Panna cotta al caffè.. e il dessert è servito!

Sarà che il Piemonte scorre prepotente in me (sebbene il mio sangue abbia tanto altro ben mescolato insieme), ma la panna cotta è una di quelle cose a cui non so mai dire di no.

È uno di quei dessert passepartout, che stanno sempre bene, e che sanno cambiare in base a ciò che li accompagna: dal più classico caramello (che me la fa collegare subito al suo parente barotto, il bonet), al coulis di fragole che dà un “twist” estivo e colorato, fino agli accompagnamenti salati (come una gelatina alla birra) che, insieme a qualche “aggiuntina” interna la trasformano in un originale antipasto da servire come finger food.

Infatti, ed è questo il suo bello, la panna cotta è in grado di cambiare anche in base a ciò che si mette al suo interno, come dello yogurt per alleggerirla e renderla ancora più fresca o del caffè, come in questo caso, per creare quello che per me è diventato il perfetto fine pasto.

Quando sono alla canna del gas, ho poco tempo per preparare un dessert o poca fantasia, mi voto alla Santa Panna Cotta al Caffè et voilà, in 15 minuti il dessert è pronto.
Basta solo muoversi con un po’ di anticipo per far rassodare il tutto e il gioco è fatto.

Non ci credete? Vi sfido!

Panna cotta al caffè

Ingredienti (per 6 monoporzioni o uno stampo da budino di medie dimensioni)

  • 600 ml di panna fresca
  • 100 g di zucchero a velo
  • 6 g di gelatina in fogli
  • 3 tazzine di caffè
  • riccioli di cacao e caffè in polvere per guarnire, opzionali

Procedimento

  1. Mettete a bagno la gelatina in acqua fredda per 10 minuti.
  2. Trascorsi 5 minuti, portate la panna quasi a bollore, quindi aggiungete il caffè e spegnete il fuoco.
  3. Strizzate bene la gelatina, aggiungetela alla panna e mescolate accuratamente.
  4. Allineate lo stampo singolo o gli stampi mono-porzione (io ne ho di alluminio con la forma che vedete in foto, ma andranno bene anche stampi usa e getta o cocottine di terracotta/bicchieri se non volete sformarli) e inumidite l’interno con un goccio d’acqua (aiuterà a staccare poi la panna cotta).
  5. Versate la panna negli stampi passando attraverso un colino a maglie strette, quindi lasciate intiepidire.
  6. Una volta tiepidi, coprite con pellicola o alluminio e mettete in frigorifero per almeno 3 ore (ma si può preparare tranquillamente il giorno precedente).
  7. Al momento si servire, sformate la panna cotta e guarnite con riccioli di cacao ed un pizzico di caffè in polvere.

Tiramisù al bicerin [ovvero come ti tiro su l’atmosfera, in stile piemontese]

La sensualità è quanto di più soggettivo esista al mondo, quanto l’attrazione fisica stessa… per questo è così difficile definire qualcosa di oggettivamente ed unicamente sensuale.

Ognuno può trovare scampoli di sensualità dove mai si aspetterebbe ed è per questo che, quando la travolgente Susy aka Coscina di pollo ha proposto come tema dell’MTC n. 61 l’abbinamento fra tiramisù e sensualità cinematografica, mi sono spremuta le meningi per giorni, ma tutti i riferimenti sexy che mi venivano in mente in realtà avevano a che fare con film tristissimi o con cose “oltre”.

[Per esempio, giusto due giorni prima che uscisse il tema della sfida, ho scoperto per caso, grazie ad un errore di Googlata (cercavo un libro di cucina, di cui ricordavo male il titolo), un progetto di pornografia d’autore meraviglioso, ma poiché internet non ha le fasce protette ho dovuto auto-censurarmi.. anche se lì, vi assicuro, ce n’era da sguazzare].

Ma, anche escludendo quello, i soli film a cui riuscivo a pensare erano impresentabili. C’era il troppo “scontato”  Secretary, volutamente sexy, anche se in modo decisamente anti-convenzionale.

Non potevo mica proporre un Jared Leto in “Requiem for a dream”, nonostante il celeberrimo split screen con Jennifer Connelly, un capolavoro di regia cinematografica, oltre che di seduzione.. ma per Dio, ci son più tragedie e morti lì che in un film di guerra!

C’era il divino Guy Pearce in “Memento”.. volevo persino scrivere la ricetta su un petto maschile, in memoria dei suoi tatuaggi, ma poi l’idea di lui che cerca l’omicida della moglie senza aver la memoria mi metteva angoscia.

https://www.youtube.com/watch?v=Zt1SEOORGFU

Certo, lui era divino anche in “Priscilla la regina del deserto”, uno dei film cult della mia adolescenza… ma, ecco, non era al suo massimo di virilità (si prega di confrontare video sopra con quello sotto).

In periodi più recenti, mi aveva colpito moltissimo la sensualissima coppia di “Alabama Monroe” (un film bellissimo e con una colonna sonora spettacolare), ma anche lì maronna che tragedie.. uno dei film che mi ha prosciugato le riserve casalinghe di Kleenex!

… Niente, era tutto impresentabile.

Dicevo che la sensualità è quanto di più soggettivo esista al mondo, e non è un caso se nessuno dei film a cui mi sia venuto da pensare non fossero film minimamente sensuali, sulla carta. Perché i film cosiddetti sensuali a me mettono sempre una tristezza infinita: quei vedo-non vedo forzosi (cioè, chi è che si spoglia con la porta del bagno mezza aperta e davanti ad uno specchio quando si ha uno sconosciuto in casa – e non si è sul set di un film porno-?), quello sguardo esageratamente ammiccante (che tipicamente avviene in un bar affollatissimo, in cui tutto ciò a cui io riuscirei a pensare è “mariiiia che musica di merda”), quelle scene di sesso in cui solo a spogliarsi ci mettono 37 minuti (che manco con i 12 strati di morbidezza che si portano d’inverno in Canada ci metterebbero tanto).

Così la mia mente è partita (per la tangente), pensando a tutti quei film che vorrebbero essere sexy e che non ce la possono fare… la cosa gli riesce così male che in confronto un film splatter ha sensualità da vendere.

E, quando si parla di sensualità orrendamente espressa, più che ad un film ho pensato a Lei, the one and only, il mio mito di giovinezza, capace di rovinare ogni aspettativa romantica per il futuro: la Telenovela Piemontese (che vi linko in versione INTEGRALE con commenti della Gialappa’s Band: un’ora e 5 minuti che potrete spendere per rendere onore al meglio del peggio del trash italiano)

https://www.youtube.com/watch?v=XD4Ss2DxPl0

Questa telenovela, infatti, mette subito le carte in tavola, in quanto a trash: comincia con la fidanzata che presenta il futuro marito ai genitori, e la madre accoglie il pretendente IN BIGODINI (anche messi male). Perché, si sa, iniziare col piede giusto è tutto, nella vita!

L’unica telenovela al mondo in cui il padre della sposa porta A PERIPATETICHE (un termine che nessuno più aveva usato dai filosofi greci in poi) il fidanzato per capirne le capacità sessuali (mica per testare la fedeltà alla figlia come noi babbei potremmo pensare).

La telenovela piemontese è l’unica a godere della presenza del Mago Gabriel, che per l’occasione parla di corna (ipotizzo ciò dai gesti apotropaici, perché di quel che dice non si capisce una fava).

La sola telenovela in cui la scena della prima notte di nozze, invece che riscaldare i bollenti spiriti, fa venir voglia di dar fuoco al tavolino da caffè del salotto, per alzare almeno di un grado la temperatura.

Insomma, una tragedia assoluta.

Così, ho pensato che per tirar su l’atmosfera di questa frigidissima telenovela, ad un piemontese non potesse che servire un bel bicerin. Ed è così che è nato il mio tiramisù al bicerin: savoiardi al cacao con bagna al caffè, crema tiramisù al cioccolato fondente, savoiardi classici con bagna al caffè e cioccolato, crema tiramisù classica, il tutto al bicchiere, per ricordare la classica bevanda torinese.

PS. Il tiramisù è divino, e vi consiglio di provare tutte le ricette, anche singolarmente. Per l’occasione le ho anche “condite” di note d’uso e dei racconti delle mie varie sfighe (in rosso).

MASCARPONE FATTO IN CASA

Per circa 300g di mascarpone, ricetta di Francesca, presa da qui

Ingredienti:

  • 500 ml di panna fresca al 35% di grassi
  • La punta di un cucchiaino di acido citrico oppure 1 cucchiaio di succo di limone [NB: acido citrico = E330, diverso da sodio citrato trisodico biidrato = E331. La farmacista a cui ho chiesto il primo prodotto, mi ha venduto il secondo; io non ho pensato di controllare il lavoro altrui e l’ho utilizzato. Non ha fatto una fava, quindi ho utilizzato quella panna per altro, e rifatto col vecchio e caro succo di limone. Venuto perfetto, non so se per merito del limone o per la caterva di improperi lanciati alla farmacista, di cui non si hanno notizie dalla scorsa settimana]

Cosa vi servirà:

  • un pentolino per cuocere a bagno maria -> evitabile!! Leggete il procedimento
  • una ciotola di vetro o un pentolino [io ne ho usata una di Pirex e a metà cottura della panna si è crepata in due; altri improperi, ma sono riuscita a salvare la panna, prontamente messa in un pentolino] -> evitabile!! Leggete il procedimento
  • una frusta da cucina
  • un termometro
  • un colino a maglie fitte
  • un canovaccio da cucina non trattato con detersivo o ammorbidenti; oppure garza

Procedimento

Versate la panna fresca in una ciotola di vetro o in un tegame di acciaio inox e fate cuocere a bagno maria fino a che non raggiunge la temperatura di 85°C. Fra il primo e il secondo tentativo ho letto un articolo di Bressanini e lui scalda la panna direttamente sul fornello, a fuoco basso. Ho fatto anche io così, ed effettivamente riesce alla perfezione.

A questo punto, unite il succo di limone e mescolate bene: la panna inizierà ad addensarsi. Continuate a cuocere a 85°C per circa 5 minuti, mescolando di tanto in tanto.

Togliete la ciotola dal bagno maria (o il pentolino dal fuoco), coprite e fate raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigo, per 12 ore: al termine di questo riposo, la panna si sarà ulteriormente addensata. Trasferitela in un colino a maglie fitte, rivestito di un canovaccio o garza e posto sopra ad una terrina.

Chiudete il canovaccio legando i quattro lembi e appendetelo ad un cucchiaio di legno, mettendo questo in sospensione su un contenitore dai bordi alti (in modo che resti appeso), dove si raccoglierà il siero che colerà durante il riposo.

Lasciate riposare altre 24 ore in frigorifero: alla fine la parte solida restante sarà il vostro mascarpone. Mettetelo in un barattolo di vetro sterilizzato e a chiusura ermetica e conservatelo il frigo fino al momento dell’uso (non oltre i tre giorni).

NB: è decisamente più lungo a dirsi che a farsi. Eccetto i tempi di riposo, è veramente semplice da fare, e il gusto non ha nulla a che vedere con quello acquistato al supermercato.

mascarpone-blog

SAVOIARDI di Iginio Massari

per circa 60 biscotti (ricetta da qui)

  • 100 gr di tuorlo d’uovo
  • 45 gr di zucchero
  • 1/2 bacca di vaniglia
  • 145 gr di albumi
  • 40 gr di zucchero
  • 70 gr di farina 00
  • 23 gr di fecola di patate
  • zucchero a velo per lo spolvero

Procedimento

Preriscaldate il forno a 220° C.

Montate i tuorli con 45g di zucchero e i semi della bacca di vaniglia. Montate quindi gli albumi  con 40g di zucchero. Setacciate la farina con la fecola, per eliminare eventuali grumi e areare le polveri.

Incorporate 1/3 degli albumi montati a neve nei tuorli e mescolate con una spatola dal basso verso l’alto. Aggiungete metà delle polveri, 1/3 degli albumi e mescolate con delicatezza, poi l’altra metà delle polveri e quindi l’ultima parte di albume.

Trasferite il composto in una sac à poche con bocchetta da 1cm, formate i savoiardi su una placca coperta di carta forno, spolverate con zucchero a velo. Attendete 3 minuti, quindi spolverate nuovamente e cuocete in forno già caldo per 6-7 minuti, incastrando un cucchiaio di legno tra il forno e lo sportello.

Sfornate e lasciate raffreddare completamente prima di sformare.

[la mia planetaria è morta facendo questi savoiardi, forse perché ho peccato di Ubris fornendo la ricetta dei savoiardi a tutta la community MTC e poi provandone un’altra. Tutto ciò che seguirà, quindi, è stato fatto con un frullino manuale, di quelli che richiedono di tenere pigiato un bottone per funzionare. La mia gioia la potete immaginare]

SAVOIARDI AL CACAO

Per circa 300 g di savoiardi (ricetta del Cucchiaio d’Argento, presa da Mapi)

Ingredienti:

  • 3 uova medie
  • 80 g di zucchero semolato
  • 45 g di fecola di patate
  • 25 g di farina 00
  • 20 g di cacao amaro in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • qualche goccia di succo di limone
  • zucchero a velo q.b. (circa 60 g)

Procedimento

Preriscaldate il forno a 200 °C in modalità statica.
Foderate la placca del forno con un foglio di carta forno.
Preparate una sac-à-poche con bocchetta liscia del diametro di 1 cm.

Separate i tuorli dagli albumi.
Versate gli albumi in una ciotola insieme a qualche goccia di succo di limone, che servirà a facilitarne la montatura e a renderla più stabile.
Setacciate insieme un paio di volte la fecola, la farina e il cacao, in modo da sciogliere i grumi di cacao e ottenere un composto uniforme.
Mettete in una ciotola lo zucchero semolato e il sale.

Montate gli albumi a neve ferma (stadio dei becchi morbidi); unite a pioggia lo zucchero semolato e  il sale e proseguire fino ad avere una montata ferma e lucida.
Aggiungete i tuorli e amalgamateli continuando a montare con la frusta. Unite la farina a pioggia a poco a poco, incorporandola delicatamente con una spatola di silicone e un movimento dall’alto verso il basso.

Trasferite l’impasto nella sac-à-poche e formate sulla placca dei bastoncini lunghi 10 cm, distanziandoli di circa 3 cm l’uno dall’altro. Spolverizzateli con zucchero a velo e fateli riposare per 5 minuti, finché completamente assorbito. Rispolveterli con zucchero a velo e infornate per 10 minuti circa, finché cominceranno a scurirsi. Sfornare e attendere che si raffreddino completamente prima di staccarli con delicatezza dalla carta forno.
Si conservano in una scatola di latta per 2 o 3 settimane.

PATE A’ BOMBE

(ricetta di Luca Montersino)

Ingredienti:

  • 87,5 g di tuorli (4-5 circa)
  • 170 g di zucchero semolato
  • 50 g di acqua
  • 1/2 bacca di vaniglia

Procedimento

Versate l’acqua in un pentolino d’acciaio, aggiungete lo zucchero semolato e accendete il fuoco: lo sciroppo dovrà raggiungere la temperatura di 121°. Nel mentre, con le fruste elettriche (o la planetaria, meglio ancora) fate schiumare leggermente i tuorli con i semi della bacca della vaniglia.

Quando lo sciroppo raggiunge la temperatura prevista, versate velocemente lo sciroppo sui tuorli, facendo scivolare il liquido sulle pareti della ciotola e a debita distanza dalle fruste (rischio ustioni alto). Montate quindi il composto fino a raffreddamento e tenete da parte.

Poiché metà della crema che servirà per il tiramisù al bicerin dovrà essere al cioccolato fondente, dividete a metà la pate à bombe, metà vi servirà invece al naturale.

PATE A’ BOMBE AL CIOCCOLATO

(ricetta di Luca Montersino)

Ingredienti:

  • metà dose della pate à bombe appena fatta
  • 35g di cioccolato fondente al 70%

[NB: la dose giusta è questa, io distrattamente ho dimenticato di dividere la dose da lui indicata per due (la sua dose era doppia alla mia originale- e ancora a metà -siccome qui è solo metà pate à bombe) e ho usato 150g di cioccolato fondente. A dopo per le osservazioni]

Procedimento

Sciogliete a bagno maria il cioccolato ad una temperatura di 45°C. Nel frattempo, portate a 45°C la pate à bombe precedentemente preparata, quindi unite i due composti alla stessa temperatura. Lasciate da parte.

[NB: a causa dell’errore di cui sopra, mi sono ritrovata con una palla solida al cioccolato, che fortunatamente sono riuscita a recuperare aggiungendo una tazzina di latte intero e mescolando vigorosamente (questo dopo aver bestemmiato in ogni lingua conosciuta e non contro Montersino, le cui ricette a me in media non vengono mai; inizio a pensare che forse ho anche io qualche colpa. Scusa Luca, per tutti gli improperi che ti ho mandato -e Caris mi è testimone) Quindi ho proceduto con la ricetta, ottenendo come nei migliori casi di errori fortunati, una crema molto più simile a quella che volevo, con un sapore deciso di cioccolato e una consistenza più solida, come quella di una mousse ganache]

CREMA TIRAMISU’ CLASSICA E AL CIOCCOLATO

Ingredienti:

  • la pate à bombe lasciata al naturale e quella al cioccolato
  • 250 g di mascarpone
  • 250 di panna fresca

Procedimento

Lavorate il mascarpone con una frusta fino a renderlo una crema.

Montate la panna (non troppo, mi raccomando).

Unite metà del mascarpone alla pate à bombe che avete lasciato nature, amalgamando i due composti. Aggiungete quindi metà della panna e mescolate dal basso verso l’alto con una spatola, molto delicatamente. Tenete da parte.

Unite metà del mascarpone alla pate à bombe al cioccolato, amalgamando i due composti. Aggiungete quindi metà della panna e mescolate dal basso verso l’alto con una spatola, molto delicatamente. Tenete da parte.

… dulcis in fundo… 

Tiramisù al bicerin

(pensavate che questo momento non sarebbe mai arrivato, eh?!)

Ingredienti

  • savoiardi al cacao
  • savoiardi classici
  • 3 moke da 3 caffè
  • 50g di cioccolato fondente
  • crema tiramisù classica
  • crema tiramisù al cioccolato
  • cacao amaro (per guarnire)

Procedimento

Dividete il caffè a metà. Una metà vi servirà così com’è, all’altra aggiungerete 50g di cioccolato fondente fuso, mescolando vigorosamente.

Preparate 6 calici, quindi mettete sul fondo un velo di crema tiramisù al cioccolato.

Inzuppate i savoiardi al cacao nel caffè normale, quindi create uno strato sul fondo del bicchiere (io ho inzuppato i savoiardi, li ho divisi a metà e poi li ho disposti).

Disponete un generoso strato di crema tiramisù al cioccolato in ogni bicchiere.

Inzuppate i savoiardi classici nel caffè al cioccolato, quindi create uno strato sul fondo del bicchiere (io ho inzuppato i savoiardi, li ho divisi a metà e poi li ho disposti).

Disponete un generoso strato di crema tiramisù classica in ogni bicchiere.

Lasciate riposare qualche ora in frigorifero, quindi guarnite con il cacao amaro e servite.

BICERIN TIRAMISU’–> DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

 

PPS. questa ricetta è stata una sfida con me stessa, perché da anni volevo fare un tiramisù “da zero” e perché ho voluto provare la ricetta dei maestri pasticceri, con base di pate à bombe. Rifarò sicuramente il mascarpone, rifarò i savoiardi, ho amato alla follia questa ricetta, ma il tiramisù di mammà, con uova crude, albumi montati a neve e zucchero contato a cucchiai, continua ad avere un posto speciale nel mio cuore.

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 61

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PPPS. Se siete arrivati fino a qui meritate una bonus track che fa il pari con il mio inno alla sensualità trash: Tiramisù la banana col bacio di Gianni Drudi.

Il Bonet (e tutta la mia vergogna) per il #calendariodelciboitaliano

Foto del mio bonet scattata dalla redazione di Siamo Donne

Oggi è la giornata nazionale del bonet, la cui ambasciatrice è la toscanissima Sabrina di Architettando in cucina.

Io, naturalmente, me ne sono accorta solo quattro giorni fa, e tutto per merito della Patty, altra toscanissima, con cui sabato sera ho intrattenuto una discussione scritta “ai confini della realtà” sulla pronuncia della parola bonet. Non fossi stata ad un concerto le avrei anche predisposto una nota vocale, ma mi sono trattenuta.

Già, perché non è così facile per un non-Piemontese vedere scritto bonet e immaginare che si legga bunèt, con la U stretta alla francese e la E aperta come solo noi Piemontesi possiamo (la E di mEEEEnta – Piemontesi, voi mi capirete). E non è facile per un non-Piemontese immaginare cosa sia il bonet prima di assaggiarlo. Un budino al cioccolato, penseranno i più, e invece è il matrimonio perfetto fra cacao ed amaretti, la consistenza quasi di un crème caramel, lo stesso accento di caramello a concludere un dolce senza paragoni.

Il bonet è un dolce di origine tipicamente langarola, ma è ormai diffuso in tutto il Piemonte, costituendone quasi una bandiera, in fatto di dolci. Prende il suo nome, appunto, dal bonet, un berretto schiacciato, e pare che possano esistere due spiegazioni per questo accostamento: il primo è un motivo di forma, perché il bonet verrebbe tradizionalmente cotto in uno stampo a forma di tronco di cono (la forma, appunto, di un berretto schiacciato); il secondo motivo è invece decisamente pragmatico, e si lega al fatto che il bonet viene servito “a cappello” del pasto stesso.

A naso mi pare più sensata la prima, però non si può mai dire, quindi non mi pronuncio.

Voi direte.. e dove sta la vergogna? La vergogna sta nel fatto che, andando a riguardare la ricetta del mio bonet sul blog per poterla ri-condividere con voi, mi sono ricordata (orrore!) di avere girato una video-ricetta nello studio di un magazine web che credo nemmeno esista più che portava il nome di Siamo Donne (e che nessuno prosegua con “oltre le gambe c’è di più“) e che ora vi ripropongo (doppio orrore!) in calce alla ricetta, con 4 vergognose consapevolezze:

a) abbronzata sembro più sana (vietato il fraseggio in dialetto romano che inizia con “grazie ar…”);

b) o sono l’unica persona al mondo a cui la telecamera toglie 10 kg o quei chili (di più? Rispondere “assolutamente no” è gradito) li ho presi in questi 5 anni (probabilmente a causa del mezzo attraverso cui mi state leggendo);

c) probabilmente scomparirò per qualche giorno dopo questa “proiezione” a reti unificate proprio per la vergogna;

d) si sente assolutamente, al 100%, che sono piemontese.. e ora ne avete le prove!

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

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“Dottore, ho una dipendenza da yogurt” – Panna cotta allo yogurt

In questo periodo vivrei di yogurt.

E non solo perché non non ha bisogno di cottura, è che mi piace proprio.. talmente tanto che l’ho messo pure nella pasta!

Ma diciamo che ultimamente, pasta a parte, spesso sostituisco il pasto della sera con una bella tazza di yogurt, muesli, frutta fresca, magari con un pezzetto di cioccolato fondente. È un pasto leggero e fresco, ed è tutto ciò di cui mi viene voglia a cena, ecco.

Poi, fatto non trascurabile, lo yogurt di cui parlo è fatto in casa con la fedelissima yogurtiera, quindi posso garantire.. è buonissimo!

Ma quando si hanno ospiti a cena pare brutto fare uno yogurt party, e così l’amatissimo yogurt è finito nel dessert. Ho provato per la prima volta a fare la panna cotta allo yogurt, dove cioè quest’ultimo sostituisce per metà la panna, e mi ha conquistata: la panna cotta rimane vellutata e cremosa, ma è più leggera e con un gusto appena appena acidulo, perfetto per essere accompagnato dal sapore dolce di una confettura o della frutta caramellata. O, perché no, anche entrambe (per non farsi mancare nulla).

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Panna cotta allo yogurt

Live from Calabria – La voglia di dolce: gelato alla ricotta misto capra con miele, mandorle e fichi secchi

Il dolce non è arrivato per il mio post di compleanno, ma pensavate mica che vi lasciassi preda di un calo di zuccheri a lungo?

Non potrei certo farvi questo, e così, complice un amore a prima vista con il gelato alla ricotta di Margherita (aka La Petite Casserole), che non prevede la gelatiera, ve lo propongo con qualche piccola modifica e qualche aggiunta, naturalmente di prodotti made in Calabria. La ricotta diventa  quindi mista (vaccina e di capra, ovino che nella locride regna incontrastato), ed ho addolcito il suo sapore un po’ brusco, a tratti amarognolo, con l’aggiunta di vino greco passito di Gerace, per finire in bellezza con la guarnizione a base di miele di fiori d’arancio delle colline di Siderno, di mandorle e di fichi secchi, prodotto di punta di Ardore, paese che mi ospita, di gran lunga i migliori fichi secchi mangiati in vita mia.

L’insieme mi ha conquistato appieno, un gelato non troppo dolce, perfettamente in equilibrio con gli elementi aggiunti, che lo completano e non ne coprono il gusto,  diventano il dessert adatto per una calda sera d’estate.

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Ultima arancia a Parigi – La mia esperienza ai Digital Food Days

Qualche tempo fa vi avevo annunciato che avrei partecipato con la mia cheesecake ad Incontestabilmente tu, un contest di cucina organizzato in occasione del Digital Festival di Torino.

La cosa che non vi ho detto è che sono arrivata in semifinale, un traguardo che mi ha permesso di vivere una giornata incredibile in cucina, affiancata dai ragazzi della scuola della Piazza dei Mestieri, dal loro insegnante e chef Antonio Romano e da Maurizio Camilli, chef del ristorante La piazza di Torino ed uno dei giudici della semifinale.

La mattina ci siamo sfidati in 9, tre concorrenti per categoria (primo, secondo e dolce), in una cucina piena di entusiasmo e in fibrillazione, per l’ansia di riproporre al meglio la ricetta con cui ci eravamo presentati al contest. Ed ecco qui la cheesecake che ho presentato all’assaggio dei 7  giudici, preparata nella cucina della Piazza dei Mestieri insieme al mio commis Luca.

Cheesecake

La cosa che non vi ho detto è che non solo sono risultata semi-finalista, ma che la mia cheesecake mi ha permesso di arrivare in finale. Grandissima la soddisfazione di passare il turno, soprattutto perché i miei sfidanti e le loro ricette erano davvero eccezionali.

In finale, quindi, mi battuta contro un primo piatto ed un secondo. Cambia la location, lo spazio mostre della Regione Piemonte, cambia la cucina, si riducono le attrezzature ed arriva una mistery box piena di ingredienti.

Una lotta all’ultimo ingrediente, in cui ho vissuto momenti davvero concitati fra teglie mancanti, cambi di programma e brain storming con i miei due commis, Luca e Christian, ma alla fine è arrivata l’epifania, il dolce che mi ha permesso di giocare una finale esattamente come desiderato. Così è nata ultima arancia a Parigi, un inno alle ultime arance della stagione, un dolce al cucchiaio che unisce pasta frolla, crema pasticcera, composta di frutti acidi e cioccolato fondente, il dolce che ho presentato ad una giuria di 21 persone e che mi ha permesso di vincere.

Ah, non ve l’avevo detto che ho vinto?! Ora l’ho fatto, e vi lascio con la mia ricetta, esattamente come realizzata per il contest; spero perdonerete le dosi, per 21 coperti. Io per comodità ho già dimezzato le dosi della pasta frolla, che altrimenti sarebbe decisamente troppa: diciamo solo che sono avanzati molti biscottini, che però non hanno faticato a sparire dalla faccia della terra.

Giuro, non ho altri colpi di scena, questa volta ho detto tutto, ma serberò a lungo tutto quello che non si può raccontare, l’eccitazione della sfida, l’emozione di presentare un piatto di fronte ad una giuria e ad uno chef, il confronto costruttivo ed edificante con chi della cucina ha fatto la propria vita ed il proprio mestiere e, forse più di tutto, il riconoscimento del proprio impegno e del proprio lavoro, qualcosa di semplice ed insieme impagabile.

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