Un ritorno dolce.. ma non troppo! Guinness chocolate cake

Io: “Ciao, sono Giulia e non scrivo un post sul mio blog dall’anno scorso”

Tutti in coro: “Ciao, Giulia”

Ecco, questa sarebbe la mia presentazione se esistesse la “pessime foodblogger anonime“.

Insomma, è da Natale 2016 che manco su queste pagine, da ancor prima manca una bella ricetta, quindi non posso che tentare di farmi perdonare utilizzando il metodo più vecchio del mondo (no, non QUELLO), cioè offrirvi un bel dolce, uno di quelli che piacciono a me: non troppo dolce, bello umido, deciso nel gusto, con quel “non-so-che” che faticherete a riconoscere in una torta.

Beh, quel qualcosa è birra, una stout per l’esattezza. Quei 400ml di Guinness che sono lì, ma che si nascondono in maniera perfetta fra il cacao amaro, il burro (tanto, oh yeah) e lo zucchero di canna.

Ah, ovviamente i restanti 100ml della lattina di Guinness che si trova più frequentemente in Italia VANNO BEVUTI durante la preparazione della torta, è una regola non scritta!

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GUINNESS CHOCOLATE CAKE -> you can download the English recipe (downloadable PDF) by clicking here

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Tiramisù al bicerin [ovvero come ti tiro su l’atmosfera, in stile piemontese]

La sensualità è quanto di più soggettivo esista al mondo, quanto l’attrazione fisica stessa… per questo è così difficile definire qualcosa di oggettivamente ed unicamente sensuale.

Ognuno può trovare scampoli di sensualità dove mai si aspetterebbe ed è per questo che, quando la travolgente Susy aka Coscina di pollo ha proposto come tema dell’MTC n. 61 l’abbinamento fra tiramisù e sensualità cinematografica, mi sono spremuta le meningi per giorni, ma tutti i riferimenti sexy che mi venivano in mente in realtà avevano a che fare con film tristissimi o con cose “oltre”.

[Per esempio, giusto due giorni prima che uscisse il tema della sfida, ho scoperto per caso, grazie ad un errore di Googlata (cercavo un libro di cucina, di cui ricordavo male il titolo), un progetto di pornografia d’autore meraviglioso, ma poiché internet non ha le fasce protette ho dovuto auto-censurarmi.. anche se lì, vi assicuro, ce n’era da sguazzare].

Ma, anche escludendo quello, i soli film a cui riuscivo a pensare erano impresentabili. C’era il troppo “scontato”  Secretary, volutamente sexy, anche se in modo decisamente anti-convenzionale.

Non potevo mica proporre un Jared Leto in “Requiem for a dream”, nonostante il celeberrimo split screen con Jennifer Connelly, un capolavoro di regia cinematografica, oltre che di seduzione.. ma per Dio, ci son più tragedie e morti lì che in un film di guerra!

C’era il divino Guy Pearce in “Memento”.. volevo persino scrivere la ricetta su un petto maschile, in memoria dei suoi tatuaggi, ma poi l’idea di lui che cerca l’omicida della moglie senza aver la memoria mi metteva angoscia.

https://www.youtube.com/watch?v=Zt1SEOORGFU

Certo, lui era divino anche in “Priscilla la regina del deserto”, uno dei film cult della mia adolescenza… ma, ecco, non era al suo massimo di virilità (si prega di confrontare video sopra con quello sotto).

In periodi più recenti, mi aveva colpito moltissimo la sensualissima coppia di “Alabama Monroe” (un film bellissimo e con una colonna sonora spettacolare), ma anche lì maronna che tragedie.. uno dei film che mi ha prosciugato le riserve casalinghe di Kleenex!

… Niente, era tutto impresentabile.

Dicevo che la sensualità è quanto di più soggettivo esista al mondo, e non è un caso se nessuno dei film a cui mi sia venuto da pensare non fossero film minimamente sensuali, sulla carta. Perché i film cosiddetti sensuali a me mettono sempre una tristezza infinita: quei vedo-non vedo forzosi (cioè, chi è che si spoglia con la porta del bagno mezza aperta e davanti ad uno specchio quando si ha uno sconosciuto in casa – e non si è sul set di un film porno-?), quello sguardo esageratamente ammiccante (che tipicamente avviene in un bar affollatissimo, in cui tutto ciò a cui io riuscirei a pensare è “mariiiia che musica di merda”), quelle scene di sesso in cui solo a spogliarsi ci mettono 37 minuti (che manco con i 12 strati di morbidezza che si portano d’inverno in Canada ci metterebbero tanto).

Così la mia mente è partita (per la tangente), pensando a tutti quei film che vorrebbero essere sexy e che non ce la possono fare… la cosa gli riesce così male che in confronto un film splatter ha sensualità da vendere.

E, quando si parla di sensualità orrendamente espressa, più che ad un film ho pensato a Lei, the one and only, il mio mito di giovinezza, capace di rovinare ogni aspettativa romantica per il futuro: la Telenovela Piemontese (che vi linko in versione INTEGRALE con commenti della Gialappa’s Band: un’ora e 5 minuti che potrete spendere per rendere onore al meglio del peggio del trash italiano)

https://www.youtube.com/watch?v=XD4Ss2DxPl0

Questa telenovela, infatti, mette subito le carte in tavola, in quanto a trash: comincia con la fidanzata che presenta il futuro marito ai genitori, e la madre accoglie il pretendente IN BIGODINI (anche messi male). Perché, si sa, iniziare col piede giusto è tutto, nella vita!

L’unica telenovela al mondo in cui il padre della sposa porta A PERIPATETICHE (un termine che nessuno più aveva usato dai filosofi greci in poi) il fidanzato per capirne le capacità sessuali (mica per testare la fedeltà alla figlia come noi babbei potremmo pensare).

La telenovela piemontese è l’unica a godere della presenza del Mago Gabriel, che per l’occasione parla di corna (ipotizzo ciò dai gesti apotropaici, perché di quel che dice non si capisce una fava).

La sola telenovela in cui la scena della prima notte di nozze, invece che riscaldare i bollenti spiriti, fa venir voglia di dar fuoco al tavolino da caffè del salotto, per alzare almeno di un grado la temperatura.

Insomma, una tragedia assoluta.

Così, ho pensato che per tirar su l’atmosfera di questa frigidissima telenovela, ad un piemontese non potesse che servire un bel bicerin. Ed è così che è nato il mio tiramisù al bicerin: savoiardi al cacao con bagna al caffè, crema tiramisù al cioccolato fondente, savoiardi classici con bagna al caffè e cioccolato, crema tiramisù classica, il tutto al bicchiere, per ricordare la classica bevanda torinese.

PS. Il tiramisù è divino, e vi consiglio di provare tutte le ricette, anche singolarmente. Per l’occasione le ho anche “condite” di note d’uso e dei racconti delle mie varie sfighe (in rosso).

MASCARPONE FATTO IN CASA

Per circa 300g di mascarpone, ricetta di Francesca, presa da qui

Ingredienti:

  • 500 ml di panna fresca al 35% di grassi
  • La punta di un cucchiaino di acido citrico oppure 1 cucchiaio di succo di limone [NB: acido citrico = E330, diverso da sodio citrato trisodico biidrato = E331. La farmacista a cui ho chiesto il primo prodotto, mi ha venduto il secondo; io non ho pensato di controllare il lavoro altrui e l’ho utilizzato. Non ha fatto una fava, quindi ho utilizzato quella panna per altro, e rifatto col vecchio e caro succo di limone. Venuto perfetto, non so se per merito del limone o per la caterva di improperi lanciati alla farmacista, di cui non si hanno notizie dalla scorsa settimana]

Cosa vi servirà:

  • un pentolino per cuocere a bagno maria -> evitabile!! Leggete il procedimento
  • una ciotola di vetro o un pentolino [io ne ho usata una di Pirex e a metà cottura della panna si è crepata in due; altri improperi, ma sono riuscita a salvare la panna, prontamente messa in un pentolino] -> evitabile!! Leggete il procedimento
  • una frusta da cucina
  • un termometro
  • un colino a maglie fitte
  • un canovaccio da cucina non trattato con detersivo o ammorbidenti; oppure garza

Procedimento

Versate la panna fresca in una ciotola di vetro o in un tegame di acciaio inox e fate cuocere a bagno maria fino a che non raggiunge la temperatura di 85°C. Fra il primo e il secondo tentativo ho letto un articolo di Bressanini e lui scalda la panna direttamente sul fornello, a fuoco basso. Ho fatto anche io così, ed effettivamente riesce alla perfezione.

A questo punto, unite il succo di limone e mescolate bene: la panna inizierà ad addensarsi. Continuate a cuocere a 85°C per circa 5 minuti, mescolando di tanto in tanto.

Togliete la ciotola dal bagno maria (o il pentolino dal fuoco), coprite e fate raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigo, per 12 ore: al termine di questo riposo, la panna si sarà ulteriormente addensata. Trasferitela in un colino a maglie fitte, rivestito di un canovaccio o garza e posto sopra ad una terrina.

Chiudete il canovaccio legando i quattro lembi e appendetelo ad un cucchiaio di legno, mettendo questo in sospensione su un contenitore dai bordi alti (in modo che resti appeso), dove si raccoglierà il siero che colerà durante il riposo.

Lasciate riposare altre 24 ore in frigorifero: alla fine la parte solida restante sarà il vostro mascarpone. Mettetelo in un barattolo di vetro sterilizzato e a chiusura ermetica e conservatelo il frigo fino al momento dell’uso (non oltre i tre giorni).

NB: è decisamente più lungo a dirsi che a farsi. Eccetto i tempi di riposo, è veramente semplice da fare, e il gusto non ha nulla a che vedere con quello acquistato al supermercato.

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SAVOIARDI di Iginio Massari

per circa 60 biscotti (ricetta da qui)

  • 100 gr di tuorlo d’uovo
  • 45 gr di zucchero
  • 1/2 bacca di vaniglia
  • 145 gr di albumi
  • 40 gr di zucchero
  • 70 gr di farina 00
  • 23 gr di fecola di patate
  • zucchero a velo per lo spolvero

Procedimento

Preriscaldate il forno a 220° C.

Montate i tuorli con 45g di zucchero e i semi della bacca di vaniglia. Montate quindi gli albumi  con 40g di zucchero. Setacciate la farina con la fecola, per eliminare eventuali grumi e areare le polveri.

Incorporate 1/3 degli albumi montati a neve nei tuorli e mescolate con una spatola dal basso verso l’alto. Aggiungete metà delle polveri, 1/3 degli albumi e mescolate con delicatezza, poi l’altra metà delle polveri e quindi l’ultima parte di albume.

Trasferite il composto in una sac à poche con bocchetta da 1cm, formate i savoiardi su una placca coperta di carta forno, spolverate con zucchero a velo. Attendete 3 minuti, quindi spolverate nuovamente e cuocete in forno già caldo per 6-7 minuti, incastrando un cucchiaio di legno tra il forno e lo sportello.

Sfornate e lasciate raffreddare completamente prima di sformare.

[la mia planetaria è morta facendo questi savoiardi, forse perché ho peccato di Ubris fornendo la ricetta dei savoiardi a tutta la community MTC e poi provandone un’altra. Tutto ciò che seguirà, quindi, è stato fatto con un frullino manuale, di quelli che richiedono di tenere pigiato un bottone per funzionare. La mia gioia la potete immaginare]

SAVOIARDI AL CACAO

Per circa 300 g di savoiardi (ricetta del Cucchiaio d’Argento, presa da Mapi)

Ingredienti:

  • 3 uova medie
  • 80 g di zucchero semolato
  • 45 g di fecola di patate
  • 25 g di farina 00
  • 20 g di cacao amaro in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • qualche goccia di succo di limone
  • zucchero a velo q.b. (circa 60 g)

Procedimento

Preriscaldate il forno a 200 °C in modalità statica.
Foderate la placca del forno con un foglio di carta forno.
Preparate una sac-à-poche con bocchetta liscia del diametro di 1 cm.

Separate i tuorli dagli albumi.
Versate gli albumi in una ciotola insieme a qualche goccia di succo di limone, che servirà a facilitarne la montatura e a renderla più stabile.
Setacciate insieme un paio di volte la fecola, la farina e il cacao, in modo da sciogliere i grumi di cacao e ottenere un composto uniforme.
Mettete in una ciotola lo zucchero semolato e il sale.

Montate gli albumi a neve ferma (stadio dei becchi morbidi); unite a pioggia lo zucchero semolato e  il sale e proseguire fino ad avere una montata ferma e lucida.
Aggiungete i tuorli e amalgamateli continuando a montare con la frusta. Unite la farina a pioggia a poco a poco, incorporandola delicatamente con una spatola di silicone e un movimento dall’alto verso il basso.

Trasferite l’impasto nella sac-à-poche e formate sulla placca dei bastoncini lunghi 10 cm, distanziandoli di circa 3 cm l’uno dall’altro. Spolverizzateli con zucchero a velo e fateli riposare per 5 minuti, finché completamente assorbito. Rispolveterli con zucchero a velo e infornate per 10 minuti circa, finché cominceranno a scurirsi. Sfornare e attendere che si raffreddino completamente prima di staccarli con delicatezza dalla carta forno.
Si conservano in una scatola di latta per 2 o 3 settimane.

PATE A’ BOMBE

(ricetta di Luca Montersino)

Ingredienti:

  • 87,5 g di tuorli (4-5 circa)
  • 170 g di zucchero semolato
  • 50 g di acqua
  • 1/2 bacca di vaniglia

Procedimento

Versate l’acqua in un pentolino d’acciaio, aggiungete lo zucchero semolato e accendete il fuoco: lo sciroppo dovrà raggiungere la temperatura di 121°. Nel mentre, con le fruste elettriche (o la planetaria, meglio ancora) fate schiumare leggermente i tuorli con i semi della bacca della vaniglia.

Quando lo sciroppo raggiunge la temperatura prevista, versate velocemente lo sciroppo sui tuorli, facendo scivolare il liquido sulle pareti della ciotola e a debita distanza dalle fruste (rischio ustioni alto). Montate quindi il composto fino a raffreddamento e tenete da parte.

Poiché metà della crema che servirà per il tiramisù al bicerin dovrà essere al cioccolato fondente, dividete a metà la pate à bombe, metà vi servirà invece al naturale.

PATE A’ BOMBE AL CIOCCOLATO

(ricetta di Luca Montersino)

Ingredienti:

  • metà dose della pate à bombe appena fatta
  • 35g di cioccolato fondente al 70%

[NB: la dose giusta è questa, io distrattamente ho dimenticato di dividere la dose da lui indicata per due (la sua dose era doppia alla mia originale- e ancora a metà -siccome qui è solo metà pate à bombe) e ho usato 150g di cioccolato fondente. A dopo per le osservazioni]

Procedimento

Sciogliete a bagno maria il cioccolato ad una temperatura di 45°C. Nel frattempo, portate a 45°C la pate à bombe precedentemente preparata, quindi unite i due composti alla stessa temperatura. Lasciate da parte.

[NB: a causa dell’errore di cui sopra, mi sono ritrovata con una palla solida al cioccolato, che fortunatamente sono riuscita a recuperare aggiungendo una tazzina di latte intero e mescolando vigorosamente (questo dopo aver bestemmiato in ogni lingua conosciuta e non contro Montersino, le cui ricette a me in media non vengono mai; inizio a pensare che forse ho anche io qualche colpa. Scusa Luca, per tutti gli improperi che ti ho mandato -e Caris mi è testimone) Quindi ho proceduto con la ricetta, ottenendo come nei migliori casi di errori fortunati, una crema molto più simile a quella che volevo, con un sapore deciso di cioccolato e una consistenza più solida, come quella di una mousse ganache]

CREMA TIRAMISU’ CLASSICA E AL CIOCCOLATO

Ingredienti:

  • la pate à bombe lasciata al naturale e quella al cioccolato
  • 250 g di mascarpone
  • 250 di panna fresca

Procedimento

Lavorate il mascarpone con una frusta fino a renderlo una crema.

Montate la panna (non troppo, mi raccomando).

Unite metà del mascarpone alla pate à bombe che avete lasciato nature, amalgamando i due composti. Aggiungete quindi metà della panna e mescolate dal basso verso l’alto con una spatola, molto delicatamente. Tenete da parte.

Unite metà del mascarpone alla pate à bombe al cioccolato, amalgamando i due composti. Aggiungete quindi metà della panna e mescolate dal basso verso l’alto con una spatola, molto delicatamente. Tenete da parte.

… dulcis in fundo… 

Tiramisù al bicerin

(pensavate che questo momento non sarebbe mai arrivato, eh?!)

Ingredienti

  • savoiardi al cacao
  • savoiardi classici
  • 3 moke da 3 caffè
  • 50g di cioccolato fondente
  • crema tiramisù classica
  • crema tiramisù al cioccolato
  • cacao amaro (per guarnire)

Procedimento

Dividete il caffè a metà. Una metà vi servirà così com’è, all’altra aggiungerete 50g di cioccolato fondente fuso, mescolando vigorosamente.

Preparate 6 calici, quindi mettete sul fondo un velo di crema tiramisù al cioccolato.

Inzuppate i savoiardi al cacao nel caffè normale, quindi create uno strato sul fondo del bicchiere (io ho inzuppato i savoiardi, li ho divisi a metà e poi li ho disposti).

Disponete un generoso strato di crema tiramisù al cioccolato in ogni bicchiere.

Inzuppate i savoiardi classici nel caffè al cioccolato, quindi create uno strato sul fondo del bicchiere (io ho inzuppato i savoiardi, li ho divisi a metà e poi li ho disposti).

Disponete un generoso strato di crema tiramisù classica in ogni bicchiere.

Lasciate riposare qualche ora in frigorifero, quindi guarnite con il cacao amaro e servite.

BICERIN TIRAMISU’–> DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

 

PPS. questa ricetta è stata una sfida con me stessa, perché da anni volevo fare un tiramisù “da zero” e perché ho voluto provare la ricetta dei maestri pasticceri, con base di pate à bombe. Rifarò sicuramente il mascarpone, rifarò i savoiardi, ho amato alla follia questa ricetta, ma il tiramisù di mammà, con uova crude, albumi montati a neve e zucchero contato a cucchiai, continua ad avere un posto speciale nel mio cuore.

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 61

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PPPS. Se siete arrivati fino a qui meritate una bonus track che fa il pari con il mio inno alla sensualità trash: Tiramisù la banana col bacio di Gianni Drudi.

Si può fare!! Torta di zucca nella Crock-Pot

Chi di voi abbia mai avuto a che fare con un’appassionata di cucina (ma anche un appassionato) sa quanto codesta strana specie di individui abbia un solo Dio, la Caccavella!

Certo, varrà un po’ per tutte le passioni: posso immaginare quanto un giocatore di tennis si commuova di fronte ad un nuovo grip per la propria racchetta, per esempio, e so per certo quanto possa essere maniacale un pittore alla ricerca della tavolozza perfetta. Ma, ancora di più, conosco il giubilo dell’appassionata di cucina davanti ad una nuova caccavella: i gridolini di fronte ad una teglia microforata, i sospiri davanti ad un mattarello regolabile, gli occhi a cuore davanti ad una padella in ferro.

Ecco, se tutto questo è vero, immaginate cosa accada davanti ad una Crock-Pot: addio gridolini, sospiri ed occhi a cuore… benvenuti svenimenti! Era il mio oggetto del desiderio già da un po’: una pentola fatta apposta per le lunghe cotture, che cuoce lentamente e senza bisogno che tu sia davanti ai fornelli a rimestare, perfetta per ragù, spezzatini ed arrosti.

Così, quando la Nital mi ha proposto di provare la Crock-Pot da 3,5 litri, è stato il proverbiale cacio sui maccheroni. E, d’altronde, chi sono io per rifiutare? È maleducazione!

Torta di zucca in crock-pot collage

Così è da questa estate (sì, è perfetta pure d’estate, perché scalda molto meno che avere il fornello acceso) che ho preso a sperimentare, in primis tutte le lunghe cotture che ho citato più in su, ma ho provato tutto quello che mi passava per la mente, dalla ratatouille alle rolatine, dal polpo alla Luciana alla lonza di maiale.

Ovviamente c’è ancora moltissimo da provare, come la genovese, il brodo o il pulled pork… ma una fissa ha sovrastato (e di molto) le altre: cuocere una torta nella Crock-Pot.

Torta di zucca in crock-pot

Così mi sono messa a spulciare di tutto, dai blog ai gruppi Facebook, da Pinterest (una miniera in fatto di ricette per Crock-Pot, anche tante ciofeche immangiabili, vi avviso a priori) ai ricettari, ma niente faceva al caso mio. Tantissimi cobbler, molti brownies, ma nulla che mi ricordasse i dolci di casa, anche perché molte delle ricette viste sul web avevano più o meno un procedimento come questo: “prendi il mix per budino, il mix per torta Vattelapesca XYZ e il mix per Salcazzoqualeporcheria, aggiungi un litro di latte e butta tutto dentro. Ciao”.

Ecco, non proprio la mia idea di torta casalinga.

Ma se la Crock-Pot non va alla torta casalinga, la torta casalinga va alla Crock-Pot.

Ed è così che mi è venuta in mente una torta super-autunnale che mia mamma prepara ogni anno, una torta molto umida e compatta a base di polpa di zucca con gli amaretti, il cacao e il cioccolato, che io adoro. L’unico problema è che mia mamma fa tutto ad occhio, dolci compresi (che prepara assai di rado, se devo dirla tutta).

[Lascio qualche secondo di pausa affinché le amiche appassionate di pasticceria possano riprendersi da questo duro colpo. Sì, ho proprio detto “dolci” e “ad occhio” nella stessa frase].

Quindi, dopo una telefonata per riuscire almeno a strapparle l’elenco ingredienti e una buona dose di sperimentazione per riuscire a trovare la quadra, ecco il mio tesoro: la torta di zucca nella Crock-Pot!!

E sì, SI PUÒ FARE!! Anzi, viene perfettamente umida e ricca come piace a me!

Torta di zucca in crock-pot finale

TORTA DI ZUCCA NELLA CROCK-POT –> SLOW COOKER PUMPKIN CAKE: DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Torta di zucca slow cooker primo piano

 

 

Chiuso per ferie – 16 ricette senza fuochi per sopportare la mia assenza

chiuso per ferie

Ebbene sì, è giunto anche per me il momento di chiudere per ferie ma, per non lasciarvi a bocca asciutta, ho pensato di fare un piccolo greatest hits delle mie ricette senza fuochi.

Niente fuochi, niente illusioni: tutto a freddo, con giusto qualche accorgimento qui e là per riuscire davvero nell’impresa di cucinare senza cucinare. Per esempio, il vitello da fare tonnato, almeno d’estate, andate a comprarlo già affettato dal vostro salumiere/gastronomo di fiducia.. io per esempio ho il mio spacciatore di vitello cotto nel forno, all’occorrenza, e non lo cambierei per nulla al mondo!

Ben 16 piatti, per lo più di semplicissima e veloce esecuzione, suddivisi abbastanza equamente fra antipasti e dolci, perché d’estate sono le pietanze che preparo di più e che più spesso metto in tavola in caso di cene estive fra amici.

Spero che queste ricette senza fuochi possano tornarvi utili in caso di inviti o auto-inviti (anche last minute) in queste calde sere d’estate.

Passate buona estate.. ci si rivede a fine mese (ma nel frattempo troverete qualche aggiornamento sulla pagina Facebook, sul mio profilo Instagram e sul mio canale Telegram).

A presto!!

16 ricette senza fuochi

10 cose che devi sapere del Salento.. e la ricetta per il pasticciotto

Che avessi voglia di vacanze non era sufficientemente chiaro dal mio ultimo post? Non temete, repetita iuvant! E se prima era voglia di vacanza e basta, ora è voglia di mare (dal quale manco da troppo tempo, complici le scorse vacanze verso nord). Pertanto, mi sono messa a sfogliare (virtualmente, perché non so voi, ma io non stampo più le foto delle vacanze da quando avevo ancora il Nokia 3310) vecchie, vecchissime foto di un viaggio in Salento (ancora con l’ex, che è stato debitamente espunto dalle foto all’epoca della sua scomparsa, come è d’uopo ad ogni damnatio memoriae che si rispetti) affrontato con un treno Torino-Lecce, qualche corriera, una tenda e uno zaino in spalla.

Fra un mugolio e l’altro di nostalgia, ho stilato una lista di 10 cose da sapere assolutamente prima di andare in Salento. E, se avrete la pazienza di andare fino in fondo, a coronamento troverete la ricetta del pasticciotto, un dolcino di pasta frolla (a base di strutto), crema e amarene che non potrete non trovare in Salento e che, soprattutto, non potrete non mangiare a bancali.

 

Continua a leggere 10 cose che devi sapere del Salento.. e la ricetta per il pasticciotto

Torta a Surriento – Il cheesecake della Costiera

Solitamente  quando partecipo all’MTC, tendo a mettere in ogni ricetta qualcosa del mio Piemonte, semplicemente perché così riesco a raccontare qualcosa di me.

Questa volta, però, è diverso

Nella sfida dedicata al cheesecake lanciata da Fabio ed Annalù di Assaggi di Viaggio ho deciso di non parlare di me attraverso una ricetta, ma di parlare di loro. E, viste le magie di cui Annalù è capace in pasticceria (non che sul salato ci siano mancanze, eh!), il mio cheesecake non poteva che essere un dolce.

Doveva essere un dolce in grado di parlare di loro due e volevo che avesse il profumo di Napoli. La mia idea, nata su un pezzo di carta sognando di tornare proprio in quella Napoli che ho visto ormai tanti (troppi) anni fa, è stata quella di usare come elemento essenziale il limone. Ecco quindi l’utilizzo del limoncello preparato da me questo inverno (sognando però la crema di limoncello di Annalù – inserire qui pausa sospiro) e delle scorze di limone candite preparate per l’occasione. Non so nel resto d’Italia, ma io a Torino non le ho mai viste in commercio, quindi ho deciso di farle da me: si impiegano 5 giorni (e richiedono un impegno minimo), ma sarete ampiamente ripagati dell’attesa, perché sono una cosa talmente buona che a parole non si spiega. Certo, requisito essenziale è avere dei bei limoni biologici, ma io avevo giusto quelli del nuovissimo albero comprato dai miei, che al massimo può essere stato annaffiato da una pisciatina del vetusto cane di famiglia!

Non mi bastava solo un limone, però… così ho deciso di unire in matrimonio due dolci che nel mio immaginario rappresentano appieno la Campania: la delizia al limone e la caprese bianca di Sal De Riso. Così, mentre le mandorle della caprese sono finite nella base del cheesecake, il suo cioccolato bianco e le scorzette di limone sono andate nella farcia, a sposarsi con il limoncello che solitamente bagna la delizia al limone. L’unica concessione al mio Piemonte è stato inserire la ricotta di capra invece di quella di pecora, che solitamente va per la maggiore nei dolci del Sud Italia.

Il matrimonio di questi elementi è risultato perfetto: un cheesecake bilanciato nei sapori (confermo che anche l’amore fra mandorla e limone continua), non troppo dolce e dove il limone riesce a sgrassare perfettamente la bocca dal formaggio. Insomma, proprio un bel matrimonio.. come quello di Fabio e Annalù!

Un’ultima nota: grazie ai trucchi insegnati da Annalù sulla cottura del cheesecake a bagno maria ho ottenuto una consistenza cremosa perfetta, avvolgente, che pare quella di una mousse. Se non avete mai provato.. utilizzate questa cottura al prossimo cheesecake, perché è meravigliosa.

Last but not least.. non poteva mancare un piccolo regalo per Sua Maestà dello Humor: Fabio, TorTa a Surriento è tutto per te (con tanto di colonna sonora).

Cheesecake della Costiera collage

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERECheesecake della Costiera finale

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 57

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