Rustico I love you – Torta integrale di carote con mandorle e mirtilli rossi

Ormai non ve lo dico nemmeno più quanto per me la colazione sia sacra: datemi una torta di mele, una torta semplice che più semplice non si può, dei muffins, biscotti, una crostata, pure dei grissini da sbriciolare nel latte, ma datemi qualcosa! Io senza ci muoio, ma per davvero.

Però, se devo scegliere, ho un debole per tutto ciò che è rustico, con farine antiche o macinate grossolane e zucchero di canna scuro, per esempio. E conosco esattamente qualcuno che ha gusti molto simili ai miei, tanto che quando pubblica qualcosa di dolce, prima o tardi quel qualcosa finisce anche qui sul mio blog: parlo della mia adorata Marina di La Tarte Maison che un paio di mesi fa mi aveva stregato con la sua torta integrale di carote e mandorle, una ricetta presa dall’ultimo libro di Rossella Venezia, All’ombra dei mandorli in fiore, uno di quei libri che ho in wishlist forse da prima che uscisse, e che alla prima occasione buona saranno miei.

La torta è esattamente come piace a me, rustica (grazie alla farina integrale Antiqua, macinata a pietra), scura e dolce al punto giusto (per lo zucchero di canna campesino, di un marrone intenso): le mandorle, i mirtilli rossi e le carote ci sono, ma non si riconoscono singolarmente, si uniscono alla perfezione in una torta dal gusto delicato ed equilibrato che vi farà innamorare.

Da provare, spazzolare e rifare, all’infinito.

Torta integrale di carote e mirtilli primo piano

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Torta integrale di carote e mirtilli

Rimedi alle giornate al cardiopalma: le tortine alle carote e mandorle

Ieri doveva essere una giornata tranquilla, tanto più che non dovevo nemmeno andare a lavoro.

Sì, le solite cose da fare da donna-di-casa, magari un giro al parco con Olivia, una bella doccia, al massimo qualcosa di buono da cucinare.

E invece niente, quando una giornata è programmata per andare storta, non c’è nulla che potrà raddrizzarla.

Sì, perché in mattinata quel gran dritto del cane dei miei, Micky detto Pupi, età 15 anni, mezzo sordo, per l’altra metà cieco, incerto sulle zampine e, diciamolo, pure un po’ rinco (oh, vorrei vedere voi a quasi 100 anni), ha deciso che era ora di farsi una bella scampagnata in giro per il paese. Un cancello lasciato malauguratamente aperto, nessuno che si accorga del fattaccio per un’oretta buona, e lui, libero come il vento.

Per prima cosa, l’annuncio su Facebook, foto ovunque, condivisioni in lungo e in largo.

Poi, mi dico, carico Olivia in macchina e vado anche io a perlustrare la zona, sia mai che il recidivo (eh sì, il malandrino ha il vizietto della fuga) torni sul luogo del delitto. Arrivo in macchina, 45°C, Olivia con la lingua che ormai tocca il pavimento, e la batteria dell’auto dopo 6 anni di onorato servizio, è morta. Irrecuperabile.

Lascio Olivia, prendo la metro, mi faccio raccattare, aguzzo la vista, mi armo di smartphone con la foto segnaletica del fuggitivo, avvistato (Facebook santo subito) in un parco ad un Comune di distanza.. vecchio sì, ma con sprint! Da lì, confermato l’avvistamento, via dai Vigili Urbani, quindi al canile sanitario per il riconoscimento e la restituzione (dopo tanto di cattura, che nemmeno Cavallo Pazzo ha il suo curriculum vitae).

Caldo, ansia, preoccupazione per le condizioni in cui verserà la povera vittima… che se la ronfava beata in mezzo all’erbetta. Dalla contentezza, però, e in un evidente guizzo di gioventù ritrovata, ci ha persino accolto ritto sulle due zampe, come ai bei vecchi tempi di gagliardo cane/lemure… non c’è che dire, almeno non ha peccato di ingratitudine.

Dopo una giornata così c’è solo un rimedio: un bel dolcino, ma di quelli semplici e confortanti che piacciono tanto a me, perfetti come sfizio, come merenda e soprattutto per la colazione. Sono le camille di Assunta, da me trasformate in tortine di carote e mandorle (utilizzando questi deliziosi stampini, che io ho scelto in un bel verde pastello), di una morbidezza incredibile, e con un gusto che somiglia tanto alle camille di Antonio, gallina & CO., solo molto, ma molto più buone.

Tortine

Tortine primo piano

 

Insalata russa.. e Buon Natale

Scrivo il giorno di Natale, perciò non so quanti leggeranno, impegnati in preparativi e spacchettamenti, ma ci tengo a farvi i miei auguri di Natale.

E quale modo migliore, se non lasciarvi la mia ricetta dell’insalata russa, l’antipasto principe sulle tavole delle feste, almeno qui in Piemonte?

Per me non c’è nulla di meglio, quindi… ecco i miei personalissimi auguri per un sereno Natale, da passare con chi amate, naturalmente a tavola.

Insalata russa blog

Un pigro martedì: il dado vegetale

Torno alla carica con i miei post pigri.. e questo è pigro alla seconda!

Perché pigro alla seconda? In primis perché si tratta di una preparazione veloce, dietro la quale non dovrete perdere molto tempo o attenzione. E, in secondo luogo, perché una volta ottenuto il vostro dado, potrete permettervi di essere pigri per quattro-cinque mesi (questa la sua durata), ed ottenere in un secondo un brodo vegetale (per il risotto, da aggiungere a preparazioni di carne, per una minestrina se non vi sentite bene) o avere a portata di mano un insaporitore fenomenale (io lo uso spessissimo al posto del sale) fatto con ingredienti genuini, freschi e sani (ok, sembra la pubblicità di un omogeneizzato).

Credetemi, se utilizzate i dadi già normalmente, questo vi farà cambiare idea su che cosa sia un dado. Se non li utilizzate, quando avrete questo, inizierete a farlo.

Io ho imparato questa ricetta al recente corso sulle carni, e non la lascio più!

Continua a leggere Un pigro martedì: il dado vegetale

La lentezza del ritorno: brasato al Barbera

Solo qualche giorno fa scrivevo che avrei preso una pausa dal blog, che non sapevo quando sarei tornata, ma che speravo sarebbe stato presto. Forse vi stupirà il mio ritorno dopo un così breve periodo, ma in questi giorni ho capito delle cose. Ho capito, grazie ai numerosi messaggi e ai commenti gentili e calorosi di tanti di voi, che in questi mesi devo avervi trasmesso più di quanto immaginassi, e non posso che esserne felice. Ho capito che il cibo e la cucina sono nutrimenti dell’animo, prima ancora che del corpo, e che a volte per riscoprire quel nutrimento bisogna abbandonarsi alla lentezza, alla calma e alla pazienza… e spesso così si ritroverà il gusto perso, o anche solo messo da parte.

In questa mia personale ricerca della lentezza ho scelto di riscoprire un piatto elaborato, che si cucina lentamente, arricchito da mille sapori ed odori… mi sono concessa un brasato, una preparazione tipica di tanti luoghi, ma che ho fatta mia con l’utilizzo di un vino piemontese, una Barbera ricca e corposa. È un piatto che ho imparato a preparare in un recente corso sulle carni, e spero quindi che il procedimento da me seguito sia quello più rigoroso possibile. È una preparazione lenta, che vi permetterà di trascorrere in casa dedicandovi ad altro, perché non sarete risucchiati dalla preparazione stessa, mentre avrete poi a che fare con un piatto finale importante, quasi imponente, un piatto che fa assaporare il profumo delle feste ormai imminenti.

Continua a leggere La lentezza del ritorno: brasato al Barbera

Un pigro mercoledì: carote al cumino

Ok, sono arrivata alla frutta… beh, in realtà alla verdura, ecco!

Dico di essere arrivata alla frutta, perché oggi voglio condividere con voi una di quelle ricette che per me sono un chiaro indice di pigrizia pura: una di quelle ricette che preparo proprio quando sono a corto di idee, ma voglio comunque godermi un buon contorno semplice, veloce e diverso dal solito (cioè, per quanto mi riguarda, diverso dalle solite carote in padella con aglio e rosmarino, che continuo comunque ad adorare). Insomma, una volta scoperta questa ricetta su un libro di cucina araba regalatomi nella notte dei tempi, non l’ho più lasciata!

Vi sono solo tre requisiti per questa ricetta, ma tutti fondamentali: avere delle carote a disposizione, adorare il cumino (come me! Ah, cumino, I love you) e avere questa profumatissima spezia in casa (io ne avrò per i prossimi anni, dopo aver acquistato al mercato di Porta Palazzo -che, parentesi nella parentesi, è secondo me una delle tappe imperdibili di un giro a Torino- una busta da mezzo chilo di cumino da un macellaio arabo).

Se siete in possesso di tali pre-requisiti, potete andare avanti con la lettura… potete farlo anche se non ne siete in possesso, ma la cosa rimarrà priva di un’applicazione pratica.

Continua a leggere Un pigro mercoledì: carote al cumino