I biscotti di Patrizia

La ricetta per questi biscotti mi è stata data dall’amica Patrizia (l’avevate intuito dal titolo?! Bravi!) che, a sua volta, ha preso la ricetta da Anna Moroni della Prova del Cuoco. Ma, in realtà, avendo apportato una piccola ma sostanziale modifica alla ricetta originale, per me questi sono i biscotti di Patrizia, punto e basta.

Sono dei biscotti molto semplici da realizzare (niente formine e mattarelli), molto leggeri ed adatti a chi ha certe intolleranze alimentari (niente burro, niente latte, niente uova), molto gustosi (grazie al vino, all’uvetta e ai pinoli) ed adattissimi per essere “pucciati” in un buon bicchiere di vino liquoroso, o per concedersi uno sfizio a metà pomeriggio o a metà mattina, insieme ad un the o un caffè.

Non sono, per intenderci, dei classici biscotti da colazione, ecco! Ma mica tutti i biscotti devono essere da colazione!! Che cos’è questa discriminazione?!?!

Quindi, se volete una ricetta per della pasticceria secca semplice da realizzare, non stucchevole e di sicuro effetto, siete decisamente nel posto giusto!

Se è vero che dietro un grande cuoco si celi sempre un grande assistente (revisione molto personale del detto “dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna”), devo a questo punto svelare l’esistenza del mio assistente personale in cucina…

PS: Lui ha gradito molto i biscotti, io pure.. e voi?!

Tartufi al cioccolato fondente: quattro ingredienti possono fare la felicità

Oggi, 19 marzo, è S. Giuseppe, ovvero la festa del papà.

Non tengo particolarmente a questa festa per un semplice motivo: rientra nel novero delle cosiddette feste “da commercianti“, inventate per vendere fiori e cioccolatini (S. Valentino), mimose ed ingressi a serate con uomini vestiti di succinti perizomini dalle fantasie inquietanti (festa della donna), altri fiori e cioccolatini (festa della mamma) o dopobarba e liquori (festa del papà). Non so ancora bene a che pro sia stata la festa dei nonni, ma prima o poi comprenderò a quale tipologia di commercianti faccia comodo.

Nonostante queste festività siano discutibili nelle loro motivazioni, possono rappresentare un momento ulteriore per ricordarsi dei propri cari (se diventano l’unico momento in cui ce ne ricordiamo, è ora di correre ai ripari): quindi, invece di rimpolpare gli incassi di qualche pasticceria o profumeria, perché non farne un’occasione per regalare un pensierino confezionato ad hoc e con le proprie manine sante, che ha tutt’altro valore rispetto ad un regalo comperato al negozio all’angolo (se all’angolo avete una farmacia o un negozio di pompe funebri, magari evitate)?!

Quindi, oggi vi propongo dei dolcini che piacciono a tutti, realizzabili con pochi e semplici ingredienti, che non richiedono grandi abilità in cucina e che possono, quindi, essere confezionati da tutti (magari anche con l’aiuto dei bambini): i tartufi al cioccolato.

Inoltre, sono dei dolcini assai personalizzabili a seconda dei gusti del festeggiato o di chi li confeziona, dal momento che si possono aromatizzare pressochè con qualsiasi cosa, secondo la regola del fate vobis. Io vi lascio la ricetta standard, le varianti che ho utilizzato e alcuni consigli sugli altri aromi che si possono aggiungere.

Tartufi

TARTUFI AL CIOCCOLATO – CHOCOLATE TRUFFLES -> DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Suggerimenti per gli aromi

Io ho fatto tre tipi diversi di tartufi: alcuni nature (senza l’aggiunta di ulteriori aromi), alcuni allo zenzero candito e altri aromatizzati al the di Manchester!

Per quelli con lo zenzero (ma lo stesso vale per altri ingredienti solidi: granella di nocciole o altra frutta secca, pezzetti di meringa, canditi di arancia, pezzetti di cioccolata ecc…), vi basterà aggiungere all’impasto finale dello zenzero candito a pezzettini.

Per aromatizzarli al the (io ho usato un the di Manchester, ma potete ovviamente usare ciò che volete: Earl Grey, the nero, the verde ecc…), invece, dovete portare ad ebollizione la panna, e mettere in infusione per circa 10 minuti un cucchiaio di the in foglie: passati i 10 minuti, dovete filtrare la panna, e poi utilizzarla come spiegato nella ricetta; i tartufi assumono così un profumino fantastico. Allo stesso modo potete aromatizzarli al caffè (solubile) o con altri aromi da infusione.

Ovviamente potete aromatizzarli al liquore (grappa, rhum o altro), utilizzando il metodo appena descritto, ma eliminando il tempo di infusione. O, ancora, potete aromatizzarli con della tahini (come fa Juls) o altre crema (crema di marroni, Nutella ecc..).

Insomma, io spero di avervi dato degli spunti, ma gli aromi e le combinazioni sono davvero infinite: potete sostituire parte del cioccolato fondente con del cioccolato al latte, potete utilizzare del cioccolato tritato (o della granella di nocciole/pistacchi, del cocco essiccato) per guarnire il tartufo al posto del cacao!

Insomma, fate come più vi aggrada, ma il risultato è garantito! E un regalo hand-made, seppur facile e veloce, è sempre un regalo migliore di qualsiasi cosa che si possa comprare.. Provare per credere!

Tartufi finale

Biscotti alle nocciole

C’è poco da fare.. ormai mi sono abituata proprio bene, con colazioni o merende a base di muffin, torte o biscotti fatti in casa: per carità, io mangio di tutto (sono cloaca maxima), ma la giornata cambia proprio quando la si comincia con un dolcetto hand-made!

E ormai mi fermo con difficoltà: vado in biblioteca all’università munita di biscotti da spartire coi compagni di disavventure, vado a colazione da un’amica con una latta di bugie in borsa, vado a trovare un’amica che non sta bene con una latta di biscotti.

Insomma, abbattetemi! O qualcuno mi faccia dono di 10kg di burro, farina e zucchero, che qui sennò non si va avanti!!!

E la storia di questi biscotti è semplice semplice: oggi sono andata a trovare un’amica con qualche acciacco di vecchiaia (quando leggerà, mi ucciderà) e, siccome lei ama molto le nocciole, mi sono detta: “facciamo qualcosa con quel mezzo chilo di nocciole che mia nonna mi ha rifilato l’altra settimana”, e così mi sono data da fare, innanzitutto schiacciando le nocciole (la cosa più noiosa)..

Una volta fatto ciò, siete a più di metà dell’opera per realizzare i vostri biscotti alle nocciole.

 

Buona colazione, buono spuntino, buona merenda, buon dolce post-cena (insomma, vanno bene sempre)!!!

 

Doppia festa, doppia ricetta pt. 2: muffins al quadruplo cioccolato

Per chi pensava che mi sarei arresa alla prima ricetta, eccovi la seconda, sempre all’insegna della leggerezza (almeno questi sono cotti in forno)!

Pare che oggi sia anche la festa della donna e, anche se è una festa che non “sento” particolarmente (nonostante alla sua base vi siano delle motivazioni reali e nobili, che rimangono purtroppo e troppo spesso solo parole al vento), preferisco mille volte regalare a tutte le donne che leggeranno questo post qualcosa di meglio di uno stitico rametto di mimosa (che a me mette già un po’ di tristezza di per sé, come fiore).

E cosa c’è di meglio di un piccolo dolcino, da concedersi a colazione, a merenda, all’ora del the o dopo cena, che nasconde però in sé un vero concentrato di guduriosità?

Sono partita dal presupposto che la cioccolata sia uno di quegli alimenti che, non appena ingurgitati, riescono a creare intorno a sé il vuoto, a far fermare, anche se per pochi istanti, il tempo. Inoltre, la cioccolata mette un d’accordo quasi tutti, perché nella sua incredibile duttilità e nelle sue infinite varianti, riesce a trovare la via per insinuarsi nel cuore (e nella pancia) di chiunque!

Così mi sono messa a spulciare tutte le ricette possibili ed immaginabili di muffin, e mi sono capitate davanti ricette fondenti, al latte, bianche, con doppi e tripli cioccolati, ed è scattata la scintilla: perché non fare QUATTRO (per la serie “non c’è tre senza quattro“, ovvero “come ti modifico un proverbio per ogni occasione“) tipi diversi di cioccolata, in modo da mettere d’accordo proprio tutti?

 

Così, di qualsiasi cioccolata siate, troverete in un unico dolcetto quella che più vi aggrada!

E con questo auguro a chi la festeggia BUONA FESTA DELLA DONNA!

A chi non la festeggia, perché non vuole, o perché è di sesso maschile, BUON PORCOSISSIMO MUFFIN AL QUADRUPLO CIOCCOLATO!

 

Doppia festa, doppia ricetta pt. 1: le bugie

Dal momento che oggi il calendario segnala ben due festività, non posso (e non sia mai!) esimermi dal pubblicare due ricette.. così, a seconda di che cosa vogliate festeggiare, potrete sollazzarvi con una ricetta ad hoc.

Prima di tutto, siccome oggi pare che sia martedì grasso, bisogna celebrare l’occasione con grassi rigorosamente saturi, ovvero con un bel frittino.. di che cosa?!

Ovviamente di un quintale di bugie (a Torino si chiamano così, ma sono altresì conosciute come frappe, cenci, chiacchiere e probabilmente con qualche altro nome che ora mi sfugge.. se ho dimenticato proprio il nome con il quale le chiamate voi, fatemelo sapere!!!).

Chapeau, monsieur Bonet!

Foto della redazione di Siamo Donne

Eccomi alle prese con la prima ricetta tipicamente, ma proprio proprio tipicamente piemontese: stiamo parlando di un gran dolce della tradizione, forse IL dolce piemontese per eccellenza, ovvero del Bonet (che, per chi non lo sapesse, si legge “bunét“). Il Bonet che io conosco è tipicamente langarolo ma, essendo un dolce diffuso in tutta la regione, ne esistono differenti varianti, alcune delle quali comprendono anche l’utilizzo del caffè, altre sostituiscono il rum con il Marsala. Come tutti i dolci dal nome dialettale, questo dolce porta con sé delle storie: perché, infatti, il Bonet si chiama così?

Il “Bonet” in dialetto piemontese (non saprei dire di che zona, però) è un berretto schiacciato, ed esistono due spiegazioni del perché si sia scelta proprio questa parola per indicarlo. La prima interpretazione è legata al fatto che il dolce venga tradizionalmente cotto in uno stampo a forma di tronco di cono, che ricorderebbe, appunto, quella di un berretto schiacciato. La seconda spiegazione, invece, è molto più pragmatica, e si legherebbe al “ruolo” del Bonet nel corso del pasto, poiché esso viene servito “a cappello” del pasto stesso.

Il primo significato è maggiormente attestato, ma non ci sono certezze vere e proprie.. il fascino di queste storie forse risiede nel fatto che ci sia della verità  in ognuna di esse, ma che non sia possibile identificarne solamente una come vera.

Sia come sia, io di una cosa sono certa: questo dolce è fantastico! Non è un budino al cioccolato, come alcuni erroneamente lo definiscono, ma è molto, molto di più: è un tripudio di gusto, intenso e delicato insieme, in cui l’amaretto sposa il cacao, il rum e il caramello, in cui ogni sapore esalta il precedente e prepara al successivo.

Anche la sensazione “tattile” al palato è esaltata dal connubio fra la densità  del caramello, la “budinosità ” del Bonet e la lieve croccantezza dell’amaretto. Insomma, per me è un dolce ricco, delicato ed elegante (sì, anche un dolce al cucchiaio può avere la sua eleganza, e che diamine!), che ha alle spalle una solida tradizione (quanto mi piacerebbe provare a farlo nel “putagé” -ovvero una cucina e stufa a legna) e che permette di gustarsi il Piemonte in un boccone!

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

Aggiornamento dell’11/11/2011

Ecco qui la video ricetta realizzata insieme alla redazione di Siamo Donne.