Pane per hot-dog per prepararsi al week-end

A grandi balzi siamo già arrivati al fine settimana, il primo d’autunno.

E il fine settimana vuole, ma che dico, pretende, un po’ di relax e qualche concessione in più rispetto alle normali giornate di routine casa-lavoro-cane-cena-pc.

Quindi perché non concedersi, ad esempio, una bella serata cinema casalinga, in cui mangiare qualcosa di gudurioso rigorosamente con le mani e spaparanzati sul divano davanti ad un bel film (o alla vostra serie tv preferita)?

E allora benvenuti piadine, hamburger, pizza, hot dog e quant’altro si possa mangiare abolendo per una sera forchetta e coltello!

Chiaramente il tutto fatto in casa, altrimenti non starei mica qui a parlarne! E, se decidete per l’hot dog, non c’è nulla di meglio che preparare questi sofficissimi panini (la ricetta è di Trattoria da Martina), che trasformeranno uno dei più classici American junk food in una cena-divano di tutto rispetto. Se poi ci aggiungete un buon wurstel del macellaio (che è tutta un’altra cosa rispetto a quelli industriali), una senape di Digione, un po’ di salsa rubra, maionese o qualche altra aggiunta a piacere e accompagnate il tutto con patate appena fritte e una birretta fresca bevuta a canna, allora sì che il vostro week-end prenderà finalmente il volo!

Ora non vi resta che scegliere il film, e prendere un bavaglino per non macchiare di salse il divano!

Pane per hot dog finale

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Pane per hotdog collage

Ćevapčići!

 

Come dicevo qualche tempo fa, è giunta per me l’ora di riscoprire, e soprattutto di condividere, qualcosa a proposito delle mie origini istriane. Ebbene sì, per chi se lo fosse perso, ho delle origini istriane: insieme alla forte componente piemontese (che qualcuno si diverte a definire sabauda o, addirittura, savoiarda), ho due ulteriori radici, quella pugliese (da Santeramo in Colle, provincia di Bari, per la precisione) e quella istriana, da Galižana, un paese vicinissimo a Pula.

Purtroppo non conosco queste due radici minori di prima mano, perché i loro “portatori” (mio nonno paterno per la Puglia e mia nonna materna per l’Istria) sono mancati ancor prima che io nascessi. Ma, mentre da parte pugliese tutto rimane legato ai ricordi culinari un po’ più vaghi di mio papà o dei miei zii, la parte istriana è un po’ più informata sui fatti, visto che mia mamma e mia zia hanno dei ricordi più tangibili, cioè delle consuetudini e delle ricette.

Molti dei ricordi legati alla nonna e ai parenti istriani, che per la maggior parte non ci sono più, sono infatti legati alla cucina. Ho sentito racconti mitici sull’uccisione del maiale, su quanto fosse brava mia nonna Eufemia a stendere la pasta fresca e sulla bontà delle sue sarme (involtini di riso e carne avvolti in foglia di vite o di cavolo – piatti simili si trovano anche in Romania e in tutti i Balcani); inoltre, sono arrivate fino ad oggi alcune delle sue ricetta, come quella per le paprike ripiene e per il baccalà alla vicentina pestato al mortaio (vi chiederete che cosa c’entri il baccalà alla vicentina con l’Istria… beh, molte ricette venete e friulane hanno passato molto facilmente il confine – un altro esempio lampante è lo strudel). E poi, da ultimo, è ormai epico il racconto dei chili e chili di carne (probabilmente anche quella del suddetto maiale morto ammazzato) trasformati in ćevapčići da zia Solidea.

Ecco, forse in casa mia non rivanghiamo queste radici troppo spesso, ma non c’è grigliata che si rispetti che non veda in tavola quantità spropositate di ćevapčići! Se siete stati in Istria o in Croazia, saprete che le grigliate, di carne o di pesce, sono ciò che con maggiore facilità si può trovare in qualsiasi konoba o ristorante. Beh, per quanto riguarda la carne, ćevapčići (polpette oblunghe), ražnjići (spiedini) e pljeskavica (hamburger) la fanno da padroni.

Il piatto che vi propongo oggi, quello che mia mamma ha visto fare a mia zia innumerevoli volte, è molto semplice da realizzare ed è davvero perfetto per una grigliata in compagnia.