Drink lista estiva Lounge Bar Piano 35: storytelling in un bicchiere

Illustrazione digitale realizzata in esclusiva dall’artista Alessandro Colonnetta

Può una drink list trasformarsi in uno storytelling complesso, che parla di viaggio e territorio insieme?

Fino alla scorsa settimana avrei risposto di no, anche un po’ per diffidenza verso il concetto di storytelling che, seppur nobilissimo, ormai è diventato inflazionato.

Secondo l‘Enciclopedia Treccani

storytelling (story-telling), s. m. inv. Affabulazione, arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse del pubblico.

Ciò che ha “sporcato” questo concetto della narrazione come affabulazione, che affonda le sue radici nella notte dei tempi, da quando cioè gli uomini hanno cominciato a raccontarsi storie per i motivi più disparati, è il marketing.

Il marketing ha fatto nascere il cosiddetto storytelling aziendale, ovvero la comunicazione dei valori dell’azienda attraverso la narrazione di storie: si “approfitta”, cioè, della naturale potenza ed appeal che hanno le storie per creare un legame emotivo tra azienda e  consumatore, in modo da creare business.

E addio romanticismo, cantori e menestrelli.

Ma di quando in quando anche lo storytelling aziendale riesce a svincolarsi dalla finzione, dal racconto di campi di grano mai esistiti, di storie eroiche di fondatori tanto edificanti quanto fittizie, recuperando la dimensione vera del racconto, quella che stimola i sensi e la fantasia, e alle volte tutto ciò può avvenire in un bicchiere.

La nuova  drink list estiva del Lounge Bar Piano 35 è questo: un racconto in 9 capitoli che si snoda di cocktail in cocktail, sui fili del viaggio e del territorio, e ti fa sospirare ad ogni sorso, come fosse una pagina ben scritta: si sospira per la fantasia di un Paese lontano, per il sogno di un viaggio ancora da fare o per i ricordi di un tempo che non c’è più.

Il merito di questo storytelling di successo va senza dubbio al bartender Mirko Turconi e al suo staff che, grazie ad una meticolosa ricerca su tecniche ed ingredienti, è riuscito a costruire non tanto una drink list, ma un romanzo d’appendice, di quelli pubblicati a tranches nell’Ottocento e in cui il pubblico non vedeva l’ora di leggere l’episodio della settimana successiva.

ph. Davide Barasa

Ogni cocktail è un piccolo racconto a sé stante, anche se inserito in una cornice unificante: alcuni di essi parleranno alle vostre papille gustative e al vostro cuore in modo più diretto di altri.
Quelli che seguono sono i tre cocktail che mi hanno conquistata fin dal primo sorso.

C’è il Fog in the Sky, che ti porta nelle atmosfere nebbiose della Scozia, ma anche un po’ in quelle (sempre nebbiose) della Pianura Padana: da una parte c’è un blend di whisky Laphroaig, dall’altra l’Americano Cocchi e il Fernet Branca. Pare di camminare in un sottobosco, con lo sciroppo di funghi, il liquore al pino mugo e l’Amer Picon (liquore francese a base di erbe e scorze di agrumi). La nebbia torna anche nella presentazione del cocktail: servito in un bicchiere di ceramica grezza che sembra pietra, chiuso in una lanterna con un’affumicatura di legno bagnato che infonde il drink.

ph. Davide Barasa 

Da suggestioni che vengono da tutt’altra parte del mondo, dal Messico precolombiano, nasce il Cafè del Diablo: attraverso l’utilizzo di alcuni ingredienti ritenuti “divini” dalle antiche tradizioni Maya, il drink ricrea il gusto del caffè, senza che vi sia fra gli ingredienti il caffè, una bevanda considerata divina per le sue proprietà stimolanti.
Ci sono le spezie della cucina messicana, il peperoncino Poblano che aromatizza l’Ancho Reyes, c’è la cioccolata cara ai Maya sotto forma di bitter, ci sono Mezcal e Tequila (infuso ai fagioli tostati) e, ancora, decotto di falso caffè, sciroppo di agave e succo d’arancia, il tutto servito in una mug raffigurante un teschio, simbolo dei dias de los muertos, con una chip di mais, del cioccolato e dell’arancia essiccata.

ph. Davide Barasa

Last but not least, nel mio cuore è entrato di diritto il Bloody Barbecue Mary, che ha tutto il sapore degli Stati del Sud degli USA: il cocktail mantiene zucchero, menta e bourbon, classici ingredienti del Mint Julep, e il suo servizio, fatto in una cup di metallo con tanto ghiaccio tritato. Quel julep, però, si contamina con il Bloody Mary (con due bourbon a sostituire la vodka, soluzione salina all’oliva, Worcestershire sauce, bitter al sedano e succo di pomodoro rosso) e con elementi tipici del bbq, come una zolletta di zucchero imbevuta nel fumo liquido che ricorda il sapore della carne alla griglia. Infine il ghiaccio viene spolverato di carbone vegetale, per dare l’effetto della carbonella, e il drink finito con della pancetta essiccata e caramellata.
Bonus: la possibilità di rinforzare il cocktail con una aggiunta di bourbon da una mini-fiaschetta da portare poi via con sé.

Gli altri nuovi cocktail in lista:

  • NA.TO Gourmet
  • Zuppa & CO.
  • Il bicerin del Drugo
  • Piemontais
  • Medina
  • Il nono drink della lista è rimasto avvolto nel mistero, così da non svelare subito tutte le carte.

Da parte mia non posso che consigliarvi di andare al Lounge Bar Piano 35 a provare la nuova drink list, non solo perché è l’occasione di andare nel Lounge Bar più alto d’Italia in una location davvero eccezionale di Torino (il 35° piano del Grattacielo Intesa San Paolo = vista mozzafiato sulla città), ma perché bere uno qualsiasi di questi cocktail sarà prima di tutto l’occasione di sentire raccontare e poi di vivere una storia.

The End

L’aperitivo italiano: il Negroni (sottotitolo: io e il Negroni, una storia d’amore e di alcool)

Il calendario del cibo italiano dedica un’intera giornata all’aperitivo, una di quelle meravigliose tradizioni che hanno caratterizzato la nostra storia e il cui uso è tanto radicato in noi da sembrarci assolutamente naturale.

Io, per esempio, ho un’assoluta venerazione per l’aperitivo: l’idea di bere qualcosa che apra lo stomaco e prepari alla cena, con un piccolo accompagnamento di cibo che aiuti ad alzarsi ancora dal tavolo dritti e, cosa ancor più importante, che non rovini l’appetito.

Se parlo di accompagnamento doveroso è perché per me l’aperitivo non è certo un analcolico: per me aperitivo è sinonimo di Negroni, un cocktail la cui storia affonda le radici nella Firenze degli anni ’20, quando il Conte Camillo Negroni chiese al suo barman di fiducia Fosco Scarselli di rinforzare il suo Americano (vermouth rosso/bitter/soda) con del Gin e di eliminare la soda. [sottotitolo: “è l’uomo per me].

Così nacque il Negroni, dal felice incontro di bitter, vermouth rosso e gin. Nella foto che segue vedete anche un altro ingrediente, che scoprirete fra poco.

In realtà in questa genealogia manca ancora il “terzo incomodo”, ovvero il Mi-To (vermouth rosso/bitter), secondo autorevoli fonti progenitore dell’Americano, e quindi capostipite di risulta anche del mio amato Negroni. Questi tre cocktail sono nati, vissuti e si sono succeduti in uno strettissimo giro di anni, quindi molte sono le leggende e le storie che si intrecciano su chi sia venuto prima e perché ma, quale che sia la storia, io non ho dubbio alcuno su quale sia il vincitore morale di questa competizione fra titani: lui, il prodotto d’amore del Conte. Certo la penseranno diversamente Ilaria e Milena, che oggi dedicano dei bellissimi post al Mi-To e all’Americano… ma possiamo sempre discutere la faccenda come vere signore, ovvero al bancone di un bar!

Per la splendida grafica, grazie grazie grazie a Dani di Acqua e Menta

Vi ho già raccontato qui tutti i motivi del mio infinito amore per il Negroni e del perché sia l’unico e solo cocktail del cuore, ma oggi scoprirete che il mio amore per lui è tale da voler creare un bitter fatto in casa per renderlo ancor più speciale.

La preparazione del mio Negroni inizia da questo bitter. Ingredienti fondamentali sono un mix di spezie bitter, due settimane di pazienza e un’amica come Greta che ti porti sulla “cattiva” strada, dandoti mille idee per rendere il tuo armadietto dei liquori degno di uno speakeasy protezionista.

BITTER ALLE AMARENE ED AGRUMI

Ingredienti (le dosi originali erano dimezzate, ma melius abundare.. )

  • 400ml vodka
  • 8 chiodi di garofano
  • 2 anice stellato
  • 2 cucchiai di scorze di limone (per me intere, tagliate con il pelapatate)
  • 4 cucchiai di scorze di arancia (per me intere, tagliate con il pelapatate)
  • 4 cucchiai di amarene fresche intere (io le ho denocciolate), oppure disidratate
  • 2 cucchiai di bitter mix (prima che vi chiediate dove trovarlo, pensando di dover andare chissà dove, io l’ho recuperato da Tiger: lo trovate fra le spezie e si chiama Kreuter Bitter – marca Hedebogard)

Procedimento

  1. In un barattolo o in una bottiglietta aggiungi le spezie, le amarene, il bitter mix e tutte le scorze.
  2. Copri tutto con la vodka, chiudi ermeticamente e lascia riposare per almeno 15 giorni. Ricordati di agitarlo ogni tanto.
  3. Passata una settimana agita apri e annusa: se trovi ci sia qualche spezia troppo preponderante aggiungi ancora amarene.
  4. Questo che vedete è il risultato di colore dopo due settimane.

Una volta che avete il vostro bitter, nettare degli Dei da aggiungere goccia a goccia al vostro Negroni, potete passare alla preparazione del cocktail vero e proprio. No, anzi, prima preparate qualcosa da mangiare: vorrete mica far sciogliere il ghiaccio e annacquare il Negroni?

Io ho scelto uno stuzzichino semplicissimo, ma perfetto per accompagnare un drink pre-dinner ed insieme un omaggio alla Firenze del Conte: cubotti di schiacciata toscana con pecorino Toscano fresco e finocchiona. Non credo ci sia bisogno di mettere la ricetta, vero?

Ora sì che potete dedicarvi al Negroni!

Il (Conte) Negroni

Ingredienti:

  • 1/3 vermouth rosso (per me Martini riserva Rosso Rubino)
  • 1/3 bitter (per me il più classico dei classici, il Campari)
  • 1/3 di gin (ho scelto un gin piemontese, molto aromatico, il Bordiga)
  • qualche goccia di bitter alle amarene e agrumi
  • ghiaccio
  • fetta di arancia

Procedimento:

  1. Mettete in un tumbler basso (purtroppo io non lo avevo a disposizione, oggi, e ho cercato la cosa che gli andasse più vicina) dei cubetti di ghiaccio, da 3 a 6 a seconda delle dimensioni.
  2. Versate i tre ingredienti principali e miscelate.
  3. Aggiungete qualche goccia di bitter, mescolate, assaggiate e nel caso aggiustate.
  4. Guarnite con la fetta di arancia.
  5. Bevete subito e con gusto.

Mi raccomando, non mancate di andare a leggere storia e ricette da Ilaria e da Milena (link cliccando sulle loro bellissime foto)

 

L’Americano (liquido e solido) di Mile
Il Mi-To di Ilaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora in home sul sito del Calendario Italiano del Cibo trovate tutti gli altri grandi cocktail Italiani che hanno fatto la storia. Non perdeteveli! E le sorprese non finiscono qui!