Happy Birthday Ale! [e buona focaccia a tutti]

Ho sempre pensato che il mondo virtuale fosse un po’ strano.. cioè, che qualcuno potenzialmente dall’altra parte del globo legga ciò che scrivo a qualsiasi ora del giorno e della notte è una roba strana forte, ammettiamolo.

Ma è ancora più strano, se ci penso, che persone conosciute in questo modo virtuale ormai siano parte talmente integrante della mia quotidianità da considerarle come persone che frequento tutti i giorni, anche se sono sparse per l’Italia o, ancor più, per il mondo.

Ed è così che, quando una persona che conosci in rete da al massimo un paio di anni e di persona da poco più di anno (al Med Diet Camp in Sardegna) compie gli anni e si trova per caso dall’altra parte del mondo, a centinaia di migliaia di chilometri e a sette ore di fuso da qui, ti senti come se li compiesse un’amica che vive a due fermate di metro da te, o la collega con cui lavori cinque-giorni-su-sette. Forse è perché, allo stesso modo o forse più, noi ci sentiamo (fosse pure in una conversazione di gruppo, in un commento en passant) tutti i santi i giorni.

Alessandra, questo post e questi auguri (come sempre studiati a puntino da quella macchina “infernale” e precisissima che si chiama Redazione MTC) sono tutti per te, che ora probabilmente ti starai svegliando e che mi auguro sarai fin da subito invasa da una mole di auguri virtuali pari alla produzione di banane di tutto il continente Asiatico.

10931607_10205547933645057_9205763356484791130_o-001
Disegno, come sempre azzeccatissimo della Mai

 Buon compleanno, Alessandra, di tutto cuore. E a te che hai sconvolto per sempre l’idea del genovese “braccine corte” grazie alla tua generosità senza pari, a te che mi hai fatto scoprire angoli di Genova che non conoscevo e una bellezza che non immaginavo tale e tanta, non posso che dedicare la ricetta di qualcosa senza cui Genova non sarebbe tale, la sua fugassa. Ovviamente con la tua ricetta, che copio e incollo pari pari dal tuo blog non per mancanza di fantasia o di voglia di scrivere ed elaborare, ma perché anche quella ricetta, senza il tuo modo di scrivere e di essere,  non sarebbe così dannatamente buona.

Happy (Singaporean) Birthday!

Focaccia della Van Pelt

DSC_0089

Di radici e di focaccia pugliese per #MangiareMatera

Non so se l’ho mai detto, forse non così apertamente, ma credo di non avere radici. Almeno non radici ben piantate in una sola terra, e a questo ci tengo.

Sì, sono piemontese, io sono nata qui e i miei pure, qui vivo e questa è la terra che sento casa mia, ma non mi sento del tutto piemontese (e neppure gli altri mi vedono e credono tale), forse perché non lo sono.

Per una parte il mio sangue è istriano, perché da lì veniva mia nonna materna, una donna giunonica e solare che con purtroppo non ho mai conosciuto, non ho avuto la fortuna di poter imparare da lei a fare la pasta fresca, tirata fine fine col mattarello, né le sue sarme o il baccalà alla vicentina pestato a mano (ma quello per fortuna è rimasto in famiglia, dovrò solo impararlo a mia volta). Non ho mangiato le sue patate allo strutto cotte nel forno a legna, ormai entrate nella leggenda, né ho mai sentito la sua contagiosa risata. Ma non posso farci nulla, la vita è anche questo, e mi devo accontentare di avere imparato i suoi Ćevapčići o di aver visto per la prima volta quest’anno il suo paese natale. È così, certe persone (sempre quelle sbagliate, lasciatemelo dire) se ne vanno troppo presto, lasciando dei vuoti che si ripercuotono anche a distanza di tanto tempo.

Ma una parte del mio sangue è pugliese, da parte di un nonno paterno anch’egli mai conosciuto, se non per le foto da cui è lampante la somiglianza con Gino Cervi e per i racconti fatti da mio padre e soprattutto da mia nonna sui tempi lontani, su un barbiere di un paesotto barese che le faceva la serenata.

Forse è scorretto dire che non ho radici, ne ho diverse, e sono per questo un frutto nato da terre diverse, del nord, del sud e dell’est, dell’Italia e di fuori (anche se per poco), e forse da lì mi viene quell’essere tutto e non essere niente che tanto mi caratterizza, quello stare sempre in bilico fra diverse passioni, progetti, aspirazioni di grandezza. Quel non essere né carne né pesce, che per tanti è motivo di diffidenza e per me lo è di orgoglio; mi piace non essere scontata, prevedibile, e voglio poter avere le radici che ho, esserne onorata, ma poterne costruire di altre e trovare così il mio posto nel mondo.. si spera.

Però dovete ancora sapere che il paese di mio nonno si chiama Santeramo in Colle, e che dista appena una ventina di chilometri da Matera, così ho deciso di chiudere la mia partecipazione al contest Mangiare Matera con una ricetta che non sarà forse molto originale, ma che è un omaggio a questa mia radice: si tratta di una focaccia pugliese con pomodorini e cipolle, ma fatta con la ricetta di un romano (tal Gabriele Bonci, per capirci), ricetta per cui ringrazio infinitamente Elisa, che ha condiviso questa meraviglia sul suo blog.

E, grazie alla semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli, il risultato è strabiliante, una focaccia morbida e insieme croccante, con tutto il gusto buono e semplice del grano.

Focaccia grano duro intera blog

Focaccia grano duro blog

 Con questa ricetta partecipo al contest Mangiare Matera, in collaborazione con Scatti Golosi

cropped-mangiare-matera

Una formaggiosa bontà… la focaccia al formaggio

Se passate per Recco, o per altre città vicine della Riviera di Levante ligure, non potete non assaggiare la famosissima focaccia di Recco. Ciò a patto che amiate alla follia lo stracchino, visto che dentro ad una focaccia di Recco c’è più o meno la quantità di stracchino che potreste mangiare in un anno o due della vostra vita.

Uno dei grossi inconvenienti della focaccia di Recco è che è pressoché impossibile da trovare al di fuori della sua zona d’origine. Quindi, per ovviare all’astinenza da focaccia stracchinosa, perchè non provare a farne una versione casalinga?! E, ancor prima che mi impegnassi nella spasmodica ricerca di una ricetta efficace, quest’ultima mi è letteralmente caduta addosso, e io non ignoro mai un chiaro segno del destino, soprattutto in fatto di cibo!

Così, mentre navigavo fra i miei soliti food blog amici per informarmi sulle novità, mi sono imbattuta nell’efficacissima ricetta di Manuela di Manu’s Menu per preparare l’amatissima focaccia di Recco.

La ricetta è molto semplice da preparare, non richiede lunghi tempi di attesa (la pasta non è lievitata), ma solo grandissime quantità di stracchino (la ricetta originale su cui Manuela si è basata prevedeva l’utilizzo di 1 kg di stracchino per 500 g di farina; sia lei che io abbiamo dimezzato -o quasi- le dosi… sappiatelo). Siete pronti?

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE BY CLICKING HERE

La focaccia classica Locatelli (di Giorgio, Federico e Sigrid)

Quest’oggi inauguro una nuova categoria di ricette, che spero mi seguirà nel tempo, e che spero sia utile a qualcuno di voi: la “cucina for dummies”, non perché i miei lettori siano dei babbioni, ma perché le ricette che vi propongo sono davvero “a prova di gonzo”.

Fatta questa precisazione (voglia mai nessuno denunciarmi perché gli/le ho dato del babbione), è ora di dare spazio ai credit. Giorgio, Federico e Sigrid non sono dei miei amici, ma sono un cuoco, un panificatore e una famosa foodblogger, responsabili di questa ricetta. Giorgio è Giorgio Locatelli, chef della Locanda Locatelli di Londra e autore del libro Made in Italy: Food and Stories, contenente la ricetta incriminata; Federico è Federico Turri, la persona che si occupa della panificazione nel suddetto ristorante, mentre Sigrid è Sigrid Verbert, aka “cavoletto di Bruxelles”, una notissima e bravissima (a mio avviso) foodblogger e fantastica fotografa (di cibi e non) di cui invito assolutamente a visitare il blog, per me grande fonte d’ispirazione.

Tant’è, appunto, che questa ricetta proviene appunto dal blog di Sigrid, e proprio da lei ho assorbito gli stralci biografici dei due personaggi di cui vi ho appena parlato. Ho giusto apportato qualche modifica qui e là nella ricetta per renderla più affine al mio gusto.

Ora bando alle ciance, e iniziamo a darci da fare con la realizzazione della focaccia bianca classica

So che la ricetta vi sembrerà un po’ lunga: in realtà lo è solo perché ho cercato di spiegare i passaggi per filo e per segno (sperando di esserci riuscita). Vi accorgerete, invece, che è una ricetta davvero semplicissima, che non richiede di essere bravi o capaci ad impastare, e che presuppone solamente un po’ di pazienza nelle fasi di lievitazione (che alla fine dura in tutto un’ora) e, soprattutto, una buona dose di autocontrollo: quando la focaccia uscirà dal forno, sarà davvero dura resisterle (ma sappiate che, ad attaccarla immediatamente, rischiate di lasciarci un po’ di palato)!!!