Associazioni a delinquere e WOW krapfen (di Justin Gellatly)

Tutti voi avrete ben presente cosa si intenda per “associazione a delinquere“.

E ovviamente pensate che la definizione si applichi solo ad attività come furti in banca, giri di prostituzione, concussione e annessi e connessi.

Nulla di più sbagliato, perché si applica anche allo spaccio di ricette, e io ne sono la prova.

In principio fu Fede ad iniziare la mania, con quegli WOW krapfen galeotti, la ricetta “da wow” tratta da Bread, Cake, Doughnut, Pudding di Justin Gellatly (che ha queste bakery londinesi qui, che ora sono nella mia top 10 di “posti dove andare a Londra quando ci tornerò.. ah, se ci tornerò”) e loro belli paffuti e pieni di crema, tanto da parere lì lì per scoppiare da un momento all’altro.

Poi ci si è messa la Patty, che a Siena me li ha decantati a tal punto che glieli avrei comprati su due piedi, staccandole un assegno in bianco.. ormai l’idea di quella libidine si stava facendo strada in me, e quando li ho visti sul suo blog ho saputo che diceva il vero definendo questi bomboloni afrodisiaci, che nemmeno l’aragosta tartufata con fragole e ostriche sarebbe all’altezza.

Ma, siccome non c’è due senza tre, è arrivata anche l’Araba che, lapidaria, li definisce “perfetti“, tali da scalzare tutti quelli provati fino a quel momento (e pare che non siano pochi, per dire).

Ditemi voi.. io in questo panorama di invito al peccato, potevo forse resistere, signori della Giuria?

Non ce l’ho fatta, e ho peccato. Non una, ma 24 dolci, guduriose volte. E se per una erano da WOW, per l’altra afrodisiaci e per l’ultima perfetti, io vedo e rilancio: questi krapfen sono da proposta di matrimonio! Al secondo morso, quando si incontra il clou del cuore cremoso, scatterà l’anello e la richiesta di unione per la vita, se non altro per garantirsi il futuro approvvigionamento di queste assolute meraviglie del creato.

(Lasciatemi parafrasare l’originale, e anche la copia)

PASSA AL LATO OSCURO DELLA FORZA… ABBIAMO I KRAPFEN!

Krapfen

Due piccole premesse: io ho fatto i 2/3 della dose, cambiando qualche proporzione (ma per la dose intera trovate tutto in uno dei blog che vi ho segnalato) e ho preferito una pezzatura più piccola (30 grammi invece di 50) perché più facile da gestire nel passaggio fra seconda lievitazione e cottura, come consigliato da Patty.

La ricetta per la crema pasticcera è semplicemente la mia preferita, quella del cuore; ho scelto un quantitativo di farina che permettesse di ottenere una crema liscia e vellutata, ma della giusta consistenza, non troppo liquida (per evitare l’effetto eruzione incontrollata) e non troppo soda (che non vi permetterebbe di godere appieno dell’approccio gudurioso al krapfen).

Krapfen finale

Semolini fritti con cuore di formaggio per la Swiss Cheese Parade

Così come mi piacciono le cene a tema, non posso che adorare i contest a tema, in cui ci si confronta e ci si sfida su un terreno comune, dando origine ad una moltitudine di ricette diverse.

Quindi, quando ho visto il secondo contest indetto dai Formaggi Svizzeri in collaborazione con Tery di Peperoni e Patate non ho potuto tirarmi indietro, soprattutto quando ho visto il tema del contest, cioè l’idea di creare una virtuale Swiss Cheese Parade, una parata di ricette di cibo da strada a base di Sbrinz e di Gruyère.

Quando mi si dà un tema, è inevitabile, cerco sempre di giocare in casa, di cercare una soluzione che si avvicini al mio territorio. Io amo il mio Piemonte e la sua meravigliosa cucina, ma ammetto che in quanto a cibo da strada non siamo proprio all’avanguardia. Oh, sarà che qui fa freddo e non è che possiamo mica star lì a mangiar per strada e a congelarci le dita, vi pare? [Però, sappiatelo, se a gennaio vedete a Torino qualcuno che con una certa disinvoltura lecca un cono gelato, avrete trovato un torinese (anche adottivo, ma pur sempre torinese)]

Però volevo assolutamente mettere in campo qualcosa del mio Piemonte, e così ho pensato ad uno dei grandissimi classici della mia regione, al fritto misto di carne e verdure (mai provato?! Dovete rimediare!), e in special modo alla parte dolce del fritto misto, che comprende mele, amaretti, pavesini e, soprattutto, semolini fritti.

Ecco, i semolini dolci fritti sono un’esperienza quasi mistica: una semplicità incredibile per una bontà oltre ogni misura. Così sono partita da lì e ho cambiato, anzitutto il dolce col salato (e ci ho pure fatto la rima). Ma, a pensarci bene un semolino salato è uno gnocco alla romana, se messo in teglia con burro e Parmigiano.. ma  io non l’ho messo in teglia, e non ci ho messo nè burro nè Parmigiano.

Insomma, ho preso un semolino dolce, ci ho tolto lo zucchero e messo il sale e ho ottenuto uno gnocco alla romana, a cui ho tolto burro e Parmigiano per metterci Sbrinz grattugiato e un cuore di Gruyère, per poi impanarlo e friggerlo come un semolino dolce piemontese…

Forse ho una crisi d’identità, ma è uno gnocco svizzero-piemontese o un semolino romano fritto in Svizzera?

La crisi d’identità c’è, ma qualsiasi sia il suo nome, vi assicuro che è di una semplicità disarmante e di una bontà inenarrabile. Ah, giusto, è pure sfizioso, perfetto per un aperitivo o per essere mangiato, rigorosamente con le mani, in mezzo alla via.. se non fa troppo freddo.

Semolini fritti per Swiss Parade collage blog

Semolini fritti blog

Con questa ricetta partecipo al contest Swiss Cheese Parade

Swiss Cheese Parade

L’estate sta finendo – caponata di melanzane

Come diceva la canzone, l’estate sta finendo (quasi mi spaventa il numero di canzoni trash che riesco a riesumare -e con quale facilità!), ma sono dell’idea che valga la pena di godersela finché ce ne rimane almeno un pezzettino: oggi secondo i calendari è l’ultimo giorno d’estate, l’aria si è già fatta più fresca, ma ho ancora voglia di camminate all’aria aperta, di giri in bicicletta, di pic-nic (mamma mia, quanto mi piacciono i pic-nic) e di piatti freschi e colorati (ma, non temete, nel frigo c’è già la zucca per il passato, e non è mica il primo della stagione).

Oggi è l’ultimo giorno d’estate e voglio festeggiarlo con un piatto che da qualche anno segna costantemente (e piacevolmente) le mie estati: la caponata di melanzane. La ricetta è di mio nonno (i legami di sangue non sono mai stati molto importanti per me, quindi questo nonno che non è mio nonno è più nonno del mio vero nonno.. sembra uno scioglilingua, ma io mi sono capita -poi elaborerò un test per capire chi abbia compreso questo strambo giro di parole) ed è ormai per me LA ricetta per eccellenza della caponata, l’unica che io abbia assaggiato finora che mi facesse venir voglia di rubare la terrina e di nasconderla sotto le coperte, per poterla gustare fino ad inverno inoltrato.

A San Valentino?! Mi pappo l’involtino!

Domani è San Valentino, festa degli Innamorati, festa dei cartolai, dei ristoratori, dei fiorai che vendono inflazionatissime rose di ogni colore (ma forse qui dovreste sapere che la rosa è uno dei fiori che detesto -seppur cordialmente- di più). Il web impazza di cake pops, cioccolatini, fragole ricoperte di cioccolato, cuoricini, pasta di zucchero e romanticherie di ogni genere e sorta, ma io sarò immune a tutto ciò (e me la rido, come direbbe il buon Leo Ortolani).

Badate bene, io sono una romantica, di quelle con la R maiuscola, credo profondamente nell’amore (e nei sentimenti, più in generale) e apprezzo ogni singolo gesto che possa derivare da un moto del cuore, ma non credo nella convenzione di dedicare una giornata alle romanticherie (che sono per me ben diverse dai gesti romantici), una giornata in cui ci si debba scrivere bigliettini, dedicare pessime e ritrite canzoni d’amore o comprare cioccolatini e fiori recisi, tutto senza sentirne davvero la necessità o la voglia.

Ecco, è questo lo spirito che non amo, quel pallido senso di obbligo che si cela dietro a questa festa. Non è il discorso di una cinica, o di una single impenitente ormai disillusa (e magari anche un po’ gattara, con tutto il dovuto rispetto per i gatti e loro fans), ma di qualcuno che ha una grande fiducia nei sentimenti e in tutto ciò che da essi deriva e che,  quindi, diffida un po’ di tutto ciò che è “dovuto“, quando di sentimenti si parla.

Quindi, per “festeggiare” questa ricorrenza, ho scelto un piatto che di romantico e cuoricioso non ha nulla, l’involtino primavera.. se vorrete dedicarvi a questa preparazione in coppia puzzerete entrambi di fritto, non è una pietanza particolarmente afrodisiaca (a meno che non  troviate afrodisiaci i cibi dalla forma vagamente fallica.. ma de gustibus…) e non richiama nemmeno lontanamente l’idea convenzionale di una cena romantica, però è di una bontà incredibile ed è assolutamente digeribile (in barba a certi involtini indigesti che ogni tanto si trovano in giro), che non è cosa da poco.

Io sono assolutamente democratica: potete decidere di festeggiare un S. Valentino cuoricioso (e per questo non siete nel posto giusto… ma potreste riciclare questa ricetta, che si presta maggiormente – e allora tenterei l’abbinamento cioccolato e peperoncino), potete decidere di non festeggiarlo affatto o di farlo in maniera un po’ anti-convenzionale (e l’involtino primavera e due ravioli cinesi home-made, allora, staranno benissimo) o potrete decidere di festeggiare S. Faustino (la festa dei singles. NdA)… e, a quel punto, che ve ne frega di puzzare di fritto?!

Ma, in ogni caso, un involtino non si nega a nessuno… buon S. Involt Valentino a tutti, innamorati e non (e se rientrate in quest’ultima categoria, il mio augurio è quello di innamorarvi, che credo sia sempre una bella cosa).

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Un pigro mercoledì – Frittelle di zucchine

Come avrete notato, tutte le ricette che iniziano con “un pigro..“, non solo sono ricettine semplici semplici, per quando proprio non avete tanto tempo o tanta voglia (ma volete comunque mangiare qualcosa di buono), ma la pigrizia coinvolge anche le mie abilità fotografiche, che già non sono quelle di Helmut Newton, ma che in questi casi proprio scompaiono.

Certe volte, come in questa occasione, è complice anche il tempismo… queste frittelle, per esempio, le ho fatte da portare a casa di amici. Non ho fatto subito le foto, e mi sono poi ricordata di scattarla durante la cena, solo in presenza dell’ultima frittella superstite, e sono ancora stata fortunata.. potevo ricordarmene quando si erano già estinte!

Insomma, la pigrizia è proprio su tutta la linea.. ma le frittelle sono buone, ed è quello che conta! Queste frittelle (o meglio, la loro ricetta) arrivano da casa del fidanzato.. la ricetta è di sua mamma, a me l’ha passata sua sorella, e la pastella l’ho fatta con la supervisione del fidanzato.. insomma, un’esecuzione ad 8 mani!