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Posts Tagged ‘contest’

  1. Semplicità vestita di radical chic – Nidi di asparagi con cialda di Parmigiano e tuorlo marinato alle erbe di Provenza

    maggio 18, 2013 by Giulietta

    Cestino di asparagi con cialda di parmigiano e tuorlo marinato blog

    Giorni fa ho letto di un’iniziativa assai meritoria, promossa da Parmigiano Reggiano, nome d’arte Smart Cooking.  Si tratta di una competizione gastronomica internazionale mossa dall’idea (smart come il titolo) di valorizzare il cibo attraverso “la riduzione degli sprechi, la riscoperta di ingredienti dimenticati e il riutilizzo degli avanzi“.

    I principi dello Smart Cooking sono sette:

    Smart cooking

     

    Io ho deciso di prendere parte all’iniziativa, con una ricetta che prevede pochissimi ingredienti, ma il cui effetto finale ha del tutto conquistato papille gustative ed occhi. Ho utilizzato infatti degli asparagi, assolutamente di stagione (li avevo già sbollentati per mangiarli nature, con un po’ di maionnaise home-made), Parmigiano Reggiano grattugiato (che avevo già in frigorifero) e tuorlo d’uovo fresco (cortesia delle galline di una collega; e non buttate gli albumi, eh, che potete anche surgelarli se non li riutilizzate immediatamente), marinato con sale, zucchero ed erbette provenzali (o con qualsiasi erba vi piaccia, o anche in purezza).

    Semplicissimo, di riutilizzo, di stagione e d’effetto anche per una cena elegante, complice un po’ di scenografia e una cocotte.

    (continua…)


  2. [Ci ritento] Voglio la primavera (o l’estate)! Soufflé glacé al pistacchio

    maggio 16, 2013 by Giulietta

    Soufflé glacé al pistacchio copertina blog

    Rien à faire, il mio ultimo post non ha funzionato.. siamo ancora qui alle prese con una Torino più uggiosa che mai, con un clima che “manco l’autunno” e con acqua a catinelle (ed è un eufemismo). Altro che scampagnate, aria fresca e il primo sole sulla pelle.

    Se la prima “danza della primavera” ha provocato il diluvio universale, inizio fin d’ora uno sgravio di responsabilità per questo secondo tentativo. Ma questa volta aumento la dose, e rincalzo con un desiderio addirittura di estate, di piatti freddi, di pranzi in giardino, di vacanze.

    E cosa c’è di meglio, per concretizzare tale smania, di una bella coppa di gelato-non-gelato? Sì, perché questa meraviglia verdolina non è un gelato, ma un soufflé glacé, ovvero una mousse ghiacciata (non fatevi ingannare dal nome soufflé, che viene dato per questo effetto della massa che sborda dalla cocotte -che si ottenere con un piccolo trucchetto). Le ricette per ottenerla sono infinite: uova intere, solo tuorli, colla di pesce, panna, latte e chi più ne ha più ne metta; io, però, mi sono attenuta alla ricetta più classica che io conosca della mousse, cioè un composto di meringa italiana (riciclo degli albumi, vieni a me!) e panna montata, arricchita dagli aromi preferiti: per me il pistacchio (c’è bisogno che ve lo dica ancora quanto ami il pistacchio, o vi basta il tag dedicato a Sua Maestà?), ma sì a frutta fresca, cioccolato o ciò che più gradite.

    Così, che questo dolce possa essere di duplice buon auspicio: per l’arrivo della tanto attesa primavera e per l’iniziativa a cui prendo parte con questa ricetta, la terza edizione di “Get an AID in the kitchen” lanciata da Barbara de Cucina di Barbara in collaborazione con “Kitchen Aid“. Il premio è, appunto, un Kitchen Aid Mixer Artisan, color… pistacchio! Sarà di buon auspicio?

    E poi, volete mettere essere sbirciati dallo chef Sergio Maria Teutonico, dopo averlo sentito tante volte a Radio Capital e aver buttato tante volte l’occhio nella sua scuola di cucina torinese?!

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  3. Fideuà in bianco e nero per l’MTC

    marzo 23, 2013 by Giulietta

    Fideua blog

     Sono solo tre mesi che partecipo all’MTC, ed ogni mese è una sfida maggiore. Questo mese Mai ci ha sfidato giocando in casa, proponendo la fideuà, un piatto spagnolo (catalano, per la precisione, ché Castigliano e Catalano non sono la stessa cosa, questo l’ho imparato), un piatto di pesce, un piatto elaborato e allo stesso tempo semplice, perché nato al bordo di un peschereccio, e quindi di preparazione necessariamente facilitata dall’utilizzo di pochi ingredienti e strumenti (credetemi, cucinare su una barca non è cosa semplice).

    Inoltre questo piatto è stato richiamare alla memoria un passato (quello del 2009) ormai molto lontano, un viaggio a Barcellona in pieno inverno, in una città alla quale forse non ho permesso di affascinarmi, di catturarmi con la sua eccentricità, le sue forme sinuose, la sua vita pulsante. Un periodo tanto diverso della mia vita, in cui la bellezza dell’eccentrico, del particolare, aveva su di me un potere minore, un periodo in cui non ero pronta a vedere l’essenza di Barcellona. Credo pertanto di avere un ricordo sfalsato di questa città: nella mia mente la rivedo come una città del colore della sabbia, in cui nulla mi è parso finito o definitivo (ma, mentre ora ciò mi appare come segno della speranza, dell’evoluzione, una volta mi pareva come semplice mancanza). Non ne rivedo i colori, non ne risento gli odori, i gusti, e la ricordo algida (e fredda lo era, almeno climaticamente, quando vi andai, sferzata da un vento gelido) e lontana, lontanissima dalla Barcellona vista con gli occhi di Pepe Carvalho, letta tante volte come calda, pulsante, fremente di profumi e di vita.

    Incredibile come gli stati d’animo o le fasi della vita possano mutare a tal punto la propria percezione, tanto da cambiare un’intera città. E dire che io sono un’amante del mare, e di solito le città di mare mi piacciono a prescindere: anche nella più infima, nella più banale riesco a trovare qualcosa da amare, di cui serbare un ricordo positivo. Per Barcellona, invece, sento poco o niente (e non è strano come, per un problema informatico accaduto tempo fa, le foto di questo viaggio siano le uniche andate perdute?), è tutto sfocato, confuso, ovattato.

    Ma ora ho qualcosa da cui partire, prima di tornare a Barcellona con occhi mi auguro mutati: ho questo piatto di mare, un piatto che ho cercato di trasformare senza trasfigurare, aggiungendo i carciofi (reperibili anche per un peschereccio del 1915 che attracchi in qualsiasi porto spagnolo – mi sono documentata, la Spagna produce carciofi) ed utilizzando quasi esclusivamente seppie nere (eccezion fatta per i gamberoni) con il loro nero (idea di mia mamma, devo riconoscerne il merito).

    Una sorta di foto in bianco e nero della fideuà originale, come è in bianco e nero la mia foto di Barcellona. Chissà che prima o poi non vada aggiungendo i necessari colori.

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  4. Una Red Velvet Cake gluten free per il secondo blog-compleanno

    febbraio 22, 2013 by Giulietta

    Red Velvet Cake blog

    Iniziamo a bomba con una confessione scomoda: io detesto (cordialmente) le torte a strati. Avete presente le classiche torte da festa, no?! Dischi di pan di Spagna, bagnati, separati da strati di crema pasticcera o chantilly e infine coperti di panna. Ecco, io quelle torte le detesto. Intendiamoci, sono buone, ma non sono il mio genere prediletto di dolce, ecco. Non le sceglierei mai, che so, su una millefoglie (lo so che gli strati ci sono anche qui, ma sono croccanti e-anche-se-sono-un-po’-incoerente-mi-piacciono-di-più-e-non-giudicatemi) o un bel dolce al cucchiaio.

    Eppure ho imparato a fare queste torte al corso di pasticceria, le so fare da zero (anche piuttosto bene, a quanto pare) e mi ci diverto pure, ma non chiedetemi di mangiarle con gusto.

    Per questo, di fronte alla sfida dell’MTC di questo mese lanciata da Stefania di Cardadomo & CO. sono trasalita: non solo si trattava di una torta a strati, ma di una torta made in USA, una Red Velvet Cake, e per di più gluten free. Non che abbia qualcosa contro il “gluten free”, anzi.. credo che io per prima dovrei creare più ricette dedicate a chi è allergico al glutine, però non ciò non semplificava certo la missione.

    Così, con il mio solito aplomb, ho pensato “e mo’ son cazzi” e, in seconda battuta, “ma chi se la mangerà, poi, un’intera torta a strati?!”

    Così ho optato per una soluzione “di comodo“, ma ammessa dalle rigide regole della sfida: di torta si è trattato, ma di una tortina monoporzione (sapevo che questi stampi da mini-torta a strati sarei riuscita ad utilizzarli, prima o poi… erano ancora nella loro scatola, in attesa della giusta occasione), che ho scelto di bagnare con un liquore ai mirtilli fatto da un’amica e di guarnire nel modo meno stucchevole a cui potessi pensare, con della semplice panna montata (appena appena zuccherata) arricchita da polpa di mirtillo fresco. Una copertura (ed un ripieno) violacei (molto in tinta), freschi e un po’ asprigni, per venire incontro ai miei gusti.

    Così, dopo questi necessari aggiustamenti, posso proporla per festeggiare un compleanno, quello del mio blog, che proprio oggi compie due anni.

    Tanti auguri, Alterkitchen!

    E sono contenta di poter festeggiare questo traguardo con tutti i miei lettori, con tutte le amiche dell’MTC e con una torta che possa essere gustata anche dagli amici celiaci.

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  5. I pici al sugo di fegatini della Langa per l’MTC

    gennaio 22, 2013 by Giulietta

    Pici - the making of blog

     

    Anno nuovo, sfida nuova. Ebbene sì, con il 2013 ho deciso di gettarmi anche io “nella mischia” dell’MTC, un contest culinario mensile fra blogger (e non) che da tanto, troppo tempo mi incuriosiva… ogni mese ci si sfida su un tema, lanciato dal vincitore dell’ultimo contest, e ci si confronta, ci si ammira, ci si scopre. L’anno scorso, in più di un’occasione, al fiorire di una medesima ricetta su decine e decine di blog, finivo quasi sempre per unirmi, seppur al di fuori della sfida. Così, mi sono detta, perché non partecipare dall’interno?!

    E poi, galeotta fu una vittoria, quella della Patty, e galeotta fu una decisione comune, quella di partecipare per la prima volta insieme a Marina.

    E la cosa pazzesca è che questa decisione mi ha portato fortuna, perché Patty ha deciso di premiarmi (pur senza saperlo)… mi ha premiato facendomi preparare i pici, una pasta che risveglia in me tanti ricordi di un’estate ormai lontana in terra umbra (controllo le foto, e porca zozza, era il 2007). Sì, perché per me picio (e non nell’accezione piemontese, molto meno educata -e poi sarebbe piciu) è sinonimo di Umbria, di Trasimeno (ah, la Festa dell’Unità di Castiglione del Lago, dove le signore del luogo filavano i pici live, prima di condirli con un ricchissimo sugo d’anatra), di una terra verde ed ospitale, di persone gentili e vere e di meraviglie storiche e culturali.

    Questo rappresentano per me i pici, e filandoli è stato un piacere poter ricordare tutto ciò, con la speranza di scoprire anche il lato toscano di questo piatto e di poter tornare presto anche in Umbria, il cui ricordo è ancora così vivo da poterlo toccare, fra una vacanza estiva sul lago e una marcia Perugia-Assisi, una delle esperienze più belle che io abbia mai fatto.

    Per quanto riguarda il condimento di questa pasta meravigliosa, che va filata una ad una con amore e delicatezza, ho scelto un km 0 made in Langa (la ricetta, infatti, è presa dal libro”Ricette delle Osterie di Langa” e l’ho modificata appena), con un ragù contadino, povero (perché fatto di soli fegatini), dal gusto deciso e ricco, rustico e allo stesso tempo vellutato al palato.

    (continua…)