Yogurt e dintorni – Granola al golden syrup

Della mia passione estiva per lo yogurt vi ho già ampiamente detto qui, ma non di solo yogurt si vive.. bisognerà pur aggiungergli qualcosa!

E quel “qualcosa” non potrebbe essere nulla di meglio che della granola fatta in casa.

La granola, per chi non la conoscesse, è costituita da un misto di fiocchi di avena (a volte insieme ad altri cereali, in fiocchi o soffiati), semi e frutta secca a cui viene aggiunto del miele (o simili), che viene reso croccante con una breve cottura e a cui poi  possono essere aggiunti altri elementi, come ad esempio frutta disidratata o cioccolato.

Ecco, questa è la sostanza, ma se avete assaggiato la granola industriale e se invece perderete quella mezz’ora di tempo per farvela in casa mettendoci ciò che più vi piace, capirete che fra le due esiste una differenza abissale. Io ho deciso di spendere un pochino del mio tempo per creare il mix giusto per me, che è costituito da fiocchi d’avena, semi (lino, sesamo, papavero) e mandorle, il tutto addolcito dal golden syrup (una delle cose di cui mi sono innamorata a Londra l’anno scorso, e che fa parte del mio bottino londinese) e arricchito da albicocche disidratate e uvetta sultanina.

E voi, di che mix siete?

Granola collage

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Granola finale

Cookies vs. Cookies

In questi giorni si fa un gran parlare di cookies, e no, non quelli a cui tutti noi siamo felici di pensare, quelli da pucciare nel latte al mattino, da sgranocchiare la sera davanti alla tv o da andare a cercare spasmodicamente per lo spuntino di mezzanotte.

Non quei cookies croccanti e golosi, insomma, ma i cookies che quotidianamente ci permettono di risparmiare tempo durante la navigazione in internet (i cosiddetti cookie tecnici), quelli che ci consentono di inserire sui nostri siti video di Youtube, widget di Facebook e altre amenità (cookie di “terze parti”), ma anche quelli che identificano i nostri gusti e ci mostrano banner e materiali più affini a noi (cookie di profilazione – che non ho ancora capito come funzionano, visto che a me fan sempre vedere cose di cui non mi importa una cippa).

In soldoni questo è ciò che ho capito dei cookies, e ho capito che la Legislazione Italiana in materia non solo si è adeguata alla Normativa Europea (cosa buona e giusta, visto che arriviamo con un certo ritardo), ma anche alla nostre care abitudini da “ufficio complicazioni affari semplici”, imponendo a tutti i detentori di siti di avvisare il visitatore dell’utilizzo di cookies con scritte ben evidenti e con una scelta a priori di accettazione dei cookies, che può essere efficacemente riassunta così:

Illustrazione di Daniel Cuello
Illustrazione di Daniel Cuello

Inutile dire che questa normativa ha gettato il mondo dei blogger (e non solo) nel panico più totale: chi ha cercato di raccapezzarsi leggendo a destra e manca, chi ha fatto quel che ha saputo/potuto, chi ha consultato una task force composta da esperti informatici, avvocati di grido e pure Mc Gyver (che con un gamberetto ed un elastico ci salverebbe da un Olocausto nucleare), e chi, come me, prima si è adeguato e poi ha deciso che, cookie per cookie, era meglio cominciare a pesare gli ingredienti giusti ed infornarne una trentina.

Chocolate Chips Cookies

La ricetta originale è di Marina de La tarte Maison, dei cookies adocchiati taaaanto tempo fa e finalmente provati.. e ne è valsa assolutamente la pena!

PS. Qui è anche dove vi consiglio spassionatamente di non buttare mai le scatole di latta, perché sono bellissime, sono utili sempre e per sempre, e perché di solito hanno colori e fantasie bellissime in grado di dare nuova vita anche alla più banale delle fotografie. In queste foto, la scatola dei Baicoli veneziani.

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Cookies finale

Di #FGD, magia, spezie e pumpkin pies

La settimana è arrivata.

Mancano quattro giorni quattro alla Foodie Geek Dinner, una cena in cui appassionati di cucina e di tecnologia (e, possibilmente, delle due cose insieme) legati spesso e volentieri in un rapporto virtuale quotidiano si trovano finalmente intorno ad un tavolo, le gambe sotto lo stesso, e lo smarthpone a portata di mano per fotografare/postare/hashtaggare, in una serata all’insegna dell’allegria, della convivialità e della magia.

Ebbene sì, non ho usato il termine a sproposito, perché il tema di questa cena è proprio quello della magia, perché Torino è da sempre “magica” e perché intorno al cibo avvengono tante piccole cose che spesso ci fanno pensare più ad una magia che al risultato un’azione umana.

Pensate ad una crema che fino ad un momento prima era liquida e il secondo dopo è densa proprio come la desideravate o, ancora, pensate ad un impasto che lievita, che raddoppia, che triplica, quasi come se dentro ci fossero forze invisibili a portarlo verso il cielo.

Ma soprattutto, per me, la magia più grande della cucina è quella di parlare senza le parole, quella di farci dire un “ti amo” con un pane appena sfornato, “scusa” con il piatto del core, “grazie” con una creme brulèe. Questa, per me, è la magia inaspettata, la più bella, quella di sostituirsi alle parole che, come diceva il buon Nanni Moretti, “sono importanti“, e il cibo pure.

La storia, però, in quanto al legame fra cibo e magia, ha sempre identificato come ingredienti magico/alchemici le spezie, quindi non posso che lasciarvi con una ricetta ricca di spezie e tipica, ma che più tipica non si può, della festa del Ringraziamento, per chi volesse cimentarsi con una cena a tema, o semplicemente per chi volesse provarla.

La ricetta è tratta dal libro Buon appetito, America! di Laurel Evans, consigliatissimo a chi sia in cerca di un libro sulla cucina made in US, compresa quella delle feste. Ho rielaborato le dosi della torta per adattarle alla mia tortiera apribile di diametro 20 cm.

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Pumpkin pie blog

Pumpin pie fetta blog

Muffin al cacao e caffè di Starbucks (anche per chi non ci è mai stato)

Parto dal principio, da quando ho visto la ricetta di questi muffins dall’Araba Felice… io non sono una ciocco-maniaca, non guardo una tavoletta fondente come guarderei un bel tomo (che pensate?! Mi riferisco ad un libro, ovviamente), ma qualcosa in quei muffins mi ha colpito.

Sarà il loro essere scuri scuri scuri tanto da sembrare una Guinness Chocolate Cake (che prima o poi vi proporrò, magari a S. Patrizio), sarà che parevano belli morbidi e umidi, quasi spugnosi, perfetti per l’inzuppo a colazione..

Di sicuro non è stata la menzione di Starbucks, perché quella della parentesi sono io, che lì non ci ho mai messo piede, se escludiamo quella volta a Berlino, in cui ci entrai palesemente solo per andare in bagno.. e sì, lo faccio anche da McDonald’s. Evidentemente a me le grandi catene dedicate al cibo fanno più effetto della Rocchetta..

Dicevamo, a me quei beveroni tipo frappuccino al gusto ciocco-menta-tappi di sughero non ispirano affatto, preferisco indulgere in un bell’espresso, e poi maledirmi perché all’estero è quasi sempre una ciofeca brodosa.

Insomma, mi sono detta che, non avendo mai assaggiato i muffins di Starbucks, non avrei potuto rimanerne delusa. E credo che non sarei stata delusa nemmeno se li avessi assaggiati, perché semplicemente sono come sembrano: morbidi, umidi, perfetti per l’inzuppo e non troppo dolci, perché il gusto del cacao amaro predomina, anche sul gusto del caffè (che è appena un retrogusto). In più sono anche facili e veloci da fare… devo aggiungere altro?

Muffins Starbucks blog

Prima... e dopo
Prima… e dopo

Col forno si parte e col forno si torna: burger buns per una serata hamburger coi fiocchi

Rieccomi, tornata (sempre troppo presto) da queste brevi, ma intense, vacanze. La mia meta è stata la Croazia, soprattutto l’Istria, ma non solo. Dopo tre giorni di relax e mare cristallino a Pula (un ritorno alle origini, con anche una piccola tappa a Galižana, paese natale di mia nonna), mi sono goduta la possibilità rara di vedere questi luoghi meravigliosi da un punto di vista insolito, quello della barca a vela.

Il mare della Croazia è già di per sé una meraviglia, ma ancora meglio è poterlo godere appieno navigando e potendosi così fermare in luoghi non così facilmente accessibili (sono tutti accessibili, ma organizzando bene il proprio viaggio fra bus e traghetti): e così Umag, Veruda, Susak e Zapuntel sono state le nostre tappe, in un tripudio di mare aperto, di azzurri e di blu, di scogli, di tramonti mozzafiato e di stelle cadenti.

Croazia BLOG

Strano ma vero, è stato però più travagliato il viaggio di ritorno verso l’Italia, trasformato in una sorta di decathlon di mezzi: “taxi” da Zapuntel a Molat (a bordo di una Lada di età imprecisabile), traghetto fino a Zara in super-ritardo, bus perso e sostituito da … bus fino a Zagabria, bus fino ad un’ignota località montana croata, mini-bus fino alla ventosa Fiume (che almeno siamo riusciti a visitare), e finalmente bus fino a Trieste. Che poi siano stati necessari ancora un viaggio in treno, uno in taxi e 5 ore di auto per tornare finalmente a Torino (dopo “sole” 28 ore di viaggio) è un’altra storia..

E, dopo questo viaggio della speranza, di cosa avreste avuto voglia?! Di una doccia?! Di una bella notte di sonno?! Di un massaggio?! Di piangere, forse?!

A me è venuta una gran voglia di organizzare una bella serata hamburger home-made con gli amici, così il giorno dopo sveglia presto, spesa, e poi via di maionese e burger buns, due ingredienti fatti in casa che cambiano completamente il risultato di un hamburger. Aggiungete la compagnia, la carne giusta (perfetta ed ottima quella di razza chianina), del bacon abbrustolito in padella, della scamorza affumicata tagliata sottile, del lattughino e dei pomodori dall’orto di un’amica e qualche padellata di patate fresche tagliate a bastoncino e fritte a puntino.. ecco la ricetta per una serata hamburger memorabile.

Per la ricetta del pane home-made, come tutto ciò che è made in USA, ricorro sempre alla bravissima Laurel Evans, che è per me una garanzia.

Burger buns quadrata blog

“When life gives you bananas…” (forse è meglio che non continui) – Banana bread all’olio di oliva

Non so bene il perché, ma ho una stramba predisposizione ad utilizzare, spesso senza una volontà ben precisa, battute che contengono evidenti doppi sensi.

Sarà che mi diverto tanto a strappare un sorriso che il più delle volte mi viene naturale cercare ogni mezzo per farlo.

E così, quando ho iniziato a pensare al titolo giusto per questo post, mi sono detta che sarebbe stato carino iniziare con una rielaborazione di quel famoso detto inglese “when life gives you lemons, make a lemonade“, sostituendo ai limoni il frutto oggetto della ricetta del giorno, la banana.

Solo a metà frase ho colto che sarebbe stato difficile trovare una continuazione socialmente accettabile alla frase “when life gives you bananas“. Ma, se la vita vi offre davvero delle banane (e per di più in via di marcescenza), non pensate al peggio, fate un bel banana bread, che così farete contenti tutti con un ottimo dolce da colazione.

Inoltre, questo post vi ha offerto una preziosa lezione di vita: qualsiasi cosa vi offra la vita (o un acquisto sproporzionato di banane) si può trasformare in un’occasione positiva, almeno per la colazione.

La ricetta di questo banana bread è presa dal sito 101 cookbooks e da me lievemente modificata.

 

Banana bread blog