Paste di meliga – la vendetta

Se bazzicate sul mio blog già da un po’ è probabile che le paste di meliga non siano per voi proprio una novità. Infatti, non è la prima volta che compaiono su questi schermi: nel mio primo esperimento con le paste di meliga, infatti, nonostante il risultato fosse davvero ottimo dal punto di vista del gusto, sapevo di non essere riuscita nell’intento di confezionare le VERE pasterelle di farina di mais, perché avevo ottenuto un impasto classico, da stendere e poi tagliare con le apposite formine da biscotto.

Le VERE melighe, invece, hanno un impasto molto più morbido, che deve essere messo in una sac à poche con il beccuccio a stella, per conferire ai biscotti la loro classica forma ad anello appiattito. Va detto che le paste di meliga non hanno una forma codificata, quindi si possono fare come più si preferisce (a bastoncino, a taralluccio, tonde, a mezzaluna, ecc…) … e meno male, visto che, al momento opportuno, ho scoperto che la mia sac à poche era irrimediabilmente rotta (ma si può?!) e ho dovuto cambiare i miei piani in corsa.

Ma, prima di arrivare alla ricetta vera e propria e alle mie disavventure con gli attrezzi da cucina, fatemi dire ancora due cose. Prima di tutto che io adoro questi biscotti oltre ogni ragionevole limite: queste paste friabili, la cui granella di mais si avverte appena sotto i denti, per nulla stucchevoli e dal piacevole aroma di burro, sono uno dei prodotti simbolo del Piemonte (non per nulla sono presidio Slow Food) e, se non lo si fosse capito, uno dei prodotti a cui io sono più affezionata. Quindi (e qui sta la seconda cosa da dire) ho cercato a lungo, sulla scorta delle tante paste di melighe assaggiate, una ricetta che si avvicinasse alle melighe prodotte nelle pasticcerie del cuneese, e alla fine ho snobbato le ricette per paste di meliga e mi sono tuffata su una ricetta per pasta frolla montata a prova di bomba, quella di Sara di Fior di frolla, operando un paio di doverosi cambiamenti. Inutile a dirsi, vista la bravura di Sara, ma la sua ricetta è davvero ineccepibile, e mi ha permesso di ottenere delle paste di meliga davvero deliziose, davvero molto somiglianti a quelle VERE, che potete assaggiare in tutto il monregalese.

 

 

Oggi potete trovare questo articolo, tradotto in inglese, come guest post sul bellissimo blog di Katherine Martinelli.

Con questo post partecipo al contest Una polvere d’oro che diventa anche… polenta di Love at first bite.

È sempre l’ora giusta per un the… e delle paste di meliga

Se non avete mai assaggiato le paste di meliga non sapete che cosa vi siete persi!

Le paste di meliga sono, a mio avviso, i biscotti più buoni dell’universo… sono di origine piemontese (in modo particolare sono tipici della zona di Mondovì, ma si producono anche in altre zone della regione) e l’ingrediente cardine di questi biscotti è, appunto, la meliga o melia, cioè, in dialetto, il mais. Essi, infatti, sono composti per buona parte di farina di mais, macinata però più finemente rispetto a quella che si utilizza per la polenta.

Questi biscotti che, nella loro composizione, ricordano delle semplicissime frolle, hanno secondo me la proverbiale marcia in più, data proprio da questa farina di colore giallo e di consistenza più corposa, che rende queste paste più croccanti e con un gusto tutto particolare, da provare.

Sono biscotti adattissimi per l’ora del the, per il loro gusto semplice e tuttavia diverso dal normale biscotto, per la loro croccantezza, che rimane anche se li inzuppate, più semplicemente perché sono divini. L’abbinamento tra le paste di meliga e un buon the caldo (ma la tradizione li consiglia con del vino, dolce o meno, o con lo zabaglione -che forse in questa stagione è meglio evitare) è di una bontà che mi fa sempre sperare nell’arrivo dell’ora del the, anche se fossero solamente le 8 del mattino.

Così, quando in una gita in Langa ho trovato un bel pacchetto di farina di mais otto file (un’antica qualità di mais piemontese dimenticata in passato, ma ora riscoperta sempre più dai coltivatori) macinata a pietra finemente (apposta per le mie amate paste), non ho proprio saputo resistere, e mi trovo ora qui a descrivere la perfetta ora del the.

Nella rappresentazione in parte fotografica e in parte illustrata potete infatti vedere la perfezione delle 5, secondo la mia modesta opinione. In alto a sinistra, ovviamente, le paste di meliga, che ho confezionato non secondo la forma tradizionale, ma secondo il mio gusto; in basso a sinistra vedete la mia teiera preferita, arrivata direttamente da Hong Kong (prima o poi la vedrete anche in fotografia, ma per il momento la custodisco gelosamente per il mio personale rito del the) e a destra vedete il mio the preferito, un profumatissimo ed intenso the Whittard arrivato direttamente da Manchester (entrambi sono regali di amici in viaggio per il mondo… ho degli amici niente male, con dei regali così -ma anche senza i regali).

Ma, giungendo al nocciolo della questione, eccovi la mia ricetta per delle ottime e fragranti paste di meliga.

 

Con questa ricetta partecipo con piacere al contest indetto da Jessica de La ciliegina sulla torta dal titolo È sempre l’ora del the. Per chi fosse interessato, il contest scadrà alla mezzanotte del 5 giugno.

Y que viva Mexico: tortilla chips e guacamole

Dopo anni e anni di sperimentazioni con la cucina messicana o, per meglio dire, con quella Tex-Mex, partendo da chili e tortillas, per passare alla guacamole, fino a giungere al mio massimo: produrre da me, oltre che il dip (cioè l’intingolo in cui “pucciare” le tortilla chips), anche le stesse tortilla chips… sono finalmente giunta ad un livello accettabile di sperimentazione! Ora mi rimane solo da calcolare il giusto apporto di piccantezza, perché pare che queste, come avrebbe detto The Mask, erano polpette piccanti… almeno a detta di chi le ha assaggiate!

Ma queste sono quisquilie… per noi uomini veri questo piccante è nulla! Tsk!

La ricetta per fare queste fantastiche “patatine” (che di patata non hanno nulla) piccanti l’ho presa dal bellissimo libro Regali golosi. Ricette dolci e salate per tutto l’anno di Sigrid Verbert (aka il cavoletto di Bruxelles , di cui ho già avuto modo di parlare a proposito della mia focaccia for dummies): lei propone l’abbinamento di tortilla chips e guacamole come regalo, ad esempio, per un amico/un’amica che organizza un happy hour a casa propria.

Partiamo da un presupposto: io credo che un regalo confezionato con le proprie mani, per quanto piccolo, sia mille volte più gradito e più grazioso di un regalo qualsiasi comprato all’ultimo nell’ansia dell’ e mo’ che porto?! … E il libro di Sigrid contiene delle idee davvero strepitose, quindi non posso fare altro che ispirarmici e consigliarvelo!

In questo caso, però, il regalo l’ho fatto a me stessa, e le tortilla chips con il guacamole li ho fatti per me (e non solo… non sono così egoista) alla faccia di chi mi vuole male.. tiè! Ovviamente, sono state l’antipasto prima di un gustoso chili con carne accompagnato da tortillas e da una birra bella fresca…

Siete invidiosi, eh?! E allora eccovi la ricetta, così non avrete più nulla da invidiarmi!