When life gives you lemons – Light lemon curd

When life gives you lemon… make a lemonade” è uno dei miei detti preferiti in lingua inglese, capace di racchiudere in una sola breve frase lo spirito pragmatico tipico anglo-sassone.

La vita ti dà limoni? E tu fai una limonata!

Un semplice invito a fare del nostro meglio sfruttando quello che la vita ci offre, trasformando ogni esperienza in un’opportunità. E ancora, cogliendo la sfumatura positiva in tutto ciò che ci accade non potremo che risultare vincenti,  a prescindere dall’esito finale delle nostre azioni.

Così, la prossima volta che la vita vi offrirà limoni,  voi non solo penserete a farvi una limonata,  ma sarete così positivi da fare un bel lemon curd, e pure leggero (cioè senza quella carriolata di burro che normalmente richiederebbe il classico lemon curd britannico).

La ricetta infallibile e “a prova di scemo” è della Van Pelt, la mia Old fashioned lady preferita, che mi ha ha dato l’idea del secolo per un regalo last minute (pronto in 15 minuti, più il tempo di raffreddamento), che il destinatario potrà mangiare direttamente dal vasetto o potrà utilizzare per farcire biscotti o tarte, magari come questa, da finire con un po’ di meringa italiana da passare al cannello (così, perché è Natale e siamo tutti più buoni).

Lemon curd

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Lemon curd finale

Voglia di dolce – Crumble di uva nera e more alla nocciola per Simply Selezione di Stagione

È arrivato settembre, si torna a lavoro, alla routine quotidiana e, ovviamente, solo ora arriva l’estate che tanto si è fatta attendere nei due mesi passati: qui a Torino si susseguono giornate di cieli azzurri e sole caldo come non se n’è visto fra luglio ed agosto.

E che bisogna fare?! Nulla, accettare le belle giornate che arrivano, anche se rendono ancora più difficile il ritorno alla normalità, e approfittare di qualche attività all’aperto e dei prodotti che la stagione offre, ancora del tutto estivi ma che iniziano ad ammiccare all’autunno che non tarderà ad arrivare.

Ed oggi vi parlo proprio di prodotti di stagione, per raccontarvi una bella iniziativa lanciata dalla catena di supermercati Simply per favorire la reperibilità e l’utilizzo di frutta e verdura di stagione di coltivazione locale, cose buone e giuste per la salute, ma anche per l’economia domestica, un aspetto assolutamente non trascurabile. A partire da fine giugno e per tutto il 2014, infatti, nei punti vendita Simply e IperSimply nei fine settimana (venerdì, sabato e domenica) potete trovare la Selezione di Stagione Simply, cioè delle cassette di frutta o di verdura di stagione vendute al prezzo fisso di € 0,79 al chilo, una buona soluzione che permette di trovare al supermercato prodotti ortofrutticoli di qualità e del territorio.

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Per quanto riguarda frutta e verdura, nella mia alimentazione vince a mani basse la seconda categoria, che non manca davvero mai (insieme ai legumi) nel mio piatto. Mi sforzo di consumare più frutta, soprattutto come snack fuori pasto, ma diciamo che il mio apporto di frutta non va molto oltre.

Però c’è un però, e si tratta dei dolci a base di frutta, che io considero una vera goduria: al primo posto rientra sicuramente la classica crostata di crema e frutta fresca, ma adoro anche tutte le classiche torte da credenza arricchite di frutti nell’impasto. Complice il viaggio verso nord, però, ho scoperto la semplicità e la bontà di un’altra categoria di dolci a base di frutta, i crumbles, dessert non troppo dolci nè pesanti, semplici da fare ed estremamente confortanti, soprattutto se accompagnati da una pallina di gelato o da una generosa cucchiaiata di panna semi-montata.

Così, trovando nella mia cassetta della Selezione di Stagione Simply un bel grappolone di uva nera non ho saputo resistere, e agguantando in cinque minuti un cestino di more, della granella di nocciole, burro, farina e zucchero di canna in breve tempo l’uva è passata dalla cassetta.. alla casseruola.

Crumble blog


Crumble impiattato blog

 

Di viaggi verso nord e di pancakes all’inglese

Le mie vacanze verso nord (dopo quelle verso il profondo sud) sono finite ormai da un po’, ma ho avuto la fortuna di potermi concedere una settimana di villeggiatura a casa in compagnia di vecchi e nuovi amici, fra gite fuori porta, girule per Torino e provincia ed ottime (ed abbondanti, e troppe) cene. Ora si ritorna lentamente alla normalità, e ho finalmente anche il tempo per riordinare le idee e le suggestioni raccolte durante un’intensissima settimana di vacanza fra Francia ed Inghilterra via terra e mare (fingiamo che la mancanza della componente “aria” sia solo dovuta al fascino innegabile del viaggio in sé, e non anche al fatto che  un certo qualcuno a me vicino detesti volare).

L’accoglienza mattutina delle bianche scogliere di Dover (che vedete un po’ più in su) è un’esperienza di cui godere almeno una volta della vita, nonostante il vento gelido ed il mare arrabbiato (e la gente che, sfidando la sua rabbia, era in grado di ingurgitare salsiccia e fagioli alle 6,40 del mattino). Dover è una piccola cittadina assai gradevole e molto british, in cui è piacevole passeggiare per un paio d’ore. Se avete a disposizione un po’ di tempo in più (e non avete a carico due enormi zaini ad impedirvelo) potete sempre pensare di visitare il museo della città, in cui vedere la nave dell’età del bronzo (considerata la più antica al mondo) oppure visitare la casa dipinta romana.

Canterbury è però tutt’altro: oltre alla magnificenza (soprattutto esterna, fatemelo dire) della sua famosissima cattedrale, è una città molto viva, piena di gente, di musica per le strade, di ragazzi che vendono consigli, di locali e negozi, ed è una città molto verde. Se potete, quindi, godetevi almeno un giretto fra le sue strade pulite e curate, ma se il tempo vi assiste non dimenticate un bel giro lungo il fiume Great Stour, da cui godere di un verde visto solo in Gran Bretagna e di una pace che pare quasi irreale. Non so se me ne sia auto-convinta, ma ho trovato che la vegetazione incontrata lungo il fiume fosse assai preraffaellita, e alcuni scorci di questo fiume mi hanno catapultato dritta dritta nell’Ophelia di Millais.

Gli imperdibili a Canterbury: se siete in cerca di una sistemazione poco pretenziosa e davvero carina, con personale gentilissimo e spazi comuni a disposizione (salone con tv, libri e pc sempre aperto, utilizzo cucina e giardino all’inglese davvero delizioso) andate al Kipps e non rimarrete delusi. In serata, invece ( e andate presto se volete anche mangiare, visto che in settimana la cucina chiude alle 8), non perdetevi una birra a The Foundry Brew Pub. Stra-consigliata la Itzamna, una stout dall’alto tenore alcolico e con sentori di caffè e cioccolato, una delle migliori birre che io abbia mai assaggiato.

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Dopo una giornata passata a Canterbury, il viaggio è proseguito verso la meta principale, Londra, che io non avevo mai visitato. Ovviamente è impossibile dire di aver visitato appieno Londra in due settimane, figurarsi in quattro giorni, ma posso davvero dirmi soddisfatta per essere riuscita a vedere tanto di quello che avrei voluto, e persino qualcosa in più. Di Londra non lascio un racconto, ma delle suggestioni, per immagini e in “poche” parole, con qualche consiglio che spero vi sarà utile per un futuro viaggio.

I luoghi-simbolo di Londra, gli imprescindibili, quelli da vedere almeno una volta, almeno da fuori. Quasi tutti (tutti quelli in foto, ma anche altri) sono sul Tamigi, e vi consiglio caldamente un bel giro a piedi sulle sue rive: più economico del battello, e permette di fare tutto secondo i vostri tempi. Metteteci anche che adoro camminare, e avete la ricetta perfetta.

Londra simboli blog

La Londra moderna, quella di vetro e acciaio, di ponti nuovi, ruote panoramiche e grattacieli. Una modernità a cui le capitali d’Europa e gli USA ci hanno ormai abituato, ma che per me sono sempre il simbolo di un’alterità affascinante rispetto all’Italia.

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Londra e i suoi parchi, giganteschi, verdissimi, rigogliosi, a tratti fin selvaggi, ricchi di corsi d’acqua, laghi e di tanti, tantissimi animali, dagli immancabili scoiattoli ai volatili di ogni specie.

Hyde Park, una tappa londinese irrinunciabile.

Londra Hyde Park blog

St. James Park, da cui vi consiglio di passare per arrivare a Buckingham Palace (non che a me interessasse particolarmente il palazzo.. giusto uno sguardo e via)

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Londra e i suoi teatri. Tanti me  lo avevano detto: andare a Londra è vedere uno spettacolo teatrale, e devo dar loro ragione. Un’esperienza che vi consiglio, tanto più che si ha davvero l’imbarazzo della scelta fra spettacoli, concerti e soprattutto musical. Io ho scelto di vedere Let it be al Garrick Theatre, un musical-concerto che ripercorre tutta la carriera musicale dei Fab Four, uno spettacolo davvero coinvolgente con musicisti eccezionali.

Londra Let it be blog

Non allego foto, ma non perdete la Londra dei musei: potete scegliere quel che vi interessa di più, dai gioielli, all’arte applicata, a quella figurativa, all’archeologia. Io ho visitato il British Museum, che pur non ho amato moltissimo (per le folla e l’organizzazione museale un po’ caotica, ma ha pezzi bellissimi ed importanti; imperdibile i fregi del Partenone -anche se visti con un po’ di magone-, e i reperti di Sutton Hoo, per respirare un po’ di antica Inghilterra, ma se avete un po’ di tempo non perdetevi tanti reperti orientali, romani ed un bella dose di Egitto -ma se volete per quello fate anche una gita nella mia Torino), la National Gallery (che vi consiglio di visitare per la parte pittorica, anche se ammetto di aver affrettato il passo su una buona fetta di ‘700 e ‘800 inglese, non troppo nelle mie corde). Amore totale e a prima vista per la Tate Modern, una tappa a cui non avrei rinunciato per nulla al mondo. Tantissimi altri musei mi aspettano ancora, vorrà solo dire che devo ritornare.

Londra e i suoi “mercatini” vintage o delle pulci, come Portobello Road (che non ho amato moltissimo, per i prezzi irraggiungibili e le folle oceaniche) e Camden Town, dove potete facilmente trovare un giubbotto di pelle a 10£ o 20£ (momento di gioia e gaudio della vacanza) o una sala da the nel seminterrato, The Basement Tea Room, consigliatissima per l’ambiente easy ed accogliente e per i prezzi bassi.

Londra Camden blog

La East London, quella per me inattesa, dell’Old Spitalfield Market e di Brick Lane con la sua matrioska di mercati, i suoi mille street food, i suoi murales e i suoi barbieri clandestini.

Londra inattesa blog

La Londra dei mercati alimentari, come Borough Market, con i suoi innumerevoli cibi da strada e le sue specialità alimentari tipiche (fudge, toffee, scones, pani tipici, cornish pastries, pannocchie e chi più ne ha più ne metta) e dal mondo.

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O il Covent Garden Market, il salotto buono, con delizie alimentari da mangiare qui ed ora (dalla paella al panino con l’anatra confit), oppure da portar via, come qualche prezioso the o degli eccellenti curd.

Londra Covent Garden blog

La Londra del cibo, quello che è sempre e ovunque, a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo, quello locale e quello internazionale, il cibo da strada e i ristoranti chic. Io, a rappresentanza del cibo locale scelgo il Fish & Chips (che non avevo mai mangiato nella sua terra natia e che mi è piaciuto da morire) mangiato da Poppies a Camden Town; ma non mi sono certo fatta mancare English breakfast (mangiata a pranzo, con una birra, ché l’abbinamento fagioli/the ancora non lo reggo), porridge (di cui mi sono follemente innamorata), carrot cake, scones, cornish pie e tanto, forse troppo the (rigorosamente Earl Grey).

Londra fish & chips blog

Il ritorno verso casa ha previsto una tappa parigina, breve ma intensa. Mi sono fatta riconquistare dalla bellezza decadente del Père Lachaise, senza l’ansia di andar a cercare questa o quella tomba, ma gironzolando qui e là senza dimenticare i tanti morti senza nome che si celano in quel meraviglioso cimitero.

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E poi, complici i numerosi posti che un certo qualcuno non aveva mai visto, un giro veloce Champs Elysèes-Arco di Trionfo-Montmartre-Notre Dame-Quartiere Latino (e poi morte civile) con camembert grigliato al miele e crème brulée finale.

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Insomma, un viaggio breve ma intenso, pieno di cose da vedere-provare-visitare-gustare-amare, che per la prima volta mi ha fatto approdare oltre Manica e che mi ha lasciato la voglia di tornare e magari di assaporare qualche luogo più bucolico e diverso da una Londra che mi è piaciuta, in cui sicuramente tornerò, ma che non mi ha rapito del tutto il cuore.

Alla fine di questo lunghissimo post vi lascio con la ricetta dei pancakes, che avevo letto qualche tempo fa su un libro di cucina britannica di cui onestamente non ricordo il titolo. Diversi dai pancakes al latticello già proposti in passato, facilissimi da fare, veloci e buonissimi, la coccola perfetta per la colazione della domenica.

Pancakes blog

Pancakes2 blog

E via di Redone – Viennese Tartlets di Delia Smith

Ho appena Starbookato e, già in piena crisi di astinenza, sono qui alle prese con un Redone (sia mai che vinco un’altra volta)! E finalmente su questo blog si vede un dolcino!

Questo mese ho deciso di rifare le stupende Viennese Tartlets proposte a novembre da Annarita de Il bosco di Alici quando il libro oggetto di Starbooks era Delia’s Cakes di Delia Smith, una vera regina dei libri di cucina.

Quelle tortine mi avevano conquistato al primo sguardo, così frollose e con quel cuore di marmellata aggiunto dopo la cottura, poi le ho riviste da numerose amiche, estasiate dalla velocità di preparazione, dalla semplicità e dalla loro bontà, e allora sia mai che IO non le provi? Non era assolutamente fattibile, così eccomi qui, con la ricetta, e il mio giudizio in stile Starbooks.

Viennese Tartlets blog

Viennese tartlets finale blog

Queste tortine sono eccezionali: la loro semplicità e velocità di esecuzione è imbarazzante, la consistenza finale è a metà fra una frolla montata e un ovis mollis (ergo, si scioglie in bocca) e quel cuore di confettura aggiunto dopo la cottura contribuisce ad ottenere una texture davvero perfetta.

Le ho rifatte due volte nel giro di un paio di giorni, la prima volta con confettura di albicocche (qui) e la seconda volta testando anche quella di mirtilli, e devo dire che entrambe sono state gradite e apprezzate. La prima volta, sbagliando, non ho usato farina autolievitante, ma farina 00 a cui in extremis mi sono ricordata di aggiungere il lievito (credo di averne messo un mezzo cucchiaino), e credo che in quel caso fossero ancora più buone e friabili; ovviamente non credo che sarò in grado di ripetere il felice errore, ma ci riproverò (quindi non disperate se vi succede, ecco).

Perfette per accompagnare un the pomeridiano o come friandise al termine di un pasto importante, per gustare appieno il caffè, ma assolutamente spettacolari a colazione.. la giornata prenderà tutta un’altra piega!

In una parola: Delia assolutamente PROMOSSA (a pieni voti)

Meat & Potato pie… perché questo mese sono una Starbooker

Ebbene sì, questo mese sono una Starbooker.

Ovvero?!”  potreste chiedervi (magari pure a ragione).

Ovvero ho vinto con il mio pollo arrosto con Ricard, clementine e finocchi lo Starbooks Redone dello scorso mese, e quindi ho avuto la possibilità di essere Starbooker per un mese. Lo Starbooks ogni mese sceglie e recensisce un libro di cucina e la sua attendibilità attraverso la prova sul campo, cioè la sperimentazione delle sue ricetta.

Il libro di questo mese è The Hairy Bikers’ Perfect Pies: The Ultimate Pie Bible from the Kings of Pies, scritto appunto dagli Hairy Bikers. Un libro/Bibbia (anche per il formato, non propriamente tascabile) interamente dedicato alle pies, quelle confortanti torte (salate e non) all’inglese che mi hanno sempre ispirato; sarà che ci vedo quell’Inghilterra che ormai tanto bramo di visitare e che ancora mi manca? Sarà forse che mi sono ormai assuefatta alla serie tv Downton Abbey e ormai vedo British in ogni dove?

Quale che sia il motivo del mio fascino per questo libro, sappiate solo che io ho scelto un vero classico, una double-crust pie ripiena di carne e patate, una meat and potato pie, insomma. 

Meat and potato pie blog

Sarà riuscita bene?

Il libro sarà affidabile?

Mi sarà piaciuta?

Per avere la ricetta e per rispondere a queste (ed altre) domande, e sapere anche chi ha ucciso Laura Palmer (scusate, ma sto guardando troppi episodi di Twin Peaks) seguite la prossima puntata potete leggere andare sul blog di Starbooks, oppure continuare semplicemente con la lettura.

Meat and potato pie -slice blog

Alcune piccole annotazioni (in parte già intuibili dalle mie aggiunte al testo). In primis, non sono riuscita a reperire la brown sauce, quindi ho sostituito con un cucchiaio in più di ketchup ed uno di salsa Worcestershire; mi auguro che questa mancanza non abbia compromesso l’idea che mi posso essere fatta della pie, ma non credo.

L’unica vera indicazione “sbagliata” della ricetta è il tempo di cottura del ripieno dal momento in cui si aggiungono le patate: 15 minuti sono davvero troppo pochi perchè le patate, tagliate abbastanza grossolane, diventino morbide. Io ho preferito non stra-cuocere le patate, ma mi ci sono voluti buoni 10-15 minuti in più. Ho virgolettato la parola “sbagliato”, perché magari dipende dalla qualità delle patate: non ho utilizzato le Mary Pipers, ma forse con quella qualità i 15 minuti bastano; sospendo il giudizio in merito, insomma.

Unica altra cosa, io consiglio di imburrare e infarinare (se pure leggermente) la teglia, così non incorrerete in fastidiosi effetti-colla. Facendolo, la pie si staccherà da sola dalla teglia, e non avrete alcun problema a tagliare e servire le fette (ovviamente, più la pie raffredda, più questa operazione sarà semplice).

A parte queste annotazioni, ho letteralmente adorato e divorato questa pie: la pasta è semplicemente deliziosa, fragrante, e si scioglie in bocca, mentre il ripieno è ricco ed equilibrato. La cottura in forno indicata dagli autori (per me statico, a 200°C) è perfetta, e vi permetterà di ottenere una pie dorata, croccante, in cui il ripieno avrà mantenuto la sua umidità e morbidezza.

Un piatto unico perfetto per 4 persone, accompagnato nel mio caso da un’insalatina di rucola; le porzioni diventano anche 6 o 8, se decidete di servirla come un secondo (secondo me non è il caso, ma de gustibus non disputandum est).

Un’ultima cosa: se non volete perdervi qualcosa di eccezionale, accompagnate la pie, bella calda, con un bicchiere di birra corposa, meglio se rossa o scura. Io ho scelto una birra italiana, la Birra Castello (economica, ed ottima), rossa: un abbinamento azzeccatissimo.

Dopo le mie note ed i miei consigli, finalmente il mio giudizio, in una parola sola:

PROMOSSA!