazione: il dottore si abbattè sulla sfogliatella, famelico. I baffi brizzolati divennero bianchi per lo zucchero cosparso sulla soffice pasta; accompagnava i bocconi con mugolii di piacere.

“Mmh… chiedimi che cosa mi piace di questa città, e io ti diro: la sfogliatella! Non il mare, non il sole; la sfogliatella.”

da “Il senso del dolore” di Maurizio de Giovanni (p. 101)

 

Se ancora non lo aveste capito, leggendo fra le righe dei miei post, sono un’accanita lettrice, e fra i miei generi preferiti figurano il giallo, il thriller e il noir, nonostante mi possa a buon titolo definire una lettrice “onnivora“, dal momento che non disdegno mai un buon libro, a qualsivoglia genere appartenga.

Ma, appunto, ho un debole per il giallo, nella sua accezione più ampia. Certo, sono ancora indietro con conoscenza del genere, ma mi affanno per stare dietro ad una mole di libri sempre in aumento e al tempo che, come sempre, è tiranno. Ma quando trovo un autore che mi cattura con le sue trame, i suoi personaggi e le sue ambientazioni, il tempo in qualche modo si ritaglia da sé, e posso così assaporare ogni pagina, ogni riga, ogni parola.

Io quell’autore l’ho incontrato appena l’anno scorso, ma da allora pregusto ogni uscita letteraria come si aspetta qualcosa di buono che cuoce nel forno di casa: in religiosa attesa, con l’acquolina in bocca e appena un pizzico di ansia, quella che accompagna ogni scoperta o conferma.

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La Pasqua della tradizione: la Pastiera napoletana

Domani è Pasqua, e a me va di celebrare, più che la festività religiosa in sè, che ognuno avverte con intensità diversa, l’immensa varietà e grandezza della tradizione culinaria italiana delle feste, Pasqua inclusa.

E così, domandandomi quale piatto rappresentasse meglio di tutti la Pasqua per me, ho realizzato che più della torta pasqualina, dell’agnello, del casatiello e della cassata, la Pasqua per me è la Pastiera napoletana. Non perché faccia parte del mio bagaglio culinario, ma perché quando a Pasqua arriva da casa di qualche amico campano una bella fetta di pastiera, è là che per me inizia davvero la Festa.

Il suo aspetto di innocua crostata, il suo involucro di frolla fragrante e, nascosto, un ripieno morbido da cui si scatenano profumi inebrianti di fiori d’arancio e cannella. E il gusto?! La delicatezza del grano cotto e della ricotta, la dolcezza dei canditi… se ne parlo un altro po’ giuro che vado a tagliarmene un’altra fetta!

Insomma, qui non si parla della tradizione di casa mia, ma di una grande tradizione italiana che, sebbene geograficamente lontana, sento in assoluto come mia! Quindi, mi scuserete, ma questa non è una ricetta tramandata di nonna in nipote, ma è una ricetta di fiducia, e la mia fiducia è stata ampiamente ripagata!

Pastiera fetta blog


Questa per me è l’essenza stessa della Pasqua, e con questa immagine evocativa, e il ricordo cocente di questo splendore sotto i denti auguro a tutti voi di trascorrere una BUONA PASQUA con chi vorrete (secondo il noto motto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi“).